Archivio mensile:giugno 2013

STRALCI DI DOCUMENTI SULLE GRANDI NAVI

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Le Associazioni: AmbienteVenezia, Medicina Democratica, Associazione Gabriele Bortolozzo, NOMOSE con gli interventi di Armando Danella e Luciano Mazzolin nel corso delle audizioni delle Commissioni Consiliari del Comune di Venezia il 28 giugno hanno ribadito quanto segue :

Sull’estromissione delle navi da crociera dalla laguna di Venezia e su un nuovo tipo di portualità esistono prese di posizione e proposte avanzate da alcune associazioni e comitati in questo ultimo decennio che condividiamo . Riportiamo alcuni stralci di documenti :

da “Appello all’UNESCO per la salvezza di Venezia mediante interventi efficaci e sostenibili alternativi al MoSE “ del Comitato “Salvare Venezia con la laguna” datato 16 novembre 2002

dopo aver espresso alcune considerazione su progetto MoSE vengono elencate alcune alternative al MoSE efficaci e sostenibili, in grado di difendere la città dalle acque alte e di riequilibrare e risanare la laguna…..

al punto 3) si dice “ Estromettendo il traffico petrolifero dalla laguna, come prescritto fin dal 1973, e costruendo un avamporto fuori della bocca di porto del Lido per le grandi navi da crociera, si potrebbe garantire la portualità, ridurre ulteriormente la profondità delle bocche di porto e dei canali portuali, consentendo così un ulteriore riequilibrio idrogeologico della laguna e abbattendo sostanzialmente le “acque alte”.

Queste azioni e gli altri essenziali interventi…… (…..)…. possono finalmente arrestare e invertire il dissesto e il degrado della laguna, eliminandone le cause. “

Il documento si chiude con la firma del Comitato “Salvare Venezia con la laguna” e con l’elenco delle Associazioni che aderiscono e lo compongono: WWF; Italia Nostra;VAS; Sinistra Ecologista; Medicina Democratica; Camera del Lavoro Metropolitana/CGIL-Venezia; Associazione Airis; Associazione Rocchetta per la difesa dei Murazzi; Circolo Margaret Thatcher, Comitato Certosa e S.Andrea; Ecoistituto del Veneto Alex Langer; Estuario Nostro; Gruppo per la difesa del Litorale Cavallino; Gruppo Salvaguardia Ambiente “La Salsola”.

Dalla Petizione Popolare Contro il Progetto MoSE sottoscritta da 12.600 persone e presentato a tutte le istituzioni nazionali e alla Commissione Petizioni del Parlamento Europeo a Febbraio del 2006…. Tra le proposte alternative e gli interventi si proponeva: …Creare l’alternativa al passaggio delle grandi navi a S.Marco (avamporto galleggiante a mare e/o terminal a Fusina) ridurre la dimensione ambientalmente devastante del canale dei petroli, estromettendo il traffico petrolifero dalla laguna con un sistema a boa galleggiante in Adriatico per l’attracco delle petroliere.

Dal documento “ecco La Citta’ e il territorio che vogliamO” che viene presentato in diverse occasioni dal marzo 2010 ad oggi dalle associazioni: AmbienteVenezia; Medicina Democratica, Associazione Gabriele Bortolozzo, NOMOSE

Riportiamo solo la prima parte del documento :

Venezia e la laguna sono un bene comune del mondo intero e non una merce e come tale va sottratto alla privatizzazione ed a ogni speculazione. Per la salvaguardia della laguna, oggi soggetta ad un drammatico processo erosivo, che le opere del MoSE rischiano di rendere irreversibile, va redatto un nuovo piano per un riequilibrio idrogeologico e morfologico che inverta i processi in atto che altrimenti a breve la trasformeranno in un braccio di mare.

Il Parco dell’intera laguna potrebbe esserne lo strumento di gestione attiva.

L’attività e lo sviluppo portuale, in un sistema di rete con gli altri porti dell’alto Adriatico in virtù di una selezione dei traffici e delle carattersiche-dimensioni degli scafi, vanno sempre rapportati con il riequilibrio lagunare. Navi crociera, petroliere, porta containers, molte delle quali con stazze già incompatibili con la laguna, diventeranno sempre più grandi e non possono più attraversarla perché richiedono lo scavo di canali che aumenteranno l’erosione e distruggono la morfologia dei fondali.

In un quadro di differenziazione portuale delle tre bocche ( Lido passeggeri, Malamocco commerciale , traghetti ,Chioggia pescherecci ) è auspicabile la realizzazione di un sistema di strutture a mare con basso impatto ambientale per quelle navi che richiederebbero profondità di canali incompatibile con l’equilibrio lagunare ( un apposito terminal passeggeri in prossimità della bocca di Lido e boe galleggianti a mare con collegamento pipelines per petroliere e gasiere evitando così attraversamenti lagunari pericolosissimi ).

(…….)

Ed ora parliamo del progetto De Picccoli

Il progetto De Piccoli per una nuova struttura portuale nella Bocca di porto del Lido è stato formalmente presentata alle autorità competenti ;

– è stato presentato durante un incontro pubblico il 31 gennaio 2013 a San Lorenzo dove Cesare De Piccoli ha illustrato al Comitato NoGrandiNavi – Laguna Bene Comune il suo progetto;

– è stato presentato il 1° giugno in un’assemblea pubblica organizzata dal Gruppo Misto nella sede del Comune di Venezia;

– è stato presentato il 20 giugno alle Commissioni Consiliari del Comune di Venezia che stanno affrontando il problema delle grandi navi

Come è stato sottolineato in tutte queste presentazioni pubbliche si tratta di uno studio di prefattibilità. Riteniamo che sia il progetto che si avvicina di più a quanto le associazioni chiedono da diversi anni; riteniamo inoltre che può essere migliorato ed integrato con proposte ed idee che lo rendano ancora più compatibile con l’ambiente.

I punti di forza di questo progetto sono:

E’ l’unico progetto tra quelli presentati che permette di tenere fuori dalla laguna le navi da crociera

Poiché la nuova struttura portuale è esterna (lato mare) e del tutto indipendente dalle strutture del MoSE, sarebbe possibile ridurre i fondali della restante bocca di porto del Lido (lato laguna) e dei canali portuali , consentendo così un ulteriore riequilibrio idrogeologico della laguna e abbattendo sostanzialmente le “acque alte”

La struttura portuale è totalmente fatta con moduli prefabbricati (zatteroni in acciaio/vetro autoaffondanti) che si posano sul fondale e che possono essere rimossi senza alcun problema; rispondono quindi al requisito della Reversibilità

Sulla struttura è prevista la produzione di energia da fonti rinnovabili con il posizionamento di pannelli fotovoltaici su tutte le superfici dei tetti , il posizionamento di apparecchiature mini eolico e turbine in acqua per sfruttare le correnti e le maree ;

Nel nostro intervento del 31 gennaio abbiamo proposto a De Piccoli :

– di prevedere un sistema di fornitura di energia elettrica da terra (banchina) e tutte le navi attraccate per eliminare del tutto la produzione di inquinanti atmosferici e l’eliminazione del problema della rumorosità e vibrazioni . L’energia elettrica di cui hanno bisogno le navi è possibile fornirla direttamente dalle rete elettrica pubblica senza prevedere alcuna nuova centrale elettrica dedicata, (contrariamente a quanto afferma il Porto di Venezia) perché l’energia elettrica prodotta nell’area di Marghera è di gran lunga superiore rispetto alle richieste di consumo derivante dalla produzione industriale locale e dai consumi civili; le eccedenze di produzione elettrica prodotte in loco vengono da sempre inviate in rete nazionale e consumate ora in altre aree. (nella presentazione del 1° e del 20 giugno sembra che sia stato recepito in parte e si parla di collegare la struttura portuale con la centrale Mose dell’isola del Bacan )

Naturalmente per ridurre ulteriormente gli inquinanti prodotti dalle navi in fase di navigazione di avvicinamento o manovra abbiamo già chiesto e continuiamo a chiedere che vengano emanati ordinanze e norme che obbligano l’uso di carburanti con contenuti di zolfo inferiori allo 0,1% , l’applicazione della miglior tecnologia antiinquinamento e lo spegnimento obbligatorio di tutti gli apparati radar all’ormeggio ed in navigazione e manovra (a meno che non sia obbligato nelle giornate di nebbia) (nella presentazione del 1° giugno sembra che sia stato recepito tutto )

Per quanto riguarda le problematiche relative ai collegamenti acquei con l’aeroporto di Tessera e con Venezia ( riva 7martiri o altri punti cittadini) per evitare problemi di moto ondoso e di inquinamento atmosferico prodotto da natanti di collegamento con la nuova struttura portuale; anche altri interventi nell’incontro del 31 gennaio hanno proposto che vengano istituite e gestite linee pubbliche tramite ACTV con utilizzo esclusivo di mezzi ad alta capacita di trasporto di passeggeri (Catamarani di nuova generazione e/o di nuove motonavi e/o hovercraft)

Sottolineiamo che l’uso per il collegamento di centinaia di lancioni granturismo ventilata da alcuni a partire dalla Capitaneria di Porto è il maldestro tentativo di affossare il progetto e farne passare altri…..

Ribadiamo quanto detto anche in altre occasioni ….. per trasferire i croceristi in arrivo, partenza e in visita turistica a Venezia si possono utilizzare mezzi pubblici con alta capacità di trasporto passeggeri e ricordiamo solo alcuni numeri :

Una Motonave grande ……………….. può portare 1200 persone

Una Motonave piccola ……………….. può portare 400 persone

Un battellone tipo (Venezia 4 o Vignole) può portare 330 persone

Un Catamarano di ultima generazione può portare 350 persone

Il traffico derivante dall’uso di mezzi nuovi con queste capacità di trasporto sarebbe completamente differente agli scenari catastrofici ipotizzati …..

(nella presentazione del 1° e del 20 giugno sembra che sia stato recepito si parla infatti di utilizzare per il trasporto acqueo dei passeggeri motonavi grandi da 1.200 persone gestite da ACTV)

Si potrebbe pensare all’istituzione di linee pubbliche di collegamento che assorbano anche il traffico del pendolarismo e del turismo che oggi usa l’approdo di Punta Sabbioni con mezzi pubblici super affollati ed eliminando anche qualche centinaio di lance, lancioni e imbarcazioni varie (molte volte abusive) che trasbordano gruppi di turisti che arrivano dal litorale e che vanno a fare il tour turistico giornaliero a Venezia.

La rete stradale del Comune di Cavallino Treporti è sempre stata carente anche per le esigenze attuali e quindi deve essere rivista, ridisegnata e migliorata anche alla luce di un aumento di traffico derivante dai passeggeri che opteranno per i collegamenti via terra e per le forniture e approvvigionamento alle navi (queste ultime possono essere effettuate con viaggi notturni ed i camion dovrebbero essere in numero limitato); la costruzione della nuova struttura portuale alla bocca di porto e l’avvio delle procedure per la realizzazione della Treviso/Mare possono essere l’occasione per realizzare una nuova viabilità che soddisfi anche le esigenze di tutela ambientale e di sicurezza per le persone .

Complessivamente il progetto della costruzione di una nuova struttura portuale alla bocca di porto del Lido anche dal punto di vista occupazionale dovrebbe essere considerata un’occasione di aumento e di mantenimento di posti di lavoro si dovrebbero considerare inoltre anche i nuovi posti di lavoro temporanei (tre anni) per la costruzione e il posizionamento delle strutture portuali e la costruzione di nuove imbarcazioni dedicate ai collegamenti acquei che potrebbero essere fatti tutti nei cantieri navali veneziani e di Marghera ….. etc …. etc…..

Luciano Mazzolin di AmbienteVenezia

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Ecco anche il testo dell’intervento fatto da Armando Danella nella seduta delle COMMISSIONI CONSILIARI del Comune di Venezia AUDIZIONE ASSOCIAZIONI NO MOSE e AMBIENTEVENEZIA –

28 giugno 2013

Le associazioni NO MOSE ed AMBIENTE VENEZIA che rappresento in questa sede si sono sempre interessate a vario titolo dell’ambiente lagunare, della laguna come bene comune, laguna come bene collettivo, un bene che in quanto tale non può e non deve essere disponibile per interessi e tornaconti particolari.

Un territorio quello lagunare peraltro altamente tutelato anche dalla legislazione speciale per Venezia , quella vigente e quella presente nei vari disegni di legge recentemente depositati .

Parto da qui perché tutti devono avere la consapevolezza che ci troviamo in presenza di una drammatica situazione della laguna che, se non si ricorre ad urgenti rimedi, il processo erosivo in corso la trasformerà in breve tempo in un braccio di mare. E la salvaguardia di Venezia passa inevitabilmente attraverso la salvaguardia della sua laguna.

Regola generale dovrebbe essere che qualsiasi intervento in laguna deve non solo dimostrare che non produce erosione, non solo che arresti il processo di degrado, ma che crei anche le condizioni per invertire tale processo.

Il transito delle grandi navi crociera nei canali lagunari provoca in continuazione la sospensione di migliaia di metri cubi di sedimenti fini che privati della loro struttura colloidale vanno poi dispersi in mare attraverso le correnti di marea, alimentando così il processo erosivo.

La navigazione delle grandi navi crociera per la loro dimensione in termini di dislocamento, forma delle carene e pescaggio va correlata con i campi di moto locali riferiti ai fondali, alle scarpate ed ai bassifondi che affiancano i canali lagunari di percorrenza: è soprattutto da questa interazione che emerge l’incompatibilità tra queste grandi navi crociera e la ristretta sezione dei nostri canali lagunari. La grande nave crociera non regge con l’idrodinamica e la morfodinamica lagunare.

Sarebbe sufficiente solo questo elemento legato alla morfodinamica a giustificare l’allontanamento dalla laguna delle grandi navi crociera.

Naturalmente sono anche altri i fattori negativi ( quali inquinamento , sicurezza ecc) evidenziati e denunciati dal Comitato No Grandi Navi che impongono la fuoruscita delle grandi navi crociera dalla laguna.

E’ da tempo, molto tempo prima dei tragici incidenti dell’isola del Giglio e di Genova, che nell’ottica della fuoruscita dalla laguna delle grandi navi crociera si indicava come soluzione la collocazione del terminal crocieristico alla bocca del Lido.

Ed a noi sembra che il progetto De Piccoli nella sua elaborazione vada in quella direzione. Pertanto lo condividiamo, naturalmente con tutti i dovuti rigorosi approfondimenti e verifiche di legge che qualsiasi progetto di tale natura comporta. Progetto su cui non mi soffermo dal momento che lo stesso De Piccoli ha illustrato a queste commissioni e presentato alle autorità ministeriali competenti.

Tra l’altro va ricordato che anche il Comune di Venezia , all’epoca dei confronti con i progetti alternativi al Mo.s.e., considerava valida una simile soluzione per le grandi navi crociera. E questo progetto può anche avvalersi di quel valore aggiunto legato a studi effettuati allora sull’idrodinamica, lo scambio mare laguna, velocità di correnti ecc.

Inoltre risulta che anche il Comune di Mira propende per questa soluzione.

Per correttezza devo dire che questa indicazione di merito non è quella del Comitato No Grandi Navi di cui tutti noi siamo parte attiva ed integrante, perché esso sostiene l’allontanamento delle grandi navi crociera dalle laguna senza esprimersi sulla loro allocazione.

Un altro elemento che può interagire con le grandi navi crociera è rappresentato dalla profondità della bocca del Lido fissata dal progetto definitivo del Mo.s.e. a –12 metri. Non voglio in questa occasione ricordare la vertenza ancora aperta in Europa sul progetto Mo.s.e. ed in particolare sulla presenza della risonanza e dell’instabilità dinamica delle paratoie; vorrei però segnalare che quella quota di profondità al varco di S. Nicolò è stata decisa a suo tempo per garantire il transito di queste grandi navi crociera. Dal momento però che queste grandi navi non transiteranno (comunque ) per quella bocca , va rimosso quel vincolo della profondità riportando i fondali ad una quota ( -7 metri ) più funzionale al riequilibrio idromorfologico della laguna .

Detto questo sappiamo che per il transito delle grandi navi crociera, anche per ottemperare al decreto Clini-Passera, circolano, in aggiunta a quella di De Piccoli, altre ipotesi quali quelle dell’Autorità Portuale: canale Contorta, S. Maria del Mare, del Sindaco: Marghera ; tutte ipotesi progettuali ( non condividiamo ovviamente quelle proposte che non allontanano per niente le grandi navi crociera dalla laguna ) con vari gradi di conoscenza e con documenti allegati che al massimo si presentano allo stato di prefattibilità; e si sa che è in programma a Roma il 25 luglio una riunione ministeriale che affronterà la questione .

Noi chiediamo che l’argomento delle grandi navi crociera a Venezia rientri nelle normative del Codice dell’Ambiente di cui al decreto legislativo n. 152 del 2006 relativamente alle disposizioni in materia di Valutazione Ambientale Strategica ( VAS ), di Valutazione di Impatto Ambientale in sede statale ( VIA ), di Valutazione di Incidenza (VINCA ), di Autorizzazione Integrativa Ambientale ( AIA ), e che allo scopo vengano garantiti i relativi finanziamenti, anche ricorrendo per la copertura a quei 100 milioni di euro che il Cipe nel 2012 ha stanziato per il porto off-shore la cui fattibilità è ancora tutta da definire.

Chiediamo inoltre che nelle analisi articolate di confronto dei parametri ambientali e socio-economici tra le varie ipotesi dei sopraindicati progetti vengano tenuti nel debito conto e portati a conoscenza della cittadinanza per ogni progetto:

-la connessione esistente tra l’abnorme dimensionamento degli scafi ( dislocamento, pescaggio e stazza ) e la sezione dei canali navigabili interni alla laguna da rapportare con l’equilibrio idromorfologico dell’intera laguna;

-il grado di inquinamento atmosferico, delle acque ed elettromagnetico con la ricaduta sulla salute della popolazione, il grado di sicurezza a bordo per incendi, esplosioni e spandimento carburanti nonché il rischio di incidenti

-una analisi socio-economica sui costi-benefici che un’attività portuale crocieristica di tale natura attuale e di sviluppo rappresenta per la città, con particolare riguardo al dato occupazionale locale;

-la soglia del carico massimo turistico del crocierismo legata a quella complessiva e compatibile per la città di Venezia;

-l’impatto della mole dei meganatanti con la tipologia urbanistica ed architettonica della città, anche ai sensi di quel codice dei beni culturali e del paesaggio che può a pieno titolo autorizzare gli organi preposti ( in primis la Sovrintendenza ) ad esercitare le conseguenti azione di tutela e garanzia;

-le strategie che tale fenomeno prevede sulla pianificazione del territorio.

Per le associazioni NO MOSE e AMBIENTEVENEZIA

Armando Danella

LETTERA DI GIANFRANCO BETTIN

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bettin

Nei prossimi giorni giungerà a sentenza a Roma un processo che dura da anni, che riguarda una storia importante che forse molti hanno dimenticato e di cui magari non importa quasi più niente a nessuno, ma che potrebbe pesare molto sulla mia vita così come, in verità, sta già accadendo da tempo. E’ un processo che, a latere, ma non tanto, dell’argomento scatenante, per le modalità in cui si è svolto, chiama in causa anche la natura stessa della rappresentanza democratica e la possibilità, attraverso atti istituzionali così come attraverso la libera stampa, di porre domande scomode, di cercare la verità anche su fatti scabrosi.

E’ una storia che ri-comincia alcuni anni fa, nel 2005, ma che rinvia a qualcosa che è accaduto in tempi più lontani, nel 1990 a Porto Marghera, e che oggi sta per giungere a un primo epilogo, dopo un lungo processo presso il tribunale di Roma, nel quale sono coinvolto come imputato. Rischio di essere condannato a pagare un milione di euro più le spese legali, somma che (perfino in dimensioni molto minori di queste) naturalmente non possiedo, con tutte le conseguenze del caso a mio carico. A scanso di equivoci, anticipo subito che lo scopo di questa mia nota è solo di far conoscere una storia che ha implicazioni pesanti di natura generale, non solo per me. Per quanto riguarda la mia vita, in ogni caso, cercherò di arrangiarmi. Qui vi chiedo soltanto, per favore, di leggere con un po’ di attenzione il racconto che segue.

Nel febbraio del 2005 a firma del giornalista Riccardo Bocca il settimanale “L’Espresso”, nel quadro di una più vasta inchiesta che si occupava tra l’altro delle piste seguite da Ilaria Alpi prima di essere assassinata insieme a Miran Hrovatin a Mogadiscio nel 1994, pubblicò un articolo su un traffico di rifiuti tossici e nocivi. In particolare si occupò del carico trasportato dalla motonave “Jolly Rosso” che nel 1989 il governo italiano aveva inviato a Beirut per recuperare circa 2 mila tonnellate di rifiuti tossici, contenute in circa 10 mila fusti, scaricate tempo prima da un’azienda lombarda (la Jelly Wax), secondo una prassi che aveva visto per anni molte aziende italiane smaltire, spesso con complicità mafiose e perfino di apparati dello Stato, rifiuti tossici in altri paesi, oppure affondandoli in mare (dopo averli a lungo smaltiti sul territorio nazionale in discariche abusive, avvelenando buona parte di certe regioni). Rientrata in Italia, la Jolly Rosso rimase dapprima all’ancora in rada e poi entrò nel porto di La Spezia in attesa che si decidesse come e dove smaltirne il carico tossico, cosa che infine fu stabilito dovesse avvenire in alcuni siti industriali, tra i quali Porto Marghera, precisamente nell’impianto SG31 della Monteco nell’area del petrolchimico.

E’ a questo punto che la storia di quei rifiuti diventa anche una nostra storia, e infine una storia mia.

All’epoca ero consigliere di quartiere a Marghera e, insieme ai Verdi e agli ambientalisti della città, in diretto contatto con operai delle fabbriche chimiche, partecipai attivamente alla mobilitazione per conoscere l’esatta composizione di quei rifiuti. Dall’interno della fabbrica, infatti, ci avevano segnalato alcune inquietanti anomalie a proposito dei fusti trasferiti qui nell’aprile 1989 dalla “Jolly Rosso” che, tra l’altro, tendevano a gonfiarsi. Sempre da dentro la fabbrica ci venne detto che, nei rifiuti, sarebbe stato presente anche una certa quantità di URANIO. Malgrado le proteste – compresa una petizione all’Ulss veneziana (allora la n.36) sottoscritta da 50 operai del petrolchimico che denunciava “l’insostenibile situazione creatasi in seguito alle continue emissioni di fumi e per altre sostanze di origine ignota” – a partire dall’8 novembre i rifiuti tossici vennero bruciati nell’impianto SG31.

Di fronte alle proteste, il direttore del servizio di Igiene pubblica dell’Ulss 36 reagì contestando le valutazioni espresse dagli operai sottoscrittori della petizione e dagli ambientalisti e, anzi, presentò un esposto alla Procura di Venezia perché si sarebbe contribuito a “diffondere disinformazione per creare allarme tra la popolazione”. L’esposto fu archiviato.

Di questa storia si tornò a parlare, appunto, nel febbraio 2005 quando “L’Espresso”, ricordando quella vicenda, citò una relazione dell’Ulss 36 datata 28 febbraio 1990 nella quale, analizzando la condensa dei fumi usciti dal forno SG31 in due momenti diversi, 19 gennaio e il 7 febbraio 1990, si conferma la presenza di uranio. L’Espresso riportò anche il commento di Gianni Mattioli, allora docente all’Università di Roma, il quale, sottolineando come “le concentrazioni rilevate dall’Ulss 36 sono certamente preoccupanti e superano le percentuali allora fissate per legge”, anche considerando che i fumi del camino “prima di toccare terra subiscono una significativa diluizione”, sostenne che “nessuno può negare che sia stata smaltita una sostanza radioattiva. Anzi, è necessario aprire un’inchiesta per capire che tipo di uranio fosse, visto che l’Ulss non lo indica. Si trattava di combustibile esaurito di reattori? O di uranio impoverito? O, ancora, di combustibile nucleare?”

Nel febbraio 2005 ero Prosindaco della città (lo rimasi fino all’aprile di quell’anno) e consigliere regionale (lo sarei rimasto fino al 2010). In questa duplice veste chiesi a chi di dovere spiegazioni su tale vicenda, di cui come si è visto mi ero già occupato molti anni prima, alla luce degli elementi nuovi che L’Espresso aveva pubblicato. Presentai, dunque, un’interrogazione al presidente della giunta regionale del Veneto, nella quale, dopo aver sommariamente riassunto la vicenda, chiedevo alla giunta “se è a conoscenza dei fatti; qual è l’entità e la natura dell’inquinamento radioattivo, se intende rendere pubblico il referto dell’Ulss tenuto segreto per 15 anni”.

La pubblicazione dell’articolo e la mia interrogazione (oltre a una, analoga, presentata alla camera dei deputati dall’allora parlamentare Luana Zanella) provocarono l’immediata reazione dell’ex responsabile del servizio di igiene pubblica dell’Ulss, il dott. Corrado Clini, che nel frattempo, dall’inizio del 1990 si era trasferito a Roma al Ministero dell’Ambiente, del quale diventerà e resterà a lungo Direttore generale (e, di recente, com’è noto, anche ministro, fino all’aprile 2013). Clini contestò in toto, con dichiarazioni riprese dalla stampa e dagli altri media, la ricostruzione dell’Espresso e contro il settimanale e contro gli autori delle due interrogazioni in sede regionale e parlamentare, il sottoscritto e Luana Zanella, presentò querela in sede civile presso il tribunale di Roma.

Al dottor Clini, sia il sottoscritto sia Luana Zanella, risposero, con un comunicato ufficiale, che nelle interrogazioni in Regione e in Parlamento il suo nome veniva citato solo a proposito delle critiche che egli aveva rivolto, all’epoca dei fatti, agli ambientalisti e che nessuna insinuazione o affermazione esplicita era rivolta nei suoi confronti e ogni riferimento a fatti specifici era posto al condizionale, quando non supportato da precisi referti e che dunque il solo fine dei nostri atti istituzionali era la piena conoscenza di quanto avvenuto intorno alla vicenda Jolly Rosso, cosa in seguito ribadita in diverse occasioni.

Alla vigilia del processo, il parlamento tutelò, come da prassi, l’on. Zanella rifiutando l’autorizzazione a procedere in quanto l’atto istituzionale – l’interrogazione – è prerogativa inviolabile di deputati e senatori. Sulla stessa linea si mosse la giunta regionale di allora (2005 – 2010) presieduta da Giancarlo Galan, che incaricò il prof. Mario Bertolissi, docente di Diritto costituzionale all’Università di Padova, di stilare un ricorso per conflitto di attribuzione presso la Corte Costituzionale la quale, dopo alcuni anni nel corso dei quali il processo rimase sospeso presso il Tribunale di Roma, stabilì che la Regione dovesse porre la questione all’apertura effettiva del processo.

Si giunse quindi, nel 2010, all’apertura del processo nel quale, come imputati, eravamo rimasti soltanto il sottoscritto e il giornalista Riccardo Bocca autore del servizio pubblicato dall’Espresso. Nel frattempo era mutata la giunta regionale, ora presieduta da Luca Zaia, e il sottoscritto, non più consigliere regionale, provvide a segnalare alla Regione la necessità di procedere secondo l’indicazione della Corte Costituzionale e secondo la stessa prassi seguita dalla Regione da sempre, volta a tutelare il diritto dei suo eletti a porre, attraverso interpellanze, interrogazioni e altri atti ispettivi, qualunque domanda si ritenga necessaria per conoscere una data situazione e un dato problema.

La Regione, tuttavia, non ha mai provveduto a sollevare il conflitto di attribuzione, non ha mai difeso, in questo processo, il diritto dei propri rappresentanti – che sono, nella regione, rappresentanti del popolo esattamente come i parlamentari lo sono a livello nazionale – a essere tutelati nelle proprie prerogative. Le quali non sono affatto dei privilegi ma rappresentano la garanzia che, in nome dei cittadini tutti, si possano porre anche le domande più scomode, anche nei confronti di chi è potente, persona o istituzione che sia.

La Regione, a differenza di come si è sempre comportata in passato, ha lasciato aprire il processo, lo la lasciato continuare e infine chiudere, senza muovere un dito. Creando, così, un precedente pericolosissimo sia sul piano istituzionale e formale sia su quello sostanziale. Se passa il principio che si può querelare un’interrogazione, un atto ispettivo (insieme alle dichiarazioni che lo illustrano), si crea un vulnus letale nella rappresentanza e nei suoi diritti e poteri. Ignoro il motivo di questa scelta: si può pensare a sciatteria oppure a precisa volontà politica di discriminare il sottoscritto o ad altri motivi ancora. L’effetto è che comunque viene minata la pienezza del mandato istituzionale e che uno strumento indispensabile per l’accertamento delle verità viene svuotato.

Non ho niente da dire sul dott. Corrado Clini. Egli – assistito dal grande studio legale che presta anche consulenza giuridica al ministero per l’Ambiente – esercita una possibilità che l’attuale normativa lascia a chiunque, specie se potente, scambi le critiche per reati e dunque voglia e possa tenerti per anni in un processo, costoso, lungo, scomodo, scoraggiante per chiunque non disponga di mezzi per sostenere questa pesante prova. E’ la legge che andrebbe cambiata, come da tempo sostengono in molti, dall’Associazione art. 21 a giornalisti e operatori dell’informazione ad associazioni e attivisti che si vedono opporre querele milionarie e processi insostenibili per modi e tempi. Ed è la Regione del Veneto a dover essere indicata come un ente che non rispetta sé stesso né i propri esponenti, che non ha avuto in questo caso la dignità di rivendicare il proprio ruolo non certo a difesa di un privilegio bensì a tutela del diritto di tutti i cittadini alla piena e inviolabile rappresentanza.

Ora, infine, sto aspettando la sentenza, che dovrebbe giungere a giorni, se non a ore. L’aspetto con un carico di vera angoscia determinato sia dal rischio concreto – pagare una cifra esorbitante, che non possiedo, e restare magari per altri anni inchiodato a un processo che anche in caso di assoluzione continuerebbe in Appello e in Cassazione, con altre spese e altre complicazioni, e con rischi immutati – sia dalla prospettiva di veder dissolversi, per l’ignavia o a causa della complicità attiva della Regione Veneto, forme consolidate di tutela per chi, per ruolo istituzionale (come i consiglieri o gli amministratori) o per attività professionale (come i giornalisti), ha il diritto e il dovere di porre anche le domande più scomode, di continuare a cercare la verità su vicende in cui siano in gioco l’interesse pubblico e il diritto a sapere di tutti i cittadini.

Vi ringrazio dell’attenzione

Gianfranco Bettin, Venezia, giugno 2013

[www.ecovenezia.it]

VENEZIA STORICA E VENEZIA DUE

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Las Vegas

 

Mia lettera al Comitato No Grandi Navi-Laguna Bene Comune.

“Salve. Desidero condividere con voi un’idea che mi frulla in testa da parecchio tempo. Considerando il grave problema della mancanza di lavoro, considerando che molti veneziani paventano – a torto o a ragione – la perdita di migliaia di posti di lavoro con l’estromissione delle maxinavi dalla laguna, considerando che esiste una domanda turistica verso una Venezia autentica, ma anche una domanda parallela di Tarocco & Kitsch… ebbene, ditemi che cosa pensate del seguente progetto: 

creare negli ex stabilimenti chimici o cmq industriali dismessi di Marghera una REPLICA della Venezia storica, che potremmo chiamare VENEZIA DUE, clone di quella storica: una simil-Venezia tipo il complesso THE VENETIAN di Las Vegas, ma con tutti i comforts della modernità: ponti con scale mobili, tapis roulants, teatranti sempre in costume pronti a inscenare pantomime con gli stereotipi della venezianità… ove dirottare il turismo più becero, liberando il centro storico dalle carovane più oscene.

A VENEZIA DUE si dovrebbe arrivare rigorosamente via terra. Di lì, dopo essersi saziati di cattedrali psichedeliche, gondole di plastica su canali fluorescenti (tipo Aquafan di Riccione) i più volonterosi potrebbero anche regalarsi un tour nella Venezia storica:-), ma non necessariamente: sono certo che molti si accontenterebbero di quella fasulla. Così eviteremmo di far diventare la Venezia storica la temuta Gardaland, perché quella si concentrerebbe appunto in VENEZIA DUE.
 
Ve la sentite di avanzare questa proposta COSTRUTTIVA, tanto per non essere sempre tacciati di essere solo quelli del NO A OLTRANZA, NO A TUTTO?
 
A me l’idea pare affascinante. Va perfettamente incontro all’affermazione marxiana A CIASCUNO SECONDO I SUOI BISOGNI… “

(Lucio Angelini)