IL MISTERO DELL’AMIANTO AL LIDO DI VENEZIA

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Come è noto, per la costruzione del fantomatico Nuovo Palazzo del Cinema al Lido di Venezia sono stati già spesi 40 milioni di euro di danaro pubblico (sperpera tu, che sperpero anch’io!!!) senza che si sia approdato a nulla, è stata abbattuta una pineta storica, si è scavato un enorme cratere (il nostro Ground Zero), poi i lavori sono stati interrotti con la scusa che sarebbe stato trovato dell’amianto in profondità e che non ci sono più soldi per bonificare la zona. Sul mistero dell’amianto del Lido copio-incollo l’intervento dell’architetto Claudio Gera apparso nel sito:  www.granviale.it:

«Ed ora siamo alla Commissione di inchiesta per il pasticcio del nuovo Palazzo del Cinema. Io più che di pasticcio parlerei di bidone alla collettività. Più passa il tempo più mi convinco che la realizzazione di quell’opera era soltanto un grimaldello per aprire porte che altrimenti sarebbero state inviolabili. Non so chi abbia suggerito di inserirlo tra le famose opere da completare per le celebrazioni dei 150° anniversario dell’unità d’Italia, ma questa prima mossa valse la nomina del Commissario rimasto anche quando il Palazzo venne “degradato” a semplice opera pubblica, quindi non più celebrativa. Ma le procedure anomale sono continuate imperterrite e gli interventi al Lido, nonché i compiti del Commissario  si sono allargati a dismisura. E cosi al Palazzo del Cinema è stata aggiunta la “riqualificazione” dell’intera isola. Ville in zone vincolate (Malamocco, Parco del Hotel Des Bains), condomini in aree da sempre mantenute a verde (Parco delle Rose, La Favorita), lungomari, spiagge, darsena a S. Nicolò ecc. Tutto approvato a tempo di record, nonostante le proteste della popolazione e nonostante siano state ritenute corrette alcune osservazioni portate da varie associazioni e personaggi politici, sia per la Darsena che per altri interventi, ma completamente ignorate dalla Conferenza dei Servizi totalmente prona, in ogni suo componente, alle richieste del Commissario, al quale pare non si possa dire di no a niente. Trattamento invece riservato ai comuni mortali anche per opere insignificanti. Un po’ come il bere per dimenticare, per ritrovare se stessi. Di tutti questi progetti venne avviato solo il cantiere del Palazzo del Cinema, dopo la controversa svendita dell’Ospedale al Mare, ma immediatamente ridimensionato per motivi economici e poi definitivamente bloccato per la scoperta, durante gli scavi, di amianto nel sottosuolo. Sulla presenza dell’amianto, almeno nelle quantità denunciate, c’è da rimanere quantomeno perplessi. Quell’area mi risulta immutata, vado a memoria da almeno 50 anni e forse anche di più. La sua ultima grande manomissione avvenne in occasione della costruzione degli esistenti Palazzo del Cinema e Casinò nel 1937-38. Il cemento-amianto (il famoso Eternit) fu inventato in Austria nel 1901 e prodotto dal 1903, ma solo nel 1933 vennero commercializzate le lastre ondulate per le coperture, uno dei suoi utilizzi più diffusi. Ora che, soltanto pochi anni dopo l’esordio, (la pineta abbattuta sotto la quale sarebbe stato trovato l’amianto era stata piantumata nel 1941) di quello che rappresentava una vera  e rivoluzionaria novità tecnologica, ci fosse già chi lo interrava per disfarsene nella deserta, all’epoca, isola del Lido, suscita più di qualche dubbio e curiosità. C’è da chiedersi, come minimo, in quale periodo sarebbe stato interrato tutto quell’amianto che ha bloccato la costruzione del Palazzo. Giova ricordare che l’amianto, nonostante fin dal 1962 fosse nota la sua pericolosità, venne bandito nel nostro Paese soltanto nel 1992 e prodotto nonostante la legge fino al 1994 e che solo da quelle date, visti gli elevati oneri per lo smaltimento, più di qualcuno lo nasconde o lo butta dove capita. Non è quindi il caso dell’amianto lidense che era lì non si sa da quando. Sicuramente da prima del 1992. La cosa merita un approfondimento perché non vorrei fosse la scusa per non realizzare un’opera che in fin dei conti non voleva e non vuole nessuno ma che è servita solo per farsi approvare i progetti per le cosiddette Grandi Opere, che a mio avviso alla fine sarà una sola Grande Opera: la Darsena di San Nicolò. Io credo che questo alla fine era l’unico loro vero obiettivo. Dicono che sarà grande come la Giudecca, la più grande del mediterraneo, con un migliaio di posti barca di tutte le dimensioni, e questo sì garantirà agli investitori, per decenni, notevoli vantaggi economici, mentre le ville,  i condomini e tutte le altre opere minori (perché rientrino tra le Grandi Opere lo sanno solo loro), una volta vendute esauriranno il loro compito: un parziale finanziamento della Darsena. E pensare che all’inizio della vicenda tutti i politici che sponsorizzavano gli investimenti al Lido parlavano di rilancio dell’Isola, di forti ricadute occupazionali per i figli dei residenti. Sì, custodi di barche, dimostrando ancora una volta quanto sconosciuta sia per loro la comunità che pretendono di amministrare, le sue componenti socio culturali, gli studi che intraprendono gli abitanti del Lido, le loro aspirazioni. arch. Claudio Gera. »

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  1. Spero di potermene andare da questo posto infernale prima possibile… Ci sono nato e ci vivo da trent’anni:mi ha sempre disgustato e mi disgusta sempre più, maggioranza della popolazione compresa.
    L’ignoranza ed il provincialismo dilagano, il terreno più è che fertile per speculatori della peggior specie, vedansi i vari imprenditori edili arrivati dal sud a riciclare il loro sporco denaro. Costruiscono palazzine, distruggono la poca bellezza ormai rimasta… Organizzano manifestazioni per assicurarsi il consenso della popolazione (per, vedrete, entrare in politica entro qualche anno).

    SVEGLIATEVI!

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