RICORDANDO MARINA ZANAZZO…

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Grave lutto tra le fila del movimento che si batte per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna: è mancata l’editrice Marina Zanazzo, il cui prezioso contributo alla causa è la rigorosa collana di volumetti bianchi “OCCHI APERTI SU VENEZIA”, Corte del Fontego Editore.

elechiamano

 

Ciao Marina, grazie di tutto, non ti dimenticheremo.

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  1. Scrive Alberto Vitucci su La Nuova Venezia: “Venezia. Sorriso e determinazione. E una voglia generosa di fare qualcosa per la sua città. Marina Zanazzo, 61 anni, ha smesso di soffrire. Se n’è andata lunedì sera, nel suo letto d’ospedale al Civile, dopo aver a lungo combattuto con la malattia. Era una persona di grande cultura, proprietaria-factotum di una piccola casa editrice, Il Fontego, che ha lasciato il segno nella società veneziana. Pubblicazioni coraggiose, quasi sempre controcorrente.

    Libri di settore, urbanistica e storia di Venezia. E una piccola collana fortunata di libretti dal titolo Occhi aperti su Venezia. Blu per la storia e le curiosità veneziane, rossi quelli di inchiesta e denuncia. Tre euro in libreria, autori che scrivevano gratis, guadagni zero. Un’offerta culturale più che una operazione editoriale. «Si autofinanziano», diceva con orgoglio. Lei che cercava gli autori e li convinceva a dare il loro contributo. Correggeva le bozze, stampava e portava i pacchi nelle librerie. Il suo studio editoriale un magazzino nella storica Corte del Fontego, dietro campo Santa Margherita. Marina era una bella persona e una donna di carattere.

    L’ho conosciuta quando, prima che le cronache se ne interessassero dal punto di vista giudiziario, mi aveva convinto a scrivere uno dei libretti sul Mose e le grandi opere. Scandali annunciati che poi scoppieranno dopo qualche mese. «Nel nome di Venezia, chiamiamolo così», aveva detto, migliorando in un attimo un titolo poco felice. «Perché nel nome di Venezia oggi tutto è permesso».

    Amarezza e lucidità nel denunciare i tanti problemi di una città che sta perdendo l’anima. Testi raffinati, curati da Edoardo Salzano e Lidia Fersuoch, contributi di professori e intellettuali. Una collana che si era interrotta un paio d’anni fa quando i libretti non sono stati più autosufficienti e la crisi ha costretto a chiudere. I funerali si terranno domani alle 15 alla chiesa dei Carmini.”

  2. Da un post di Lidia Fersuoch: “Mari,
    credo che ti aspettassi da me un’orazione funebre: dai tempi delle prime incerte interviste a Noale avevi deciso che di noi due, del nostro sodalizio, ero io la front woman.
    Ma siamo tutti troppo affranti per fare bei discorsi, per pronunciare quelle belle parole per salutarti che nel cuore ci sono ma ora non troviamo.
    Siamo provati e increduli per il tuo abbandono. Tu avresti continuato a lottare, a difendere la vita, i tuoi progetti, il viale delle rose, la stanza verde di Linneo. Anche l’ultimo giorno in cui hai potuto parlare parlavi di futuro, del tuo ritorno a casa, del video sulla Laguna da progettare.
    Avevi superpoteri, anche nel cogliere aspetti delle cose e situazioni, caratteri, capacità negli altri. Guardavi in me e vedevi cose che io non vedevo.
    È il tuo sguardo che ho perso.
    Chi è qui ora sa com’eri, com’eri generosa con la vita e con gli altri: non devo fare il tuo elogio.
    Ma questo voglio dirlo. Sono sempre rimasta stupefatta dalla compresenza in te di due talenti che in persone normali normalmente si elidono: una prodigiosa creatività e un rigore assoluto. Il motto del tuo maestro Paolo Sambin, precetto che avevi fatto tuo – rigore, rigore, rigore! – ti ha portato a creare un’opera straordinaria per la città che avevi scelto: i tuoi libretti. Un’opera che sotto altra forma noi – sorelle, nipoti, amici, i tuoi autori, il tuo grafico Pip -vorremmo continuare, perché tutto non finisca qui.
    In questi ultimi 17 mesi ci sono stati momenti di sole, un regalo nella bufera quotidiana.
    Ricordo in gennaio un pomeriggio: una passeggiata, l’acquisto di questo vestito che piaceva a te (ma io sapevo avrei indossato oggi), la mostra dei Cadorin a palazzo Fortuny con gli amici. Di tutte le opere esposte sono rimasta fulminata da un titolo brillante: Giorgio andiamo. Era ovvio che aveva colpito anche te.
    Simbiosi, intesa immediata, sempre, nonostante il tuo carattere forte. Spezzate.
    Ti porterò con me, come tutti coloro che sono qui a salutarti.
    Come hai detto tu, «noi due lavoreremo su skype anche in Paradiso».”

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