PAOLO COSTA LE SPARA GROSSE…

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COMUNICATO INVIATO ALLA STAMPA DAL COMITATO NO GRANDI NAVI – LAGUNA BENE COMUNE

Paolo Costa come al solito le spara grosse, ma noi vogliamo ricordare ai nostri lettori che l’attività dell’Autorità portuale è regolata dalla legge. La legge che regola diritti e doveri delle Autorità portuali afferma che nel porto di Venezia l’ambito e l’assetto complessivo del porto, ivi comprese le aree destinate alla produzione industriale e alle infrastrutture, è delimitato dal piano regolatore portuale; sue modifiche non possono contrastare con gli strumenti urbanistici vigenti, ad ogni modifica è necessaria la previa intesa con i comuni interessati e le modifiche sono sottoposte a
valutazione di impatto ambientale. Le opere di grande infrastrutturazione come le costruzioni di canali marittimi sono parte del piano regolatore portuale e sono approvate dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e, sulla base del piano triennale, il Ministero dei Trasporti individua annualmente le opere per le quali procedere. In più la laguna è sottoposta al vincolo della legge speciale che prevede l’obbligo di salvaguardare la laguna e comunque i progetti di sviluppo di Venezia e della sua laguna devono essere sottoposti al Comitatone (formato da vari ministri,
regione e sindaci) e alla Commissione di Salvaguardia. Si salvaguarda la laguna scavando un canale largo 200 metri che sfocia in Marittima? Certo che no, si tratta di un progetto “illegittimo” per usare le parole del sindaco Orsoni, che contrasta con la logica tutta della legge speciale. Intesa con i comuni? Ma il comune di Venezia ha votato all’unanimità, un paio di anni fa, il Piano di Assetto Territoriale che recita che le grandi navi devono attraccare fuori della laguna e il comune di Mira ha
sempre espresso la sua contrarietà al progetto Contorta. Piano regolatore portuale? Ma il piano regolatore esistente risale al 1965 e nulla dice in merito. Che cosa si ritrovi delle procedure previste dalla legge nella affermazione di Paolo Costa che la capacità decisionale in merito all’acceso al porto (il progetto Contorta) è “affidato dalla legge alla Autorità Marittima, Autorità Portuale e Magistrato alle acque” noi non sappiamo. Megalomania, forse ?
Il progetto dello scavo del canale Contorta contraddice e rovescia gli indirizzi di tutte le leggi, le norme, i piani e i pareri che si sono susseguiti dalla grande acqua alta del 1966. La laguna è stata dichiarata Sito d’interesse comunitario e Zona di protezione speciale dalla Unione Europea ed è quindi tutelata. Per questo il movimanto NoGrandiNavi ha presentato ricorso alla Commissione Europea in collaborazione col Gruppo di Intervento Giuridico in ralazione al progetto di scavo del Canale Contorta. Tutto questo dimostra quello che tutti i cittadini di Venezia sanno e che solo gli
interessati negano: che il crocerismo e una portualità fuori scala sono incompatibili con la laguna, salvo distruggerla reiterando, come fa Costa, le logiche padronali che hanno ridotto il bacino della laguna centrale a un catino vuoto profondo oltre 2 metri. Un braccio di mare.
Il crescente gigantismo navale, il Mose alle bocche di porto, la crescita del livello del mare con le previsioni di frequente chiusura delle paratie metteranno presto in crisi il porto: non è in discussione il se ma solo il quando. Costa lo sa bene, e per questo ha proposto il terminale off shore, ma se ciò è possibile per petroli e container, perchè mai non lo sarebbe per le navi da crociera? I crocieristi sono molto più mobili delle merci, nei loro riguardi esiste l’attrattiva Venezia, che non esiste per le merci
che seguono solo il criterio del costo. Il porto crocieristico può essere pensato con capacità e lungimiranza progettuale e va ridisegnato, pur con la necessaria gradualità, considerando l’attrattiva della città e la tutela di un turismo con essa compatibile. Se si vogliono salvare l’ambiente, il porto e il lavoro, le grandi navi vanno accolte fuori dalla laguna.

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