LIDO DI VENEZIA. THE DAY AFTER

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Venerdì 22 luglio la Conferenza di Servizi dei rappresentanti degli enti interessati ha approvato i progetti “definitivi” di EstCapital per il nuovo quartiere turistico-residenziale nell’area ex Ospedale al Mare, per un nuovo, antistante, stabilimento balneare, per il porto turistico a S. Nicolò, dando inoltre, sostanzialmente, il via ad un piano di trasferimento dei servizi sociosanitari, in modo da poter poi abbattere il monoblocco e dare quindi più valore al complesso immobiliare privato che sorgerà lì attorno.

La storia è cominciata male fin dall’inizio, quando qualcuno pensò che la valorizzazione urbanistica (sacrosanta) dell’area dell’ex ospedale al mare non dovesse andare a beneficio dell’Ulss (proprietaria) ma della costruzione di un Nuovo Palazzo del Cinema e dei Congressi (era il 2007, e questa gran trovata fu chiamata Protocollo d’intesa, portò la firma di Cacciari, Galan, Padoan e Rutelli e fu salutata dalla Municipalità di allora come l’inizio del nuovo rinascimento del Lido).

Il progetto veniva fuori da un concorso internazionale, aveva trovato un nome appropriato alla sua forma (il sasso), ed era stato inserito tra le opere celebrative del 150 dell’Unità d’Italia (godendo per questo di finanziamenti dello Stato e della Regione) ed aveva pure trovato una struttura di missione della Protezione civile responsabile della realizzazione dotata di strumenti derogatori e di accelerazione, in nome della ricorrenza nazionale qualificata come “grande evento”. Decapitata questa struttura a seguito di indagini giudiziarie avviatesi su altri “eventi”, fu nominato l’attuale Commissario delegato con poteri speciali (che evitano, ad esempio, le competenze della Commissione per la salvaguardia di Venezia previste dalla legislazione vigente!).

Ma, al sindaco di allora, e a qualche altro, tutto ciò non bastava: le competenze del Commissario furono ampliate così che si potesse occupare, con tali poteri, di qualsiasi altra proposta ritenuta interessante per lo “sviluppo” del Lido. Si offriva così una corsia privilegiata per l’approvazione di progetti in variante urbanistica di grande interesse privato, sottratta alle normali procedure di governo del territorio ed alle competenze dei soggetti responsabili (consiglio comunale e cittadinanza in primis).

Il progetto del palazzo del cinema e dei congressi, che non aveva mai trovato i necessari 136 milioni di euro di finanziamento, è andato comunque in appalto, con molte vicissitudini e modifiche, ma si è arenato su un banco di amianto (i resti delle vecchie strutture balneari in eternit) prima ancora che fosse versata una goccia di calcestruzzo (e non prima però di aver sacrificato inutilmente 130 alberi ed un forte ottocentesco e di aver comportato una spesa di 37 milioni di euro di cui ben 17 per il trattamento dell’amianto, fatte salve le penali che saranno dovute all’impresa).

Ci è voluto il ministro, da Roma, per tirare il freno a mano e chiedere di rimodulare gli obiettivi. Intanto la Biennale ha progettato ed avviato un vasto e sensato programma di riqualificazione delle strutture disponibili per la Mostra del Cinema, il quale però si poteva già avviare qualche anno fa, come qualcuno aveva autorevolmente proposto, evitando i disastri del sasso, rivelatosi un vero macigno per i conti pubblici. Ci si accorge ora invece che basta fare qualcosa di più efficiente e meno grandioso e che lo si può far fare direttamente al privato (sua l’idea, il progetto, i soldi) a condizione di concedergliene la gestione, magari assieme a quella delle altre strutture pubbliche adiacenti (è la finanza di progetto, bellezza!). E qualcuno pensa, già ora, che se ne occuperà EstCapital…

Mentre si avvicina la prossima Mostra del Cinema, per il terzo anno compromessa dal cantiere aperto, e senza che si sappia esattamente cosa si voglia fare per chiudere il buco lasciato dal sasso, intanto il Commissario procede per portare in porto i derivati dell’operazione grande evento 150° dell’Unità, cioè i progetti immobiliari rivolti al mercato internazionale, del turismo e delle seconde case, di EstCapital che per nulla evocano Garibaldi, Cavour, i fratelli Bandiera o altri patrioti e che i cittadini neppure potranno concepire come una testimonianza particolare di un degno sviluppo dell’Italia.

Ora, in particolare il Commissario sta conducendo una partita eccezionale (una procedura cioè fuori dalla norma, di cui non abbiamo trovato finora precedenti): quella della vendita dell’area ora comunale dell’ex ospedale al mare ad EstCapital collegata, contrattualmente, al rilascio delle concessioni del demanio marittimo per realizzarvi stabilimento balneare e porto turistico da 1000 imbarcazioni.

Nel merito dei progetti e delle procedure, questo Coordinamento ha dimostrato una netta contrarietà, non pregiudiziale ma basata su osservazioni puntuali, serie, regolarmente presentate. Non intendiamo qui ritornarci sopra (chi vuole può trovarle sul nostro sito

www.unaltrolido.com

 assieme a molte altre notizie e commenti).

Prendiamo atto invece che il Sindaco ha assecondato il Commissario, facendosi forte della sua debolezza, sulla base dell’asserzione cioè che tutto era stato impostato irrevocabilmente dalla precedente amministrazione, che non approvare tutti i progetti ora e non chiudere ora la vendita dell’ex ospedale al mare, significava mettere in crisi il bilancio comunale, significava sforare il patto di stabilità e…  mandare a casa questa amministrazione.

Non ne siamo convinti, non solo perché il contratto preliminare di vendita siglato a fine 2010 è stato secretato, ma perché tutti gli introiti della vendita dovrebbero andare a beneficio delle spese per il nuovo palazzo del cinema e dei congressi (ora prevedibilmente ridimensionate) e non di altre linee di spesa del bilancio comunale. Ma soprattutto perché, alla fine, il conto che l’isola del Lido dovrà pagare per un Surrogato del Nuovo Palazzo del Cinema e dei Congressi sarà altissimo in termini di stravolgimento e consumo del territorio (solo per il porto: un bacino da 500.000 mq; un imbonimento di 200.000 mq; edifici per alberghi e servizi commerciali e vari per 25.000 mq di superficie lorda).

In nome della trasparenza e della partecipazione che dovevano caratterizzare il Suo mandato, chiediamo al sig. Sindaco, di rendere pubblici tutti i pareri tecnici che gli uffici comunali hanno elaborato in ordine a quanto posto all’esame della conferenza di servizi. In nome della chiarezza dei comportamenti degli eletti rispetto agli elettori, chiediamo ai Consiglieri Comunali e della Municipalità di Lido e Pellestrina di esprimersi ciascuno nel merito: se/in che modo essi hanno effettivamente potuto dare l’indirizzo o parere che per scelte di tale portata sarebbe certamente prerogativa del rispettivo Consiglio e se personalmente condividono l’approvazione dei suddetti progetti.

Coordinamento delle Associazioni Ambientaliste del Lido

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