NUOVI REATI: DOPO IL FEMMINICIDIO, IL LAGUNICIDIO

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tuffosecchi

[Foto di Marco Secchi]

Pieno successo della manifestazione di ieri contro le maxinavi in laguna e grande risonanza mediatica nazionale e internazionale. Complimenti vivissimi ai coraggiosi che si sono tuffati nel Canale della Giudecca per fermare il passaggio delle “mostre”.
Scrive Lidia Fersuoch nell’istruttivo librino “CONFONDERE LA LAGUNA” (Corte del Fontego Editore): “In questi ultimi cinquant’anni non si è mai deciso per il bene della Laguna, piegandola invece ad altri scopi, essendo sempre considerata una risorsa disponibile per alcune categorie economiche, piuttosto che un bene di tutti i cittadini, da preservare”.
Dopo il femminicidio, bisognerebbe prevedere un nuovo gravissimo reato specifico, quello di LAGUNICIDIO e BARENICIDIO.
La laguna di Venezia, si sa, versa ormai in stato di coma quasi irreversibile, mentre il progetto di trasformarla in un braccio di mare e in un porto per navi giganti in stile Nuova Rotterdam fa passi a sua volta da gigante.

Se mi consentite un’autocitazione da “Il gondoliere cinese” e da questo stesso blog:

https://salviamovenezia.wordpress.com/2011/10/21/venice-ou-les-malheurs-de-la-vertu/

«Se il marchese De Sade fosse un veneziano del nostro tempo, anziché “JUSTINE OVVERO LE DISGRAZIE DELLA VIRTÙ” scriverebbe senz’altro “VENEZIA OVVERO LE DISGRAZIE DELLA VIRTÙ”. Come Justine, infatti, anche Venezia è bella e virtuosa, ma fatta “zimbello della scelleratezza, bersaglio di tutte le depravazioni, in balia dei gusti più barbari e mostruosi”, costretta agli stupri più inverecondi da parte della cricca di amministratori e speculatori privati che la violano ogni giorno, unicamente interessati al proprio effimero piacere personale (= Profitto Immediato da ottenersi con cementificazioni, trasformazione della laguna in porto di mare e via discorrendo). Il progetto della sublagunare da infilare nelle viscere della laguna, poi, mi fa pensare al passo in cui l’avventuriero Roland, dotato di un membro di dimensioni ipertrofiche, pretende di introdurlo nel delicato altare posteriore della ragazza “dovessi squarciarti in due per questo”. Se penso che la nostra generazione ancora vive dei lasciti monumentali e urbanistici delle generazioni precedenti, non posso non inorridire all’idea che quelle future potranno solo maledirci per aver ucciso per ingordigia l’intera Gallina dalle Uova d’Oro (se posso passare da De Sade a La Fontaine) anziché accontentarci di un prezioso piccolo uovo al giorno. Venezia piace ed è celebrata in tutto il mondo per come è, non per come la si vorrebbe trasformare e snaturare. L’unica preoccupazione dei nostri amministratori dovrebbe essere quella di conservarne le caratteristiche e le tradizioni il più a lungo possibile, contrastando l’esodo della popolazione e praticando una seria politica della casa. Al diavolo le opere faraoniche: puntiamo piuttosto sulla manutenzione!»

medaglia

Propongo la medaglia d’oro al valore civile per i coraggiosi ritratti nelle foto di questo post. Eroi del nostro tempo.

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[Foto di Andrea Morucchio]

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AGGIORNAMENTO

COMITATO NO GRANDI NAVI – LAGUNA BENE COMUNE

(www.nograndinavi.it)

Venezia, 23 settembre 2013

FUORI LE NAVI DALLA LAGUNA

Invitiamo i giornalisti a distinguere bene i termini della questione “Grandi Navi a Venezia” e il Governo e le Autorità regionali e locali a non sfruttare il successo anche mediatico della manifestazione di sabato sulle rive della Giudecca per approvare più velocemente progetti non condivisi e anzi osteggiati da chi ha protestato.

Lo slogan gridato dai manifestanti e da chi si è gettato nel canale della Giudecca era “Fuori le navi dalla laguna”! Lo slogan non era “Numero Chiuso”, oppure “Portiamo le navi a Marghera”, oppure “Scaviamo canali in laguna per togliere le navi da San Marco”! In altre parole, la gente vuole certo che le navi non passino più da Bacino San Marco, ma non vuole che per fare ciò si dia il colpo di grazia a una laguna già devastata da un secolo di pesanti manomissioni per adattarla a una portualità evidentemente ormai incompatibile.

Cent’anni fa la profondità media della laguna era 40 cm; oggi è 1,50 m. e l’Istituto di Idraulica dell’Università di Padova valuta che tra 50 anni sarà di 2,50 m. Ogni anno la laguna perde in mare circa 1 milione di metri cubi di sedimenti, in un secolo sono scomparsi oltre 100 km/q di barena (caratteristica morfologica della laguna veneta): oggi la laguna è un braccio di mare, domani non ci sarà più una laguna. Non c’è un parametro biologico o morfologico che dica che quella di Venezia è ancora una laguna.

La laguna è stata mantenuta dai veneziani in mille anni di cura certosina, attenta, rispettosa, severissima. Venezia ha elaborato il primo sapere ambientale e create le prime magistrature ambientali del mondo, perchè la laguna era la sua difesa, esattamente come è oggi. Venezia non è costruita per stare sul mare, ma per essere difesa da una laguna. E la laguna ha la stessa dignità culturale e storica della città, non può essere considerata come un buco da scavare, una discarica buona per tutti gli usi.

La soluzione del problema “Grandi Navi” non è dunque manomettere la laguna reiterando ossessivamente le logiche ottocentesche che la stanno distruggendo ma rifiutare la rincorsa al gigantismo navale che fa solo gli interessi delle compagnie da crociera. La risposta al problema è cambiare modello, ammettere in laguna solo navi che siano compatibili con la scala della città, la delicatezza della laguna, la salute dei cittadini (relativamente ai carburanti utilizzati e all’inquinamento prodotto).

Solo se l’indotto garantito da questo cambio di modello sarà giudicato insufficiente dalla città si potrà pensare ad accogliere ancora grandi navi, ma allora fuori dalla laguna, in uno dei tanti modi che si sono sperimentati in giro per il mondo. Si faccia un concorso d’idee internazionale, e si adotti la proposta migliore.
Chiediamo al Governo di essere ascoltati anche noi: se il tema delle navi a Venezia è entrato nell’agenda nazionale a seguito della pressione mediatica delle nostre manifestazioni sarebbe paradossale che il 1. ottobre venissero ascoltati tutti i portatori di interessi particolari, armatori compresi, e non si desse voce a coloro che soli hanno combattuto per gli interessi generali di Venezia e della sua laguna.

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