IL GONDOLIERE CINESE: UN NOIR AMBIENTALISTA

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LUCIO ANGELINI, IL GONDOLIERE CINESE, SUPERNOVA EDIZIONI.

Il romanzo, recita la quarta di copertina, ha una struttura piuttosto anomala: ”stilizzata/filigranata”, vi si dice. Ma la parte centrale (il lungo chatteggio tra un uomo-cane e l’artigiano veneziano Alvise Forcolin) ha ben poco di stilizzato, anzi richiede uno spesso strato di pelo sullo stomaco per essere affrontata e digerita.

Dichiara l’autore:

“Ho scritto questo libro – un NOIR ambientalista – con il preciso intento di dare un contributo alla causa, anche se solo letterario e quindi nella piena consapevolezza che l’impatto concreto potrà essere vicino allo zero assoluto, ma sono confortato dal pensiero che negli ultimi anni e mesi si è andata accumulando un’importante quantità di materiali di controinformazione (Dalpaos, Tattara eccetera,) a contrastare e smentire i bollettini ufficiali e le apologie di se stessi propalati dalle varie autorità portuali, amministrative, lagunari e via discorrendo.

Proprio per esprimere la crescente indignazione e il grande senso di scandalo – ovvero di grave turbamento – con cui assisto da anni allo stravolgimento di Venezia e della sua laguna, oltre che allo sperpero di danaro pubblico nei modi più dissennati, ho cercato di ideare una storia capace di imprimere un forte choc in chi la legge, una storia che fosse la più scandalosa e inquietante possibile, da utilizzare come metafora per la condizione in cui appunto versano – e purtroppo non sul piano della fiction – sia Venezia sia la sua laguna e parallelasse le vicende veneziane.”

Vi è un Prologo, in cui il gondoliere cinese – nato a Venezia da genitori cinesi – Fosco Lin racconta in prima persona la storia della propria venezianità e del proprio sodalizio con il compagno di mansarda Alvise Forcolin, cultore di mestieri veneziani tradizionali e “artigiano in Venezia“, come si firma nella lettera al Gazzettino con cui si apre il libro.

Una torbida vicenda centrale in cui il gondoliere Fosco Lin scopre una lunga corrispondenza webbica tra il suo amico Alvise e uno slave veronese ridotto a dog da un master con la fissa dell’animal play nel campo del BDSM (Bondage/Discipline/Sadomasochism).

[Si veda la foto di Joel Gordon al seguente link:

Probabilmente sarà proprio tale foto a essere utilizzata in eventuali edizioni successive, ma per la prima edizione l’editore ha preferito qualcosa di meno choccante, o meglio, di choccante solo in senso ambientalista, prelevata dal sito veneziano di Italia Nostra e scattata da Stefano Fiorin.]

Il libraio Claudio Moretti della libreria Marcopolo di Venezia ha scritto all’autore:

“Caro Lucio Angelini, non ho ancora letto il tuo libro. Oggi una coppia di turisti aveva visto del tuo libro sul manifesto del programma No Grandi Navi, erano molto incuriositi dal titolo. Io ho preso il libro e mostrandogli l’immagine di copertina gli ho detto: “Vi ricordate la foto di Tienanmen, quella del cinese a piedi che ferma il tank dell’esercito? Qui c’è il gondoliere con la sua gondola che cerca di fermare questa enorme nave.” Il fatto è che fino ad un momento prima della loro domanda non avevo la risposta al perché del tuo titolo, diciamo che è stata una rivelazione. Ma è proprio quello che tu volevi dire con questo titolo?”

tankman

E l’autore:

“Bellissima interpretazione la tua, grazie. Ma il gondoliere del mio libro è proprio figlio di cinesi trapiantati a Venezia, ha studiato al Foscarini, parla in venessian, è innamoratissimo di Venezia e ce l’ha a morte con i devastatori della città . Insomma è un sino-veneziano perfettamente integrato, anche se i colleghi gondolieri lo chiamano ‘El Cina’. E’ perfettamente in linea con le recenti dichiarazioni di Laura Boldrin, presidente della Camera: ‘la figura del migrante va rivalutata come la più emblematica della nostra epoca, l’espressione più contemporanea del processo di globalizzazione in corso. Non è il poveraccio che viene da noi ma qualcuno che mette a disposizione la propria esperienza nel Paese in cui si trova a risiedere.’

Però l’immagine di copertina ha un po’ quella funzione lì: richiamare Davide e Golia, l’Unknown Soldier (il Rivoltoso Sconosciuto) contro il tank a Tienammen… e chi più ne ha più ne metta.”

Si arriva a un Epilogo: una scena-madre, ambientata nel Giardino Più Misterioso di Venezia, quel giardino di villa Eden che chiunque può andare a guardonare dal di fuori (ne sono severamente proibiti l’accesso e le visite) e al denouement della vicenda, di cui ovviamente si tace. Quando Lucio Angelini parlò del giardino Eden nel suo blog

http://lucioangelini.wordpress.com/2010/10/05/il-giardino-piu-misterioso-di-venezia/

intervenne nei commenti lo stesso custode della villa, che Ida Tonini, nella postfazione al libro “A garden in Venice”, aveva definito feroce:

utente anonimo 10 aprile 2011 alle 14:39

Sono il custode del giardino citato nella discussione.Ritengo di non essere cosi’ feroce come descrittomi dalla sig.ra Tonini.Eseguo solo il mio lavoro come stabilito dal contratto in essere con la Fond.ne.

Il custode.

E ALBERTO TOSO FEI:

meraviglioso. tutto questo dialogo è surreale. sono tentato di inserirlo in un prossimo libro… Lucio, sono a tua disposizione per forzare le ferree leggi della violazione di domicilio, sfidando ogni ferocia guardianesca. l’unico problema che intravedo è il litigio tra me e te su chi debba entrare prima o invece fare da staffa al piede dell’altro.

Nel testo sono presenti nove inserti che nella fiction corrispondono a 9 post tratti dal blog letterario di Fosco Lin, nella realtà dal blog “Cazzeggi Letterari”, dello stesso Angelini.

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Una risposta »

  1. Quando si scrive comunque si elabora. Naturalmente l’elaborato può non essere immediatamente fruibile e per le vicende in corso s’intende, l’importane è fare. Chi non fa mai niente non sbaglia mai. Io preferisco sbagliare.

    grazie Luan

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