TESTA A TESTA FRA COSTA E TESTA

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Dopo l’intervento di Paolo Costa, presidente dell’Autorità Portuale di Venezia, apparso sul Gazzettino del 12 maggio scorso (“Crociere e Venezia, equilibrio possibile grazie al Mose”) in cui taccia di antiscientismo e populismo demagogico il movimento in lotta contro il gigantismo navale in laguna, registriamo la risposta di Silvio Testa, autore del libro “E le chiamano navi” e componente del movimento No Grandi Navi – Laguna Bene Comune.

“Quando si crede al lupo che si traveste da agnello, allora si è perduti. Per questo bisogna diffidare delle

suadenti parole del presidente dell’Autorità Portuale, Paolo Costa, che favoleggia una laguna da Mulino

Bianco spiegando al colto e all’inclita che grazie al Mose alle bocche di porto e – udite udite – grazie allo

scavo del canale Contorta Sant’Angelo, sarà possibile ricostruire la morfologia del bacino centrale che egli

stesso riconosce ridotto a un braccio di mare.

Costa non dice per quale ragione la laguna sia ridotta così, forse sarà colpa di un destino cinico e baro, ma

allora glielo ricordiamo: a distruggere la laguna è stato il Canale dei Petroli con le circa 4 mila navi che vi

passano ogni anno, e il Contorta ne sarà la replica. Salvo, naturalmente, arginarli entrambi, per confinare

all’interno di un alveo chiuso gli effetti erosivi provocati dallo spostamento di migliaia e migliaia di

tonnellate d’acqua innescato dal dislocamento delle navi.

Il presidente dell’Autorità Portuale non parla di argini, ma parla di velme e di barene, come se una volta

tagliato un albero si potesse dire al falegname sotto casa di ricostruirne un altro. Le velme e le barene sono

frutto della Natura e se sono scomparse è per colpa dell’intervento dell’uomo che sì, è vero, ha sempre

operato in laguna, ma per preservarla e per difenderla mirando al suo equilibrio, non per distruggerla. Ciò

fino alla Modernità, poi sono arrivati i Costa e quelli come lui, che danno ragione a chi dice che per certi

ingegneri il fiume più bello è un tubo.

Chiamiamo, allora, le cose con il loro nome: le velme e le barene di Costa sono argini, isole artificiali,

palizzate, burghe riempite di fanghi (inquinati, inquinati) e di sassi, se non addirittura dighe di pietrame come

quella lunga 8 chilometri e larga 26 metri che l’Autorità Portuale ha per l’appunto proposto chissà perché per

confinare il Canale dei Petroli tra San Leonardo e Fusina. Con le finte barene del Contorta si tratterebbe, sia

chiaro, della divisione della laguna in due bacini idraulici separati.

A sentire Costa, viene in mente una mitica barzelletta di Walter Chiari che raccontava di un cliente e di un

sarto che non voleva ammettere i propri errori. Per far star bene un vestito sbagliato sul malcapitato, il sarto

lo convinceva a modificare in continuazione la sua postura (le spalle, la schiena, le gambe etc), finendo

per trasformare il cliente in uno sciancato al quale, però, il vestito cadeva a pennello! Meglio, allora, una

laguna “sciancata”, come vorrebbe il sarto Costa, o una laguna sana e con un bel vestito tagliato bene? Nella

seconda ipotesi, le navi incompatibili devono restare fuori dalla laguna, conservando la Marittima come

terminal per le navi compatibili e come snodo logistico per la nuova portualità.

Silvio Testa

Autore del libro “E le chiamano navi”,

Componente del Comitato NO Grandi Navi

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  1. …E le navi compatibili sarebbero quelle fino a 40 mila tonnellate di stazza?

    Non so se definirla “ignoranza” o “fumo negli occhi” per gli ebeti.
    Esistono ancora navi di quelle dimensioni? Con quali sistemi di sicurezza? E quanto inquinanti?

    E’ un controsenso che, detto da chi sembrerebbe persona informata, mi suona tanto come una presa in giro.

    Sarete in tutto, fra pensionati, statali e fancazzisti, forse un migliaio. Più un manipolo di teppisti-devastatori e ancora un gruppetto di famigliole che, con la scusa di manifestare, vengono a farsi la gita a Venezia dalla campagna…

    E avreste il coraggio di paralizzare una città, che in fatto di “immobilismo” è già fin troppo messa male?

    Andate tutti ad esibirvi a Colorado Café, che forse è il posto più adatto per voi!
    Magari riuscireste anche a lavorare, vah… il che non guasterebbe.

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