IL RESOCONTO DI MARCO BARAVALLE

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26 / 9 / 2016

Sulle ali dell’entusiasmo saremmo tentati di definire la giornata di oggi come “storica”, dopo avere visto le migliaia di persone sulle rive  – oltre 3000 le presenze nel picco massimo –  dopo le decine e decine di barche di abitanti, dopo le centinaia di partecipanti all’assemblea pubblica del 15 settembre in Pescheria a due passi da Rialto, dopo il tripudio di bandiere no navi ai balconi di tutti i Sestieri.

Eppure, passata questa festa granda che è stata vera festa di città (se per città intendiamo la capacità degli abitanti di un luogo di costruire forme peculiari di sentire e agire in comune), dobbiamo resistere alla tentazione della celebrazione e rilanciare immediatamente, a partire da una riflessione che travalica il tema delle grandi navi. Ciò che sembra affiorare dalle pastoie di questo tempo veneziano segnato dallo spopolamento, dalla corruzione delle grandi opere, dal turismo di massa, dall’estrazione di profitto a danno di un corpo urbano morente, è la sensazione che la città stia tentando di riprendersi il diritto a fare la propria storia.

Non ci “imbarchiamo” in improvvisate analisi politiche, forse conta lo shock della vittoria della destra, forse pesa la deflagrazione della sinistra istituzionale, sia del PD che dei partitini alla sua sinistra, forse il venire meno dei vecchi riferimenti ha innescato nuove energie, forse è solo il tempo giusto. Sta di fatto che a Venezia è tornata la voglia di manifestare, di testimoniare la propria esistenza contro l’idea dell’estinzione, di incontrarsi per strada per discutere collettivamente delle tante urgenze da affrontare. Nuove associazioni si formano per scrivere collettivamente un’agenda politica diversa, per ricucire un incontro tra generazioni, oppure per salvare importanti istituzioni culturali pubbliche. Questi nuovi soggetti si confrontano con il tessuto associazionistico storico, ma anche con i movimenti, i centri sociali e le occupazioni abitative. Le Municipalità, sotto l’attacco centralizzatore della giunta, appaiono nella la luce rara di un’istituzione in cui il meccanismo della delega non si tramuta in immediata estraneità, ma in intreccio di destini con i residenti che hanno scelto i propri rappresentanti.

Qualcosa del genere non accadeva a Venezia da molto tempo, di certo non accadeva quattro o cinque anni fa, quando il Comitato No Grandi Navi muoveva i suoi primi passi. Ma dopo la giornata di oggi è possibile aggiornare positivamente il bilancio del Comitato: è riuscito a coinvolgere strati sempre più ampi e trasversali di cittadinanza, ha indicato, oltre al suo no fondativo, una serie di alternative possibili per salvaguardare contemporaneamente salute e lavoro, è diventato un laboratorio di produzione di conoscenza indipendente (studi sull’indotto delle navi e sul loro impatto economico-sociale, rilevazioni dell’inquinamento dell’aria, libri bianchi e appuntamenti di approfondimento), è riuscito a esprimere radicalità tramite la pratica del blocco, con i “barchini” oppure con i suoi tuffi, è riuscito a trasformare la propria lotta in uno dei simboli mondiali della salvaguardia di Venezia, è riuscito a costruire legami importanti con le altre battaglie per i beni comuni che punteggiano il nostro paese: oggi, ad esempio, tutte le Zattere hanno espresso la propria solidarietà a Nicoletta Dosio, attivista No Tav che disobbedisce agli arresti domiciliari. I No Navi hanno di fatto cancellato, con le proteste e i ricorsi, lo scavo del Canale Contorta, hanno ritardato, questa la novità di giornata, le navi da crociera con la sola potenza della musica e della partecipazione di massa. Insomma il Comitato ha contribuito a creare il clima di partecipazione spontanea che sembra oggi emergere come dato in grande crescita, si conferma come importante spazio di aggregazione trasversale e volano per tutte le esperienze che si battono per un nuovo diritto alla città.

Il Comitato è convinto che oggi sia possibile vincere la battaglia per l’estromissione delle gigantesche crociere dalla laguna. Se si legge attentamente la lista di obbiettivi raggiunti, abbozzati alcune righe sopra, si conviene che molto è cambiato da quando i No Navi sono scesi in acqua la prima volta. Certo, tanto resta ancora da fare, ma i nostri avversari, l’Autorità Portuale, le multinazionali delle crociere che ora detengono gran parte della VTP (la società di gestione della Marittima, quasi totalmente privatizzata) e il sindaco padroncino non hanno una direzione chiara, prendono tempo presentando maldestri progetti di scavi, bocciati dalle valutazioni di impatto ambientale, sparano i soliti proclami a mezzo stampa, ma puntano ad una sola cosa: il mantenimento dello status quo. E’ dunque un momento propizio per far sì che la nostra voce venga ascoltata, mettendo prima di tutto in guardia il governo contro l’adesione all’ipotesi di portare le grandi navi a Marghera, ipotesi che evidentemente prevederebbe scavi dannosissimi e inquinanti e non estrometterebbe le grandi navi dalla laguna.

Ma cosa significa oggi, a Venezia, fare la storia? Significa rimettere in moto processi sociali di partecipazione collettiva che facciano argine alla privatizzazione, al primato della rendita sulla produzione, all’impoverimento, al turismo di massa, allo spopolamento, al taglio del welfare, in una parola, alla ricetta neoliberale applicata alle politiche urbane, una ricetta che vede nel mercato l’unico modello di sviluppo e nell’individuo imprenditore di sé, in perenne competizione con i suoi “pari”, il cittadino ideale: individualizzato, magari impoverito, sicuramente innocuo.

Si comincia con la volontà degli abitanti di vivere come protagonisti del destino del luogo che si trovano ad abitare, non come fastidiose ed isolate comparse in balia dei piani delle multinazionali del turismo e del lusso, dei partiti a tutti i livelli, delle istituzioni di governo regionale con le loro inadeguate politiche residenziali, degli imprenditori con la concessione unica, delle banche e della finanza, dei baroni universitari, delle “mitiche” categorie, della Chiesa immobiliarista e forse la lista potrebbe continuare.

E’ dunque in questo processo di riappropriazione della città che cambia narrazione della Venezia che muore, che si abbatte lo stereotipo del parco a tema, della cartolina. La riappropriazione è fisica, nelle proteste, nelle assemblee in strada. Nelle manifestazioni i nostri corpi ritornano visibili come corpi collettivi, torniamo, sebbene temporaneamente, a governare i flussi turistici, da cui troppo spesso siamo governati. In terra e in acqua rivendichiamo la peculiarità di questo spazio metropolitano che da oltre mille anni è sinonimo di Venezia. La grande nave da crociera si ferma di fronte a decine di barchini, un’assemblea pubblica spezza, in un tratto di calle o in un mercato pubblico, l’inerzia del flusso turistico in cui l’abitante è costretto a farsi trasportare, sparendo, divenendo turista egli stesso, tappezzeria umana immortalata da milioni di selfie-stick, in milioni di foto che ritraggono tutte la stessa Venezia. In questa contesa per lo spazio, che va riconquistato con i nostri corpi, riconosciamo anche un tentativo di rivoluzionare lo spazio dell’immaginario. L’immagine di Venezia città-museo, città Disneyland, città morta, pur con la sua trita banalità, non ha esaurito la sua egemonia. Il percorso di uso comune dei luoghi pubblici, in cui l’incontro di corpi e delle singolarità è fondamentale, è parallelamente un processo di decolonizzazione del nostro immaginario, non più monopolizzato alle immagini dominanti della città. Quello della Venezia che muore, ammettiamolo, è un discorso ambiguo: premessa della denuncia, ma allo stesso tempo rinforzo dell’egemonia neolibaerale. E’ infatti un discorso che “vende bene”, che piace ai media, che esotizza il residente, che spinge il turista a venire a visitare, prima che sia troppo tardi, queste splendide rovine tra terra e acqua.

Oggi, in questa nuova ondata di partecipazione sociale, di cui il Comitato è parte, vediamo la possibilità di aprire un cantiere costituente, ovvero di modificare concretamente la direzione della nostra città. Riuscire ad ottenere l’estromissione delle grandi navi dalla laguna significherebbe dare un enorme slancio anche a tutte le altre istanze di cui siamo portatori, dalla residenzialità all’ambiente, dalle politiche culturali alla restituzione dell’Arsenale alla città.

C’è uno spazio aperto, uno spazio che questa volta va inteso in senso metaforico, un vuoto politico che noi movimenti, associazioni, abitanti, dobbiamo presidiare con forza. Uno spazio che dovremmo strutturare collettivamente, in grado di sconfiggere l’attuale governo cittadino, ma anche in grado di resistere di fronte a tentativi di strumentalizzazione, di recupero all’interno di logiche da politica “di palazzo” o di occupazione da parte di opzioni populiste o identitarie.

Venezia non tornerà più quella di una volta, non torneranno i vecchi residenti, gli operai di Porto Marghera e tanto meno il Doge. Poco male, non è la velocità dello scafo ad essere dirimente, ma la quantità di onde che produce, non possiamo conservare sotto una cupola di vetro le tradizioni e palazzi di questa città, perchè qualcuno ci farà pagare il biglietto: “guardare, ma non toccare”. Di questo enorme patrimonio culturale va rivendicato l’uso e va rinnovato il senso. La contesa non è tra globale e locale, lo prova il fatto che la grande corruzione del M.o.S.E. ha radici venetissime e piazza la questione morale molto più a nord di Roma ladrona, nel cuore di cartongesso del Nord Est produttivo. Come governare, in forma alternativa al presente, i flussi globali di capitale che incessantemente attraversano Venezia, gonfiando i conti in banca di molti privati (dalle multinazionali fino al piccolo proprietario che trasforma la sua casa in B&B, dopo essersi stabilito in terraferma) e impoverendo drammaticamente il tessuto sociale della città con le sue forme di vita in comune? Come spendere l’enorme capitale simbolico collettivo della Serenissima? Questa è la sfida dei prossimi anni, stiamo costruendo le premesse per poterla affrontare, non era scontato. Dobbiamo fare in modo che questa spinta non si esaurisca, dobbiamo evitare di firmare deleghe in bianco a vecchi e nuovi protagonisti della politica istituzionale cittadina. Dobbiamo evitare di riproporre una modellistica politica che si rivela inefficace e grottesca nei suoi tentavi di esportazione: “Facciamo come in Spagna! Come in Grecia! Come a Barcellona! Come a Napoli!”. Da tutte queste esperienze possiamo imparare qualcosa, da nessuna possiamo estrarre una formula pronta per la nostra città. Per cambiare la rotta della città, dobbiamo modificare quella delle grandi navi. Fuori dalla Laguna, una volta per tutte!

LA MANIFESTAZIONE NOGRANDINAVI DEL 12 GIUGNO 2016

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12giugno16B

 

Comunicato NOGrandiNavi  e Associazione AmbienteVenezia

CI RISIAMO !!!

SONO QUATTRO ANNI CHE DOPO TUTTE LE MOBILITAZIONI E MANIFESTAZIONI DEL COMITATO NOGRANDINAVI SI MINACCIANO DENUNCE, MULTE, RINVII A GIUDIZIO.

I responsabili delle forze dell’ordine forse erano distratti e si son persi la sentenza del 10 giugno 2016 del Tribunale di Venezia  che ha assolto 47 attivisti del Comitato NOGrandiNavi per un’analoga manifestazione del settembre 2012 dove eravamo accusati  anche di non aver rispettato le prescrizioni del Questore;

alla fine di questo assurdo processo il Giudice ha assolto tutti con la formula “Il fatto non sussiste!  il Fatto non costituisce reato!”. 

I nostri avvocati nelle arringhe hanno ribadito che:

-esiste il Diritto di Resistenza in molte Costituzioni, anche nella nostra; Resistenza contro atti percepiti come ingiusti e per ribadire il diritto di manifestare pacificamente in difesa della nostra citta’, in difesa dell’ambiente, per ribadire il diritto di vivere in un ambiente salubre e non inquinato!”

Ribadiamo che il Tribunale di Venezia ha deciso per l’assoluzione in formula piena “perché il fatto non sussiste o non costituisce reato”, riconoscendo anche sul piano giuridico il “diritto di resistenza” per chi lotta contro la devastazione ed il saccheggio dei territori.

Sulle eventuali multe ventilate per aver infranto il divieto di balneazione;

Ricordiamo a tutti che il divieto di balneazione è richiamato e ne viene minacciata l’applicazione solo quando tentano di reprimere le nostre mobilitazioni in Difesa della nostra Città, della nostra Laguna e in Difesa della nostra Salute!

Per esempio Domenica 5 giugno 2016 questo divieto di balneazione è stato snobbato bellamente da tutte le autorità preposte,

si è permesso che la gara di Triathlon si svolgesse e la prima parte era la prova di nuoto

alla quale hanno partecipato più di 800 persone,

con una nuotata collettiva con partenza dalla riva di San Giobbe e arrivo alla punta San Giuliano …..

un percorso di oltre 3,8 KM di acque lagunari con divieto di balneazione…

Si dovrebbe invece perseguire e punire chi non attua il Decreto Clini Passera del 2 marzo 2012;   Questa è una gravissima omissione!

Ricordiamo cosa diceva il Decreto per Venezia:

…….Considerata la particolarissima sensibilita’ e vulnerabilita’ ambientale della Laguna di Venezia ove sono presenti ecosistemi continuamente posti a rischio anche tenuto conto dei rilevanti aumenti del traffico marittimo;

…..Art 2 …. Comma 1) e’ vietato il transito nel Canale di San Marco e nel Canale della Giudecca delle navi adibite al trasporto di merci e passeggeri superiori a 40.000 tonnellate di stazza lorda; ….”

Cogliamo l’occasione per ringraziare pubblicamente le centinaia di persone che hanno risposto all’invito ed hanno partecipato alla Festa della Laguna dalla riva delle Zattere.

UN RINGRAZIAMENTO SPECIALE ALLE RAGAZZE ED AI RAGAZZI CHE PER SONO RIMASTI PER MOLTO TEMPO NELLE ACQUE DEL CANALE DELLA GIUDECCA, VICINO ALLE TRE BOE-NOGRANDINAVI

Di seguito riportiamo il volantino che è stato distribuito alla Festa della Laguna

Venezia, la Laguna e le grandi navi

I devastatori della Laguna insistono con i loro folli progetti!!

Dopo il progetto del canale  Contorta, bloccato in Commissione VIA Nazionale da centinaia di osservazioni e dai pareri negativi degli organismi tecnici; hanno presentato, (sbagliando platealmente la procedura burocratica), il progetto Tresse Nuovo  che di fatto dovranno ripresentare spendendo una vagonata di soldi pubblici….

Di fronte a queste sconfitte “il Fronte del Porto” che sembrava compatto si sgretola… e alcuni riesumano progetti già bocciati o abbandonati in partenza come il porto crocieristico a Porto Marghera o al Dogaletto…..

Ma perché allora l’Autorità Portuale, la Venice Terminal Passeggeri e le varie lobby continuano ad insistere per far arrivare tutte le navi da crociera nella stazione Marittima di Venezia e su banchine portuali esistenti???

La risposta è molto semplice l’Autorità Portuale di Venezia senza alcuna gara ha dato in concessione trentennale (che dovrebbe scadere nel 2024) la gestione delle Banchine della Stazione Marittima di Venezia a VTP; se dovesse passare il progetto di una nuova struttura portuale alla bocca del Lido la gestione di queste nuove banchine dovrebbero passare attraverso un bando europeo e così VTP rischia di perdere il monopolio assoluto sulla gestione del crocierismo a Venezia.

Sulla vicenda della vendita di alcuni pacchetti azionari della VTP si è dimostrato che gli enti locali sono asserviti ai voleri delle lobby delle compagnie delle navi da crociera che tentano di avere in controllo assoluto sulla gestione delle banchine veneziane; questa è una vera e propria operazione speculativa  dove ci rimetteranno come al solito i cittadini  che pagano le tasse. 

Noi riteniamo che tutti i progetti  che prevedono di mantenere il transito di grandi navi all’interno della Laguna di Venezia saranno devastanti !!!

Lo scavo negli anni ’60 del Canale Malamocco Marghera (chiamato da tutti “canale dei Petroli”) e le conseguenze che ha avuto sulla Laguna Centrale sono sotto gli occhi di tutti.

Le correnti di marea e l’effetto del passaggio delle navi dirette a Porto Marghera hanno devastato la Laguna centrale, trasformandola in un vero e proprio braccio di mare.

Con questi progetti il canale dei Petroli verrà collegato direttamente con la Marittima ed il Canale della Giudecca; quali saranno gli effetti sulla velocita e direzioni delle correnti e sulle maree???

Quali saranno gli effetti cumulativi, oltre alle navi commerciali e ai traghetti, del passaggio delle grandi navi da crociera che dovrebbero percorrere quasi tutto il Canale dei Petroli e poi arrivare alla Marittima tramite questo nuovo ed immane scavo?

Abbiamo trovato all’interno del progetto De Piccoli-Duferco una interessante tabella dove vengono quantificati i milioni di metri cubi d’acqua spostati dal transito delle grandi navi da crociera in un anno tipo:

In un anno  712 passaggi di grandi navi causano lo spostamento d’acqua di 32.434.944 metri cubi

Nella settimana di punta 34 passaggi  causano lo spostamento d’acqua di 1.620.696 metri cubi

Nella giornata di punta  10 passaggi  causano lo spostamento d’acqua di 519.419 metri cubi

Questi passaggi supplementari di navi nel canale dei Petroli  ed i milioni di metri cubi spostati quali effetti avranno sull’ambiente Lagunare ???

Lo si può facilmente prevedere leggendo:

  • quanto scrive e dice da molti anni il prof Luigi D’Alpaos
  • una recente tesi di laurea del 2014 fatta sulle campagne di monitoraggio di marzo e aprile del 2014 del CNR-ISMAR sulle onde da depressione provocate dal traffico navale nel Canale dei Petroli  e degli effetti erosivi causati nei tratti di laguna vicina al canale.

Gli effetti devastanti del Canale dei Petroli e del suo traffico verranno aumentati, accelerati ed estesi anche in altre zone in maniera inesorabile ed irreversibile!!!!

Un disastro annunciato che ripeterà il copione del canale dei petroli!!!

Le eventuali opere di “mitigazione” che sono state proposte in questi anni con altri progetti prevedono la costruzione di chilometri di muraglioni di massi lungo i bordi del canale dei petroli e la costruzione di barene artificiali (che sono vere e proprie discariche dove depositare i fanghi scavati), faranno perdere definitivamente alla Laguna Centrale quelle caratteristiche che l’avevano resa un patrimonio ambientale unico al mondo.

RicapitolandoTutti i progetti e le idee progettuali interni alla Laguna di Venezia:

– omettono di constatare il grave processo erosivo che ormai da tempo interessa l’intera Laguna di Venezia,

compromettono il delicato ecosistema lagunare,

– contrastano con i principi fondanti dell’idraulica e della morfodinamica lagunare rendendo incompatibile la grande stazza ( dislocamento ) di queste navi con la navigazione interna alla laguna,

– presentano forti elementi di contrasto con la legislazione speciale per Venezia e saranno verosimilmente oggetto di infrazione da parte della Comunità Europea ai sensi della direttiva sulle acque che interessa tutta la nostra Laguna.

Insistere per queste soluzioni appare tanto più incomprensibile dal momento che esistono soluzioni alternative fuori della Laguna che prevedono l’attracco delle grandi navi crociera alla bocca del Lido.

Una di queste soluzioni ( progetto Dufferco ) ha già avuto un parere tecnico preventivo positivo della commissione nazionale V.I.A., a differenza delle criticità emerse per tutte quelle altre soluzioni interne alla Laguna.  I contenuti dell’articolata definizione progettuale può rappresentarla come  soluzione definitiva.

E’ ormai dimostrato che queste grandi navi crociera alla bocca di Lido,

non intaccano minimamente l’equilibrio lagunare,

salvaguardano pienamente l’occupazione e, anzi, la aumentano,

valorizzano gli investimenti finora effettuati in marittima,

prevedono tempi e costi di realizzazione inferiori a tutte quelle soluzioni prospettate all’interno della Laguna,

eliminano la ricaduta del pesante inquinamento atmosferico in città.

Consentono i trasbordi dei passeggeri tra la marittima e il nuovo terminal che avverrà con motonavi ecocompatibili di nuova generazione a doppio scafo per ridurre al minimo il moto ondoso e a propulsione ibrida: solo elettrica nel bacino di S. Marco e nel canale della Giudecca con emissioni e rumori zero. I crocieristi potranno così vedere Venezia dall’acqua attraversando con questi mezzi ecocompatibili il bacino San Marco ed il canale della Giudecca.

Venezia, la Laguna e l’inquinamento atmosferico prodotto dalle navi e da imbarcazioni minori ( pubbliche e private)

Su questo il Comitato NOGrandiNavi assieme all’Associazione tedesca NABU ha fatto emergere, con una campagna di monitoraggi indipendenti, una situazione veramente critica e pericolosa per tutti (cittadini, lavoratori, turisti e monumenti)

Chiediamo che vengano introdotte con urgenza le seguenti Misure antiinquinamento:

Deve essere progettata e predisposta una nuova rete di rilevazione per il controllo e monitoraggio del traffico acqueo cittadino e lagunare con l’istallazione di un adeguato numero di centraline fisse e di nuova strumentazione per rilevazioni mobili per controllare gli inquinanti atmosferici più pericolosi per la salute umana (polveri ultrasottili comprese) nelle vicinanze delle zone a maggior traffico e nelle aree di ricaduta degli inquinanti.

Tutte le navi ed imbarcazioni che navigano e stazionano all’interno della Laguna di Venezia e nelle prospicenti acque territoriali esterne alla Laguna devono usare carburanti con contenuti di zolfo inferiori allo 0,1%.

Tutte le navi ed imbarcazioni minori (trasporto pubblico e privato, taxi acquei, imbarcazioni da trasporto cose e merci varie) che navigano nelle acque Lagunari e nelle prospicenti acque territoriali esterne alla Laguna  devono  dotarsi di filtri antiparticolato , catalizzatori per gli ossidi di azoto  e della migliore tecnologia disponibile per ridurre al massimo i vari inquinanti presenti dei carburanti e/o prodotti dalla combustione dei motori marini.

Il Comitato NOGrandiNavi – Laguna Bene Comune  e l’Associazione AmbienteVenezia