PROGRAMMA DEL 7-8-9 GIUGNO 2013 A VENEZIA

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Manifestazione No Grandi Navi – No Grandi Opere, Giugno 2013 –

DA

http://www.nograndinavi.it/manifestazione-no-grandi-navi-no-grandi-opere-giugno-2013-il-programma/

IL PROGRAMMA

Il campo-base, le iniziative e gli incontri si concentreranno in un impianto polisportivo (Sacca Fisola, vedi mappa) datoci in concessione per l’evento, secondo uno spirito informale e famigliare. Lo spazio sarà strutturato in una zona camping (docce e bagni), una zona ristoro (mensa della polisportiva a prezzi modici e “rinfreschi” gratuiti), una zona espositiva dove ogni comitato potrà allestire un proprio punto informativo, una zona relax dove si esibiranno gruppi musicali, teatrali e giocolieri per tutta la giornata. Infine, diverse postazioni verranno allestite per accogliere dibattiti/presentazioni di libri e comitati. Dopo le attività previste, le giornate del 7-8 Giugno si concluderanno con un’assemblea plenaria di convergenza dove, oltre ad esporre i motivi che ci hanno fatto incontrare, verrà lanciata la giornata di lotta del 9 Giugno.

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Venerdì 7 giugno:
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-dalla mattina montaggio primi stand, accoglienza

-h18 presentazione del libro “Il gondoliere cinese”, di Lucio Angelini (Supernova editore, 2013): dibattito con l’autore e moderazione a cura di Tommaso Cacciari e Flavio Cogo (Comitato No Grandi Navi)

-h19: aperitivo musicale con SOUL RIOT (HipHop) DJ Set; – h21: BIG MIKE (HipHop) + ALMOST INSIDE (r’n’r) LIVE

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Sabato 8 giugno:
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-dalle ore 10.30 alle 13 incontro dei movimenti, comitati e associazioni del Veneto e del Nordest: ”Fermare le grandi opere, smantellare il sistema politico-affaristico che attacca salute e ambiente e produce corruzione”
-h 15: Art(h)emigra Satellite presenta: I.C.P. – Il Corpo Pesante in “Il Cane che Guarda”, studio scenico liberamente ispirato a un racconto di Davide Enia + Laboratorio Creativo per grandi e piccini (dai 5 anni in su) condotto da Carla Marazzato e Francesco Grigoletto.

-dalle ore 17 alle 20 assemblea internazionale aperta: “Grandi navi, grandi opere, grandi affari: le nostre lotte per i beni comuni”
-h 20.30: Adriano IURISSEVICH (Folk) + Ilaria GRAZIANO e Francesco FORNI;

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Domenica 9 giugno:
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Il 9 Giugno siamo tutti chiamati ad essere NO GRANDI NAVI.
Una grande giornata di mobilitazione che avrà come primo obbiettivo quello di assediare il porto di Venezia, cuore rappresentativo del potere speculativo e affaristico veneziano, attraverso un grande corteo mattutino. La mobilitazione continuerà il pomeriggio con un altro importante appuntamento.

Consapevoli che la disobbedienza civile non può essere un reato e forti dall’esperienza del 16 settembre 2012, il 9 pomeriggio sarà un’altra occasione per ribadire un concetto semplicissimo: FUORI LE NAVI DALLA LAGUNA.

E cominceremo a cacciarle impedendole il passaggio dentro Venezia attraverso una manifestazione acquea, un corteo colorato e festoso ma ancora una volta determinato e intelligente, che saprà riconquistare e rimpossessarsi della città, delle sue acque.

Per i poteri forti non c’è scampo.

Assediamoli al grido di un antico slogan veneziano: “Par Tera e Par Mar”.

-h 10 piazzale roma: corteo Don’t take that ship!
-h 16 TUTTI IN BARCA, riprendiamoci il canale della Giudecca per fermare le grandi navi

-h 19: SOUL RIOT (rocksteady) DJ SET;
-h 21: THE ATOM TANKS (ska) + ENSEMBLE DE LA.B.C.(“laguna bene comune” – afrobeat) – Ilenya de Vito, Moulaye Niang, Alvise Seggi, Stefano Ottogalli, Mafal Diaw + Guests … LIVE

DAL COMITATO NO GRANDI NAVI – LAGUNA BENE COMUNE. TUTTI A VENEZIA L’8 E IL 9 GIUGNO 2013

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NGN3

Giornate internazionali di lotta contro le grandi navi e le grandi opere

A Venezia, circa trent’anni fa, nasceva la madre di molte anomalie: la concessione unica da parte dello Stato al Consorzio Venezia Nuova dei lavori di salvaguardia. Il Consorzio ha potuto così dragare a favore di un ristretto gruppo di imprese private miliardi di euro di fondi pubblici, solo in parte confluiti in quella mostruosità ingegneristico ambientale detta MOSE. Guarda caso la Mantovani Spa dell’Ing. Baita (recentemente arrestato per falsa fatturazione e costituzione di fondi neri) è la principale azionista del Consorzio insieme alle altre aziende che sono state efficacemente descritte come il cuore del “sistema Galan”. L’ex governatore è stato infatti il braccio politico di un sistema economico che ha prodotto politiche di “sviluppo” completamente al di fuori di ogni controllo democratico. Una storia di affari e cemento che si sono riversati sulla nostra regione, a suon di concessioni uniche, project financing e commissariamenti, senza che i cittadini e le comunità locali potessero mai influire sulle più importanti decisioni.

La Mantovani Spa ha dunque grandi interessi in città: oltre al Mose, tra le altre cose, c’è lo scavo dei canali portuali e la vergognosa operazione speculativa sul Lido di Venezia (il “buco” del Palacinema, L’ex Ospedale al Mare e la mega darsena di San Nicolò.

Infine, a Venezia, il “sistema Galan” trova nell’Autorità Portuale e nella VTP (Venezia Terminal Passeggeri) due snodi importanti. La prima, per volere di Berlusconi e dell’ex governatore del Veneto, è presieduta da Paolo Costa, la seconda da Sandro Trevisanato entrambi impegnati nel difendere l’indifendibile per garantire il passaggio delle grandi navi in laguna, gli interessi delle lobby affaristiche e quelli delle multinazionali degli armatori. Il tutto contro il diritto dei cittadini alla salute, alla sicurezza e soprattutto contro il loro diritto di decidere del proprio territorio.

Le grandi navi sono l’ultima versione veneziana delle grandi opere. Una versione elefantiaca, un mastodontico insulto alla città, una seria minaccia alla salute dei cittadini, alla sicurezza del patrimonio storico monumentale di Venezia e alla sopravvivenza dell’ecosistema lagunare. Questo sfregio è sotto gli occhi del mondo intero.

Adesso è il momento di dire basta! Per questo il Comitato No Grandi Navi – Laguna Bene Comune ha deciso di lanciare una grande mobilitazione, nazionale ed internazionale, per le giornate dell’otto e nove giugno. Due giorni di lotta e di incontro di chi, in città, in Veneto e in Europa si batte contro le grandi opere. Già perché le meganavi sono, in fondo, l’espressione più visibile di un sistema affaristico-politico che ha corrotto la vita di questa regione per troppi anni, con gravissimi danni economici, sociali e ambientali.
Il momento è arrivato per una grande mobilitazione dei cittadini, contro le grandi opere e per un modello di sviluppo diverso e partecipato, per una nuova stagione di democrazia a difesa dei beni comuni.

Il momento è arrivato per disfarci dei “poteri forti” che inquinano la vita di questa città.La chiamata parte da Venezia verso tutti i suoi cittadini; verso quei movimenti (dal No Dal Molin al No Tav al No Muos) che in regione, in Italia e in tutta Europa si battono contro cemento, inquinamento, corruzione e grandi opere; verso l’amministrazione comunale che deve mettersi al servizio di questa domanda di cambiamento

Tutti a Venezia l’8 e il 9 giugno.

Comitato No Grandi Navi – Laguna Bene Comune

VENEZIA CITTÀ DI LETTORI

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VeneziaLettori2

Quest’anno Venezia rischia di essere nominata
Capitale Europea dell’Analfabetismo. Nella città
storica sta chiudendo una libreria dopo l’altra.
Il bollettino degli ultimi anni è drammatico.
Hanno già chiuso: la libreria Fantoni a San Luca,
la libreria al Fontego a Rialto, la libreria Marco
Polo a San Lio (e quella a San Giovanni Grisostomo,
chissà), la libreria Mondadori a San Marco, la
libreria Old Books al Ghetto, la libreria Patagonia
a Dorsoduro, la libreria Rossa a San Pantalon, la
libreria Sansovino in Bacino Orseolo, la libreria
Solaris alla Maddalena, la libreria Tarantola a San
Luca. Le prossime saranno la libreria Goldoni a
Rialto, la libreria Capitello a Cannaregio. Anche
Laboratorio Blu al Ghetto è a rischio. Questo sta
succedendo nel cuore della città che ha inventato
l’editoria moderna.
Siamo ben consapevoli che oggi la crisi del libro
sia ovunque. Ma qui nella città storica non sono
solo le librerie a sparire. È la vita quotidiana a perdere
pezzi. Scompaiono le botteghe artigiane e i
negozi di vicinato. Venezia si sta trasformando in
un temporary shop per visitatori di passaggio. Fra
poco non sarà più prevista la residenza né l’esistenza,
gli abitanti stanno diventando un fastidioso
ostacolo al fondamentalismo turistico.
Ci sono tante persone fattive che si impegnano
allo spasimo nelle amministrazioni pubbliche,
eppure vincoli burocratici, ritardi legislativi, frammentazione
delle competenze frenano anche le
energie più virtuose.
Ecco le nostre richieste:
◆ a tutte le persone, soggetti pubblici e privati,
enti, fondazioni, società, associazioni, grandi
marchi, singoli proprietari che hanno interessi
nella città storica, e che dall’enorme patrimonio
simbolico che Venezia rappresenta nel
mondo ricavano un guadagno economico e
d’immagine, chiediamo di restituire almeno in
parte ciò che la città dà loro;
◆ ai parlamentari italiani, in particolare a quelli
fra loro che sono lettrici e lettori “forti” e appassionati,
chiediamo di tradurre subito in
azioni politiche il grande lavoro svolto in questi
anni da varie associazioni nel nostro Paese (per
esempio Presìdi del libro e Forum del Libro):
un lavoro che è sfociato anche nella discussione
di leggi di iniziativa popolare che, fra le altre
cose, chiedono il riconoscimento delle “librerie
di qualità”, con iniziative di sostegno alle librerie
indipendenti;
◆ alla Regione Veneto chiediamo di legiferare e
attuare al più presto politiche in favore delle librerie,
secondo le facoltà che le assegna la Costituzione
Italiana (in conformità all’articolo 117);
◆ al Comune di Venezia chiediamo di inserire le
librerie tra le categorie commerciali insediabili
in locali di proprietà pubblica; di abbassare
alle librerie le tariffe di servizi come quelle per
l’asporto rifiuti, di concedere gratuitamente
l’uso del plateatico per iniziative culturali e permettere
l’affissione gratuita di locandine che le
pubblicizzano;
◆ alle diverse istituzioni chiediamo che, ognuna
nell’ambito della propria competenza, non
producano politiche in grado di favorire, soprattutto
nelle città storiche, rendite e progetti
speculativi espellendo attività incapaci di reggerne
l’impatto, prime fra tutte le librerie;
◆ alla Soprintendenza e al Comune di Venezia
chiediamo la concessione di luoghi centrali,
come ad esempio il colonnato di Palazzo Ducale,
per iniziative temporanee (analoghe ai “Portici
di Carta” di Torino), con presenza di banchi
delle librerie veneziane, esposizioni-vendita di
piccola editoria, modernariato librario;
◆ ai maggiori proprietari di immobili cittadini
(fra cui Ire, Curia, Comune) chiediamo di concedere
alle librerie in difficoltà immobili ad affitto
agevolato;
◆ alle fondazioni private (fra cui Guggenheim,
Pinault, Prada) chiediamo di escogitare forme
di mecenatismo e collaborazione culturale al
commercio librario in città;
◆ alla Biennale di Venezia chiediamo di mobilitare
le intelligenze e i talenti artistici mondiali
per inventare forme di supporto al commercio
librario cittadino (per esempio con interventi
d’artista, libri d’artista, progetti di architettura
o oggetti di design nelle librerie durante l’Esposizione
Internazionale d’Arte e la Mostra Internazionale
di Architettura, inserendo le librerie
nella mappa dei padiglioni e delle iniziative collaterali
da visitare);
◆ alla Fondazione di Venezia chiediamo di potenziare
i suoi programmi già avviati di Scuola
Attiva, curando in particolare l’avvicinamento
degli studenti più giovani al libro cartaceo;
◆ alla Scuola per librai Umberto ed Elisabetta
Mauri, che a Venezia organizza annualmente
un seminario di perfezionamento, chiediamo
di interagire con altre realtà (per esempio la
Fondazione Querini Stampalia, la Fondazione
Giorgio Cini, il Comune di Venezia, le Università
Ca’ Foscari e Iuav) per verificare la possibilità
di organizzare un convegno-fiera-festival del
libro cartaceo, che coinvolga la piccola editoria,
gli editori di libri illustrati e per l’infanzia, i
libri pop-up, la natura transmediale dei nuovi
immaginari videoludici che hanno ancora nel
libro cartaceo un perno centrale, il modernariato
e il commercio di libri fuori catalogo, antiquari
e bibliofili;
◆ a lettrici e lettori, chiediamo di non assecondare
per pigrizia l’acquisto di libri cartacei in rete
quando non è necessario ed è possibile farlo in
libreria.
Le librerie non sono Venezia, ma ne costituiscono
un pezzo. La sparizione di un brandello di città
è un’ulteriore palata di terra sulla fossa in cui sta
inesorabilmente scomparendo. Siamo noi a tenere
la pala in mano, noi e nessun altro. Noi decidiamo
cosa sotterrare e cosa portare alla luce. Disseppelliamo
i libri: entriamo in queste botteghe vitali,
esprimiamo amore per noi stessi e per la bellezza
del luogo in cui viviamo.
«Quando si vende un libro a una persona, non
gli si vendono soltanto tre etti e mezzo di carta,
con inchiostro e colla, si vende un’intera vita.
Amore, amicizia, e navi in mare di notte;
c’è tutto il cielo e la terra in un libro»
Christopher Morley, Il Parnaso ambulante.

Venezia città di lettori
Venezia, venerdì 12 aprile 2013

Tiziana Agostini, Matteo Alemanno, Alon Altaras, Lucio Angelini, Paolo Barbaro, Antonella Barina, Rosa Barovier Metasti, Shaul Bassi, Gianfranco Bettin, Roberto Bianchin, Flavio Birri, Marco Borghi, Paola Brolati, Pietro Brunello, Annalisa Bruni, Davide Busato, Riccardo Calimani, Giuseppe Campolieti, Anna Castelli, Dario Cestaro, Carla Coco, Flavio Cogo, Maurizio Crema, Antonio Crovato, Giorgio Crovato, Maurizio Crovato, Mariagrazia Dammicco, Doretta Davanzo Poli, Marco De Rosa, Giovanni Di Stefano, Cristiano Dorigo,
Roberto Ellero, Caterina Falomo, Roberto Ferrucci, Alberto Fiorin, Carla Forcolin, Guido Fuga, Fiora Gandolfi, Paolo Ganz, Anna Maria Giannuzzi Miraglia, Sebastiano Giorgi, Francesco Giusti, Giuseppe Goisis, Christian Gonzales y Herrera, Michele Gottardi, Flavio Gregori, Cristina Gregorin, Mario Infelise, Paolo Lanapoppi, Piero Lando, Simon Levis Sullam, Ivo Lombardo, Massimiliano Longo, Michelle Lovrić, Amos Luzzatto, Laura Luzzatto, Gadi Luzzatto Voghera, Diogo Mainardi, Paolo Mameli, Rossella Mamoli Zorzi, Sylvie Mamy, Marco Marella, Alessandro Marzo Magno, Pia Masiero, Giannandrea Mencini, Daniela Milani Vianello, Andrea Molesini, Carlo Montanaro, Giovanni Montanaro, Federico Moro, Francesco da Mosto, Ranieri da Mosto, Gianfranco Munerotto, Daniela Iride Murgia, Massimiliano Nuzzolo, Armando Pajalich, Enrico Palandri, Barbara Pastor, Saverio Pastor, Renato Pestriniero, Leopoldo Pietragnoli, Tiziana Plebani, Jane Press da Mosto, Gianluca Prestigiacomo, Gillian Price, Sarah Quill, Daniele Resini, Petra Reski, Enrico Ricciardi, Veniero Rizzardi, Oreste Sabadin, Oscar Sabini, Mirco Salvadori, Tudy Sammartini, José Sasportes, Paola Scarpa, Tiziano Scarpa, Alessandro Scarsella, Lucio Schiavon, Michela Scibilia, Paola Scibilia, Antonio Alberto Semi, Franca Semi, Maria Luisa Semi, Sally Spector, Silvio Testa, Margherita Tirelli, Elisabetta Tiveron, Lorenzo Tomasin, Massimo
Tomasutti, Anna Toscano, Alberto Toso Fei, Nelli Vanzan Marchini, Steven Varni, Lele Vianello, Fabio Visintin, Gabriella Zimmermann, Paola Zoffoli, Alvise Zorzi, Marino Zorzi.

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La Città che vogliamo

La chiusura della Libreria Goldoni rappresenta l’ultimo atto di un processo di distruzione del tessuto sociale della Città Antica in atto ormai da anni. Spopolamento, morte dell’artigianato tradizionale e del commercio “di vicinato”, la scomparsa, intesa come residente, del “veneziano” continua assecondando le logiche di un Mercato Unico Globale insaziabile nelle sua ricerca di profitto e del tutto incurante dei bisogni e delle aspettative della popolazione residente. “Profitto&rendita” sono il binomio che sta annientando Venezia, intesa nella sua varia articolazione: Città Antica sull’acqua e Città Moderna in terraferma.
La prima è ormai ridotta a palcoscenico di “eventi” senza alcun radicamento nel territorio, a quinta teatrale da sfruttare e quindi dimenticare. Gli abitanti sono percepiti come semplici figuranti di questa commedia, da emarginare non appena abbiano esaurito la loro funzione scenica.
La seconda si sta ri-trasformando in una periferia dormitorio di massa e di centri commerciali che svuotano il centro di negozi e nonostante i lavori di riqualificazione delll’Amministrazione, di tempi che si speravano dimenticati quando non oggetto di singolari speculazioni urbanistiche.
Entrambe, subiscono l’invadenza di un potere economico instancabile nel procurarsi occasioni di guadagno monetario a spese del bene collettivo, della tasche e della salute dei cittadini.
La Cultura a Venezia come a Mestre sta diventando la nuova frontiera di questa battaglia. La Cultura, primario Bene Comune, che dovrebbe diventare, invece, la materia prima indispensabile per la progettazione di un futuro diverso, sostenibile e compatibile con l’ambiente, quindi più sano e utile per tutti. In una parola, migliore.
Non c’è più tempo da perdere, è venuto il momento di mobilitare ogni intelligenza e risorsa possibile per invertire i processi in atto: solo così la “Morte a Venezia” non diventerà l’amaro e triste epilogo della storia sociale della laguna.
Per questo le associazioni di Venezia e Mestre firmatarie, sollecitano il varo di un vero “Piano Strategico” per la laguna del Terzo Millennio, che finalmente possieda una prospettiva completa dei problemi e delle soluzioni, individuando le strade percorribili sulla base di una visione generale del futuro della nostra Civiltà Anfibia: quale Venezia per quali veneziani?
Nell’immediato, si chiede il varo di un programma d’emergenza per la residenza, tanto a Venezia quanto a Mestre, che affronti il nodo scorsoio della rendita che, tramite affitti insostenibili per la maggioranza, porta all’espulsione di singoli, famiglie e attività economiche. Tale piano potrebbe recepire concetti quali “Affitto sociale”, “Bottega Storica” e “Supermercato diffuso dei negozi di vicinato” per salvaguardare residenti e attività esistenti; di “Centro Distribuzione Merci” per ridurre costi, traffico e inquinamento, il tutto sotto una regia pubblica, unica vera portatrice di istanze che non siano solo private.
Si propone di organizzare un’assemblea a sostegno di questo manifesto e Olivolo si assume il compito della sua organizzazione

L’iniziativa è sostenuta dalle associazioni firmatarie che chiedono l’aiuto di ogni veneziano, singolo o associato.

Aderiscono
Circolo Auser APS-Università Popolare dell’Età Libera Olivolo
Arci-Lido Pablo Neruda
Coordinamento Io Decido
Associazione In Comune
Artisti e Artigiani Associati di Cosma e Damiano
Arci Giovani Luigi Nono
Associazione Fare Parte
Libreria Editrice Mare di Carta


Circolo Auser APS
Università Popolare dell’Età Libera Olivolo
Castello, San Francesco della Vigna 3048/9
30122 Venezia

tel 3453791333

circolo.olivolo@gmail.com
circolo.olivolo@auser.ve.it

olivolo facebook

http://www.olivolo.it

VENEZIA TEATRINO DEI PUPI?

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ricchi

Venezia: da patrimonio dell’umanità a teatrino dei pupi

di Lidia Fersuoch domenica 17 marzo 201310 0

La presidente della sezione veneziana di Italia nostra invia questo scritto, esemplare per la sostanza della denuncia e la correttezza della questione posta all’Unesco: da che parte state a Venezia?

Esattamente duecento anni dopo la nascita di Goldoni, Georg Simmel scriveva: «Tutti a Venezia camminano come su un palcoscenico: durante le loro occupazioni inconcludenti, o le loro vuote fantasticherie, sorgono improvvisamente da un angolo della strada e spariscono subito in un altro, e hanno qualcosa degli attori che non sono nulla né a destra né a sinistra della scena; il gioco non ha luogo se non sul davanti della scena ed è senza causa nella realtà anteriore, senza conseguenze nella realtà ulteriore»[1].
Simmel non amava Venezia, e lo si sente anche da questa breve citazione. Egli comunque aveva colto questa caratteristica teatrale della quotidianità veneziana, per lui grottesca, per chi apprezza il vivere qui, piacevole e coinvolgente; Venezia, osservatorio antropologico perenne: come dice Zanzotto, «fantasma puro, dell’intersezione, dell’intercolloquio di genti tempi e spazi»[2].

Altri cento anni, cento cinque per la precisione. Una frase colta fra turisti in piazza S. Marco diventa titolo di un fortunato piccolo libro di Enrico Tantucci: ‘Papà, a che ora chiude Venezia?’ [3]. La quinta reale in cui i veneziani si muovevano e interagivano fra loro, apparendo e sparendo ai lati dei campi e incontrandosi, diventa quinta di cartapesta, in cui non c’è più nulla da osservare, perché tutto è inautentico. Da teatro per noi stessi siamo divenuti avan spettacolo per altri, da maestoso palcoscenico della vita (veneziana) a fondale da consumarsi in pochi ore perché forse, di sera, Venezia chiude. Sono le prove generali per una chiusura definitiva. Per il crepuscolo della città, che è iniziato da tanto tempo.

Negli ultimi 60 anni Venezia ha perso due terzi di abitanti. Nel 2012 se ne sono andati 722 di veneziani, 92 in più dell’anno precedente. Di questo passo alla fine del secolo la città sparirà. Stop, nessun residente; solo comparse o turisti che come durante il carnevale vengono a vedersi l’un con l’altro.
E se spariscono gli abitanti sappiamo bene cosa aumenta. Stime ufficiali, ma non aggiornate, parlano di 22 milioni di turisti. Ma il nostro vicepresidente Paolo Lanapoppi, confrontando sinergicamente dati aggiornati ma parziali, ha concluso, calcolando per difetto, che i turisti sono 30 milioni[4]. Tirando le somme, dunque, si può dire che a ogni veneziano spettano 508 turisti. E il rapporto è inversamente proporzionale: aumentano i turisti, calano i veneziani. C’è un nesso inconfutabile. La prima cosa da fare sarebbe tutelare la residenza, con norme e incentivi anche fiscali ed economici.

La giunta Cacciari consentì la variazione di destinazione d’uso degli immobili – prima non permessa -, da residenziale a terziario e turistico. E per la residenzialità fu un duro colpo. Ma è di questi giorni la notizia che la Regione si appresta a discutere e ad approvare una nuova legge sul turismo di cui un articolo “prevede che la locazione di appartamenti a fini turistici non venga più considerata attività ricettiva”. Di fatto, una totale liberalizzazione.

Le ultime amministrazioni (con Provincia e Regione) hanno lasciato che il turismo costituisse la principale risorsa, ma questa monoeconomia ha portato la città allo stato in cui è, ha disgregato il tessuto sociale, espellendo i residenti. «Il turismo impedisce alla città di scegliere» ha detto con lucidità l’assessore alle attività produttive, mentre al contrario si deve avere «il coraggio di privilegiare le attività più deboli per ricreare la complessità della città»[5]. E invece si punta solo sul terziario o sul porto. Terziario e porto – sovradimensionati – sono la rovina di Venezia. Nel cahier de doléances su Venezia, al primo è la città tradita, degli abitanti che la abbandonano perché evidentemente non è più considerata una polis, quel modello di perfezione urbana e sociale che è stata la sua fortuna.

Al secondo posto, il luogo che ha fatto nascere Venezia: la Laguna. Complesso ecosistema non artificiale, ma storicizzato, «ecomosaico»[6], che non costituisce il limite fisico, l’opposto della città, bensì una parte della stessa città e che con essa rappresenta un «sistema unitario di funzioni»[7]. Non a caso l’Unesco nel 1987 dichiarò Venezia patrimonio di tutta l’umanità assieme e inscindibilimente alla sua Laguna. Ma cos’ha di tanto particolare l’ecosistema Laguna?

Venendo in treno o in automobile dal ponte translagunare si vede un bacino salmastro che abbraccia Venezia. Ma chi giunge in aereo e sorvola alcune aree intatte, percepisce una distesa, mobile alla luce, di terre non terre e acque non acque; terre poco elevate sul mare e canali poco profondi che le innervano, creando un arabesco di luci e di ombre. Dalle tre bocche di porto prendono avvio i tre canali portuali che addentrandosi in Laguna, si diramano in venature di sempre minor sezione e profondità. Come c’è una varietà di profondità dei canali così c’è una varietà di emergenze di terre, descritte da un lessico peculiare: paludi, velme, barene.

E mi viene in mente ancora il poeta Zanzotto, che nel filò per il Casanova di Fellini scrive: «o luna dei busi fondi (dei baratri fondi) … le gran barine di ti se inlaga (le grandi barene di te si allagano)»[8], si allagano per effetto delle maree determinate dalla luna, ma anche si allagano del chiarore lunare. Le gran barine …

Ma dove sono le grandi barene di Casanova, che Zanzotto ancora vagheggia? Nel XVII secolo costituivano circa 255 km2 del territorio lagunare; nel 1970 si erano ridotte a 64 km2. Negli ultimi 60 anni si sono dimezzate e se non si interverrà, a metà del nostro secolo spariranno. E la Laguna, perse le proprie caratteristiche funzionali, non sarà più una laguna, ma una indifferenziata distesa di acque sempre più profonde, una baia marina[9].

Cosa distrugge il tessuto morfologico lagunare? L’officiosità idrodinamica – lo scambio tra mare e Laguna – drammaticamente aumentata per gli interventi realizzati nell’ultimo mezzo secolo. Fra questi, la costruzione sulle tre bocche di porto di dighe foranee e l’escavo dei grandi canali industriali (specialmente il Canale Malamocco-Marghera o dei Petroli, a collegamento del porto di Malamocco con l’area produttiva di Marghera). Ciò ha innescato processi erosivi che distruggono le barene e hanno fatto sprofondare mediamente di un metro i fondali in Laguna centrale.

Per tutelare le forme originarie della Laguna è necessario contrastare i fenomeni erosivi. Si potrebbe ancora farlo, se ci fosse la volontà politica di operare in tal senso. La laguna è un bene non solo ambientale, ma culturale, a proposito dei discorsi che sono stati fatti in questa sede. I nuovi interventi che si profilano all’orizzonte mirano invece all’espansione del porto, con nuovi scali anche in aree ambientalmente pregevoli, con navi sempre più grandi, e con inevitabile approfondimento dei canali industriali.

È notizia dei giorni scorsi che la Commissione di Salvaguardia ha miracolosamente bocciato un progetto di raddoppio in larghezza del Canale dei petroli, portandone la profondità a 12 m[10]. Anche un bambino sa che il Canale dei petroli è stato uno dei più gravi misfatti compiuti in Laguna. Ciò che potrebbe sorprendere è che il progetto è stato redatto dal Magistrato alle Acque e approvato dalla Soprintendenza ai beni ambientali e architettonici.

Questo è lo stato delle cose a Venezia. Troppi interessi e poco coraggio. Per questo ci era venuta l’idea di rivolgerci all’Unesco. In due anni abbiamo spedito tre lettere, per chiedere che il sito venisse iscritto nelle Danger List. Abbiamo ottenuto solo una risposta formale. Nel contempo, l’Unesco ha elaborato il Piano di gestione del sito, coinvolgendo molti portatori di interessi, ma non noi. Forse si pensava che non potessimo collaborare, per alcune divergenze di fondo: tale piano ad esempio, ritiene il progetto Mose risolutore delle acque alte, quando le sue ben note criticità sono ormai pubblicate nero su bianco (rimando alla consulenza della ditta Principia[11], e alla relazione della Corte dei Conti[12]). Sempre il piano di gestione Unesco non ha una parola di riserva sul piano morfologico della Laguna, redatto dal Magistrato alle acque, che ha portato ad esempio alla realizzazione di finte barene, vere isole artificiali.

Noi però continuiamo a dichiararci disponibili, pronti al confronto, anche vivace, in attesa di una presa di posizione coraggiosa dell’Unesco, che nel 2009 ha pur cancellato Dresda dalla lista dei siti, per una grande opera (una!), e di ricaduta comunque inferiore rispetto agli interventi che ci troviamo ad affrontare a Venezia. Avremmo bisogno di aiuto concreto, e lo chiediamo ancora all’Unesco, e ora anche a Europa Nostra: è nostra intenzione portare il prossimo anno la candidatura della Laguna di Venezia come sito in pericolo di Europa Nostra.

[1] G. Simmel, Venedig, http://socio.ch/sim/verschiedenes/1907/venedig.htm.

[2] A. Zanzotto, Venezia, forse, in F. Roiter, Essere Venezia, Udine, Magnus, [1977].

[3] E. Tantucci, A che ora chiude Venezia?, Venezia, Corte del Fontego editore, 2011.

[4] P. Lanapoppi, Caro Turista, Venezia, Corte del Fontego editore, 2011.

[5] D. Ghio, Il turismo impedisce a Venezia di scegliere, «Il Gazzettino», 16 ott. 2011.

[6] La valutazione di impatto ambientale relativa agli Interventi alle bocche lagunari per la regolazione dei flussi di marea. Studio di impatto ambientale del progetto di massima, http://www2.comune.venezia.it/mose-doc-prg/.

[7] L. Bonometto, Il crepuscolo della laguna, in La laguna di Venezia. Ambiente, naturalità, uomo, Portogruaro, Nuovadimensione, 2007, p. 181.

[8] A. Zanzotto, Recitativo veneziano, in Filò. Per il Casanova di Fellini, Venezia, Edizione del Ruzante, [1976].

[9] cfr. L. D’Alpaos, Fatti e misfatti di idraulica lagunare. La laguna di Venezia dalla diversione dei fiumi alle nuove opere alle bocche di porto, Venezia 2010.

[10] E. Tantucci, Canale dei Petroli. La salvaguardia dà lo stop all’escavo, «la Nuova Venezia», 1 marzo 2013.

[11] http://www2.comune.venezia.it/mose-doc-prg/ [12] Delibera n. 2_2009 relazione – Corte dei Conti.

VENEZIOPOLIS: GIOCA ANCHE TU ALLA SVENDITA DI VENEZIA!

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veneziopolis

«Chi l’ha detto che con il futuro di Venezia – recita la locandina che annuncia l’iniziativa – possono giocarci solo il Sindaco, la Giunta, EstCapital, Mantovani, il Porto, il Consorzio Venezia Nuova,Save e compagnia tangente? Dove sta scritto che solo Benetton può comprarti l’ufficio postale? Perché non puoi avere anche tu un mausoleo fallico con vista sulla laguna? Perché anche tu non puoi prendere un palazzo storico che ospita, chessò, un’università e farci quello che ti pare? È uno scandalo! Per fortuna c’è Veneziopoli(s)! Una giornata per parlare della nostra città, del futuro che le si prospetta, del nostro ruolo possibile all’interno di essa, giocando ad una “speciale” versione del celebre Gioco Monopoli».

[L'evento si è già svolto sabato scorso (9 marzo 2013), ma l'idea in sé era così carina che si è pensato di registrarla lo stesso anche in questo blog.]

ADRIANO CELENTANO CONTRO LE MAXI-NAVI

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Da:

http://www.italianostra-venezia.org/index.php?option=com_content&view=article&id=1307%3Aqil-sindaco-venga-a-protestare-con-noiq&catid=77%3Ale-navi-da-crociera&Itemid=154&lang=it

In una sua canzone composta e diffusa a pochi giorni dalle elezioni politiche previste per domenica 24 febbraio, il popolare cantante pop Adriano Celentano ha incluso alcuni verso molto espliciti contro la presenza delle grandi navi nella laguna di Venezia. Verso non eccelsi dal punto di vista dell’ars poetica, ma molto espliciti sul piano pratico:

Fino a quando il Comune di Venezia
non fermerà quei mostri

che galleggiano giganteschi,
orribili navi che sembrano palazzi,
che devastano la laguna.
I politici non si accorgono
che quando la bellezza morirà
saranno loro i primi a sprofondare.

(Si può vedere l’intera canzone eseguita da Celentano a questo indirizzo su You Tube, dove ha avuto 167.000 visioni e 977 commenti in tre giorni). Al fortissimo clamore suscitato dalla testimonianza di Celentano il sindaco Orsoni aveva reagito a caldo con parole irritate, accusando il cantante di superficialità e approssimazione, in quanto avrebbe rivolto le sue accuse all’indirizzo sbagliato: “Il Comune di Venezia, ha dichiarato Orsoni al Gazzettino, non ha purtroppo nessuna competenza in materia di traffico marittimo.”
L’autodifesa è sembrata alquanto ambigua al Comitato No Grandi Navi, che ora replica con un preciso e ironico comunicato. In esso il Comitato ricorda che “il Comune ha un grandissimo potere, che è quello di poter avviare la redazione di un nuovo Piano Regolatore Portuale che vincoli Autorità Portuale e Compagnie da crociera al rispetto della città, della salute dei cittadini, della laguna”. E continua esplicitando quello che certamente è stato il pensiero di molti che hanno letto le dichiarazioni di Orsoni: “Se il sindaco, Giorgio Orsoni, e gli assessori veneziani provano per il crocerismo il disagio e le preoccupazioni che animano i cittadini che danno vita alle manifestazioni del Comitato NO Grandi Navi perchè non vi partecipano essi stessi, in prima fila, con la fascia tricolore, guidando la protesta?”

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Da:

http://www.nograndinavi.it/comunicato-n-63-del-20-febbraio-2013-sullinvettiva-di-adriano-celentano-contro-il-crocerismo/

Comunicato n. 63 del 20 febbraio 2013 sull’invettiva di Adriano Celentano contro il crocerismo
Posted on 20 febbraio 2013 by admin_cngn in Comunicati
Ringraziamo Adriano Celentano per aver utilizzato il tema delle grandi navi da crociera in laguna come simbolo della distruzione della Bellezza in Italia: i contatti tra il cantante e il Comitato NO Grandi Navi – Laguna Bene Comune risalgono ancora all’autunno dell’anno scorso quando Celentano stava preparando il suo spettacolo dal vivo all’Arena di Verona, durante il quale avrebbe dovuto presentare filmati e materiale sui danni, sui rischi e sui problemi del crocerismo a Venezia, e solo un problema tecnico aveva finito per modificare la scaletta della diretta delle due serate. Celentano, però, è uomo di parola e ha recuperato il tema nella sua canzone “Se non voti ti fai male” presentata ieri nel suo blog

(questo un link: http://youtu.be/X8UE8uWhOmQ).
Non sappiamo se, come si dice, la canzone intenda essere un appoggio elettorale al Movimento 5Stelle, ma ammesso che lo sia ciò non significa nulla per il Comitato NO Grandi Navi, che è totalmente apartitico e non appoggia alcun candidato né sostiene alcuna lista elettorale. Il Comitato ha chiesto a tutti i candidati quali siano le loro posizioni sul problema della portualità in laguna, poi ciascuno dei suoi componenti e i cittadini informati si regoleranno come meglio credono nella cabina elettorale.
Si è anche detto che Celentano ha sbagliato interlocutore, accusando per un crocerismo incompatibile il solo Comune di Venezia, che afferma invece di non avere poteri per limitare le grandi navi. Il Comitato ricorda solo che il Comune ha un grandissimo potere, che è quello di poter avviare la redazione di un nuovo Piano Regolatore Portuale che vincoli Autorità Portuale e Compagnie da crociera al rispetto della città, della salute dei cittadini, della laguna.
Se il sindaco, Giorgio Orsoni, e gli assessori veneziani provano per il crocerismo il disagio e le preoccupazioni che animano i cittadini che danno vita alle manifestazioni del Comitato NO Grandi Navi perchè non vi partecipano essi stessi, in prima fila, con la fascia tricolore, guidando la protesta? Perchè anziché proporre Terminal croceristici a Marghera che contrastano con gli obiettivi del Piano di Assetto del Territorio che loro stessi hanno votato non chiedono a voce alta l’estromissione delle navi incompatibili dalla laguna?

PETIZIONE POPOLARE & LETTERA APERTA ALLE FORZE POLITICHE

Standard

Comitato NO Grandi Navi – Laguna Bene Comune

Alle Forze politiche e ai candidati
per le elezioni nazionali del 24 e 25 febbraio 2013

Questo è il testo della Petizione Popolare: “FUORI DALLA LAGUNA LE NAVI INCOMPATIBILI” sottoscritta da
12.565 persone (2.514 firme raccolte sul sito petizionionline ; 10.051 firme raccolte nei gazebo itineranti a
Venezia, Mestre e Marghera) che è stata consegnata all’Autorità Portuale di Venezia, alla Capitaneria di
Porto, all’UNESCO, alla Municipalità di Venezia e che nelle prossime settimane verrà consegnata a tutti gli
altri enti ed istituzioni che hanno competenze in materia.
Petizione Popolare FUORI DALLA LAGUNA LE NAVI INCOMPATIBILI
Le GRANDI NAVI DA CROCIERA inquinano ciascuna come 14 mila automobili e compromettono la
salute dei cittadini, quelli di oggi e soprattutto quelli di domani
Le GRANDI NAVI DA CROCIERA per le loro abnormi dimensioni mettono a rischio la sicurezza della
città e la sopravvivenza della laguna
Le GRANDI NAVI DA CROCIERA non portano benessere, arricchiscono solo chi specula su un turismo
insostenibile e aggravano l’impoverimento della città di residenti e servizi trasformandola in una
Disneyland
Il Decreto dei Ministri dei Trasporti e dell’Ambiente del 2 marzo 2012 vieta il transito nel canale di
San Marco e nel canale della Giudecca delle navi di stazza lorda superiore alle 40.000 tonnellate ma
l’applicazione di questo divieto viene rinviata a tempi futuri indefiniti, quando “saranno praticabili
vie di navigazione alternative a quelle vietate”
NOI VOGLIAMO
 che si affrontino subito le soluzioni alternative definitive senza ipotizzare costose
e devastanti soluzioni provvisorie. Per ragioni di sicurezza, di salute pubblica e di difesa
dell’ecosistema lagunare si vieti immediatamente l’accesso in laguna delle navi al di sopra
delle 40.000 tonnellate di stazza lorda.
 che contemporaneamente vengano avviate le procedure per l’estromissione
definitiva di quelle navi che studi autorevoli e indipendenti, da avviarsi immediatamente,
dichiareranno incompatibili col benessere della città e col recupero morfologico della
laguna, compromesso dalle eccessive sezioni alle bocche di porto e da canali troppo larghi
e profondi.
 che venga installata una rete di centraline Arpav per rilevare la qualità dell’aria a
Venezia Centro storico e nelle isole
 che vengano emanati con urgenza provvedimenti cautelativi in difesa della
salute pubblica come l’obbligo per tutte le navi in movimento all’interno della laguna di
usare carburanti con contenuti di zolfo inferiore allo 0,1%; l’obbligo di utilizzare le
migliori tecnologie per ridurre al massimo la produzione ed emissione di inquinanti; la
possibilità di utilizzare gli apparati radar solo in caso di nebbia per le navi in
movimento; l’elettrificazione di tutte le banchine d’ormeggio nella laguna di Venezia
 che il sindaco (responsabile per legge della salute) promuova con l’Ulss12
veneziana un’indagine sulla salute dei cittadini in connessione con il crocerismo
 che si stabilisca una soglia totale di sostenibilità giornaliera turistica, e che
anche al crocerismo ne venga assegnata una quota invalicabile

LETTERA APERTA ALLE FORZE POLITICHE E AI CANDIDATI
PER LE ELEZIONI NAZIONALI DEL 24-25 FEBBRAIO 2013

DAL 2010 IN OGNI OCCASIONE DI DIBATTITO POLITICO PROPONIAMO QUESTO DOCUMENTO PER RICORDARE A TUTTI
CHE MODELLI DI SVILUPPO SCELLERATI HANNO PRODOTTO LA DEVASTAZIONE AMBIENTALE E SOCIALE CHE È SOTTO
GLI OCCHI DI TUTTI !
ECCO LA CITTA’ E IL TERRITORIO CHE VOGLIAMO
Venezia e la laguna sono un bene comune del mondo intero e non una merce e come tale va
sottratto alla privatizzazione ed a ogni speculazione. Per la salvaguardia della laguna, oggi soggetta
ad un drammatico processo erosivo, che le opere del MoSE rischiano di rendere irreversibile, va
redatto un nuovo piano per un riequilibrio idrogeologico e morfologico che inverta i processi in
atto che altrimenti a breve la trasformeranno in un braccio di mare.
Il Parco dell’intera laguna potrebbe esserne lo strumento di gestione attiva.
L’attività e lo sviluppo portuale, in un sistema di rete con gli altri porti dell’alto Adriatico in virtù di
una selezione dei traffici e delle carattersiche-dimensioni degli scafi, vanno sempre rapportati con
il riequilibrio lagunare. Navi crociera, petroliere, porta containers, molte delle quali con stazze
già incompatibili con la laguna, diventeranno sempre più grandi e non possono più attraversarla
perché richiedono lo scavo di canali che aumenteranno l’erosione e distruggono la morfologia dei
fondali.
In un quadro di differenziazione portuale delle tre bocche ( Lido passeggeri, Malamocco
commerciale , traghetti ,Chioggia pescherecci ) è auspicabile la realizzazione di un sistema di
strutture a mare con basso impatto ambientale per quelle navi che richiederebbero profondità di
canali incompatibile con l’equilibrio lagunare ( un apposito terminal passeggeri in prossimità della
bocca di Lido e boe galleggianti a mare con collegamento pipelines per petroliere e gasiere
evitando così attraversamenti lagunari pericolosissimi ).
Il sistema MoSE è inutile perché esistono efficienti alternative, pericoloso come dimostrano gli studi
di “Principia” sul rischio di tenuta delle paratoie in particolari condizioni di mare, (pericolo di
collasso), dannoso e incompatibile con il sistema lagunare e le attività portuali per le previsioni
sul numero delle chiusure e sui danni alle attività portuali e sull’aumento dei livelli di
inquinamento delle acque lagunari. Bisogna bloccare i lavori del MoSE, con varianti in corso
d’opera, riconvertendo le opere marittime realizzate, attraverso soluzioni progettuali delle bocche
sperimentali, graduali e reversibili. Se il drammatico trend di aumento del livello medio marino
risultasse confermato non c’è progetto alle bocche di porto e in laguna che tenga! Bisognerebbe
chiudere le paratie quasi tutti i giorni (due volte al giorno d’inverno). Quindi per la riduzione dei
livelli di marea in laguna vanno innalzati i fondali alle bocche (che possono ridurre tutte le maree
fino a 28 centimetri) e perseguite quelle ricerche sulla iniezione di fluidi negli strati geologici
profondi (insufflamento di acqua salata a 700-900 metri di profondità ) volti al sollevamento di
grandi porzioni di territorio. Queste tecniche vengono già utilizzate per immagazzinare ed estrarre
gas nei depositi profondi con conseguenti innalzamenti e abbassamenti dei suoli come risulta da
una ricerca del dipartimento di Geologia di Padova: con questa tecnica si può, in 5 anni e in
sicurezza, alzare tutta la città fino 35 centimetri.
Il turismo a Venezia da risorsa è divenuto, con i suoi quasi 30 milioni di turisti annui (in crescita) una
distruzione, anche fisica, della città e l’espulsione continua degli abitanti. E’ necessario non solo
un governo dei flussi ma la costruzione di una politica territoriale conseguente (PAT e nuovi
strumenti urbanistici) e una revisione radicale della mobilità. Al fine di velocizzare il traffico localee di decentrare quello turistico vanno ristrutturati in ragione degli utenti (turisti da un lato,
residenti, pendolari per lavoro e studenti dall’altro) i punti di penetrazione, d’arrivo e di
attraversamento: Fusina, Tessera e Punta Sabbioni per i turisti, metropolitana di superficie (SFRM)
e riorganizzazione dei vettori acquei, ove serva con linee veloci con meno fermate, per tutti gli
altri. Non é possibile alcuna metropolitana sotto la laguna o la città sia per la pericolosità
distruttiva del fondo (caranto), della morfologia lagunare e delle falde acquee sotterrane. Ma
soprattutto perché, di fatto -come dimostrano ormai tutti gli studi- al solo servizio di un aumento
turistico incontrollato collegato ad una fermata dell’alta velocità a Tessera. Un attraversamento
in galleria sotto tutta la gronda lagunare del treno per la TAV, è altrettanto distruttivo della
metropolitana subacquea.
Una diversa politica territoriale deve innanzitutto bloccare ed invertire la trasformazione della città
in un albergo diffuso (hotel, pensioni bed&breakfast) ripristinando le norme che governano i
cambiamenti d’uso degli immobili. Debbono essere incentivata invece tutta la residenzialità,
sociale e studentesca, con un governo del mercato immobiliare ora selvaggio e devono essere
garantite le possibilità manutentive degli immobili di residenza locale con opportune agevolazioni.
E’ necessario un welfare municipale fiscale che garantisca casa, reddito, cultura e servizi a tutti,
all’insegna di un nuovo patto solidale tra generazioni come il mantenimento e potenziamento
delle strutture universitarie legandole alle funzioni della città e incentivandone la distribuzione in
ogni sestiere. Venezia deve essere anche città per i giovani ed i bambini con gli opportuni servizi
servizi scolastici e culturali: luoghi di aggregazione (non solo di consumo) in spazi (spesso ora
dismessi) per il gioco, la musica, il teatro e i concerti e, in genere, le attività autoprodotte.
La democrazia partecipata da esigenza è divenuta una necessità: le decisioni importanti sulle scelte
amministrative -soprattutto quelle problematiche- devono prevedere procedure informative fin
dall’inizio e di consultazione popolare prima delle decisioni amministrative.
Federalismo solidale, anche fiscale, che non sia un nuovo centralismo delle Regioni, ma una
democrazia partecipata a livello di municipi, con piena cittadinanza di tutti, compresi gli immigrati,
a cui garantire il diritto di voto amministrativo.
Riconversione produttiva e bonifica dei suoli di Porto Marghera , per insediarvi attività veramente
eco-compatibili. Bisogna cambiare modelli e sistemi produttivi:
• messa al bando dei cicli produttivi che utilizzano e producono prodotti cancerogeni e genotossici,
• messa al bando dei cicli produttivi e stoccaggi rientranti nelle “Direttive Seveso”,
• Incentivazioni ed agevolazioni per attività ecocompatibili rientranti nel settore della “Green
Economy
• Riduzione al minimo e superamento dell’incenerimento dei rifiuti; privilegiando azioni,
metodologie e tecnologie miranti alla riduzione dei rifiuti e imballaggi all’origine e potenziando al
massimo la selezione, recupero e riutilizzo.
• Riduzione al minimo e superamento del sistema di produzione di energia elettrica derivante da
carbone e derivati del petrolio; privilegiando la produzione di energia veramente pulita derivante
da: solare termico, fotovoltaico, geotermico, eolico e uso delle correnti e onde marine.
• Incentivazione e agevolazioni per attività relative alle bonifiche, al restauro e difesa del territorio,
della laguna e della città storica.
• Tutti i lavoratori coinvolti nelle chiusure e ristrutturazioni di impianti e cicli produttivi dovranno
avere massima garanzie sul mantenimento del reddito fino al loro reinserimento in altre attività
dell’area industriale.
L’area industriale di Porto Marghera bonificata avrà un ruolo strategico fondamentale per ospitare
nuove attività economiche ecocompatibili e di ricerca per evitare e neutralizzare nuovo
consumo di suolo con cementificazioni per progetti estremamente discutibili come:Veneto City,
Marco Polo City, Città della Moda.
AmbienteVenezia – Medicina Democratica – Associazione Gabriele Bortolozzo

ANCHE IN AUSTRALIA LO SANNO…

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Riporto da:

http://www.smh.com.au/travel/travel-news/cruise-ship-monsters-create-controversy-in-venice-20130115-2cqmo.html

A year on from the Costa Concordia cruise ship disaster, the luxury liners that ply the waters just in front of St Mark’s Square in Venice are stirring unease in the world-famous lagoon.

The debate pits conservationists who are up in arms about the environmental damage caused by the giant ships against supporters who say they bring the city much-needed revenue from passengers.

“It’s impossible that there could be another Concordia in Venice,” Massimo Bernardo, head of the Venice Cruise Committee, said in an interview.

“An order from Venice coast guards states that two pilots and two tug boats have to be deployed during the manoeuvre as well as the captain,” he said.

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“In order for there to be an accident, everyone would have to go mad all of a sudden!”

The ships regularly steer in close to the city’s most famous monuments in a “salute” manoeuvre similar to the one performed by the infamous captain Francesco Schettino on the Costa Concordia.

For all the assurances, the sight of cruise ships as tall as apartment blocks just a few metres from St Mark’s Basilica is an arresting one.

“They’re a bit of a hassle,” said Mattia Florian, a 29-year-old water taxi driver.

“They really are too big to pass here but they bring a lot of tourists to Venice,” he said.

Official figures from the European Cruise Council show that the cruise industry brought some 536 million euros ($A629 million) in revenue to Venice last year and employs 5,470 people in the city.

The ECC also said that cruisegoers represent some 20 percent of the tourist traffic in the city, which has just 58,000 inhabitants but more than 20 million tourists visiting every year.

“It’s clear that these resources are ever more necessary at a difficult time on the employment market,” said Roberto Perocchio, director of the Cruise Ship Passenger Terminal at the port.

“It’s very important to keep the economic and social fabric of the city alive,” he said.

One widespread fear among Venetians is that their city is well on the way to becoming a museum as residents are forced to leave to find jobs.

The arguments from cruise ship supporters fails to convince Cristiano Gasparetto, a local architect and campaigner for conservation group Italia Nostra who has taken a leading role against the cruises.

He said the ships are “monsters” that disfigure his beloved city and they add an extra burden to the local budget because of the damage they cause.

“A ship of this size displaces a huge amount of water under the surface even when it is going slowly. That means that the quays along the lagoon constantly have to be renovated,” Gasparetto said.

Gasparetto said the cruises also damage the foundations of ancient buildings and contribute to atmospheric pollution since even when they are docked they can produce the equivalent of emissions from 15,500 cars every day.

“Cruise ships are unaesthetic, polluting and destroy the ecosystem of the lagoon,” he said, adding that within a few years the waters of Venice will be unable to clean themselves as they do now.

Given Venice’s global status as an architectural treasure, the debate has foreigners riled up too.

World cultural figures including Turkish writer Orhan Pamuk and US writer Bill Viola signed a petition to the Italian government in October asking for restrictions to be enforced.

The signatories said they were “surprised and shocked” that a restriction imposed in March which banned ships of over 40,000 tons from entering the area around St Mark’s Square had been suspended.

The ban on cruise ships sailing too close to the coast in Venice and in nature reserves was imposed after the shipwreck of the Costa Concordia.

The letter slammed “the increasing, invasive and uncontrolled presence of enormous cruise liners.”

AFP

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