Archivio dell'autore: Luan

CHE FARE???

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Purtroppo il 10 giugno ero fuori Venezia, ma l’altro ieri sera al TG3 hanno accostato la manifestazione No Nav alla sagra di Sant’Antonio a Castello… come dire che ormai anche l’annuale No Nav Pride è considerato una sorta di appuntamento folkloristico-fisiologico… il che è un bruttissimo segnale. In effetti, dopo tante manifestazioni, sul piano pratico non è cambiato assolutamente nulla. Le maxi navi da crociera continuano a squassare tranquillamente i fondali lagunari e a passare a un pelo da piazza San Marco. Lo dico con dolore e senza voler nulla togliere a quanti si sono mobilitati con tanta generosità. Occorrerebbe una svolta, ma di che tipo? :- (

P.S. Continuo a trovare proponibile la vecchia trovata di VENEZIA DUE: https://salviamovenezia.wordpress.com/2013/06/14/venezia-storica-e-venezia-due/

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VERSO IL 10 GIUGNO

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10giugno18

COMUNICATO COMITATO NO GRANDINAVI – LAGUNA BENE COMUNE

Si è deciso di organizzare per il 10 giugno a Venezia una manifestazione intitolata “Marcia per la dignità di Venezia” alla quale invitiamo la popolazione attiva, le associazioni e i comitati ad aderire e partecipare

Per la città storica e per la terraferma – Per estromettere le grandi navi da crociera dalla Laguna-

Per Salvare Venezia dallo spopolamento e dalla turistificazione

Parliamo di casa, di ripopolamento del centro storico, di qualità dell’aria in terraferma e in Laguna, di trasformazione di Mestre, con l’edificazione di nuovi alberghi ed ostelli,

in “dormitorio” per il turismo “mordi e fuggi”,

parliamo della cessazione della svendita del patrimonio pubblico, del rispetto dell’ambiente, della fine del consumo di suolo, dei diritti al lavoro e al reddito

e dei conflitti di interessi del sindaco.

Di seguito ed in allegato trovate il documento che lancia la manifestazione

Evidenziamo inoltre che le nostre lotte e le nostre mobilitazioni veneziane fanno parte di una serie di iniziative che si terranno nei prossimi giorni in Europa e in Italia In difesa dell’ambiente del territorio, in difesa delle nostre città dei nostri Diritti promosse da diverse associazioni e Comitati :

il 15 maggio a Parigi presso la sede del Ministero dell’Ambiente Francese la seconda conferenza sul trasporto marittimo del Mediterraneo – Riduzione dell’inquinamento atmosferico dalle navi nel Mar Mediterraneo, organizzata da France Nature Environnement, il ministero dell’Ambiente francese, NABU, Cittadini per l’aria, ed altre associazioni ambientaliste di altri paesi del Mediterraneo. Diversi comitati ed associazioni delle città portuali italiane (comitato NOGrandiNavi compreso) hanno aderito alla richiesta di espandere le zone SECA per il maggior controllo per le emissioni di zolfo alle acque del Mediterraneo nel corso della conferenza verranno presentate le nuove campagne autogestite di monitoraggio dell’inquinamento navale, programmate nei principali porti del Mediterraneo (tra i quali diversi porti italiani Venezia compresa).

il 15 maggio a Genova alle ore 17.30 IL POPOLO INQUINATO DAI FUMI E DAI RUMORI DEL TRAFFICO MARITTIMO, STUFO E ARRABBIATO, SCENDE SUI MOLI DEL PORTO DI GENOVA

Tutti i genovesi costretti a convivere con i fumi e i rumori prodotti dall’attività portuale, manifesteranno di fronte ai varchi doganali della Stazione Marittima di Genova. La manifestazione è organizzata dal Comitato Tutela Ambientale Genova Centro Ovest , e da Progetto Genova , con l’adesione e la partecipazione di: Altra Liguria, Ecoistituto Reggio Emilia-Genova, Associazione Comitato Acquasola, Circolo Nuova Ecologia di Legambiente, Italia Nostra, Medici per l’Ambiente, Officine Sampierdarenesi.

Obiettivi della protesta (rivolti a Capitaneria, armatori, Comune e Regione, Parlamento Italiano ed Europeo): maggiori controlli per il rispetto della normativa vigente – adeguamento della flotta di navi, che attraccano a Genova , alle normative vigenti e future a tutela dell’ambiente e della salute – monitoraggio della qualità dell’aria e del rumore, mirato a stimare l’impatto delle emissioni portuali – adeguamento delle Leggi sulle emissioni navali a requisiti ambientali più restrittivi, sul modello di quelle attualmente vigenti nei porti del Nord Europa.

il 18 e 19 maggio a Barcellona promosso dalla rete SET – Città del Sud Europa secondo forum sull’impatto della turistificazione ( Fòrum Veïnal sobre Turisme). Si parlerà della difesa delle città e dei cittadini dalle diverse problematiche legate all’ impatto turistico, di grandi navi e della rete SET. Alcune associazioni di Venezia hanno sottoscritto il Manifesto della rete Set e una rappresentante veneziana sarà presente a Barcellona e farà intervento.

Il manifesto di SET, che trovate in allegato, sta girando moltissimo e per l’Italia le ultime adesioni arrivano da: Genova, Cinque Terre, Firenze, Napoli… è importantissima la condivisione di problematiche (legate all’impatto del turismo), analisi e riflessioni e iniziative.

Consigliamo inoltre di vedere il bellissimo documentario di Arte sul mare Mediterraneo si parla di navi da crociera, di turismo di massa, di inquinamento, cementificazione e altri problemi.

https://www.arte.tv/fr/videos/075834-000-A/la-mediterranee-va-t-elle-passer-l-ete/

(è visibile fino al 16 giugno)

Marcia per la dignità di Venezia

10 giugno 2018 h 14.30

concentramento a Piazzale Roma

Il Comitato No Grandi Navi invita le abitanti e gli abitanti della città storica e della Terraferma, chi ci vive o vi lavora da pendolare, il mondo associativo e le organizzazioni a mobilitarsi per restituire dignità alla città di Venezia, mai come oggi minacciata dall’operato di chi la governa.

Partiamo come sempre da noi, dalla richiesta di estromettere le grandi navi dalla laguna, ma oggi non basta più, sentiamo la necessità di andare oltre.

La recente vicenda dei tornelli, al di là della ridicolaggine, è grave non tanto perché rappresenti l’inerzia dell’amministrazione di fronte all’invasione da parte di un turismo insostenibile e al relativo spopolamento, quanto piuttosto perché essa esemplifica il vero programma di Brugnaro e della sua giunta: trasformare, in nome del profitto, la città storica in un grande parco a tema che abbia nella Terraferma una nuova succursale low cost. A cosa possono servire i tornelli se si sta pianificando la costruzione di 20.000 posti letto in ostelli od hotel a Mestre nei prossimi anni?

Il 10 giugno saranno in piazza tutti coloro che vogliono, costruiscono e mettono in pratica un altro programma per Venezia, tutti coloro che, con il conflitto sociale, alludono ad un’altra idea di città.

E’ necessario ripopolare la città storica con politiche a misura di residente, riaprire le centinaia di case pubbliche chiuse, offrire vere opportunità di social housing, fermare la costruzione di nuovi hotel, frenare i cambi d’uso, l’utilizzo di AirBnB e simili, favorire l’affitto ai residenti e le operazioni di autorecupero.

Sono questi problemi che non riguardano più solo la città insulare, ma che preoccupano anche gli abitanti di Mestre e Marghera, dove i prezzi degli affitti sono già aumentati esponenzialmente rispetto a pochi mesi fa.

Bisogna invertire la ricetta di questa giunta che taglia i servizi di welfare, licenzia il personale precario e svende il patrimonio pubblico.

Questo è il vero degrado.

Il Comune deve invece farsi carico di quei servizi che consentano a tutte e tutti di vivere degnamente.

Servono servizi moderni, efficienti e all’avanguardia.

Oggi accade tutto il contrario. Si deve dunque investire in welfare e contemporaneamente si deve favorire quel tessuto sociale ed associativo che (a costo quasi zero) recupera spazi, li autogestisce, li strappa all’abbandono, alla privatizzazione o alla semplice messa a rendita.

Venezia deve tornare ad essere città viva, con un tessuto produttivo diversificato, non può essere spianata dalle rendite di posizione speculative che troppo velocemente distruggono la sua biodiversità urbana.

La monocoltura turistica sta distruggendo la città portando ricchezza solo a pochi, con attività tra l’altro basate spesso su lavoro precario e sfruttamento.

Invece Venezia può essere sede di attività legate anche alla cultura e alla ricerca, agli studi e all’innovazione produttiva ecocompatibile, garantendo reddito e distribuendo ricchezza a tutti.

Il 10 giugno invitiamo a scendere in piazza tutti coloro che vedono nell’ambiente una parte imprescindibile della città e non qualcosa di estraneo, magari sacrificabile sull’altare di un modello di sviluppo suicida.

La nostra piazza dirà che quando si distrugge l’ambiente, si distrugge la città. Per questo le navi devono stare fuori dalla laguna, per questo non vogliamo nuovi scavi, per questo dobbiamo prendere misure che diminuiscano l’inquinamento dell’aria da traffico urbano, ma anche marittimo, e limitare il consumo di suolo (che spesso porta con sé speculazioni e conflitti di interesse a cui il sindaco non è estraneo).

A vedere l’operato di questa giunta, pare che le tradizioni di questa città richiamino ad un’identità escludente, chiusa e definitivamente provinciale.

Mai operazione fu più revisionista.

Venezia è stata nei secoli città del mondo, e nel mondo ha fatto la sua fortuna, commerciale e culturale.

E’ stata, all’apice della sua traiettoria storica, un’interfaccia tra civiltà diverse, uno snodo internazionale di genti, affari, culture e arti.

Non dimentichiamoci di questa eredità.

Non lasciamo che chi ci governa riduca tutto ad un’attrazione con i suoi orari di apertura e chiusura.

Contro le dichiarazioni e le prese di posizione maschiliste e razziste di chi ci governa, vogliamo invece riaffermare Venezia come aperta e multiculturale, luogo di cultura antirazzista e antisessista.

Per tutte queste ragioni saremo in piazza Domenica 10 Giugno.

Per una città diversa, per restituire dignità a Venezia

Comitato NoGrandiNavi – Laguna Bene Comune

Per le adesioni scrivere alla mail nobigship@gmail.com

oppure scrivere alla pagina dell’evento su facebook https://m.facebook.com/events/204425737027229

Prime adesioni:

Ambiente Venezia

ASC

Lisc collettivo universitario

Sale docks

Opzione zero

Gruppo 25 aprile

OPA! Officina Pensiero Azione

Andrea Martini – Presidente Municipalità Venezia Murano Burano

Unione inquilini Venezia

CAAL – Comitato Ambientalista Altro Lido

10giugno18

S.O.S. LAGUNA. LE NUOVE DOLENTI NOTE DI LUIGI D’ALPAOS.

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2018 03 18 Gazzettino su Dibattito in Sala San Leonardo SOS LAGUNA

Venezia. Sala San Leonardo. Il prof. D’Alpaos ha di nuovo evidenziato le criticità del Mose e una grave prospettiva per la portualità veneziana: nel giro di qualche lustro, a causa dell’innalzamento del livello del medio mare, si dovranno sollevare le eventuali barriere alle bocche di porto della laguna anche per sei mesi l’anno:- /

QUANDO LE ETICHETTE CAMBIANO, MA LA SOSTANZA RESTA LA STESSA.

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Mi spiace, non ci sono giustificazioni. Pestare a sangue un ventenne, ancorché CASAPOUND, solo per averlo incontrato, per giunta in CINQUE contro UNO, fa capire che spesso fascisti e antifascisti – in teoria sideralmente lontani – si pongono allo stesso livello. Concentriamoci sui programmi di miglioramento della società e abbandoniamo le fottute ideologie.

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DECONGESTIONARE VENEZIA, GRAZIE.

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“In questi mesi assistiamo ad una serie di interventi senza più regole:
rive d’acqua, con scalinate, che vengono ostruite da passerelle/pontili privati che ne impediscono l’utilizzo pubblico,
rive pubbliche che vengono chiuse per farne spazi acquei a pagamento,
rive pubbliche che sono occupate da plateatici di ristoranti,

Per noi abitanti è sempre più difficile muoversi in barca e trovare delle rive dove poter svolgere le attività quotidiane.
Ogni riva d’acqua infatti, ha una sua precisa funzione di sevizio nell’area in cui è presente e rappresenta un punto fondamentale dello scambio fra la viabilità pedonale e la viabilità acquatica.

Per questo noi tutti cittadini veneziani siamo contrari alla chiusura delle rive perché queste rive con le scalinate per agevolare le operazioni con le variazioni di marea, sono utilizzate quotidianamente da trasportatori, artigiani, trasporto malati ed anziani, mezzi di soccorso, servizi pubblici, corrieri e dai cittadini con le loro imbarcazioni da diporto.

Riteniamo che una riva pubblica, con tutte le funzioni ed i servizi agli abitanti che garantisce, abbia un valore sociale, urbano e di qualità della vita non cedibile a qualsivoglia privato.

Le rive sono sempre state vincolate ad uso pubblico e così devono rimanere.

La nostra denuncia evidenzia che, l’ ufficio preposto alla difesa e conservazione delle rive d’acqua, l’Ufficio Spazi Acquei del Comune di Venezia, non sta svolgendo il proprio lavoro per garantire la funzionalità e l’uso pubblico di questi beni.

Riteniamo inoltre che sia doveroso che un bene pubblico possa essere utilizzato da tutti nel modo più rispettoso e più corretto per gli altri.
La riva pubblica è la testimonianza che la vita a Venezia è sempre stata svolta sull’acqua. Oggi invece, il normale cittadino è sempre più impossibilitato dalla normativa vigente a vivere sull’acqua con la propria piccola imbarcazione. C’è un bisogno assoluto di poter muoversi per fare la spesa, per un piccolo trasporto, per andare a trovare una persona cara con la propria imbarcazione.
Le imbarcazioni però vanno ormeggiate e si deve poter avere lo spazio e la possibilità di farlo in maniera temporanea.

A tal fine si chiede che siano predisposti degli spazi acquei ad hoc utilizzabili a ore, davanti all’ospedale, davanti al cimitero, davanti al Comune (Cà Farsetti), a P.le Roma, alla Ferrovia e al Tronchetto. Non è possibile che gli enti pubblici non prevedano che un veneziano, con la propria barca, possa ormeggiarsi, un’ora al cimitero o all’ospedale in caso di bisogno, alla Ferrovia per accompagnare qualcuno al binario, a P.le Roma per una serena operazione di carico e scarico. Nel caso specifico del Tronchetto e P.le Roma, bisogna dare al più presto la possibilità di lasciare l’imbarcazione per qualche ora (max 8-12 ore ad esempio) per poter prendere l’auto, sbrigare le dovute faccende in terraferma, e poi avere la possibilità di eseguire un eventuale carico/scarico merci. Tutte queste piccole cose cambierebbero le nostre vite, rendendole più semplici, più serene e contribuirebbero a rendere più appetibile la residenza in città.
Domandiamo:

al Comune di Venezia di intervenire immediatamente per cambiare questo modo di operare dell’Ufficio Spazi Acquei,

alla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di vigilare con più solerzia sulla trasformazione /occupazione di queste rive d’acqua pubbliche.

A tutti gli Enti Pubblici di prendere in considerazione in modo serio ed efficace il grande bisogno di poter vivere Venezia per com’è, non una città d’acqua ma, LA CITTÀ D’ACQUA PER ECCELLENZA.”

FIRMA ANCHE TU!!!!!

https://www.change.org/p/luigi-brugnaro-rive-pubbliche-libere-per-venezia-citta-d-acqua

 

IL COMITATO NOGRANDINAVI INCONTRA LUIGI DE MAGISTRIS

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2018 01 31 incontro con LUIGI DE MAGIS2018 01 31 incontro con LUIGI DE MAGISTRIS 

[Luigi de Magistris, sindaco di Napoli, incontra il Comitato NO Grandi Navi di Venezia.

Modera: Egidio Giordano: Stop Biocidio – Coordinamento demA

Abbiamo intitolato questo incontro “dalla città oltre la città”, perché i temi che hanno incarnato l’esperienza municipalista partenopea sono quelli cari al comitato no grandi navi e a quanti si battono per la giustizia sociale ed ambientale. Parliamo di tutela dei beni comuni, del primato dei diritti sociali e di un’idea di gestione del territorio che ha sposato le battaglie della rete Stop Biocidio. DemA si è tenuto alla larga dalla prossima tornata elettorale, ma non rinuncia a parlare al paese. Un libro di recente uscita, “Demacrazia” (Fandango Libri), del giornalista Giacomo Russo Spena, racconta il progetto di de Magistris, quello del prossimo lancio del suo movimento (previsto per le elezioni europee del 2019) su scala nazionale. L’incontro sarà dunque l’occasione giusta per incalzare il sindaco sui contenuti di questo progetto e sulla sfida dell’allargamento del modello di co-gestione che ha caratterizzato il recente “rinascimento partenopeo”. ]

 

 

VENEZIA IN FIAMME???

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Decal

Vorrei evidenziare le parole delle ultime righe dell’articolo apparso il 10.1.2018 su La Nuova Venezia, a proposito del GNL (Gas Naturale Liquefatto): “INFIAMMABILE A CONTATTO CON L’ACQUA….”

Solo dei pazzi incendiari possono volerlo a ridosso della laguna, considerando che (si veda l’articolo riportato qui sotto) la nube di gas si potrebbe spingere intorno per un raggio di 30 miglia ( 55 chilometri ) distruggendo tutto nel suo cammino!!! 

“Comitato per la salvaguardia del Golfo di Trieste
http://amici.golfo.ts.googlepages.com/home

Oggetto: Pericoli del gas naturale liquefatto per la popolazione
Vi informiamo in merito al progetto di collocare due rigassificatori di GNL (gas naturale liquefatto) nel golfo di Trieste uno off-shore della ENDESA ed uno terrestre nel vallone di Zaule di GAS NATURAL.
Il GNL è un idrocarburo fossile, è un gas naturale (principalmente costituito da metano) raffreddato a circa -160°C . Il raffreddamento a -160° permette che 600 litri di gas siano condensati in circa 1 litro di liquido GNL. Il liquido viene poi immagazzinato in grandi contenitori isolati termicamente. Le tipiche gasiere di GNL usate oggi sono lunghe più di tre (3) campi di calcio, sono alte dodici (12) piani e contengono 123,42 milioni di litri di GNL che equivalgono a 74 miliardi di litri di gas.

Il terminal off-shore che si vorrebbe realizzare davanti alla costa tra Grado, Pirano e Trieste dovrebbe contenere 320.000 metricubi di GNL che equivalgono a 320 milioni di litri di GNL, che equivalgono a 192 miliardi di litri di gas. La capacità annua sarebbe di 8 miliardi m3/anno con 85 navi anno, circa una ogni 4 giorni.
Il terminal gas terrestre che si vorrebbe realizzare a Trieste nell’area ex Esso, dovrebbe contenere 300.000 metricubi di GNL che equivalgono a 180 milioni di litri di GNL in due serbatoi, a fianco del terminale della SIOT, dei depositi costieri e del termovalorizzatore dell’ACEGAS. Il pontile di attracco delle metaniere risulterebbe proprio all’ingresso del canale navigabile. Pure questo impianto avrebbe una capacità di 8 miliardi m3/anno, con l’arrivo di circa 110 navi anno per un arrivo di una ogni 3 giorni. Ricordiamo che per la legge Seveso 2, alla quale questi impianti sono considerati a rischio di incidenti rilevanti, riportando il concetto di “effetto domino” cioè di maggiori pericoli derivanti dalla vicinanza di altri impianti pericolosi ( Depositi costieri di Trieste e Muggia, Alder, Linde Gas, Servola Spa, GTS, Si.lo.ne Srl, SIOT Spa )

I pericoli
Siamo venuti a conoscenza di un film d’inchiesta prodotto da due avvocati americani. Il film denuncia i pericoli del GNL (il Gas Naturale Liquefatto). I due avvocati sono stati pubblicamente ringraziati dalla città di Oxnard di 157.000 abitanti per avere evitato che fosse realizzato un terminal off-shore per il GNL davanti alla costa.
Intanto lo studio di un comitato scientifico a Livorno ha stabilito che se un impianto simile ai nostri dovesse mai esplodere svilupperebbe un’energia pari a 50 ordigni atomici e distruggerebbe ogni cosa nel raggio di 55 Km . ( dal Corriere della Sera 30 marzo 06 )

Il peggiore incidente previsto nella valutazione di impatto ambientale di Oxnard
Siamo venuti a sapere che il Rapporto della Commissione Energetica della California del Luglio 2003 (allegato 4) afferma che “Il Consiglio Comunale di Oxnard (157.000 abitanti) ha commissionato uno studio che ha considerato i rischi per la sicurezza nel caso di peggiore incidente. I cittadini di Oxnard si sono opposti al progetto dopo che lo studio ha rivelato che ci sarebbero stati fino a 70.000 morti se un incidente di GNL fosse accaduto. Nessuno dei rischi considerati includeva atti di sabotaggio o terrorismo.” Lo studio, basato sull’ipotesi di una collisione con una gasiera di GNL a dieci miglia dalla costa e la conseguente rottura di tutti e cinque i contenitori, afferma che

la nube di gas si potrebbe spingere intorno per un raggio di 30 miglia ( 55 chilometri ) distruggendo tutto nel suo cammino.

I pericoli elencati in uno studio per il Pentagono
Siamo venuti a sapere che uno studio preparato per il Pentagono nel 1982 afferma che “È probabile che se il 9 % del carico di GNL di una nave cisterna fuoriuscisse sull’acqua. Si trasformerebbe in una nube o un pennacchio e si disperderebbe lungo la superficie fino a incontrare una fonte di accensione. Tale nube potrebbe in dieci/venti minuti allungarsi sottovento almeno tre miglia. Alla fine potrebbe arrivare più lontano, dalle sei fino alle dodici miglia. Come un palla di fuoco potrebbe bruciare qualsiasi cosa nel suo raggio, ed il suo calore radiante potrebbe causare ustioni di terzo grado e dar vita a incendi fino a uno/due miglia di distanza dalla nube. Una palla di fuoco di GNL diffondendosi in una città può causare un’enorme quantità di incendi ed esplosioni in una vasta area. Al momento o nel prossimo futuro non c’è modo di combattere un grande incendio di GNL.”.

Il pericolo delle nubi di gas
Siamo venuti a sapere che la Procedura di Emergenza per il GNL della Capitaneria di porto di Savannah (Georgia), dove è situato uno dei quattro impianti di GNL attualmente negli USA, indica che le “AZIONI INIZIALI DA EFFETTUARE IN CASO DI PEGGIOR SCENARIO DI FUORIUSCITA DI GNL” sono le seguenti “Ordinare l’immediata evacuazione di tutto il personale della Guardia Costiera Americana dall’area interessata”.
Siamo venuti a sapere che il GNL non è infiammabile quando è nel suo stato liquido dentro il suo contenitore, ma una volta fuoriuscito, rapidamente si diffonde in forma di nubi di gas.
Siamo venuti a sapere che il gas, quando si mescola in percentuali dal 5% al 15% con l’ossigeno, diviene altamente volatile e infiammabile.

La potenza di un’esplosione di gas equivale a quella dell’energia nucleare
Siamo venuti a sapere che, secondo lo studio preparato per il Pentagono nel 1982, l’energia sprigionata da una gasiera con un serbatoio di 125000 metricubi sarebbe equivalente a 55 bombe di Hiroshima prive di radiazioni.
Siamo venuti a sapere che “Science and Environmental Policy Project” afferma che “L’esplosione di una gasiera di GNL è simile ad un’esplosione nucleare”. ( vedi http://www.LNGdanger.com )

Il gas può infiammarsi ed esplodere spontaneamente
Siamo venuti a sapere che alcuni filmati del US Bureau of Mines del 1969 e del 1972 mostrano che il GNL, in caso di perdita, si diffonde senza alzarsi, che il GNL può prendere fuoco spontaneamente e che il GNL può esplodere spontaneamente.
Siamo venuti a sapere che tutti gli idrocarburi hanno una piccola finestra di infiammabilità, però, tra tutti gli idrocarburi, inclusi quelli noti come la benzina verde, il carburante per i jet, il propano e il butano, il GNL, che è metano, ha la finestra di infiammabilità più larga con la maggiore probabilità di combustione.

Il pericolo degli incidenti
Siamo venuti a conoscenza dei seguenti incidenti catastrofici (la maggior parte avvenuta dopo la conclusione degli studi alla base della Valutazione di Impatto Ambientale):
– 20 ottobre 1944 – esplode l’impianto GNL di Cleveland (Ohio, USA): 131 morti – 225 feriti – 79 case distrutte – 2 fabbriche – 217 auto – 680 senzatetto;
– 20 gennaio 2004 – a Skikda in Algeria esplode impianto GNL: 27 morti – 74 feriti (il città si salva per il vento);
– 31 luglio 2004 – in Belgio esplode un gasdotto di GNL: 15 morti – 200 feriti;
– 30 agosto 2005 – in Nigeria esplode un gasdotto di GNL: 11 dispersi.

Siamo venuti a sapere che il “The Norway Post”, il 20 settembre 2004, titolava “Gasiera di GNL in avaria a nord di Bergen – ora rimorchiata” e si legge “I motori della nave si erano fermati e con il cattivo tempo le ancore erano inutilizzabili. Comunque, due rimorchiatori erano riusciti a trainarla a circa 27 metri dalle rocce… intanto ci si preparava alla evacuazione degli 800 abitanti dell’isola di Fedje, per paura che la gasiera potesse esplodere se si fosse arenata sugli scogli”.
Siamo venuti a sapere che sul sito CNN.com (allegato 5), il 15 novembre 2002, si leggeva “Un sottomarino nucleare si scontra con una gasiera” e poi “A Barcellona (Spagna) la gasiera di GNL ‘ Norman Lady’ ha avuto una collisione nel Mediterraneo occidentale con il sottomarino USS Oklahoma City. Fortunatamente la gasiera aveva già scaricato il suo pericoloso carico. Si sono verificati solo pochi danni al periscopio.” .

La vulnerabilità agli attacchi terroristici
Siamo venuti a sapere che dagli atti del Congresso degli Stati Uniti del 21 Aprile 2005, Markey, membro del Congresso e membro anziano del Comitato di sicurezza interna, ha affermato che gli impianti di GNL sono “tra gli obiettivi più attraenti per i terroristi”.
Siamo venuti a sapere che “The Providence Journal”, il 21 settembre 2004, titolava “Un dirigente della Lloyd paragona un attacco al GNL ad un esplosione nucleare” e si legge che un dirigente dell’Assicurazione Lloyd di Londra, Peter Levene, ha affermato che: “Anche le gasiere, sia in mare che nei porti, costituiscono evidenti bersagli”. Levene ha anche detto che “gli specialisti riconoscono che un attacco terroristico ad una gasiera di GNL potrebbe avere la forza di una piccola esplosione nucleare”.

Siamo venuti a sapere che, secondo i risultati di test eseguiti sulle armi da fuoco dall’ufficio governativo statunitense di contabilità delle armi di piccolo taglio, armi non militari sono in grado di rompere i contenitori di GNL. Quindi, se un gruppo terrorista requisisse una nave metaniera carica di GNL, sarebbe un affare molto pericoloso provare a arrestarlo senza rompere contenitori, valvole o condutture. Secondo Brittle Power, strategia energetica per la sicurezza nazionale, un atto di sabotaggio a bordo sarebbe assai semplice se diretto verso la manipolazione delle valvole che potrebbero portare alla rottura dei contenitori di GNL per sovrapressione e a un conseguente notevole versamento del GNL criogenico sullo scafo di acciaio che ne verrebbe, probabilmente, frantumato.
Siamo venuti a sapere che Richard Clarke, ex capo del controterrorismo USA, afferma che “Ci siamo anche resi conto che l’esplosione di una delle grandi gasiere nel porto spazzerebbe via il centro di Boston”. Ricordiamo l’attentato targato “Settembre Nero“ avvenuto ai depositi SIOT nel 1972.

La inaffidabilità degli studi sulla sicurezza
Siamo venuti a sapere che secondo quanto risulta da uno studio sulla sicurezza del GNL le gasiere sono ritenute relativamente sicure perché sono a doppio scafo, che però meno di un anno dopo questo studio una piccola imbarcazione da turismo ha speronato il doppio scafo di una petroliera francese nell’ottobre del 2002, la ‘Limburg’ , causando un enorme incendio.
Siamo venuti a sapere che nel Rapporto Sandia, Guida alla analisi dei rischi ed ai problemi di sicurezza conseguenti ad una grande fuoriuscita sull’acqua di GNL Gas Naturale Liquido, stampato nel dicembre 2004, si afferma che “…le dinamiche e le conseguenze di una fuoriuscita (di GNL, ndt) e i pericoli di un tale incidente non sono ancora completamente conosciuti.”, “La mancanza di informazioni sperimentali su larga scala, costringe gli studiosi a porre molte ipotesi e semplificazioni.”.

Da quest’ultimo documento siamo venuti a sapere che “È impossibile tentare di colmare alcuni di questi ‘vuoti’ dovuti alle limitazioni sperimentali e di calcolo.”, “È evidente che la mancanza di dati disponibili su larga scala riguardo a perdite (di gas) non permette di mettere a punto modelli previsionali affidabili.”.
Siamo venuti a sapere che pur considerando le suddette limitazioni il rapporto afferma: “una gasiera di LNG danneggiata da un buco di 5 metriquadri ed una fuoriuscita della durata di 8 minuti causerebbero una nuvola di vapore infiammabile che si diffonderebbe e si estenderebbe per più di 2 miglia ”, “…questo dovrebbe essere convalidato da una sperimentazione concreta e reale…”.

Siamo venuti a sapere che il Rapporto CRS per il Congresso USA, Gennaio 2004, afferma che “La maggior parte delle analisi del rischio di incidenti riguardanti gli impianti o la movimentazione di GNL dipende dai modelli computerizzati di simulazione utilizzati per calcolare gli effetti di un possibile incidente. […] Ma i modelli sul GNL sono estremamente complessi e intrinsecamente imprecisi, in quanto basati su calcoli ed ipotesi riguardo alle quali studiosi imparziali potrebbero trovarsi legittimamente in disaccordo. Anche minime differenze presenti in un modello sul GNL potrebbero far giungere a conclusioni significativamente differenti.”.

Il rischio è alto anche con la moderna tecnologia
Siamo venuti a sapere che l’impianto di GNL esploso a Skikda in Algeria nel 2004 è stato modernizzato nel 1999 ed era dotato di tutte le più recenti tecnologie di sicurezza. L’esplosione del terminale GNL algerino è stata così violenta che il boato è stato sentito a diverse miglia di distanza. La violenta esplosione algerina ruppe tutti i vetri di un distante complesso condominiale e lo avvolse in una nuvola di fuoco.
Siamo venuti a sapere che dal Mobile Register del 14 aprile 2004 si legge “Un nuovo rapporto dà nuove informazioni sull’esplosione di GNL a Skikda in Algeria” e “I primi rapporti dicevano che l’esplosione era causata da un malfunzionamento di una caldaia. Però le conclusioni finali indicano che è stata una grossa perdita da un tubo, che ha formato una nube di gas altamente infiammabile e esplosivo che è rimasta sospesa sopra l’impianto.”.

Terminale off-shore: progetti “cavia”, mai sperimentati
Siamo venuti a sapere che i progetti off-shore sono progetti sperimentali e Gordon Shearer, Direttore generale della Weaver’s Cove Energy, ha recentemente ammesso: “Non ho mai sentito parlare di un impianto off-shore di GNL; è una tecnologia che è in via di sviluppo, ma non è stata sufficientemente sperimentata, provata e non è esistente al momento.” La FERC recentemente ha detto: “La tecnologia per il trasferimento del GNL in condizioni atmosferiche più avverse nel caso di un terminal offshore non è stata verificata. Il livello odierno di conoscenza e la limitata esperienza operativa non sono sufficienti per giustificare l’interesse per questa nuova tecnologia off-shore.”.

Impatto su turismo e industria della pesca
Siamo venuti a sapere che per Guardia Costiera degli Stati Uniti sulla costa U.S.A. nessuna imbarcazione può navigare entro 1 miglio avanti, 2 miglia dietro o 1/2 miglio su ciascun lato di una nave gasiera. E’ probabile che la zona di esclusione della guardia costiera americana non riesca a fermare potenziali terroristi, ma sicuramente interferisce pesantemente con le nostre industrie del turismo e della pesca.
Siamo venuti a sapere che gli impianti off-shore di GNL utilizzerebbero l’acqua del mare per riscaldare il gas naturale congelato al fine di non togliere da 20 a40 milioni di dollari all’anno dai profitti del GNL. Alcuni progetti oggi proposti utilizzerebbero 568,5 milioni di litri d’acqua marina al giorno; l’acqua dopo aver ricevuto un’aggiunta di cloro sarebbe rigettata in mare più fredda di 16° . Uno studio dell’EPA ha dimostrato che un impianto di GNL nel mare dell’Alabama distruggerebbe il 25% di pesce, granchi e gamberi.

L’impatto ambientale
Siamo venuti a sapere che in base ad un rapporto dell’EPA Americano ( “Le caratteristiche chimiche del metano e le interazioni con l’atmosfera concorrono in modo significativo all’effetto serra. […] Il metano (incombusto) produce, a parità di peso, un effetto serra circa 21 volte maggiore di quello prodotto dal biossido di carbonio (CO2).
Siamo venuti a sapere che secondo studi accreditati (Doyle, Energy geopolitics, Scientific American, 2004) il trasferimento del gas naturale via mare con metaniere a -161° è un processo che richiede molta energia e implica una gestione costosa e complessa.
Siamo venuti a sapere che ogni gasiera di GNL consuma 100 tonnellate di carburante al giorno. Ogni gasiera di GNL produce emissioni più nocive di quelle provenienti dalle centrali termiche attualmente in uso.

Incidenti ai gasdotti
Siamo venuti a sapere dal Washington Post del 7 luglio 2005 che “Uno studio sponsorizzato dall’azienda, avviato dopo l’esplosione di una casa nel marzo del 2005, ha scoperto che le piccolissime variazioni della struttura del molecolare del gas naturale liquido importato, che l’Azienda ha iniziato a usare nell’agosto del 2003, provocavano essiccazione delle tenute di gomma di vecchi raccordi di metallo che collegano le varie sezioni delle condutture.” Il dirigente della contea di Prince George, Jack Johnson ha dichiarato, “che era allarmato del fatto che l’industria del gas era a conoscenza fin dal 1992 che modifiche nella composizione del gas potevano provocare fughe di gas dai raccordi.”

Per quanto sopra, chiediamo ai Sindaci di valutare fino in fondo, quali responsabili della salute dei cittadini, i rischi per la sicurezza della popolazione alla luce dei nuovi eventi e notizie successivi alle valutazioni d’impatto ambientale o comunque fino a oggi non emersi.
Chiediamo di considerare con la massima attenzione le questioni esposte, tenuto anche conto che le valutazioni tecniche effettuate fino ad oggi si sono basate su perizie di parte presentate e finanziate dalle società proponenti i due progetti. La sicurezza dei cittadini non può essere affidata alle valutazioni di perizie di parte.
Chiediamo di verificare le questioni esposte mediante accurate indagini affidate a studiosi, italiani e stranieri, di indiscussa capacità e autorevolezza.

Invitiamo infine a considerare se sia opportuno costruire due impianti, come quelli previsti a Trieste, che al rischio particolarmente rilevante derivato dalla sua stessa natura aggiungerebbe il rischio derivato dalla mancanza di esperienza in impianti così grandi.
Chiediamo sia fatta una corretta informazione come lo prescrivono le leggi nazionali ed europee; infatti il governatore Illy e la sua giunta regionale non solo non informa i cittadini sui pericoli che corrono ma in data 24.03.06 chiede pure ai comuni interessati dai progetti di dare un parere positivo entro 30 giorni. ( il silenzio assenso equivale a sì ). Ricordiamo pure che sono in corso le elezioni proprio nei comuni interessati per cui un’analisi e valutazione dei progetti sicuramente passerà inosservato!

Chiediamo ai Sindaci e consiglieri comunali
Di Marano Lagunare, Grado, Staranzano, Monfalcone, Duino Aurisina, Trieste, Muggia e S.Dorligo della Valle a nome dei cittadini residenti nel golfo di Trieste di votare NO alla delibera della giunta regionale, perché solo i cittadini informati possono decidere in materia della tutela dell’ambiente, della salute e perfino della sopravvivenza delle generazioni future.

Comitato Monte d’Oro
COMITATO NO TERMINAL”