VENEZIA STORICA E VENEZIA DUE

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Las Vegas

 

Mia lettera al Comitato No Grandi Navi-Laguna Bene Comune.

“Salve. Desidero condividere con voi un’idea che mi frulla in testa da parecchio tempo. Considerando il grave problema della mancanza di lavoro, considerando che molti veneziani paventano – a torto o a ragione – la perdita di migliaia di posti di lavoro con l’estromissione delle maxinavi dalla laguna, considerando che esiste una domanda turistica verso una Venezia autentica, ma anche una domanda parallela di Tarocco & Kitsch… ebbene, ditemi che cosa pensate del seguente progetto: 

creare negli ex stabilimenti chimici o cmq industriali dismessi di Marghera una REPLICA della Venezia storica, che potremmo chiamare VENEZIA DUE, clone di quella storica: una simil-Venezia tipo il complesso THE VENETIAN di Las Vegas, ma con tutti i comforts della modernità: ponti con scale mobili, tapis roulants, teatranti sempre in costume pronti a inscenare pantomime con gli stereotipi della venezianità… ove dirottare il turismo più becero, liberando il centro storico dalle carovane più oscene.

A VENEZIA DUE si dovrebbe arrivare rigorosamente via terra. Di lì, dopo essersi saziati di cattedrali psichedeliche, gondole di plastica su canali fluorescenti (tipo Aquafan di Riccione) i più volonterosi potrebbero anche regalarsi un tour nella Venezia storica:-), ma non necessariamente: sono certo che molti si accontenterebbero di quella fasulla. Così eviteremmo di far diventare la Venezia storica la temuta Gardaland, perché quella si concentrerebbe appunto in VENEZIA DUE.
 
Ve la sentite di avanzare questa proposta COSTRUTTIVA, tanto per non essere sempre tacciati di essere solo quelli del NO A OLTRANZA, NO A TUTTO?
 
A me l’idea pare affascinante. Va perfettamente incontro all’affermazione marxiana A CIASCUNO SECONDO I SUOI BISOGNI… “

(Lucio Angelini)
 

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  1. Ottima idea. Come fanno i cinesi, che sono “riproduttori” seriali convinti e molto pragmatici. E probabilmente aderirebbero entusiasti portandovi soldi. Perché dargli dei béceri, dunque? A loro o a chiunque. E fare di voi stessi il partito delle poche anime nobili, i Venetian Bright . Ma va là: un conto è dire vediamo quanti veneziani vogliono le grandi navi in laguna e rispettiamo la volontà della maggioranza (è la democrazia, o no?). Un conto è dividere al solito il mondo in buoni e cattivi beceri, autoassegnandosi il posto migliore.

  2. Io non vedrei una replica ma una Venezia moderna, contemporanea, con aspetti della mobilità sostenibile e quindi senza automobili, recuperando anche parte della memoria delle vecchie industrie: fare una replica di venezia è impossibile, e poi … a chi andrebbe la replica e a chi l’originale …
    Venezia inoltre è anche il Veneto, pensate solo alle ville della riviera del Brenta … aumentare le porte d’acqua e realizzare finalmente la pista ciclabile sul ponte della libertà

    • Se ci affidiamo alla sola economia del turismo di massa sarà la fine della Civiltà Anfibia, meglio sarebbe attivare all’Arsenale una grande Universita del Mare e in gronda lagunare un mega distretto di attività legate al Mare, unica economia in grado di attrarre residenzialità permanente e non virtuale come il turismo.

      • L’idea di trasformare l’Arsenale in un grande campus universitario in cui riunire le sparse membra dell’attuale università veneziana sarebbe stata ottima se nel frattempo l’area non fosse stata spezzettata in una serie di spazi scompagnati per gli usi più diversi. Difficile che gli amministratori veneziani procedano per progetti unitari. Non ne sono all’altezza:-(

      • Sarebbe sufficiente promuovere l’Università del Mare come Trieste o Genova con annesso Centro ricerche delle green economy incentrate sul Mare (onde, correnti, maree, alghe); Centro sportivo discipline legate all’acqua; Centro studi archeologia navale e Stato da Mar Veneziano. Si deve puntare ad un rilancio economico dell’Arsenale, non museale. Solo così si potrebbe ottenere una rivitalizza ione residenziale di tipo permanente in Città (anche in forme agevolate per le giovani coppie, tassando il turismo di massa).

  3. Nel frattempo, la priorità assoluta va data alla salvaguardia della laguna. Moto ondoso e effetto-risucchio provocato dal passaggio di maxi-navi sovradimensionate rispetto alle possibilità di accoglimento della laguna la stanno condannando a morte. Fuori le maxinavi oltre le 40.000 tonnellate dalla laguna, senza se e senza ma, come da decreto Clini.

    • Le navi crociera in laguna NON provocano moto ondoso. Attraversano la laguna a 6 (sei) nodi. Dimmi quale altra imbarcazione in laguna procede più lentamente. SOLO le gondole. La lentezza con la quale passano esclude qualunque tipo di risucchio e qualsiasi tipo di pressione contro le rive della città in quanto il dislocamento rientra immediatamente dietro allo scafo. L’effetto risucchio è una bufala già smascherata da tempo. Come la Vanoni, anch’io, a casa mia a Mestre, subisco l’effetto risucchio: accade quando scarica l’inquilino del piano di sopra. Per piacere, smettiamola di dire e di scrivere baggianate. Se le navi danno fastidio a qualcuno è anche accettabile; può sembrare assurdo che passino davanti a san Marco? Ok, va bene. Ma evitiamo di scrivere idiozie senza senso. Proprio il decreto Clini non dice assolutamente di allontanare le navi dalla marittima, ma di trovare un alternativa per evitare il passaggio davanti a San Marco; dice anche che finché non si crea un’alternativa le navi possono continuare a passare di là. Basta leggere. Per finire, autorizzare solo le navi al di sotto delle 40 mila tonnellate di stazza sarebbe la cosa più stupida. Sono le più vecchie, le più inquinanti e le più pericolose, essendo assolutamente le più obsolete e carenti di sistemi di sicurezza. Navi di questo tipo non se ne costruiscono più da molti anni in quanto non sono remunerative, e sono destinate a scomparire nel giro di un decennio. Caro anonimo, se non scrivevi era meglio.

    • Copio-incollo quanto espresso dal giornalista Silvio Testa, portavoce del comitato No Grandi Navi – Laguna Bene Comune:

      “senza un porto all’interno della laguna il grande intervento ingegneristico del Mose non avrebbe avuto senso perché, per ridurre le acque alte, si sarebbe potuto intervenire sulle sezioni e sulle profondità delle bocche, riducendo le portate della marea a livelli compatibili con la delicata morfologia lagunare. E senza i canali portuali, profondi decine di metri e rettilinei per chilometri, anche la velocità di propagazione della marea sarebbe ben diversa, dando alla laguna il tempo di assorbire meglio i picchi estremi. Insomma, il Porto in laguna impone il Mose, così come il Mose sembra dare al Porto l’alibi per fare in laguna qualsiasi cosa, affastellando progetti di Marittime Due in cassa di colmata, scavi di canali, autostrade del mare, terminali off shore, piattaforme logistiche che hanno un unico obiettivo: trasformare quello che ancora potrebbe essere un paradiso ambientale unico al mondo in una Rotterdam sferragliante di navi, di chiatte e di treni. Se anche le poche barene rimaste spariranno, e la laguna diventerà un catino vuoto profondo due metri e mezzo, poco male, coi rubinetti alle bocche non ci sarà nessun pericolo!”

      Sempre di Silvio Testa, dal libretto “E LE CHIAMANO NAVI”:

      «Ogni ragionamento sulla portualità veneziana dovrebbe partire dalla risposta a una semplicissima domanda: è il Porto a servizio della comunità o è la comunità a servizio del Porto? La risposta sembrerebbe scontata ma non è così perché la storia degli ultimi anni dimostra che il Porto è sempre cresciuto secondo logiche autoreferenziali, facendo i suoi piani e i suoi progetti di sviluppo magnifico e progressivo senza mai tenere conto della città e della laguna.»

      • Solo una risposta: l’alluvione del 1966 è accaduta quando le crociere nemmeno esistevano. Eppure è accaduta. Altre maree eccezionali ci sono state ben prima del primo arrivo di una nave crociera in marittima a Venezia. E allora? Dove sta la verità? Io la verità in tasca non ce l’ho. E penso che non ce l’abbia nemmeno il buon Silvio.

  4. La soluzione prospettata da Lucio Angelini è un’idea suggestiva ma difficilmente realizzabile se pensiamo alla congiuntura economica che stiamo attraversando e agli investimenti che sarebbero necessari. Certo a nessuno è vietato di sognare, ma realisticamente la trovo un’utopia. Non abbiamo permesso a Cardin di fare la sua torre CON I SUOI SOLDI, e vorremmo creare una seconda Venezia al posto delle fabbriche di Marghera, che sono patrimonio dell’Unesco, degli spacciatori e delle prostitute? Ma vogliamo proprio far ridere i polli?
    Delle volte, veramente, mi sembra di leggere messaggi scritti da dodicenni e tratti dai temi di italiano delle medie. E’ proprio vero che invecchiando si ritorna bambini.

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