SERENA E LUCIO UNITI NELLA LOTTA:-)

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(Serena Nono ringrazia per gli applausi al termine della proiezione di VENEZIA SALVA in Sala Perla alla Mostra del Cinema del Lido di Venezia)

“IN BILICO FRA ‘VENEZIA SALVA’ E ‘IL GONDOLIERE CINESE’ “titola Marco Gasparinetti qui:

http://rialtofil.com/2013/09/07/in-bilico-fra-venezia-salva-e-il-gondoliere-cinese/

Copio-incollo:

“La bellezza ci salverà dalle barbarie? Era il messaggio di Simone Weil, magistralmente rappresentato dal film di Serena Nono, che per interpretarlo ha fatto una scelta coraggiosa e temeraria. A recitare in questo film (coprodotto da RAI Cinema) non sono attori professionisti: con l’eccezione del bravo David Riondino, “il film ha come protagonisti gli ospiti della Casa dell’Ospitalità di Venezia” (persone senza fissa dimora, come dovevano esserlo i primi abitanti delle lagune)… Dal suo film, e dalle due opere già citate, vorrei partire per pormi una domanda: siamo ancora capaci, noi che abbiamo ricevuto “in prestito “questa città unica al mondo, di salvarla e salvaguardarla dall’appiattimento generale, che la vorrebbe assimilare alle altre realtà urbane? Ne siamo ancora degni e capaci, o ci stiamo silenziosamente avviando al destino metaforicamente descritto in questo libro?

cover

http://ilgondolierecinese.wordpress.com

Il libro ha due protagonisti: il il veneziano “DOC” Alvise Forcolin e il gondoliere cinese (Fosco Lin, nato a Cannaregio). Il secondo salverà il primo, ridotto in catene come un cane, in una dimora misteriosa e realmente esistente (ma inaccessibile al pubblico). Metafora aspra, certo, a tratti “sgradevole” come può esserlo un pugno o il suono del fischietto dell’arbitro quando estrae un cartellino giallo, e come tale va letta: un cartellino giallo con fischio di avvertimento, che andrebbe ascoltato prima di essere “espulsi” dalla città con un cartellino rosso chiamato sfratto (quello cantato dai Pitura Freska, per capirci, nella profetica “Venezia in affitto”)… Tempo fa avevo scritto (ispirandomi al libro di Gian Antonio Stella, e guardando la sagoma di certe maxi-navi che oscurano ogni cosa al loro passaggio): “Venezia non ha più una skyline, ma una schei-line” (schei = soldi, in veneziano). Le navi da crociera a qualcuno portano “schei”? Sarà, ma attenti a non fare la fine di Alvise Forcolin… Salviamola questa città, che non è soltanto nostra: in prestito l’abbiamo ricevuta, per consegnarla alle generazioni future.”

IMG_8731

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Sul numero di CIAK 10-11 distribuito al Lido di Venezia nei giorni della Mostra del Cinema la giornalista Mariachiara Marzari chiede a Serena Nono se la visione di VENEZIA SALVA, che prende spunto da una congiura del 1618, richiami la Venezia contemporanea. E Serena Nono risponde:

“Assolutamente sì. Qual è la bellezza di Venezia? Come la consideriamo? Anzi, siamo ancora capaci di renderci conto della bellezza di Venezia? Al giorno d’oggi la città sarebbe ancora capace di salvarsi da una congiura grazie alla propria bellezza? Queste sono solo alcune delle domande che emergono dal film. Per accorgerci della bellezza è necessario rinunciare al fascino del potere, arrestare il processo di annichilimento che la smania di posseso ha innescato. A livello personale, accorgersi dell’esistenza dell’altro e della stessa bellezza.”

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  1. Mi piace quando leggo che Venezia non è solo la città dei Veneziani!

    Purtroppo a quanto pare anche l’attuale governo sembra non voler far niente e mi riferisco naturalmente al transito delle grandi Navi nella Laguna.

    Forse se un centesimo del dibattito del quale siamo stati investiti sulla IMU si fosse fatto a livello nazionale s’intende sul “No Grandi a Venezia” può darsi che qualcosa si sarebbe fatta.

  2. Vero che Venezia è unica al mondo, ma è altrettanto vero che ogni luogo è unico al mondo, perchè ogni luogo non si può sovrapporre ad un’altro. Se Venezia si liberasse del suo mito, vale a dire dell’essere unica ad essere unica, forse comincerebbe a normalizzarsi

    • Se fosse vero che l’unicità di qualsiasi altro luogo vale quanto [equi-vale a] quella di Venezia, non si capisce perché i flussi turistici convergano in maniera così massiccia e perniciosa proprio qua da noi. A parte questo, non è certo l’inerme e impotente Venezia (con annessa laguna) a doversi liberare del mito di se stessa: sono gli uomini che l’amministrano a doversi piuttosto liberare del mito del profitto immediato anche a costo di compromettere irreversibilmente i tesori ricevuti in eredità dalle generazioni precedenti.

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