MALEDETTI DAI VENEZIANI FUTURI?

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(Cristina Romieri introduce il dibattito sui ‘Fatti e misfatti del Lido” al cinema Astra del Lido di Venezia  il 18 aprile 2011)

Lido di Venezia, 18 aprile 2011. Torno ora – depressissimo – dall’ennesima assemblea tenutasi al cinema Astra (sala piena) del Lido per dibatterne le prospettive di sviluppo. Da un lato i nostri politici assicurano di avere a cuore solo il rilancio dell’isola e la volontà di rinverdirne i perduti fasti balneari.  Dall’altro la realtà progettuale emersa dai vari interventi, per esempio quello del segretario dell’associazione “Pax in aqua” William Pinarello,  è la seguente:  una megadarsena da 1750 posti  barca a ridosso dell’oasi di San Nicoletto, per giunta cintata verso la spiaggia da un alto muro che coprirà la vista della sottile striscia della diga. Che meraviglia contemplarlo dalla spiaggia! Di là da esso un nastro d’asfalto largo circa venti  metri con cui favorire il viavai delle auto per raggiungere i natanti ormeggiati. Ogni quattro posti  barca è previsto un posto macchina. Per arrivare alla darsena occorrerà aggiungere tutto un retroterra di infrastrutture impattanti. Le auto arriveranno al Lido, ovviamente, via ferry-boat. Poiché il servizio è già discretamente problematico ora, si immagina di quanto potrà peggiorare dopo un tale incremento di passaggi. Magari l’amministrazione dovrà acquistare da qualche armatore greco qualche altra carretta del mare (come nell’esperienza già avvenuta) da adattare a ferry boat spendendo per ciascuna di esse il doppio del costo di un ferry nuovo di zecca commissionato in loco…  Ma la cosa che più ha inquietato i lidensi  è stato apprendere che l’inquinamento prodotto dalle imbarcazioni attirate nella darsena si estenderà fino all’hotel Excelsior. Infatti le onde di marea ruotano in senso anti-orario e tutti i reflui, bloccati dai works attualmente in progress,  verranno continuamente ri-sospinti proprio negli specchi d’acqua della balneazione. Al posto della bandiera blu, le spiagge del Lido non tarderanno a conquistare la  bandiera nera e i turisti scapperanno. Altro che nuovi fasti! Solo il definitivo declino dell’isola.  Il monoblocco , presidio sanitario da poco restaurato con circa 5 milioni di euro di danaro pubblico, verrà abbattuto perché senza questa concessione la nuova effettiva padrona del l’isola, la Est Capital dell’ineffabile professor Mossetto (candidato al prossimo premio Attila), non avrebbe accettato di acquistare il complesso dell’ex ospedale, transazione grazie alla quale il comune ha evitato per il rotto della cuffia la bancarotta. Con i soldi della svendita del monoblocco dovrebbero in teoria ripartire i lavori del nuovo e orrendo palazzo del cinema (il “sasso”), là dove oggi, al posto della pineta distrutta, si può solo ammirare una desolata voragine:  il Ground Zero de noantri. Ma la darsena non è il solo progetto immaginato per la soluzione finale del Lido. Ci sono i due piani ipogei di garage sotto le palazzine di quattro piani con cui verrà rimpiazzato l’attuale Parco delle Rose, e poi il Centro Benessere di Malamocco con cui verrà sancito l’addio per sempre al recupero della linea di fortificazioni dell’isola eccetera .

Uscendo dalla situazione contingente del Lido e allargando il discorso alla “città metropolitana”, faccio presente di aver seguito tutti i recenti dibattiti sul Pat (Piano di Assetto Territoriale) organizzati dalle varie associazioni ambientaliste o in vario modo interessate alla salvaguardia di Venezia e della sua laguna (Coordinamento Io Decido, Quaranta per Venezia, Venessia.com e via discorrendo) . Il quadro che ne ho tratto mi ha messo addosso un grave senso di indignazione. Il dio danaro trionferà contro ogni millantata intenzione di rinuncia a ulteriore “consumo di suolo” o di tutela dell’ambiente:  la città, già tripolare suo malgrado a dispetto di ogni sforzo unificatore (Venezia-Mestre-Marghera) diventerà quadripolare con l’aggiunta di Tessera City, una città tutta da inventare, ma per la quale sono già state previste infrastrutture imponenti . Grazie ad esse, si mira ad attirare gli investimenti di palazzinari e cementificatori  di ogni parte del mondo proprio laddove la gronda lagunare è più facilmente soggetta ad allagamenti. Bonificare Marghera, infatti, li invoglierebbe meno…   E che dire della fermata TAV contemplata all’altezza dell’aeroporto o della nuova direttrice Dese-Aeroporto-Murano-Arsenale-Lido da realizzarsi con probabile sublagunare, a costo di scardinare definitivamente il fondo della laguna? Nessuno che ascolti il grido d’allarme lanciato da Stefano Boato e da Armando Danella: senza una rapida inversione di rotta la laguna di Venezia è destinata a scomparire per sempre, trasformandosi in un braccio di mare (o baia marina) per la sempre più drammatica perdita dei sedimenti fini.  L’equilibrio idro-geologico della laguna dovrebbe essere considerato il problema prioritario. Qualunque intervento che comporti il rischio di  alterarne la stabilità dovrebbe essere automaticamente cassato. Bisogna trovare il coraggio di dire no al passaggio delle grandi navi in bacino San Marco. Quanto al Mose, non c’è naturalista che non sappia come esso sia perfettamente funzionale solo al disegno di favorire la Grande Portualità, con cui andrà a farsi definitivamente a benedire ogni progetto di conservazione della laguna.

Pensare che Venezia è amata da tutto il mondo proprio per le caratteristiche con cui ci è stata consegnata dalle generazioni precedenti, le stesse che i suoi figli degeneri stanno oggi facendo il possibile per stravolgere. La sua specificità va tutelata. Venezia deve restare la città della bellezza e della lentezza, con le sue tradizioni e il suo stile di vita. Solo conservandola, ripopolandola di residenti (e non di turisti) tenendola viva  e restaurandola continuamente potremo meritarci la gratitudine, anziché le maledizioni delle generazioni a cui a nostra volta dovremo inevitabilmente consegnarla…  se non vogliamo essere da esse considerati i loro “morti cani”.  Non pensiamo solo ai profitti immediati. Al diavolo il cemento e la velocità. Al diavolo gli affaristi senza scrupoli. Veneziani, svegliamoci dal torpore! Diciamo no al sacrificio premeditato di Venezia e della sua laguna. Esigiamo pubbliche consultazioni della cittadinanza ogni qualvolta siano in gioco decisioni cruciali per i destini futuri di questa irripetibile città.

Lucio Angelini, Lido di Venezia

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