SOLO MENTI CONTORTE POSSONO CONCEPIRE LO SCAVO DEL CANALE CONTORTA IN LAGUNA

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D'Alpaos

Da ‘La NuovaVenezia’ online del 21 nov. 2013:

“Il monito di Cristoforo Sabbadino, primo proto del Magistrato alle Acque, ha attraversato i secoli per giungere ai nostri giorni nelle parole dell’ingegnere Luigi D’Alpaos: «La laguna ha tre nemici: i fiumi, il mare e gli uomini. Apri gli occhi e alle voglie ingorde degli uomini poni un limite». È iniziato così il primo dei tre interventi sul tema dell’ambiente, organizzato dal Lions Club Venezia Host martedì sera nella sala affrescata di Ca’ Sagredo, a Santa Sofia.
Al docente padovano sono seguite le relazioni del direttore del Museo di Scienze Luca Mizzan e quella del rettore dello Iuav Amerigo Restucci, in linea con lo spirito della serata che si può riassumere nell’urgenza di difendere Venezia, prima di tutto da molti veneziani. Dai cambiamenti morfologici della laguna alle specie che si sono insediate e che stanno scomparendo fino ad arrivare al paesaggio, le relazioni si sono intrecciate seguendo il filo conduttore della tutela dell’ambiente e della necessità che il territorio venga governato bene, ascoltando i bisogni della comunità. D’Alpaos ha raccontato la fragilità della laguna, a partire dagli effetti devastanti che l’intervento umano ha avuto nei secoli, come dimostra la riduzione drammatica delle barene.
Il professore si è soffermato su tre aspetti per spiegare la sommersione innaturale a cui stiamo andando incontro: l’abbassamento dei fondali centrali, la pesca devastante dei molluschi e lo scavo delle bocche di porto. «Se si vuole scavare un nuovo canale per le Grandi Navi», ha concluso, riferendosi al Contorta, «bisogna essere consapevoli degli effetti morfologici inesorabili».
«La maggior parte dei veneziani vive Venezia come se non ci fosse la laguna», ha concluso Mizzan, mostrando gli esemplari in via di estinzione come i caparossoli e le palostreghe, «ma noi siamo veneziani proprio perché c’è la laguna». Eppure «Venezia ha un’ossatura profonda», ha detto Restucci, «fatta di una stratificazione di tradizioni che la elevano a capitale del mondo, più che a capitale europea della cultura».
Il rettore ha restituito al pubblico l’unicità del volto della laguna, descrivendo alcuni scorci come il profilo della Giudecca, segnato dall’intervento del Palladio che trasforma l’isola in una stupenda scenografia teatrale. Ancora una volta l’uomo sembra dimenticarsi del paesaggio, come dimostrano i nuovi approdi dell’Actv definiti dal docente «ammassi di ferraglia» che disturbano lo sguardo. «La nostra missione», ha ribadito il presidente Mario Novarini, «è difendere la venezianità, specie ora che non è sufficiente lo sforzo delle istituzioni locali e nazionali».

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Sempre a proposito di LUIGI D’ALPAOS, accreditatissimo studioso della morfologia lagunare, si veda anche l’articolo di Vitucci apparso su La Nuova Venezia il 13 ottobre scorso:

“«Le grandi navi devono andare fuori dalla laguna. Potremmo accettare soluzioni temporanee solo se questo viene dichiarato l’obiettivo strategico. E a patto di studiarne bene gli effetti dal punto di vista idrodinamico». Luigi D’Alpaos, insigne ingegnere idraulico dell’Università di Padova, ribadisce la sua teoria. Un nuovo canale in laguna aggraverebbe la già precaria situazione dell’erosione e della perdita dei sedimenti. Si potrebbe accettarne l’idea solo a patto che sia una via provvisoria. Che ne siano neutralizzati gli effetti distruttivi. E, soprattutto, che «studi e controlli siano affidati a enti diversi da coloro che hanno avallato scelte sbagliate negli ultimi cento anni». Si riapre la polemica sulle grandi navi in laguna e le possibili alternative. A giorni il governo dovrà convocare le parti per prendere una decisione.
E stamattina L’Istituto veneto di Scienze, Lettere e Arti, mette a confronto le varie posizioni. Cercando di riprendere il cammino interrotto nel 1980 dela commissione scientifica di esperti che studiava la laguna. Oltre a D’Alpaos parleranno di portualità il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa, l’economista Ignazio Muso, l’idraulico Andrea Rinaldo, il professor Gherardo Ortalli e il professor Giuseppe Tattara. Quest’ultimo, docente di Ca’ Foscari, è autore dello studio che contesta i «benefici» economici portati alla città dal crocerismo. Costa ha già pronto un intervento in cui rilancerà la necessità di scavare il nuovo canale Contorta Sant’Angelo, per far arrivare le navi in Marittima senza passare da San Marco. «Con i fanghi scavati», dice, «potremo costruire delle barene artificiali per proteggere la laguna e fermare la perdita dei sedimenti». Musu, da sempre vicino a Costa, parlerà delle opportunità del nuovo porto off shore e della necessità di regolamentare l’attività turistica. Ortalli delle navi «fuori scala» che certo non rappresentano la continuità con la tradizione marinara della Serenissima. «Le navi di oggi sono troppo grandi», insiste D’Alpaos. «E non possiamo adattare la laguna a queste mavi sempre più grandi. Mi pare che si dovrebbe fare l’esatto contrario».(a.v.)
12 ottobre 2013”
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AGGIORNAMENTO DAL CORRIERE DEL VENETO DEL 25 NOVEMBRE 2013

“PROFESSORI BOCCIANO IL CONTORTA”

Sono preoccupati che si scavi un nuovo canale senza gli adeguati e hanno scritto ai Ministri, alla Direzione per i beni culturali, al Magistrato alle acque, al Porto e al Comune perché l’estromissioni delle grandi navi da San Marco va realizzata al più presto ma nel rispetto della laguna. Gli esperti della Commissione di studio sui problemi della città e della laguna di Venezia dell’Istituto Veneto per le scienze prendono posizione sulle scelte del tavolo romano. E bocciano lo scavo del Contorta Sant’Angelo. «La Commissione segue con viva preoccupazione l’evoluzione del dibattito sui progetti per consentire alle grandi navi da crociera di approdare alla Stazione Marittima senza passare in bacino di San Marco», si legge nella lettera a firma del presidente Gian Antonio Danieli, del professore Luigi D’Alpaos (Università di Padova), di Ignazio Musu (Università Ca’ Foscari), di Gherardo Ortalli (Università Ca’ Foscari) e di Andrea Rinaldo (Università di Padova e Politecnico di Losanna).

«La tematica non può non essere inserita nella più ampia sfida che riguarda uno sviluppo sostenibile di Venezia e che richiede un modello di sviluppo economico compatibile – continua il documento -. In attesa di una soluzione che estrometta le grandi navi dalla laguna, acquistano grande importanza le scelte di più breve periodo, si parla con insistenza dello scavo di un nuovo canale (il Contorta Sant’Angelo, ndr), la Commissione ritiene che non sia pensabile ripetere l’errore del canale Malamocco-Marghera, realizzato con progettazione carente rispetto a idraulica e morfologia della laguna e senza verifica delle criticità indotte». Ai ministri Maurizio Lupi (Infrastrutture), Andrea Orlando (Ambiente) e Massimo Bray (Cultura) i professori chiedono dunque di approfondire bene la questione, si rischia altrimenti di danneggiare il delicato ecosistema veneziano.

Inoltre, nella loro lettera, propongono che sia adottato un metodo di lavoro scientifico. Vanno cioè confrontate le diverse soluzioni, vanno definite le dimensioni delle navi compatibili, vanno fatte valutazioni di carattere idraulico e morfodinamico e vanno studiati correnti, fondali e processi erosivi. «Per non ripetere l’esperienza del Malamocco-Marghera», scrivono. Bocciato anche il progetto di creare una scogliera di 7,5 chilometri con casse di colmata e barene «traslate» proposto da Porto e Magistrato alle acque e che sarà discusso in Salvaguardia il prossimo 28 novembre. «Semmai queste strutture dovranno realizzarsi ripetendo le forme tipiche lagunari», conclude la lettera.

25 novembre 2013

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  1. Ma questo canale significa stravolgere la laguna. Possibile che non siano possibili soluzioni alternative? Che le grandi navi in laguna non debbano più entrare mi pare acquisito con i recenti provvedimenti del governo. Evidentemente si far entrare dalla finestra quello che è uscito dalla porta. Non comprendo perché il crocerismo debba per forza fare scalo in laguna. Può benissimo fare soste fuori dalla laguna. Quindi è fuori dalla laguna che andrebbe quanto meno pensato un’area portuale idonea a queste grandi navi.

  2. Fuori dalla Laguna significherebbe trasferire la massa dei croceristi con barche più piccole a Venezia, ciò sarebbe ancora peggio, vuoi per il moto ondoso, vuoi per le molteplici difficoltà di organizzare logisticamente i rifornimenti alla nave e i trasferimenti in breve tempo (andata e ritorno) di decine di migliaia di persone . Allargare ovvero, peggio, scavare canali in Laguna è da incoscienti per non dire di peggio. L’unica possibile e saggia decisione dovrebbe (ma nessuno ne parla), quella di costituire un nuovo porto in terraferma (più vicino possibile alle bocche portuali), come sarebbe possibile in area San Leonardo (fronte Malamocco). Per il suo raggiungimento, si potrebbe usufruire del Canale già esistente di Malamocco-Marghera, magari avendo l’accortezza di proteggere le gengive del canale stesso con semplici burghe (questo per proteggere la barene contigue dallo scivolamento nel canale essendo artificiale). E’ ovvio che questo nuovo porto necessiterebbe essere collegato a Venezia tramite la tram-via comunale di superficie.

    • Il finale del mio commento si integra che come si conclude quello del Comitato Ultimi Veri Venexiani: “questo nuovo porto necessiterebbe essere collegato a Venezia tramite la tram-via comunale di superficie”. Ora mi sembra oltre che più caro (e per vuole vedere chiaro s’intende) ache alternativo al canale che si vuole fare.

  3. @ultimi veri veneziani. no, non ci siamo. direi che il progetto meno invasivo è il De Piccoli ultima versione ritoccata, ma ha due punti deboli: gli abitanti della penisola del Cavallino temono di vedere stravolto il loro territorio (con via vai di camion eccetera) e il problema dei rifornimenti alle navi è tutto da risolvere. Il punto davvero interessante, invece, è l’ormeggio delle maxinavi al di là delle paratie mobili (barriere del Mose in costruzione), quindi anche fuori dalla laguna. La nuova Stazione Marittima sarebbe leggera, removibile ed ecologica. Si tratta, fino a oggi, dell’alternativa migliore rispetto al progetto Contorta con le annesse e demenziali scogliere (sic) laterali. Quanto all’attuale Stazione Marittima, andrebbe sfruttata per yacht di lusso e navi minori. In sostanza, quindi i posti di lavoro AUMENTEREBBERO, visto che le stazioni sarebbero due.

  4. Circa la riconversione della Marittima in un grande porticciolo d’eccellenza, super-assistito per la nautica da diporto e grandi yacht, ci trova perfettamente d’accordo (sono dieci anni che lo prospettiamo). Circa il progetto De Piccoli – Narduzzi siamo sempre punto e a capo; il problema è la concentrazione nello stesso tempo di viaggiatori e rifornimenti che creerebbe sempre e comunque una criticità se posto nell’area insulare. Solo il pensiero di dover traghettare rapidamente 13.000 persone (n, 6 mega navi in contemporanea di nuova concezione), ci fanno venire i brividi e a prescindere dell’inquinamento aereo e acqueo nell’area di stazionamento prospettata. Ultima considerazione: non esisterebbe alcuna tram-via di superficie per un trasferimento dei passeggeri a Venezia, a meno che non si voglia prevedere (ancora una volta) progetti demenziali come la sub-lagunare. L’errore strategico di fondo, cari signore e signori sta nel voler puntare al turismo di massa anziché in quello di LUSSO (meno carovane escursioniste, meno sconquassi nei trasporti pubblici, meno soffocamento turistico nei confronti del residente, meno vu-cumprà, più pernottamenti, più guadagni, in tre parole “pochi ma boni”.

  5. Ovvio che il punto di vista dei No Nav è esattamente quello di una rinuncia alle maxinavi tout court. (“Una laguna non è un porto per maxinavi, punto e basta”). Purtroppo tale opzione zero non verrà MAI accettata e allora, tra i tanti mali, ci si ritroverà costretti a scegliere il male minore. De Piccoli spiegava che utilizzando le vecchie motonavi da 1400 posti (vabbè, facciamo anche solo 800 per caricare anche le valigie) il trasferimento da Punta Sabbioni alla Marittima sarebbe risolto…

  6. Mi permetto di sottolineare ,come qui sopra si scrive ,che già nel 1988 proponevo per ridurre il moto ondoso in Bacino S:Marco -le grandi navi erano ancora “piccole” di attrezzare un terminal di arrivo per gli Aliscafi-Barconi da Gita -nella Darsena S:Pietro di Castello , dove oggi esiste la fermata del motoscafo ACTV Giro Città “li ci sono spazi adeguati -per i Croceristi in arrivo dalle Grandi Navi ormeggiate al Porto di S:Nicolò(Progetto De Piccoli) per poi dirigersi all’Aeroporto M:Polo -Ferrovia-
    dove si arriva in 15-20 minuti circa .Ma anche addentrarsi a piedi nella Città, evitando la pressione su S:Marco ,quello che si dice invano da decenni .L’attuale terminal della Marittima si potrebbe trasformare in Marina – Mostre Nautiche -Ospedale -Università- creando così nuovi posti di lavoro ,senza scavare nuovi canali ,che a mio avviso creerebbe per la Laguna un disastro idraulico.

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