SILVIO TESTA RISPONDE A DE MICHELIS

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Demichelis

 

Questa la replica di SILVIO TESTA:

“E’ curioso come Cesare De Michelis nella sua intemerata di sabato 30 agosto contro quanti si battono contro un crocerismo incompatibile e per una portualità sostenibile cada negli stessi vizi che egli imputa ai suoi avversari, usando ragionamenti emotivi e dimostrando scarsissima dimestichezza con ciò di cui parla e in particolare con la laguna.

Tre gli argomenti usati da De Michelis: 1) lasciamo fare agli esperti; 2) Venezia non è fragile ma è sopravvissuta a tutte le trasformazioni prodotte nel corso dei secoli dall’intervento della scienza e dell’ingegneria degli uomini; 3) Venezia non è una incongrua Disneyland ma un’antica capitale che per vivere ha bisogno di lavorare e partecipare alla vita. Bene:

1) Se gli esperti di De Michelis sono quelli che finora hanno gravitato attorno al Consorzio Venezia Nuova e al Magistrato alle Acque, e sono quelli, aspettiamo che si concluda la vicenda giudiziaria del Mose, e poi ne parliamo. Gli altri, quelli indipendenti, come gli Idraulici dell’Università di Padova, o i componenti della Commissione nazionale di Valutazione di impatto ambientale, o i membri della Commissione per Venezia dell’Istituto di Scienze Lettere e Arti si sono già espressi contro la creazione di un nuovo canale artificiale al posto del povero Contorta Sant’Angelo e per l’estromissione delle grandi navi dalla laguna;

2) Venezia ha usato per secoli tutto il sapere a sua disposizione per mantenere la laguna in quell’equilibrio che era garanzia di sopravvivenza per la città. Per far uscire e entrare dalle bocche di porto le navi di allora – le navette di allora! – si usavano i “cammelli”; le si sollevavano, cioè, con cassoni galleggianti e chi avesse proposto di approfondire le bocche o scavare canali artificiali probabilmente sarebbe finito ai Piombi. Dall’Ottocento la bussola non è più stata l’equilibrio della laguna ma il suo forzato adattamento a una portualità sempre meno compatibile, con la “soluzione finale” del Canale dei Petroli che ha ridotto la laguna centrale a quello che gli esperti chiamano “il cratere” e che, col suo prolungamento attraverso il Contorta, dovrà venire raddoppiato e arginato dividendo la laguna in due bacini, cosa vietata dalla legge (se ciò, nell’Italia di oggi, significa ancora qualcosa);

3) Venezia è un’antica capitale trasformata oggi in Disneyland da quel turismo ingovernato di cui il crocerismo è parte; il Porto, tutto il Porto, è tenuto in vita dalle crociere, e questo spiega l’accanimento dell’Autorità Portuale per mantenere in laguna le grandi navi. Ma ciò non sarà per sempre, sarà per poco: crescente gigantismo navale e Mose alle bocche di porto, con la crescita del livello del mare prevista da tutti gli esperti, metteranno fuori gioco la portualità lagunare. Se davvero si vogliono salvare traffici e lavoro bisogna dunque guardare già da oggi a un porto fuori dalla laguna: non si sa se l’off shore così fortemente voluto da Paolo Costa sarà in grado di intercettare i traffici che potrebbero giustificarlo, mentre è indubbio che il crocerismo “tira”, con navi sempre più numerose e sempre più grandi. Dunque, ammesso che Venezia voglia davvero morire di turismo, perché un porto commerciale fuori dalla laguna sì e un porto passeggeri no?

Silvio Testa

Autore dei libretti “E le chiamano navi” e “Invertire la rotta” (Corte del Fontego Editore)”

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  1. Ne’ dentro, nè fuor, basta turismo di massa bisogna da un lato riqualificare e ridurre gli arrivi con un turismo di lusso (yacht in Marittima), dall’altro puntare decise all’economia del “Mare”. Qualsiasi attività industriale, artigianale, commerciale e di servizi che con il mare avesse a che fare. Attivare all’Arsenale una grande Università del Mare affiancata da polo sportivo che con l’acqu avesse a che fare, polo ricerca energia dal mare (onde, correnti, maree, alghe, solare) polo artigiane per la costruzione e manutenzione barche autoctone, altro che Museo navale. Tra l’altro questa sarebbe una economia che determinerebbe residenti di tipo permanenti e non virtuali come il pestifero turismo di massa

  2. Parole d’oro, da decenni la politica locale ha sfruttato a sangue la nostra Venezia con un folle turismo di massa devastante! un unico polo di lavoro : il turismo. Venezia può attivarsi in mille modi Culturali , deve puntare su un turismo ricco e selettivo che riporterà vita anche ai Grandi alberghi del Lido, cantieri e yacht all’Arsenale, sede di importanti convegni ecc . ma prima dobbiamo separarci dalla terraferma i cui interessi sono antitetici e il cui territorio non assomiglia al nostro. Si faccia Venezia Ctta’ a statuto speciale, coi privilegi che merita, pian piano ricostruiremo anche il suo tessuto umano e non sarà solo una città albergo o peggio una pensioncina continua !
    Basta scavi in laguna, grandi navi mostri galleggianti e turismo di massa: ritroviamo la nostra dignità.

  3. …Ve le suonate, ve le cantate e… Ve le ballate pure. Tutto fra di voi senza contraddittorio.
    Certo, almeno così avete sempre tutti ragione. Che cialtroni.

  4. Devo però anche dire che l’immaginazione non vi manca…
    Tra l’immaginare e il fare, però, ci sono in mezzo troppe cose.
    Continuate pure a sognare. I sogni son desideri.
    Poveri veneanziani. Se il futuro di Venezia dovesse veramente dipendere da voi…
    Saremmo proprio messi male.

  5. Un’ultima cosa… E quanto riferito dall’esimio Prof. D’Alpaos circa dieci anni fa, quando proponeva proprio l’allargamento del canale Contorta come alternativa al passaggio delle navi davanti a San Marco, non conta più nulla? Come mai?
    Almeno il Professore è in grado di spiegare il suo voltafaccia?

  6. Illustrissimo Testa, un porto commerciale fuori dalla laguna SI perché qualsiasi economia di riequilibrio su quella pestifera del turismo di massa ci sta bene. Un porto passeggeri fuori laguna NO perché sia fuori che in laguna è un sistema socio-economico distruttivo per Venezia. Doveri tutti mettervi in TESTA che il turismo di massa deve essere RIDOTTO, RIQUALIFICATO, PRENOTATO E SOPRATTUTTO TASSATO (con una imposta su qualsiasi presenza turistica introitata attraverso il rilascio di carta bancomat esclusiva comunale, quale unico strumento per poter pagare qualsiasi servizio comunale (no contanti), altro che tassa di soggiorno che andrebbe cassata).

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