MANIFESTAZIONE A PUNTA DELLA DOGANA E TERZO INTERVENTO DI SILVIO TESTA

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(Riuscita manifestazione degli ambientalisti veneziani oggi pomeriggio a Punta della Dogana contro le maxinavi da crociera in laguna. E’ intervenuto anche ilgiornalista Silvio Testa, di cui riportiamo sotto un nuovo intervento)

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DAL GAZZETTINO DI DOMENICA 18 DICEMBRE

Alla luce del dibattito che si è acceso negli ultimi mesi in città sul crocerismo, l’intesa raggiunta mercoledì tra il sindaco, Giorgio Orsoni, e il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa, è la peggiore che si potesse immaginare. Il Comune, infatti, si è appiattito sulle posizioni del Porto, cedendo su tutto e rimandando a studi e a ambigue valutazioni future le contropartite che, nel caso del cosiddetto “senso unico” Malamocco – Marittima – Lido, di primo acchito appaiono perfino peggiori del male che si vorrebbe non eliminare ma ridurre, portando direttamente nel cuore della città il Canale dei Petroli, responsabile della devastazione del bacino centrale della laguna. Quello che i tecnici ormai chiamano “il cratere”. C’è però di peggio, ovvero il colpo di grazia alla laguna: è il punto tre dell’intesa. Non è un generico riferimento a futuri ormeggi diversi dalla Marittima “predisposti a rispondere alla evoluzione tecnologica e organizzativa della tipologia di navi”. Si tratta, invece, del precisissimo progetto inserito nel Piano di Sviluppo dell’Autorità portuale che la Venezia Terminal Passeggeri chiama Marittima 2: ovvero lo scavo di una enorme banchina a “U” in Cassa di Colmata A, a ridosso di Fusina, per l’ormeggio temporaneo di tre navi da crociera di nuova generazione. Quelle da 350 e forse più metri. L’attuazione del progetto è già prevista nel Piano territoriale regionale di coordinamento. O il sindaco non sa cosa ha firmato, ed è grave, oppure Costa e Orsoni non hanno neppure avuto il coraggio di chiamare le cose col loro nome, che è peggio. L’accordo ha riconfermato la destinazione della Marittima a attracco delle grandi navi, non sei come ora ma nove dato che una settima banchina è in allestimento e altre due verranno liberate nel 2013 per il trasferimento dei traghetti a Fusina. I condomini del mare continueranno a transitare in Bacino San Marco, riducendo, ma non eliminando quelli che Costa chiama i “fastidi” delle grandi navi: cioé inquinamento, problemi idrodinamici, rumori, vibrazioni, rischio di incidenti. Al riguardo, l’obiettivo dell’intesa è “emissioni zero”, con la valutazione in tre mesi dell’impatto croceristico: ma in tre mesi non si fa nessuno studio. Vuol dire che si rileggeranno solo gli studi già esistenti, che hanno dei buchi incredibili: non c’è nulla sulle pressioni subacquee sulle rive, nulla sugli idrocarburi policiclici aromatici, nessuna indagine epidemiologica sui tumori ai polmoni e alle alte vie di cui Venezia ha il primato, nulla sull’inquinamento elettromagnetico da radar. Senza contare che tutti gli studi hanno il “piccolo” difetto di essere di parte, commissionati dal Porto. Il Cnr ha prodotto due studi sul “moto ondoso”, uno su incarico dell’Autorità portuale, l’altro richiesto dal Comune, e i risultati divergenti la dicono lunga sul peso della committenza! Dell’ipotesi di un avamporto in mare per le navi da crociera, evocato anche dallo stesso ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, non si è neppure parlato, rinunciando così anche solo a valutare una soluzione che potrebbe dare una risposta radicale al pericolo delle grandi navi favorendo la possibile inversioone del degrado della laguna. Perché il Magistrato alle Acque non è stato incaricato anche di questo studio di fattibilità? Non si sa come portare a terra due milioni di passeggeri? Ma appunto lo si studi, vivaddio! Alla fine, nessuno si è posto una semplice domanda sulle crociere: davvero le vogliamo? La domanda sembra paradossale, ma la realtà è che nessuno ha mai fatto una vera analisi dei costi e dei benefici, e il risultato non sarebbe così scontato. E se sì, quante? Dobbiamo continuare ad accettare che se domani un tour operator cinese si sveglia male dopodomani ci arrivano in città dieci navi in più, oppure stabiliamo noi quante navi e soprattutto quanti turisti Venezia può sopportare? In altre parole, dobbiamo definire una soglia di sostenibilità turistica complessiva e all’interno di questa soglia assegnare una quota invalicabile anche alla portualità: non può essere che a Venezia arrivino sette o nove o domani dodici condomini galleggianti contemporaneamente e che in un giorno scarichino 35 – 40mila turisti in più rispetto alle migliaia che già ci sono, come è successo la scorsa estate, ma per Costa e Orsoni evidentemente sì.
    

  Silvio Testa
     
  

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