QUANDO DUE ATTILA SONO PEGGIO DI UNO

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Un intervento di RENZO SCARPA sul Gazzettino di oggi:

Giovedì 22 Dicembre 2011,
“Trasferire il porto passeggeri, realizzando un nuovo waterfront di terraferma, pensando Porto Marghera come cuore della trasformazione della città dei prossimi decenni, costruendo qui un parte della new city del Veneto del direzionale, del terziario, del terminal crocieristico, della nautica diportistica.” Queste sono le testuali parole che si possono leggere nella sezione “Ambiente, Territorio, Qualità Urbana” delle Linee Programmatiche di mandato 2010-2015 presentate dal Sindaco Orsoni al Consiglio Comunale il 19 Luglio 2010. Il Consiglio ha recepito e approvato quegli impegni strategici che comportavano una visione finalmente innovativa dell’uso della Città e della sua Laguna. L’allontanamento delle navi turistiche dalla Città Storica, la destinazione del Canale dei Petroli a traffici che non necessitavano di ulteriori scavi, il ricupero, a nuove attività compatibili, di una parte della Città Nuova (Marghera) compromessa da decenni di sfruttamento intensivo e inquinamento spaventoso. Nessun accenno a nuovi canali, proprio perché non ce n’era bisogno. E’ passato meno di un anno e mezzo da quella data, ma quelle buone intenzioni si sono stemperate in un accordo tra Sindaco e Autorità Portuale che dice tutt’altra cosa e che parla di impossibilità, per ragioni di sicurezza, di mettere altro traffico nel canale Malamocco-Marghera, e di mantenimento del traffico passeggeri quale “ultima testimonianza, a Venezia, di quelle attività marittimo portuali costitutive della grandezza della Serenissima”. Ci sarebbe almeno da eccepire che all’epoca della Serenissima era la città ad essere più grande delle navi ed oggi l’esatto contrario. E tutto perché i turisti devono poter guardare dall’alto la Città e, assieme ai monumenti, anche i suoi abitanti, persino quando sono seduti al cesso. Il documento, parla anche di “realizzazione di un accesso agli accosti di San Basilio-Marittima che riduca la necessità di passaggio delle navi da crociera in bacino di San Marco”. Insomma, quel canale sul tracciato del Canale di S. Angelo che consentirebbe il “senso unico”: ingresso dagli Alberoni e uscita da S.Nicolò, o viceversa. Il medesimo canale che qualcuno dice sia stato studiato dal prof. Luigi D’Alpaos, anche se di questo lavoro, sembra si sia persa ogni traccia (un ordine, una fattura, un pagamento). Ma, al di là degli studi, veri o falsi che siano, si tratta del prolungare il Canale dei Petroli così da farlo arrivare direttamente nel cuore della Città e, conseguentemente, del definitivo affermare che è la Città ad essere di proprietà del Porto e non viceversa. Sono Venezia e la sua Laguna, ancora una volta, ad esser messe a disposizione degli interessi economici. Ancora una volta le ragioni di un territorio e di un popolo vengono tenute lontane dal momento e dal luogo del fare, di loro ci si preoccupa soltanto per “minimizzarne gli eventuali fastidi”. C’è da restarne sbigottiti. Certo, solo gli stupidi non cambiano mai idea, ma un minimo di coerenza con quanto dichiarato poco più di un anno fa lo si può legittimamente pretendere. Il Consiglio Comunale lo può legittimamente pretendere. La Città lo può legittimamente pretendere. Per il resto, quando succedono questi casi, per esprimere il massimo del danno ambientale, si usa il termine di Attila per individuare il presunto colpevole. Forse da oggi dovremo ricordare che due Attila sono peggio di uno.
      Renzo Scarpa
     
     
Consigliere Comunale
     
      Venezia
     
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Una risposta »

  1. Caro Renzo,
    amministratore PAGATO dalla pubblica amministrazione anche con le mie tasse, sinceramente, te lo dico da VENEZIANO che mantiene la propria famiglia grazie all’arrivo delle navi bianche:
    VAI A FARE LA CACCA ma non dimenticarti mai delle idiozie che scrivi.

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