LETTERA AL PRESIDENTE MONTI

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COMITATO NO GRANDI NAVI – LAGUNA BENE COMUNE

Al presidente del Consiglio dei ministri
Sen. Mario Monti

Gentile presidente,
chi Le scrive è il Comitato NO Grandi Navi – Laguna Bene Comune che si è costituito in Venezia per dare una voce unitaria alle tante persone e alle tante associazioni che da anni – da ben prima della tragedia del Giglio – si battono per dare un freno a un crocerismo la cui cifra principale è il crescente gigantismo, incompatibile con Venezia e con la sua laguna. Non ci dilunghiamo: crediamo che Lei conosca la questione e che sia al corrente della mobilitazione cittadina contro le grandi navi, delle manifestazioni che la scandiscono, delle proteste di tanti cittadini e delle associazioni ambientaliste, locali come la nostra o nazionali e di grande prestigio come Italia Nostra o il Fai. Grandi giornali nazionali e trasmissioni televisive ne hanno dato notizia; già quasi 5.000 cittadini hanno firmato in poco più di 20 giorni una petizione che al primo punto chiede l’estromissione delle navi incompatibili dalla laguna.
Il Suo Governo ha affrontato il problema in un modo che francamente non ci piace. Il decreto 2 marzo 2012 dei ministri Corrado Clini (Ambiente) e Corrado Passera (Infrastrutture) vieta il transito delle navi oltre le 40.000 tonnellate di stazza lorda in Bacino San Marco, ma ne rimanda l’applicazione al momento imprecisato dell’esistenza di un’alternativa al passaggio nel cuore della città. Al momento, l’unica alternativa nota è quella messa sul tappeto dall’Autorità Portuale, ovvero lo scavo del piccolo canale Contorta Sant’Angelo per permettere alle grandi navi di raggiungere comunque la Marittima passando alle spalle della città ed evitando il passaggio per il Bacino, ma molti cittadini (noi tra questi) e scienziati di chiara fama la ritengono un rimedio peggiore del male. La giudicano il colpo di grazia a una laguna dissestata da un secolo di pesanti interventi per adattarla alle esigenze di una portualità via via incompatibile nei numeri e nella dimensione delle navi. E’ solo su questa alternativa, però, che il Suo Governo sta lavorando.
La vera alternativa, signor presidente, è cambiare modello, smettere di devastare la laguna per piegarla a un gigantismo che serve solo alle compagnie da crociera ma non certo alla città, riportare il crocerismo a un livello di sostenibilità con navi che per stazza, dimensioni, dislocamento, pescaggio, siano compatibili con la città e con la laguna; che non inquinino, usando carburanti molto più puliti di quanto non avvenga ora (il Parlamento europeo nel varare a fine maggio l’ultima direttiva sui carburanti marittimi ha valutato che in Europa muoiano ogni anno 50.000 persone per l’inquinamento prodotto dalle navi).
Le navi compatibili potranno tranquillamente continuare ad arrivare in Marittima, nel numero che verrà definito da una seria valutazione sulla complessiva capacità di Venezia di reggere una pressione turistica forse già oltre il livello di guardia. Le altre, se altre se ne vorranno, dovranno restare fuori dalle bocche di porto, e su questo “fuori” ogni discorso è aperto. Solo così sarà possibile avviare davvero quel recupero morfologico della laguna che tutte le leggi speciali per Venezia inutilmente prescrivono da decine d’anni.
Signor presidente, ricordiamo che all’indomani dei gravi incidenti avvenuti in Val di Susa, il ministro Passera dichiarò che si doveva cambiare l’approccio al territorio, che sui grandi progetti bisognava coinvolgere fin dalle prime fasi le comunità locali, come avviene in Francia, ma i nostri appelli agli organi periferici dello Stato e agli stessi ministri sono rimasti inascoltati. Nessuno conosce le ragioni di quel limite “di sicurezza” delle 40.000 tonnellate, nessuno sa a quale stadio sia il progetto di scavare il piccolo canale Contorta Sant’Angelo.
Abbiamo fatto riferimento alla convenzione di Aahrus, ratificata dall’Italia con la legge n. 108 del 2001, ma inutilmente, ed ora se costretti andremo avanti in sede europea. Ci ascolti, signor presidente. Sappiamo che venerdì prossimo 8 giugno sarà a Venezia per un importante convegno su temi economici: ci conceda un incontro, un brevissimo scambio di idee e di informazioni. Quando vuole, dove vuole.
Un’ultima cosa. Sappiamo che la sera di venerdì sarà a cena all’Hotel Monaco, una cena offerta ai convegnisti dalla Costa Crociere. Non le sembra, signor presidente, inopportuno accettare un invito così strumentalmente incoerente con il sentire che migliaia di cittadini veneziani stanno manifestando? Non le sembra, signor presidente, quasi una scelta di campo che forse sarebbe meglio evitare?
In attesa di un cortese cenno di riscontro, Le porgiamo i nostri più cordiali saluti,

Comitato NO Grandi Navi – Laguna Bene Comune

Silvio Testa
Portavoce del Comitato

Gian Antonio Stella per il “Corriere della Sera

È lecito stuprare la fragile bellezza di Venezia lasciando che venga penetrata da immense navi Disneyland quattro volte più grandi del Palazzo Ducale?
È ora di fissare delle regole, contro questa violenza. Tanto più dopo aver visto l’arrivo, ieri, della gigantesca «Divina». Un lussuoso grand hotel viaggiante lungo 333 metri: il doppio di piazza San Marco.

LA PROTESTA DEI VENEZIANI CONTRO LINGRESSO IN PORTO DELLE NAVI DA CROCIERA

LA PROTESTA DEI VENEZIANI CONTRO LINGRESSO IN PORTO DELLE NAVI DA CROCIERA

Conosciamo l’obiezione: più le navi sono grandi, più passeggeri portano. E dunque più turisti fanno shopping in giro per la città lasciando giù soldi. Ossigeno, in questi anni di crisi. Vero. Nel 2009, spiega nel libro E le chiamano navi Silvio Testa, «i passeggeri che si sono imbarcati a Venezia per le crociere sono stati 1.420.490 e nel 2010 1.598.616 con un incremento del 12%». Saliti l’anno scorso a 1.786.416, con un altro 10,5% di aumento.

VENEZIA - PALAZZO BALBI SUL CANAL GRANDE

VENEZIA – PALAZZO BALBI SUL CANAL GRANDE

Fatti i conti, sono sfilate avanti e indietro di fronte a San Marco 654 grandi navi da crociera, cui vanno aggiunti 341 traghetti di collegamento con la Grecia per un totale di 995 bestioni. Pari a quasi sei passaggi al giorno nella media annuale, con impennate in certi weekend dalla primavera all’autunno da brivido.

Prendiamo il Gazzettino del 24 luglio 2011. Titolo: «Venezia, lo sbarco dei 35 mila». Occhiello: «Invasione. In un solo giorno da undici navi scesi tanti crocieristi come mezza città». Una sintesi addirittura meno terrificante della realtà: la serenissima città (il «pesce» senza Murano, il Lido, Burano e Mestre) è ormai scesa in realtà sotto i 59 mila abitanti. E l’orda allegra, chiassosa e accalcata di turisti che sbarcano dagli enormi «vacanzifici» galleggianti non si sparpaglia da Dorsoduro a Sant’Elena. Vanno tutti ad allagare in massa le calli fra Rialto e San Marco.

Portano soldi? Sicuro. Come racconta Testa, il presidente della Venezia Terminal Passeggeri Sandro Trevisanato sostiene «che le navi da crociera arricchiscono tutta la città, che il porto garantisce un indotto diretto (230 milioni di euro spesi in città dai passeggeri) e indiretto (il complesso delle attività economiche innescate dal crocierismo) di quasi 500 milioni di euro l’anno».

LA NAVE MSC DIVINA ENTRA NEL PORTO DI VENEZIA

LA NAVE MSC DIVINA ENTRA NEL PORTO DI VENEZIA

Denaro benedetto, con l’aria che tira. Va da sé che appena il consigliere comunale Beppe Caccia ha proposto di imporre una «city tax» sottolineando mesi fa che il passaggio di navi in un certo giorno di gran traffico aveva prodotto «l’equivalente in emissioni di 20 mila auto nel canale della Giudecca», il presidente di Vtp è scattato come una molla: «Non sono contrario in via di principio a un contributo anche per i passeggeri delle navi, ma il Comune deve agire con prudenza o invece di mungere la vacca, la ammazza».

Il fatto è che questa vacca spropositata, mentre offre qualche consolazione all’Italia in crisi che certo non ci sogniamo di mettere a rischio, sta diventando sempre più invadente in un ambiente fragile come la laguna dove l’acqua ha una profondità media di un metro e 10 centimetri.

VENEZIA BASILICA DI SAN MARCO FOTOCROMIA DEL

VENEZIA BASILICA DI SAN MARCO FOTOCROMIA DEL

Al punto che, siccome certi giorni gli immensi grand hotel galleggianti non riescono a starci tutti sulle banchine della «Marittima» alla fine delle Zattere, qualcuna è costretta ad attraccare in Riva dei Sette Martiri, «a un tiro di sasso dalle case, i motori accesi giorno e notte: vibrazione, fumi, un rumore incessante, inquinamento elettromagnetico che dirada sempre in funzione, televisioni oscurate, una delle passeggiate più belle del mondo chiusa da immense muraglie di ferro».

 

Di più: il business della crociera è talmente cresciuto negli anni che anche dopo il trasloco previsto nel 2013 dei traghetti in un nuovo terminal a Fusina, gli operatori chiedono ancora banchine e banchine e banchine. In un accumulo di progetti che prevede tra l’altro lo scavo di un nuovo canale, drittissimo, larghissimo, profondissimo, capace di accogliere quei bestioni sempre più grandi, più grandi, più grandi. A costo di creare un altro canalone che porterebbe dentro ancora più acqua dal mare.

Di più ancora: se anche i numeri restassero quelli di oggi (magari!) nei prossimi venti anni ci sarebbero nel bacino di San Marco 26.160 passaggi avanti e indietro di navi da crociera sempre più smisurate. Mettiamo anche che per 26.160 volte non ci sia mai un Francesco Schettino che voglia farsi bello sfiorando la riva più celebre del pianeta fino a schiantarsi. Mettiamo che per 26.160 volte non ci sia un errore di manovra come quello capitato alla nave passeggeri tedesca Mona Lisa (200 metri di lunghezza) che il 12 maggio 2004 si incagliò a pochi metri dalla Riva degli Schiavoni.

Mettiamo che per 26.160 volte non ci sia un’avaria ai motori come quella che il 23 giugno dell’anno scorso fece finire la nave granaria turca Haci Emine Ana contro i cantieri del Mose alla bocca di Malamocco. Mettiamo insomma che vada tutto sempre bene: ne vale la pena?

Per niente, risponde il comitato «No grandi navi» che contesta il peso schiacciante di un certo tipo di turismo sulla città del Canaletto e di Vivaldi. Per niente, concordano tutti gli ambientalisti. Per niente, accusa il Fai che per bocca di Giulia Maria Mozzoni Crespi ha pronunciato ieri parole durissime contro «un tale crescendo di devastazione, che sfida in modo protervo le sorti di Venezia e della sua laguna, quando si potrebbe mantenere un crocierismo che rispettasse livelli di sostenibilità con navi non inquinanti, dalle stazze, pescaggi e dislocamenti compatibili con la delicatezza dell’ambiente lagunare».

GIULIA MARIA MOZZONI CRESPI - copyright Pizzi

GIULIA MARIA MOZZONI CRESPI – copyright Pizzi

Parole di fuoco, parole d’oro: davvero «tutti» hanno il «diritto» di alluvionare Venezia? Senza alcun limite? Anche se sono troppi? Anche se arrivano su navi esageratamente grandi? La città che da sempre tocca il cuore di ogni ospite («Scivolammo dolcemente dentro il Canal Grande e sotto i morbidi raggi della luna la Venezia della poesia e dei tanti racconti riapparve e ne fummo ammaliati…», scrisse Goethe) è fragile e delicata come un merletto.

Che senso ha entrarci su terrificanti bestioni lunghi il doppio delle Procuratie Vecchie e più alti del Leone che svetta sulla colonna che domina il molo? Che senso ha per i visitatori guardare dai ponti più alti di quei bastimenti una città nata per andare a piedi o scivolando sull’acqua?

Nessuno al mondo si sogna di pretendere che centomila persone abbiano il «diritto», neppure pagando, di sedersi insieme per un concerto alla Scala: non ci stanno, punto. Né che un milione di tifosi abbiano il «diritto», neppure pagando, di assistere insieme dentro a uno stadio alla finale dei mondiali di calcio: non ci stanno, punto. Allora perché Venezia dovrebbe rassegnarsi a essere invasa, così, a capriccio, senza un tetto invalicabile, da milioni di turisti?

Quanto al terrore che «scappino da altre parti», ma per favore! Può andarsene in Cina un calzaturificio, andarsene in Romania una vetreria industriale, andarsene in India un’impresa metalmeccanica. Ma c’è una sola Venezia, al mondo. Una. E l’abbiamo noi. Anche se, forse, immeritatamente. 

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