DUE MEZZE LAGUNE AL POSTO DI UNA

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COSTA

(Paolo Costa)

COMITATO NO GRANDI NAVI – LAGUNA BENE COMUNE
(www.nograndinavi.it)

Se si vogliono salvare Ambiente, Porto, Lavoro, le grandi navi vanno estromesse dalla laguna

Venezia, 12 ottobre 2013

Paolo Costa ha svelato il suo vero volto: a proposito dello scavo del canale Contorta Sant’Angelo parla di ripristino morfologico della laguna, poi dal progetto di arginatura del Canale dei Petroli presentato a sorpresa in Commissione di Salvaguardia si capisce che cosa realmente ha in mente: la divisione in due della laguna con una scogliera lunga 8 chilometri e larga 26 metri da San Leonardo a Fusina, lungo l’intero bordo del canale. Una diga di massi tra una e tre tonnellate, propedeutica allo scavo del Contorta, dato che è giustificata dall’incremento del traffico connesso al futuro passaggio delle grandi navi da crociera.
Il progetto contraddice e rovescia gli indirizzi di tutte le leggi, le norme, i piani e i pareri che si sono susseguiti dalla grande acqua alta del 1966 e dimostra paradossalmente quel che tutti sanno e che solo gli interessati negano: che il crocerismo e una portualità fuori scala sono ormai incompatibili con la laguna, salvo distruggerla reiterando, come fa Costa, le logiche ottocentesche che hanno ridotto il bacino centrale a un catino vuoto profondo oltre 2 metri. Un braccio di mare.
Il Comune, il sindaco, Giorgio Orsoni, non hanno nulla da dire? Il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, tace? Il ministro dei Beni Culturali, Massimo Bray, davvero copre il pilatesco “me ne lavo le mani” della sua soprintendente, Renata Codello?
Ieri, al convegno sulla portualità promosso dall’Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti, il prof. Luigi D’Alpaos, forse il massimo conoscitore dei problemi idraulici della laguna, è stato lapidario.”Le grandi navi – ha detto – devono restare fuori”. E due economisti come Ignazio Musu e Giuseppe Tattara hanno mostrato come il presunto indotto del crocerismo incrementi i guadagni di pochi a danno della città e dell’intera collettività, che pagano pesanti prezzi in termini di rischi, di stress, di salute, di depauperamento sociale.
Crescente gigantismo navale, Mose alle bocche, crescita del livello del mare metteranno presto in crisi il Porto: non è in discussione il se ma solo il quando. Costa lo sa bene, e per questo ha proposto il terminale off shore, ma se ciò è possibile per petroli e container, perchè mai non lo sarebbe per le navi da crociera? Sempre, sia chiaro, se la città riterrà di non potervi rinunciare qualora venga dimostrato insufficiente l’indotto garantito dalla parziale riconversione della Marittima a un crocerismo sostenibile e dal più alto valore aggiunto. Se si vogliono salvare Ambiente, Porto e lavoro, le grandi navi vanno accolte fuori.

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  1. Cari Signori che vi schierate contro il traffico delle grandi navi a Venezia,

    vorrei vedere, se tutte queste disquisizioni rischiassero di andare a toccare il vostro stipendio o la vostra pensione, se sareste ancora della stessa opinione.

    E’ che, purtroppo, il problema è dei 5000 lavoratori del settore portuale di Venezia.

    Dispiace che persone della vostra età non abbiano il minimo rispetto per il lavoro altrui, in particolare nel momento di crisi che si sta attraversando.

    Ma temo che non sappiate nemmeno cosa significhi lavorare.

    Il menefreghismo impera, purtroppo. Altro che razzismo.

    Distinti saluti
    Mauro – Venezia

  2. Mauro, hai già espresso più volte questa tua litania a cui è stato risposto altrettante volte, ma, come dice il proverbio, ‘non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire’. Gli unici che davvero se ne freghino dei posti di lavoro delle generazioni future siete tu e tutti quelli che difendono il modello crocieristico improntato al GIGANTISMO. Volete la morte della laguna? Ok, ma lasciateci liberi di auspicare il contrario.

  3. dovete esser più chiari ! Le Navi fuori della laguna o le Navi a Punta Sabbioni? Ricordo che il progetto del pirata De Piccoli impropriamente chiamato porto off-shore , colloca le navi sempre in laguna, senza contare il danno ambientale per la penisola di Cavallino.

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