Archivio mensile:giugno 2014

UN CONTRIBUTO DI ALBERTO ZIPARO

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cernieramose

Dal Manifesto del 28 giugno 2014

“GRANDI OPERE: LA CORRUZIONE È NELLE NORME”, di
Alberto Ziparo

In tema di grandi opere, la corruzione è di sistema ed è stata favorita, quasi ricercata, dalle semplificazioni normative e procedurali: un processo di modifiche legislative e smantellamento di verifiche e controlli, avviatosi negli anni novanta con la TAV, proseguito con le leggi “speciali” – quali MOSE e, di recente, EXPO-, e messo a regime nel 2001 con la Legge Obiettivo per le Infrastrutture Strategiche. Logica che i Berluscones – abilissimi nel trasformare i problemi in affari – riproponevano poi in tutta la legislazione cosiddetta d’emergenza con il plauso prolungato del centro-sinistra: Rifiuti, Depurazione, Energia, Grande Commercio, fino alla Sanità. Si istituzionalizzavano così megaentità speciali, spesso non pubbliche, che dovevano gestire in toto i grandi lavori, in luogo dei precedenti enti appaltanti e gestori,messi a punto con la legge Merloni nel post-Tangentopoli, per cui almeno erano sempre chiare le responsabilità e le competenze delle istituzioni territoriali e di quelle centrali. Adesso la megaopera veniva affidata in gestione ad un concessionario unico (EXPO, Venezia Nuova, Stretto di Messina, SITAV, ecc.), talora a prevalenza pubblica, talora privata, ma che diventava una sorta di “consumatore collettivo istituzionalizzato”, mirato a reperire e canalizzare le risorse – pubbliche e non – per le opere. A fronte di quanto stava al vincitore del megappalto, il Contraente Generale (cordata di grandi imprese il cui capofila era deciso di volta in volta dalle modalità di lottizzazione geopolitica delle opere, nell’ambito della ventina di nomi che monopolizzano appalti e spesso politiche di settore (Impregilo,Coop di costruzione, Astaldi, ecc.) e che a suo tempo avevano spinto per la TAV e poi per la messa a sistema del modello con la Legge Obiettivo. Attorno all’intreccio Concessionaria/General Contractor si formava un più ampio sistema di interessi speculativi, finanziari e imprenditoriali, che vedeva questa volta al centro gli istituti bancari e finanziari che “dovevano assicurare al Concessionario flussi di cassa rapidi”, anticipando l’erogazione di soldi pubblici, ovvero permettendo alle parti private di costruire le modalità di “project financing” o pseudo-tali, con cui dovevano anticipare risorse “da ripagarsi nel tempo” quasi sempre con “la garanzia di ripianamento” da parte dello stato.. La Legge Obiettivo, e le altre leggi speciali, peraltro escluderebbero “aumenti e varianti in corso d’opera”, salvo ammettere deroghe per “operazioni imprevedibili e emergenziali emerse in fase esecutiva”. Così è invalso il sistema di accaparrarsi gli appalti con ribassi incredibili, salvo far lievitare i costi, anche oltre i massimi prevedibili, una volta firmato il contratto.In realtà non si è semplificato nulla, ma sicuramente favorito, se non promosso, i processi corruttivi.
Le “grandi concentrazioni” imprenditoriali – finanziarie, paradossalmente all’indomani di “Mani Pulite”, si trovavano in effetti a fare i conti con sistemi politici e decisionali, indeboliti e semplificati. Indeboliti dalla drastica caduta della militanza e dalla forte riduzione delle risorse disponibili, semplificati dall’avvento dei “Partiti del Leader”, metamorfosi che da Forza Italia investiva via via tutti gli altri e – adesso – con Renzi anche il PD, che a detta di suoi stessi militanti “assomiglia sempre più al PSI di Craxi”, ai tempi in cui Giorgio Bocca scriveva “all’unico socialista che pensa con la testa sua”.
Come le carte delle vicende EXPO e MOSE ben dimostrano, basta accordarsi con pochi decisori determinanti e tutto il sistema risulta “integrato”. Con processi facilitati dall’accresciuto peso che organizzazioni da sempre “collaterali ma pesanti” nelle decisioni politiche – vedi la Massoneria – hanno riassunto nell’attualità. Peraltro il sistema lobbistico delle grandi opere trovava anche “più raffinati” meccanismi di cattura del sistema politico: sorreggeva direttamente o integrava le cordate dei leader emergenti nei vari partiti,spesso arrivando ad assumere parenti o sodali del decisore importante. Nel giro delle Grandi Opere abbiamo moltissimi di questi casi. Che creano attorno ad esse quella nuvola di imprese – molte delle quali sono solo nomi e passacarte, “accaparra” risorse, ,- che oggi Ivan Cicconi, attento osservatore dall’interno del sistema dei Grandi Appalti, stima abbiano superato la dimensione di più di ventimila società.
Per sovrammercato, parliamo quasi sempre di opere inutili, non scaturenti da alcuna programmazione né da analisi mirate; ma “già decise dalle istituzioni rappresentative”,ovvero da una politica spesso controllata.
A Firenze proprio sulla TAV casca l’asino … renziano. Il Passante dell’Alta Velocità sotto il centro storico è un progetto devastante- oggi bloccato dalla magistratura- di super tunnel e megastazione. Per quest’ultima si decide addirittura di non effettuare alcuna valutazione ambientale: “se si fa la VIA non si fa più il sottoattraversamento” sancì l’allora ministro delle infrastrutture Matteoli salutato con favore dal centro-sinistra.
Renzi si opponeva a tutto questo. Fino a quando, diventato sindaco di Firenze, decideva di scalare dapprima il partito e poi il governo. Per questa operazione aveva bisogno di integrarsi, non di avversare, i grandi interessi lobbistici ruotanti attorno alla AV di Firenze e più in generale alle grandi opere. Dopo un lungo silenzio, eccolo vestito da ultrà: oggi invoca la ripresa dei lavori del supertunnel fiorentino. E di fronte ai clamorosi scandali EXPO e MOSE si affanna a urlare da pseudogiustizialista per coprire l’omissione dell’unica cosa da fare: annullare i contratti e interrompere i flussi di denaro. Vanno infatti proprio bloccati gli appalti: ci vorrebbe una moratoria e una revisione drastica del programma Grandi Opere. Insieme alla cancellazione della legge Obiettivo e delle altre leggi speciali di berlusconiana memoria. Invece “ i lavori non si fermano!”.
Pensiamo che il lavoro che attende lo stimato Raffaele Cantone sia piuttosto problematico: sinceri auguri.”

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UNA LETTERA DI CRISTINA ROMIERI

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La lettera di CRISTINA, nota ambientalista e animalista del Lido di Venezia, è apparsa sul Sole24Ore di ieri:

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Per anni e anni noi ambientalisti abbiamo contrastato in vari modi (anche con dettagliati esposti) l’affare Mose, indicando le alternative possibili a questa grande opera devastante, inutile e costosa, denunciando anche le varie criticità amministrative. Dall’anomalia del concessionario unico alla mancata considerazione della negativa Valutazione d’Impatto Ambientale nonché delle prescrizioni indicate (illusoriamente) dal Consiglio Comunale, alle “inesattezze” del parere fondamentale dato dal Ministero dei beni e le attività culturali, che peraltro sembra aver approvato anche quelle opere realizzate in Laguna tanto per spendere i cospicui finanziamenti, come confessato da uno degli arrestati (Baita, ex impresa Mantovani), anche queste in gran parte da noi contestate.
Ma abbiamo anche più volte sottolineato quella che sempre più si percepiva come una mafia infiltrata dal potere forte del Consorzio Venezia Nuova nella nostra città (e non solo), con la sua ramificata corruzione che sta venendo alla luce, fatta di tangenti-favori-incarichi-accordi-ricatti-nomine nei posti che contano. Capace di creare quanto meno acriticita e subalternità anche da parte di gran parte del mondo culturale e accademico.
E’ ormai normale utilizzare sponsorizzazioni ma è grave che forze politiche e istituzioni le chiedano ad un consorzio d’imprese che per i propri lavori deve ottenere autorizzazioni e finanziamenti. Ancora più grave ovviamente quando i fondi sono dati illegalmente e in cambio di qualcosa.
Ci hanno chiamato e ci chiamano, ingiustamente, quelli del no. E’ per noi ora un’amara soddisfazione seguire l’evolversi di un’inchiesta che ci auguriamo possa fare piena luce su tutti i vari aspetti di questa scandalosa realtà.

(Cristina Romieri)

LA BANDA DEL MOSE E IL GONDOLIERE CINESE

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TERREMOTO POLITICO IN LAGUNA: ARRESTATI IL SINDACO ORSONI, GALAN, CHISSO… ma era già tutto scritto in IL GONDOLIERE CINESE, uscito nel maggio 2013. Questa la lettera con cui inizia il romanzo:

Gentile direttore,
se il marchese De Sade fosse un veneziano del nostro tempo, anziché JUSTINE O LE DISGRAZIE DELLA VIRTÙ scriverebbe senz’altro VENEZIA O LE DISGRAZIE DELLA VIRTÙ. Come Justine, infatti, anche Venezia è bella e virtuosa, ma fatta “zimbello della scelleratezza, bersaglio di tutte le depravazioni, in balia dei gusti più barbari e mostruosi”, …costretta agli stupri più inverecondi da parte della cricca di amministratori e speculatori privati che la violano ogni giorno, unicamente interessati al proprio effimero piacere personale (= profitto immediato da ottenersi con cementificazioni, trasformazione della laguna in porto di mare e via discorrendo). Il progetto della sublagunare da infilare nelle viscere della laguna, poi, mi fa pensare al passo in cui l’avventuriero Roland, dotato di un membro di dimensioni ipertrofiche, pretende di introdurlo nel delicato posteriore della ragazza “dovessi squarciarti in due per questo”. Se penso che la nostra generazione ancora vive dei lasciti monumentali e urbanistici delle generazioni precedenti, non posso non inorridire all’idea che quelle future potranno solo maledirci per aver ucciso per ingordigia la Gallina dalle Uova d’Oro (se posso passare da De Sade a La Fontaine) anziché accontentarci di un prezioso piccolo uovo al giorno.

Venezia piace ed è celebrata in tutto il mondo per come è, non per come la si vorrebbe trasformare e snaturare. L’unica preoccupazione dei nostri amministratori dovrebbe essere quella di conservarne le caratteristiche e le tradizioni il più a lungo possibile, contrastando l’esodo della popolazione e praticando una seria politica della casa. Al diavolo le opere faraoniche: puntiamo piuttosto sulla manutenzione!

Alvise Forcolin, Artigiano in Venezia. ”

Orsoni