LA MADRE DELLE PROBLEMATICHE VENEZIANE

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(Tipico elefante di barena)

DAL GAZZETTINO DEL 4 GENNAIO 2012

“Il tema della violenta trasformazione della laguna di Venezia in un porto per mastodontiche navi da crociera si aggancia da un lato a quello di una sempre più assatanata caccia ai profitti immediati, dall’altro a quello della tragica dimenticanza di un dovere fondamentale: tramandare alle generazioni future il tesoro che ci è stato consegnato dalle precedenti. Per fortuna l’attenzione della stampa nazionale e internazionale continua a salire, perché Venezia è amata in tutto il mondo e giustamente considerata patrimonio dell’umanità. Data l’insipienza degli amministratori veneziani, non resta che confidare in una decisione presa a livello internazionale, che ci costringa al rispetto dell’equilibrio idro-geomorfologico della laguna. A tal fine, vorrei segnalare un passo da un documento di Armando Danella: «Mi preme qui affrontare però la questione che al limite essa sola potrebbe giustificare la stesura di una nuova legge speciale: la questione della laguna, la madre delle problematiche veneziane. Il riequilibrio idrogeologico e morfologico della laguna per contrastare il processo erosivo e la perdita di sedimenti fini nello scambio mare laguna. Nell’ambito di un Piano Generale degli Interventi del sistema lagunare veneziano che prevede direttive, indirizzi, prescrizioni con piani e programmi settoriali, il piano di riassetto morfologico della laguna deve essere sovrastrutturato rispetto a qualsiasi altro piano. Si deve bloccare ed invertire il drammatico processo erosivo in corso della laguna riportando al centro delle azioni il suo riequilibrio idraulico e morfologico relegato fino ad oggi in una colpevole subordinazione rispetto alle acque alte, al Mo.s.e. E assegnare questa centralità della laguna nella salvaguardia significa che tutti quegli altri interventi di natura socio-economica e materiali devono sempre e comunque rapportarsi con il riequilibrio idrogeologico e morfologico e venire abbandonati se la loro incidenza dovesse rivelarsi in contrasto con tale equilibrio. Per verificare che il riequilibrio idrogeologico e morfologico della laguna sia veramente al centro delle nostre azioni, deve crearsi una sorta di nulla osta, benestare, certificazione, alta sorveglianza affinché gli interventi che a qualsiasi titolo si effettuano in laguna non possano contrastare in alcun modo il ripristino del riequilibrio idraulico.» Concludo citando le parole di Silvio Testa, l’autore di “E le chiamano navi”: «Ogni ragionamento sulla portualità veneziana dovrebbe partire dalla risposta a una semplicissima domanda: è il Porto a servizio della comunità o è la comunità a servizio del Porto? La risposta sembrerebbe scontata ma non è così perché la storia degli ultimi anni dimostra che il Porto è sempre cresciuto secondo logiche autoreferenziali, facendo i suoi piani e i suoi progetti di sviluppo magnifico e progressivo senza mai tenere conto della città e della laguna.»

Lucio Angelini, Lido di Venezia

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