Archivio mensile:settembre 2013

IL COMITATO NO NAV ALLA DIREZIONE DELLA MARITTIMA DI VENEZIA

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COMITATO NO GRANDI NAVI – LAGUNA BENE COMUNE

(www.nograndinavi.it)

Alla Direzione Marittima di Venezia

Pec: dm.venezia@pec.mit.gov.it

Oggetto: Proposta per ottemperare al divieto di transito in Bacino di San Marco e in Canale della Giudecca delle navi di stazza lorda superiore alle 40 mila tonnellate

Venezia, 23 settembre 2013

Il decreto interministeriale del 2 marzo 2012 per la tutela delle aree marine sensibili italiane firmato dagli allora ministri Corrado Clini (Ambiente) e Corrado Passera (Infrastrutture) prevede all’art. 2 il divieto di transito nel Bacino di San Marco e nel Canale della Giudecca delle navi merci e passeggeri di stazza lorda superiore alle 40 mila tonnellate; tale divieto, però, si applica a partire dalla disponibilità di vie di navigazione praticabili alternative a quelle vietate, ed è di fatto inapplicato a oltre un anno dall’adozione del provvedimento.

Il decreto evidentemente contiene in sé una contraddizione che ne impedisce l’attuazione e tutte le alternative finora proposte per darvi seguito contengono rilevanti e reali ostacoli pratici, ambientali, di legge, ai quali chiunque potrà appellarsi perpetuando a tempo indefinito lo stallo, salvo rovesciare la logica del decreto fermando da subito il passaggio delle navi oltre le 40 mila tonnellate e prendendosi poi il tempo per studiare e applicare le alternative.

L’intero corpus della legislazione speciale per Venezia disegna però una cornice coerente e unitaria che deve essere imprescindibile punto di riferimento per ogni intervento sulla città e sulla laguna, proponendosi il recupero morfologico della laguna. In questo contesto, è evidente che soprattutto lo scavo di nuovi canali marittimi navigabili appare in contrasto con i dettati di tale legislazione che tutela l’equilibrio idraulico (art. 1 della legge 16 aprile 1973 n° 171, “Interventi per la salvaguardia di Venezia”), richiede il riequilibrio idrogeologico della laguna, l’arresto ed inversione del processo di degrado del bacino lagunare e l’eliminazione delle cause che lo hanno provocato (art. 3 della legge 29 novembre 1984 n° 798, “Nuovi interventi per la salvaguardia di Venezia”), stabilisce il ripristino della morfologia lagunare ( rt. 3 comma 2 della legge 5 febbraio 1992, “Interventi per la salvaguardia di Venezia e la sua laguna”).

Con tali premesse, le vie alternative richiamate dal decreto non possono essere di navigazione, dato che non esistono e ope legis non esisteranno mai, ma devono essere piuttosto intese come percorsi logici diversi, che consentano l’applicazione del divieto senza controindicazioni ambientali e con la contestuale salvaguardia dell’indotto e dei posti di lavoro. Nelle righe che seguono, formuliamo la nostra proposta consegnandola in modo formale a codesta Direzione Marittima perché la trasmetta al Governo in vista della valutazione interministeriale annunciata dal presidente del Consiglio, Enrico Letta, per il prossimo 1. ottobre.

L’impatto visivo delle navi in Bacino è impressionante: sono evidentemente fuori scala con la città. Ma a chi ha cominciato a temere per il numero e la mole crescenti delle navi è apparso chiaro che ci sono ben altri problemi di cui preoccuparsi: gli effetti idrodinamici provocati dal passaggio delle navi su un tessuto urbano antico, fragile e delicato o sull’ambiente lagunare (dislocano migliaia di tonnellate, quando passano l’acqua nei rii cala d’un colpo di 20 e più centimetri per il risucchio); i rischi per la salute, dato che l’Arpav ha dimostrato che il traffico croceristico è a Venezia il maggior produttore di inquinamento atmosferico: l’emissione di polveri sottili è praticamente pari a quella prodotta dal traffico automobilistico di Mestre (Apice, Common Mediterranean strategy and local practical Actions for the mitigation of Port, Industries and Cities Emissions, Modelli e Metodi per l’indagine, tab. 19 pag. 30), ogni nave inquina come migliaia di automobili, soprattutto quando è all’ormeggio.

Ricordiamo che il tenore di zolfo nel carburante di queste navi è del 3,5% in navigazione e solo dal 20 maggio 2012 è stato ridotto allo 0,1% in laguna com’era da qualche tempo all’ormeggio. Tanto per capire, il tenore di zolfo nel diesel delle automobili è dello 0,001%, cioè 3500 volte inferiore al limite in navigazione e 100 volte inferiore al limite lagunare. L’anidride solforosa trasforma in gesso i marmi dei monumenti veneziani e danneggia malte e intonaci.

Il parlamento europeo, dopo aver valutato che almeno 50 mila persone muoiono ogni anno in Europa a causa dell’inquinamento delle navi, ha votato a fine maggio 2012 una direttiva che imporrà per tutte le navi il limite dello 0,5%, ma solo dal 2020, ed è probabilmente in questa prospettiva che le compagnie da crociera hanno accondisceso con un accordo volontario (Venice Blue Flag 2) al limite dello 0,1% dall’entrata alle bocche di porto, ma è chiaro che se il problema esiste uno Stato avrebbe il dovere di definire un provvedimento che le obblighi a ciò in tutti i porti, e non solo a Venezia, mentre resta insoluto il problema dei controlli, rarissimi e per campione, per il quale si pone in maniera immediata l’esigenza di un protocollo pubblico al quale gli armatori siano obbligati.

L’Autorità Portuale garantisce che l’inquinamento verrà reso nullo all’ormeggio con l’alimentazione elettrica da terra (cold ironing). Al riguardo esiste solo uno studio di fattibilità dell’Enel, non finanziato, per alimentare appena 4 navi delle 9 che a breve la Marittima potrà ospitare, contro le 7 di oggi, mentre la produzione di energia elettrica viene spostata dalle navi alla centrale di Fusina: ovvero, ammesso che il progetto sia realizzato, l’inquinamento prodotto domani sarà identico a quello prodotto oggi. “Come si può vedere – riporta sempre Apice (pag. 51) – il decremento medio delle concentrazioni di PM2.5 risulta attorno all’1% ed interessa in particolare il centro storico. Si osserva che complessivamente nessuno degli interventi di mitigazione ipotizzato

consente di contenere l’effetto dovuto all’incremento dello sviluppo portuale previsto al 2020”.

Ci sono poi l’inquinamento elettromagnetico per i radar sempre accesi e quello marino per le pitture antivegetative delle carene; i rumori assordanti, giorno e notte, delle navi all’ormeggio praticamente a ridosso delle case; le vibrazioni che liquefano i leganti delle malte di case e monumenti; il rischio di incidenti (perdita di rotta, incendi, spandimento di carburante) o di attentati in Bacino San Marco.

C’è poi l’impatto turistico: nel luglio 2011 da sei navi ormeggiate contemporaneamente in Marittima sono sbarcati in città in un solo giorno 35 mila croceristi, che si sono aggiunti ai 60 – 70 mila ospiti presenti quotidianamente in una città il cui numero di abitanti è già sceso sotto la soglia dei 59 mila. Venezia si sta trasformando in un parco tematico, ma se il turismo è ricchezza, come dicono gli operatori, le compagnie di navigazione, l’Autorità portuale, non si capisce come mai la città in quanto tale si stia spegnendo e il Comune debba vendere i suoi più bei palazzi per garantire i servizi.

Lo stesso presidente dell’Autorità Portuale, Paolo Costa, in più occasioni ha riconosciuto che il contributo economico dei croceristi alla città è modesto, mentre la vera ricchezza portata dal crocerismo sarebbe l’indotto. Ma quali sono le cifre? Chi ne guadagna? Quali sono le società? Dove sono localizzate? Quali ne sono i capitali? Che contratti hanno i lavoratori? E dove vivono? Perché se le risposte a queste domande facessero capire che una parte o molto dell’indotto, quale esso sia, va altrove, Venezia sarebbe solo un bene malamente sfruttato.

Nel tempo Autorità Portuale e Venezia Terminal Passeggeri hanno dato al riguardo cifre diverse senza mai rendere pubblici gli studi che le avrebbero determinate, mentre studi indipendenti, come quello del prof. Giuseppe Tattara, già ordinario di Politica Economica all’Università di Ca’ Foscari, hanno portato a risultati molto meno entusiastici, e in ogni caso coloro che prendono per oro colato le valutazioni sui vantaggi economici che il crocerismo porterebbe alla città dovrebbero porsi anche il problema dei suoi costi ambientali, fisici, sociali, che praticamente pareggiano l’indotto (280 milioni di euro all’anno per entrambe le voci).

Non ha senso, dunque, togliere le navi da San Marco mantenendo altrove, nel cuore di un’area ambientalmente fragile e densamente popolata, tutte le criticità connesse al crocerismo e finendo per aggravare lo stato di dissesto della laguna, che è un ambiente artificiale nel quale, per un millennio, gli interventi del governo della Serenissima hanno sfruttato i fenomeni naturali per mantenerne l’equilibrio, garanzia di sopravvivenza della città.

Caduta nel 1797 la Repubblica, saperi e attenzione ambientale si sono persi e si è iniziato un lungo percorso di adattamento della laguna alle esigenze di una moderna portualità che ha finito per rompere un delicato equilibrio: le bocche di porto sono state allargate e approfondite, sono stati scavati canali artificiali profondi e rettilinei, sono stati interrati migliaia di ettari di “barena” col risultato che oggi, se non fosse per la sopravvivenza del catino fisico e dei cordoni dei lidi che la separano dal mare, non si potrebbe più parlare veramente di laguna dal punto di vista morfologico, biologico, idrodinamico. Il Canale dei Petroli ogni giorno divora la laguna, che cent’anni fa aveva ancora oltre 160 km quadrati di “barene”, oggi ridotte a 47 km quadrati, e che aveva una profondità media di 40 cm., mentre ora, per la perdita di circa 750 mila – 1 milione di metri cubi di sedimenti all’anno, è di 1,50 m.. Tra cinquant’anni, se non si porrà mano per davvero al suo recupero morfologico, sarà di 2,50 m. Cioè non ci sarà più una laguna.

La soluzione del problema, dunque, è un percorso che ha per obiettivo l’estromissione dalla laguna delle navi incompatibili col complessivo benessere della città e col recupero morfologico della laguna stessa. La vera alternativa è cambiare modello, rifiutare la corsa al gigantismo che fa solo gli interessi solo delle compagnie da crociera ma non della città. Sul piano istituzionale è inaccettabile che per il Governo le uniche alternative per dare corpo al decreto Clini – Passera siano quelle oggi incidentalmente sul tavolo, al di fuori di un percorso che tenga in considerazione tutti gli aspetti del problema, e non solo il passaggio delle navi davanti a San Marco, e senza valutare tutte le opzioni possibili.

Si applichi, per l’intanto, il divieto di transito in Bacino San Marco e in Canale della Giudecca per le navi oltre le 40 mila tonnellate di stazza lorda, e poi si facciano studi seri, autorevoli, non di parte per definire una soglia di compatibilità fondata su stazze, dislocamento, pescaggio, carburanti puliti, e poi si fissi un limite di sostenibilità turistica complessiva assegnandone una quota invalicabile al crocerismo: indicate queste due precondizioni – compatibilità fisica e sostenibilità turistica – si potrà decidere quali e quante navi potranno continuare a entrare in laguna e venire ad attraccare in Marittima. Se questo cambio di modello e la parziale riconversione della Marittima a ormeggio per yacht e per imbarcazioni da diporto, a ricerca, terziario, residenza, garantiranno l’indotto che la città si aspetta, il problema sarà risolto.

Se, invece, l’indotto verrà giudicato insufficiente e la città riterrà di dover accogliere ancora un certo numero di grandi navi da crociera allora queste dovranno fermarsi fuori dalla bocca di porto, nei modi che un concorso d’idee internazionale aperto ai migliori progettisti del mondo suggerirà, eventualmente coinvolgendo le compagnie armatoriali nei costi dell’operazione, come del resto l’Autorità Portuale sta già immaginando di fare per il terminale off shore al largo di Malamocco per petroli e container.

Silvio Testa,
Portavoce del Comitato
NO Grandi Navi – Laguna Bene Comune

NUOVI REATI: DOPO IL FEMMINICIDIO, IL LAGUNICIDIO

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[Foto di Marco Secchi]

Pieno successo della manifestazione di ieri contro le maxinavi in laguna e grande risonanza mediatica nazionale e internazionale. Complimenti vivissimi ai coraggiosi che si sono tuffati nel Canale della Giudecca per fermare il passaggio delle “mostre”.
Scrive Lidia Fersuoch nell’istruttivo librino “CONFONDERE LA LAGUNA” (Corte del Fontego Editore): “In questi ultimi cinquant’anni non si è mai deciso per il bene della Laguna, piegandola invece ad altri scopi, essendo sempre considerata una risorsa disponibile per alcune categorie economiche, piuttosto che un bene di tutti i cittadini, da preservare”.
Dopo il femminicidio, bisognerebbe prevedere un nuovo gravissimo reato specifico, quello di LAGUNICIDIO e BARENICIDIO.
La laguna di Venezia, si sa, versa ormai in stato di coma quasi irreversibile, mentre il progetto di trasformarla in un braccio di mare e in un porto per navi giganti in stile Nuova Rotterdam fa passi a sua volta da gigante.

Se mi consentite un’autocitazione da “Il gondoliere cinese” e da questo stesso blog:

https://salviamovenezia.wordpress.com/2011/10/21/venice-ou-les-malheurs-de-la-vertu/

«Se il marchese De Sade fosse un veneziano del nostro tempo, anziché “JUSTINE OVVERO LE DISGRAZIE DELLA VIRTÙ” scriverebbe senz’altro “VENEZIA OVVERO LE DISGRAZIE DELLA VIRTÙ”. Come Justine, infatti, anche Venezia è bella e virtuosa, ma fatta “zimbello della scelleratezza, bersaglio di tutte le depravazioni, in balia dei gusti più barbari e mostruosi”, costretta agli stupri più inverecondi da parte della cricca di amministratori e speculatori privati che la violano ogni giorno, unicamente interessati al proprio effimero piacere personale (= Profitto Immediato da ottenersi con cementificazioni, trasformazione della laguna in porto di mare e via discorrendo). Il progetto della sublagunare da infilare nelle viscere della laguna, poi, mi fa pensare al passo in cui l’avventuriero Roland, dotato di un membro di dimensioni ipertrofiche, pretende di introdurlo nel delicato altare posteriore della ragazza “dovessi squarciarti in due per questo”. Se penso che la nostra generazione ancora vive dei lasciti monumentali e urbanistici delle generazioni precedenti, non posso non inorridire all’idea che quelle future potranno solo maledirci per aver ucciso per ingordigia l’intera Gallina dalle Uova d’Oro (se posso passare da De Sade a La Fontaine) anziché accontentarci di un prezioso piccolo uovo al giorno. Venezia piace ed è celebrata in tutto il mondo per come è, non per come la si vorrebbe trasformare e snaturare. L’unica preoccupazione dei nostri amministratori dovrebbe essere quella di conservarne le caratteristiche e le tradizioni il più a lungo possibile, contrastando l’esodo della popolazione e praticando una seria politica della casa. Al diavolo le opere faraoniche: puntiamo piuttosto sulla manutenzione!»

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Propongo la medaglia d’oro al valore civile per i coraggiosi ritratti nelle foto di questo post. Eroi del nostro tempo.

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[Foto di Andrea Morucchio]

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AGGIORNAMENTO

COMITATO NO GRANDI NAVI – LAGUNA BENE COMUNE

(www.nograndinavi.it)

Venezia, 23 settembre 2013

FUORI LE NAVI DALLA LAGUNA

Invitiamo i giornalisti a distinguere bene i termini della questione “Grandi Navi a Venezia” e il Governo e le Autorità regionali e locali a non sfruttare il successo anche mediatico della manifestazione di sabato sulle rive della Giudecca per approvare più velocemente progetti non condivisi e anzi osteggiati da chi ha protestato.

Lo slogan gridato dai manifestanti e da chi si è gettato nel canale della Giudecca era “Fuori le navi dalla laguna”! Lo slogan non era “Numero Chiuso”, oppure “Portiamo le navi a Marghera”, oppure “Scaviamo canali in laguna per togliere le navi da San Marco”! In altre parole, la gente vuole certo che le navi non passino più da Bacino San Marco, ma non vuole che per fare ciò si dia il colpo di grazia a una laguna già devastata da un secolo di pesanti manomissioni per adattarla a una portualità evidentemente ormai incompatibile.

Cent’anni fa la profondità media della laguna era 40 cm; oggi è 1,50 m. e l’Istituto di Idraulica dell’Università di Padova valuta che tra 50 anni sarà di 2,50 m. Ogni anno la laguna perde in mare circa 1 milione di metri cubi di sedimenti, in un secolo sono scomparsi oltre 100 km/q di barena (caratteristica morfologica della laguna veneta): oggi la laguna è un braccio di mare, domani non ci sarà più una laguna. Non c’è un parametro biologico o morfologico che dica che quella di Venezia è ancora una laguna.

La laguna è stata mantenuta dai veneziani in mille anni di cura certosina, attenta, rispettosa, severissima. Venezia ha elaborato il primo sapere ambientale e create le prime magistrature ambientali del mondo, perchè la laguna era la sua difesa, esattamente come è oggi. Venezia non è costruita per stare sul mare, ma per essere difesa da una laguna. E la laguna ha la stessa dignità culturale e storica della città, non può essere considerata come un buco da scavare, una discarica buona per tutti gli usi.

La soluzione del problema “Grandi Navi” non è dunque manomettere la laguna reiterando ossessivamente le logiche ottocentesche che la stanno distruggendo ma rifiutare la rincorsa al gigantismo navale che fa solo gli interessi delle compagnie da crociera. La risposta al problema è cambiare modello, ammettere in laguna solo navi che siano compatibili con la scala della città, la delicatezza della laguna, la salute dei cittadini (relativamente ai carburanti utilizzati e all’inquinamento prodotto).

Solo se l’indotto garantito da questo cambio di modello sarà giudicato insufficiente dalla città si potrà pensare ad accogliere ancora grandi navi, ma allora fuori dalla laguna, in uno dei tanti modi che si sono sperimentati in giro per il mondo. Si faccia un concorso d’idee internazionale, e si adotti la proposta migliore.
Chiediamo al Governo di essere ascoltati anche noi: se il tema delle navi a Venezia è entrato nell’agenda nazionale a seguito della pressione mediatica delle nostre manifestazioni sarebbe paradossale che il 1. ottobre venissero ascoltati tutti i portatori di interessi particolari, armatori compresi, e non si desse voce a coloro che soli hanno combattuto per gli interessi generali di Venezia e della sua laguna.

21 SETTEMBRE 2013, PRESIDIO RUMOROSO DI PROTESTA

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Presidio

sabato 21 settembre dalle ore 14.30Venite tutti alle Zattere al Presidio Rumoroso di Protesta contro il passaggio di 12 navi in Bacino di San Marco e in Laguna di Venezia –

il 21 settembre si registrerà anche il record dell’inquinamento atmosferico, sonoro, prodotto dalle navi e l’impatto ambientale massimo sulle rive cittadine e sui fondali lagunari.

Perchè il presidio di sabato alle Zattere sia davvero RUMOROSO:

1 – portatevi un FISCHIETTO

2 – oppure portate la TROMBETTA della barca, quella che fa POPI POPI

3 – portate due COPERCHI oppure un PENTOLINO e un MESTOLO, che organizziamo un “concerto di percussioni”

insomma qualunque cosa che faccia rumore.

Dalle 14.30 Nel presidio troverete:

un punto di ristoro con panini e bibite

un punto informativo con Materiali NOGrandiNavi e su problemi ambientali

un angolo musicale che ci terrà compagnia per tutto il pomeriggio.

E’ORA DI DIRE BASTA!!!

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Da http://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2013/09/20/ingorgo-a-venezia/

Il 21 settembre 2013 per Venezia sarà il giorno dell’ingorgo.

A Venezia non ci sono automobili, né camion, neppure T.I.R., ma respira normalmente più polveri sottili dell’inquinatissima Pechino.

Il 21 settembre 2013 vi saranno ben 12 “grandi navi” con ben 771.987 tonnellate complessive di stazza lorda alla Stazione Marittima e i veneziani respireranno 1,334 tonnellate di polveri sottili (Pm 2,5) e 30 tonnellate di ossidi d’azoto, sostanze cancerogene.

Per capirci, come se 2 milioni e 668 mila auto percorressero 50 km. in un giorno. Il doppio delle auto che circolano in un giorno normale a Milano.

Il 21 settembre 2013 è il giorno dell’ingorgo a Venezia. Un ingorgo di navi e di inquinamento.

Sono solo alcuni dei motivi che hanno spinto il Comitato NO Grandi Navi – Laguna Bene Comune e il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus alla recente (28 agosto 2013) azione legale per allontanare la minaccia a una città (Venezia) e a un ambiente (la Laguna Veneta) unici al mondo.

Sono già pervenute le risposte della Capitaneria di Porto di Venezia (nota n. 22750 del 4 settembre 2013) e del Ministero dell’ambiente – Direzione generale delle valutazioni ambientali (nota n. 20932 del 13 settembre 2013), che descrivono una realtà ancora pericolosa per l’ambiente, i residenti e i beni culturali.

Sarà una battaglia difficile e lunga, ma non demordiamo.

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TUTTI ALLE ZATTERE IL 21 SETTEMBRE!!!

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21settembre

SABATO 21 SETTEMBRE 2013 ore 14.30 alle Zattere

Troverete ad aspettarvi:

un buon punto ristoro con panini e bevande

un banchetto informativo sulla questione NO GRANDI NAVI e problemi ambientali

un angolo musicale che ci terrà compagnia durante tutta la movimentata giornata!

NON MANCATE, VI PROMETTIAMO CHE NON VE NE PENTIRETE!

Mentre il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, propone un improbabile numero chiuso che praticamente lascerà le cose come stanno, e mentre il Comune lancia il programma della Settimana Europea per la Mobilità sostenibile senza una riga sul traffico acqueo e il passaggio delle grandi navi in Bacino San Marco, la Venezia Terminal Passeggeri e le compagnie armatoriali imperterrite e indifferenti hanno già confezionato per la città il “regalo” dell’arrivo e della partenza di ben 12 navi il prossimo 21 settembre. Il record, per la Marittima.
La soluzione del problema grandi navi non è quello perseguito dal Governo di scavare devastanti canali in laguna o di spostare il terminal croceristico qua o là nel cuore di un ambiente delicatissimo e densamente urbanizzato, aggravando il rischio di incidenti, ma di lasciare fuori dalle bocche di porto tutte le navi che siano incompatibili con la sicurezza della città, la salute dei cittadini, la salvaguardia della laguna. Si applichi immediatamente il decreto Clini – Passera e poi si progetti un nuovo modello di portualità. Invitiamo le autorità competenti (Arpav, Comune, Ulss) a utilizzare l’inaccettabile contingenza del 21 per rilevare sul campo con centraline mobili i dati dell’inquinamento e a verificare gli effetti idrodinamici del passaggio delle grandi navi in città e in laguna.
Dopo aver dimostrato in più occasioni la forte determinazione del comitato e dei cittadini e la reale possibilità di un blocco del traffico delle grandi navi, invitiamo tutti a mobilitarsi e a venire numerosi, sia in barca che a piedi, sabato 21 dalle 14.30 per il presidio rumoroso e di protesta che verrà allestito alle Zattere per ribadire ancora una volta un concetto semplicissimo: FUORI LE NAVI DALLA LAGUNA!.
Comitato No Grandi Navi -Venezia

AL MINISTRO DELL’AMBIENTE

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COMITATO NO GRANDI NAVI – LAGUNA BENE COMUNE
(www.nograndinavi.it)

Venezia, 11 settembre 2013

Nella sua intervista di oggi alla Stampa sul tema delle grandi navi a Venezia (Francesco Grignetti a pag. 18), il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando,

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sembra dimenticare completamente un soggetto che viceversa dovrebbe stargli fortemente a cuore: la laguna, che un secolo di pesanti adattamenti a una portualità ormai incompatibile sta trasformando in un braccio di mare.
Il ministro, infatti, sembra credere che l’unico problema connesso con questo crocerismo fuori scala sia il rischio di un incidente in Bacino San Marco, e scorda tutte le altre criticità connesse con le grandi navi: in primis il gravissimo inquinamento (lo studio europeo Apice – Common Mediterranean strategy and local practical Actions for the mitigation of Port, Industries and Cities Emissions –, appena pubblicato, ha dimostrato che a Venezia le navi da crociera emettono tante polveri sottili quanto l’intero traffico automobilistico di Terraferma) e l’erosione della laguna, che ogni anno a causa della portualità perde in mare un milione di metri cubi di sedimenti.
La soluzione, allora, non è trovare nuovi percorsi in laguna attraverso lo scavo di devastanti canali o indicare nuovi terminal croceristici, come si orienta a fare il Governo, mantenendo tutti i rischi e tutte le altre criticità nel cuore di un’area fortemente urbanizzata e ambientalmente delicata. La vera soluzione è cambiare modello, rifiutare il gigantismo che fa solo gli interessi delle compagnie armatoriali e puntare a un crocerismo che per stazze, dimensioni, carburanti delle navi sia compatibile con la città e con la laguna, lasciando fuori dalle bocche di porto tutte le navi che non abbiano le caratteristiche adatte. Sul come esistono tante possibilità, ma se la stessa Autorità Portuale ha proposto la realizzazione di un attracco in mare aperto per le petroliere e per le portacontainer dimostra che se si vuole si può.
Il Comitato ha presentato un ricorso alla Commissione Europea chiedendo l’immediata applicazione del decreto Clini – Passera che vieta l’accesso in Bacino San Marco delle navi oltre le 40 mila tonnellate di stazza lorda proprio per rovesciare la logica con la quale il Governo e le Autorità locali stanno affrontando la questione (in fondo sarebbe questo l’unico sensato numero chiuso, se davvero Orlando ci crede): per prima cosa si elimini ogni rischio e ogni danno e poi ci si prenda tutto il tempo che serve per trovare, magari attraverso un concorso internazionale d’idee, una soluzione ambientalmente sostenibile che risolva “tutti” i problemi, contemperando sicurezza, salute dei cittadini, lavoro.

Silvio Testa

Portavoce del Comitato
NO Grandi Navi – Laguna Bene Comune

SERENA E LUCIO UNITI NELLA LOTTA:-)

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(Serena Nono ringrazia per gli applausi al termine della proiezione di VENEZIA SALVA in Sala Perla alla Mostra del Cinema del Lido di Venezia)

“IN BILICO FRA ‘VENEZIA SALVA’ E ‘IL GONDOLIERE CINESE’ “titola Marco Gasparinetti qui:

http://rialtofil.com/2013/09/07/in-bilico-fra-venezia-salva-e-il-gondoliere-cinese/

Copio-incollo:

“La bellezza ci salverà dalle barbarie? Era il messaggio di Simone Weil, magistralmente rappresentato dal film di Serena Nono, che per interpretarlo ha fatto una scelta coraggiosa e temeraria. A recitare in questo film (coprodotto da RAI Cinema) non sono attori professionisti: con l’eccezione del bravo David Riondino, “il film ha come protagonisti gli ospiti della Casa dell’Ospitalità di Venezia” (persone senza fissa dimora, come dovevano esserlo i primi abitanti delle lagune)… Dal suo film, e dalle due opere già citate, vorrei partire per pormi una domanda: siamo ancora capaci, noi che abbiamo ricevuto “in prestito “questa città unica al mondo, di salvarla e salvaguardarla dall’appiattimento generale, che la vorrebbe assimilare alle altre realtà urbane? Ne siamo ancora degni e capaci, o ci stiamo silenziosamente avviando al destino metaforicamente descritto in questo libro?

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http://ilgondolierecinese.wordpress.com

Il libro ha due protagonisti: il il veneziano “DOC” Alvise Forcolin e il gondoliere cinese (Fosco Lin, nato a Cannaregio). Il secondo salverà il primo, ridotto in catene come un cane, in una dimora misteriosa e realmente esistente (ma inaccessibile al pubblico). Metafora aspra, certo, a tratti “sgradevole” come può esserlo un pugno o il suono del fischietto dell’arbitro quando estrae un cartellino giallo, e come tale va letta: un cartellino giallo con fischio di avvertimento, che andrebbe ascoltato prima di essere “espulsi” dalla città con un cartellino rosso chiamato sfratto (quello cantato dai Pitura Freska, per capirci, nella profetica “Venezia in affitto”)… Tempo fa avevo scritto (ispirandomi al libro di Gian Antonio Stella, e guardando la sagoma di certe maxi-navi che oscurano ogni cosa al loro passaggio): “Venezia non ha più una skyline, ma una schei-line” (schei = soldi, in veneziano). Le navi da crociera a qualcuno portano “schei”? Sarà, ma attenti a non fare la fine di Alvise Forcolin… Salviamola questa città, che non è soltanto nostra: in prestito l’abbiamo ricevuta, per consegnarla alle generazioni future.”

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Sul numero di CIAK 10-11 distribuito al Lido di Venezia nei giorni della Mostra del Cinema la giornalista Mariachiara Marzari chiede a Serena Nono se la visione di VENEZIA SALVA, che prende spunto da una congiura del 1618, richiami la Venezia contemporanea. E Serena Nono risponde:

“Assolutamente sì. Qual è la bellezza di Venezia? Come la consideriamo? Anzi, siamo ancora capaci di renderci conto della bellezza di Venezia? Al giorno d’oggi la città sarebbe ancora capace di salvarsi da una congiura grazie alla propria bellezza? Queste sono solo alcune delle domande che emergono dal film. Per accorgerci della bellezza è necessario rinunciare al fascino del potere, arrestare il processo di annichilimento che la smania di posseso ha innescato. A livello personale, accorgersi dell’esistenza dell’altro e della stessa bellezza.”