Archivio mensile:marzo 2015

VENEZIA COME WONDERLAND

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2015031729806647 (clicca sul numero a sx per visualizzare la locandina)

Nel 150enario di “Le avventure di ALICE nel paese delle meraviglie“, sono stato invitato alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna per una tavola rotonda dedicata ai traduttori italiani del capolavoro di Lewis Carroll. Rileggendo la mia traduzione di “Alice” a distanza di vent’anni dalla sua pubblicazione,

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ho scoperto che anche Venezia potrebbe essere considerata una nuova Wonderland, un nuovo paese di “assurdità così grandi da suscitare stupore, non necessariamente ammirato”. Tengo a chiarire, infatti, che “paese delle meraviglie” nel titolo carrolliano non significa tanto “paese di piacevoli sorprese” quanto “paese di sorprese che il più delle volte suscitano la riprovazione della giovane avventuriera” A Wonderland domina l’anarchia, nessuno va d’accordo con nessuno, non ci sono regole: nella gara di corsa “ciascuno partiva quando voleva e si fermava quando voleva, così che non era facile capire quando finiva la corsa” e quando il Dodo grida all’improvviso “Fine della corsa!”, tutti vengono dichiarati vincitori e meritevoli di ricevere un premio. Anche nella celeberrima partita di croquet regna il caos: “i soldati piegati in due continuavano a rialzarsi e andarsene in altri punti… I giocatori giocavano tutti contemporaneamente, senza aspettare i turni, litigando tutto il tempo e disputandosi il possesso dei porcospini…”. Tutti si comportano in modo disordinato. Il campo è pieno di buche, si utilizzano le carte come porte, porcospini come palle e fenicotteri come mazze. Spesso le porte (le carte) devono assentarsi per decapitare chiunque capiti a tiro alla regina che ne sentenzia la morte…

Alice se ne lamenta con il gatto del Cheshire nei seguenti termini:

Secondo me barano tutti quanti e fanno un tale chiasso litigando che uno non sente neanche la propria voce… poi sembra che non seguano nessuna regola: almeno, se ci sono delle regole, non ci fa caso nessuno…

Come dire che ad Alice nemmeno un mondo così assurdamente de-regolato sta bene…

E dire che ha fatto il gran tuffo dal soprasuolo al sottosuolo proprio per scappare dai conformismi della società vittoriana, fin troppo ricca di schemi – anche educativi – e di regole, alcune delle quali davvero melense agli occhi di una bambina vivace, fantasiosa e curiosa come lei (si vedano le filastrocche edificanti di cui nel libro si fa la parodia).

Come a Wonderland, nemmeno a Venezia ci sono regole, chiunque può arrivarci come meglio crede e con qualunque mezzo, comprese maxinavi ipertrofiche che paiono aver addentato la famosa tortina con scritto “EAT ME”, quella che fece crescere Alice a dismisura, e che hanno la stessa compatibilità con la delicata bomboniera lagunare di un ippopotamo in un negozio di cristalli.

Per inciso, proprio due anni fa ebbi modo di paragonare Venezia alla protagonista di un altro classico della letteratura: la Justine del marchese De Sade, in un noir ambientalista intitolato ‘Il gondoliere cinese’. Il romanzo inizia infatti con una lettera inviata al direttore del Gazzettino di Venezia da uno dei due protagonisti, l’artigiano Alvise Forcolin:

[“Gentile direttore, se il marchese De Sade fosse un veneziano del nostro tempo, anziché Justine o le disgrazie della virtù scriverebbe senz’altro Venezia o le disgrazie della virtù. Come Justine, infatti, anche Venezia è bella e virtuosa, ma fatta “zimbello della scelleratezza, bersaglio di tutte le depravazioni, in balia dei gusti più barbari e mostruosi”, costretta agli stupri più inverecondi da parte della cricca di amministratori e speculatori privati che la violano ogni giorno, unicamente interessati al proprio effimero piacere personale Emoticon smile ( = profitto immediato da ottenersi con cementificazioni, trasformazione della Laguna in braccio di mare e via discorrendo)… ]” .

Da buon veneziano, dunque, mi piace evidenziare il tema del LIMITE e delle REGOLE, centrale sia a Venezia sia in Alice: quali limiti [e regole!] darsi, quali schemi accettare, da quali altri uscire e quali altri ancora sperimentare… Ebbene: dopo aver seguito tanti discorsi elettorali, convegni e assemblee, sono arrivato a mettere a fuoco i seguenti cinque punti fermi:

  1. VENEZIA È LAGUNA (come da manifesto-lenzuolo di Jane Da Mosto )
  2. UNA LAGUNA NON È UN PORTO PER MAXINAVI
  3. LA SALVAGUARDIA DELLA LAGUNA È IL PROBLEMA CENTRALE. IN LAGUNA DEVONO ENTRARE SOLO LE NAVI CON ESSA COMPATIBILI. LE ALTRE VADANO ALTROVE, FOSS’ANCHE SOLO FUORI DALLE BARRIERE MOBILI DEL MOSE ALLA BOCCA DI PORTO DI LIDO
  4. SE SI VUOLE DAVVERO PROMUOVERE LA CULTURA A VENEZIA, VANNO DATE CASE AI GIOVANI E ALLE GIOVANI COPPIE, altrimenti è inutile sognare di poterne raccogliere e tesaurizzare la creatività. (Mia proposta: affitti a un terzo dei rispettivi stipendi, se inferiori a 1500 euro mensili, altrimenti non mangiano: il resto lo mette il comune tagliando su qualsiasi altra voce, ma non sulla POLITICA DELLA CASA: ripopolare Venezia è LA SECONDA priorità assoluta).
  5. LA PAROLA CHIAVE PER VENEZIA è MANUTENZIONE. Al diavolo le grandi opere inutili e imposte, con buona pace dei mazzettari di professione, che vorremmo tutti vedere marcire in galera. L’unico candidato sindaco che mi pare in grado di sottoscrivere i suddetti cinque punti è  … … Be’, ci siamo capiti!”.
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RIMUOVERE PAOLO COSTA, PER IL BENE DEL BENE PUBBLICO

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Veneziacamb!a2015 – comunicato stampa

“Il Presidente dell’Autorità Portuale scrive alla Commissione VIA e ai Ministri dell’Ambiente e delle Infrastrutture che lo scavo del Contorta è di interesse pubblico e che è prioritario garantire la navigazione rispetto alla tutela dell’ambiente (Vitucci, La Nuova Venezia, 13 marzo 2013).

In realtà è di interesse pubblico che Paolo Costa lasci subito l’Autorità Portuale di Venezia.
A quasi 3/4 del secondo mandato, Paolo Costa è responsabile infatti della mancata pianificazione portuale di Venezia, ferma a un piano regolatore portuale vecchio di mezzo secolo; è responsabile di progetti faraonici  (il porto merci offshore, il canale Contorta), costosi e ambientalmente devastanti, che lungi dall’essere realizzabili hanno di fatto bloccato altri investimenti più importanti e utili alla Città.
Per il porto commerciale non è stata sviluppata, come una buona gestione avrebbe richiesto, la logistica a Porto Marghera e lo sviluppo dei collegamenti ferroviari per le merci; la mancanza di apertura alla concorrenza ha pure disincentivato gli interventi dei terminalisti per modernizzare le infrastrutture di banchina.
Per il porto crociere i presidenti dell’Auorità Portuale e di Venezia Terminal Passseggeri hanno alimentato in questi anni una sterile polemica su una falsa contrapposizione tra ambiente e lavoro.  L’Autorità Portuale in particolare ha eluso al suo ruolo principale di ente pianificatore e regolatore promuovendo solo una singola ipotesi progettuale,  senza obiettivamente valutare le altre opzioni; ha palesemente, a più riprese, ignorato la volontà dei cittadini; ha prevaricato il ruolo politico di rappresentanza democratica proprio dell’Istituzione comunale. Infine, in nome di una presunta ragion pratica, ha sprezzantemente ignorato le procedure ordinarie tese a preservare la Laguna e la Città, offrendo così al mondo una immagine di Venezia violentata in nome di grandi interessi economici che neppure realmente corrispondono a quelli dell’economia locale.

Per l’evidente cattiva gestione e per il pericolo che il protrarsi del suo operato costituisce per il bene pubblico, chiediamo al Presidente del Consiglio di revocare immediatamente Paolo Costa dalla funzione di presidente dell’Autorità portuale.

VENEZIA: CINQUE PUNTI IRRINUNCIABILI

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Invitato da Federico Moro, sono andato a sentire il candidato sindaco Pellicani a San Leonardo. L’argomento era la cultura (come rinnovarla, stimolarla e renderla una risorsa). Ebbene, tante belle parole sui giovani, sul museo della città (nessun accenno, però, al fatto che la città intera stia diventando un disneylandiano museo a cielo aperto), sul T9 a Mestre… ma… ma… poi il Pellicani mi è caduto sulle grandi navi: “Dovunque si decida di farle passare, alla Marittima devono pur arrivare!!! “. Ovviamente mi si sono accartocciate le orecchie. Ebbene: dopo aver seguito tanti discorsi, convegni e assemblee, sono arrivato a mettere a fuoco i seguenti cinque punti fermi:

1. VENEZIA E’ LAGUNA (come da manifesto-lenzuolo di Jane Da Mosto )

2. UNA LAGUNA NON E’ UN PORTO PER MAXINAVI

3. LA SALVAGUARDIA DELLA LAGUNA E’ IL PROBLEMA CENTRALE. IN LAGUNA DEVONO ENTRARE SOLO LE NAVI CON ESSA COMPATIBILI. LE ALTRE VADANO ALTROVE, FOSS’ANCHE SOLO FUORI DALLE BARRIERE MOBILI DEL MOSE ALLA BOCCA DI PORTO DI LIDO

4. SE SI VUOLE DAVVERO PROMUOVERE LA CULTURA A VENEZIA, VANNO DATE CASE AI GIOVANI E ALLE GIOVANI COPPIE, altrimenti è inutile sognare di poterne raccogliere e tesaurizzare la creatività. (Mia proposta: affitti a un terzo dei rispettivi stipendi, se inferiori a 1500 euro mensili, altrimenti non mangiano: il resto lo mette il comune tagliando su qualsiasi altra voce, ma non sulla POLITICA DELLA CASA: ripopolare Venezia è LA SECONDA priorità assoluta).

5. La parola chiave per Venezia è MANUTENZIONE. Al diavolo le grandi opere inutili e imposte, con buona pace dei mazzettari di professione, che vorremmo tutti vedere marcire in galera.

L’unico candidato che mi pare in grado di sottoscrivere i suddetti cinque punti è FELICE CASSON.

Evviva Casson.

Così parlò Luciustra. C’est tout.

CHE VADA PURE A ROMA!!!

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Venezia. Ieri 5 marzo in sala San Leonardo Lidia Fersuoch di Italia Nostra ha raccontato dell’atteggiamento della sovrintendente Codello (appena migrata a Roma) verso l’associazione. Ne aveva già parlato G. Antonio Stella in questi termini: “La soprintendente di Venezia Renata Codello ha chiesto 200.000 euro di danni a chi scrive, a Italia Nostra e alla Lipu per le critiche ai suoi silenzi sul raddoppio dell’hotel Santa Chiara (vetro, cemento e acciaio: sul Canal Grande) e sulle immense navi da crociera che sfilano davanti a San Marco. Sulle faccende nostre non entriamo: deciderà il giudice. Sulla causa a Italia Nostra, però, a costo di infastidire la signora, è impossibile tacere. L’associazione è accusata infatti d’avere chiesto l’esonero della sovrintendente in una lettera resa pubblica, scrivono i difensori, «con l’effetto di gettare enorme discredito» sulla loro cliente. Diceva l’Ansa: «La sezione di Venezia di Italia Nostra ha scritto al ministro dei Beni culturali Massimo Bray per chiedere (…) una ispezione urgente, ritenendo la soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici Renata Codello “non all’altezza dell’incarico”». Seguiva una lista di denunce sulla «distruttiva lottizzazione di Ca’ Roman», lo «scandaloso progetto di “restauro” del Fontego dei Tedeschi», il raddoppio del Santa Chiara, «i progetti al Lido che hanno ridotto l’isola a spettro di se stessa»… Tutte cose che la funzionaria, secondo Italia Nostra, non aveva colpevolmente bloccato. Vero? Falso? Non importa: era un atto d’accusa «così violento e sproporzionato», scrivono i legali, «da risultare illecito quand’anche riportasse affermazioni veritiere». Sic. E dunque parte di «un’ingiustificata aggressione» basata soprattutto su un video di YouTube dove la soprintendente, nel 2008, parlava «incidentalmente» delle Grandi Navi in laguna con toni niente affatto preoccupati.

Tema: un’associazione che da mezzo secolo si batte per il patrimonio italiano può o non può dire la sua su una persona che non ritiene all’altezza di Venezia? Ma non è tutto. Per dar battaglia in tribunale la Codello ha scelto l’avv. Adriano Vanzetti di Milano. Cioè il legale del Consorzio Venezia Nuova nella causa (persa) contro Vincenzo Di Tella, Paolo Vielmo e Giovanni Sebastiani, tre ingegneri rei di aver criticato il costosissimo progetto del Mose, sempre contestato dagli ambientalisti. «Si trattava, da parte del Consorzio, di una iniziativa dall’evidente sapore intimidatorio», ricorda l’avvocato ed ex deputato Massimo Donadi. Al punto che l’allora sindaco Massimo Cacciari saltò su: «Voglio esprimere tutta la mia solidarietà all’ingegnere Di Tella. Fargli causa è stata una scelta insensata. Lui non ha mai offeso nessuno ma esposto con grande competenza le sue tesi alternative al Mose, che il Comune peraltro condivide».
Ora, fermo restando il diritto di ciascuno di scegliersi l’avvocato che vuole, è opportuno che chi è delegato a tutelare Venezia scelga contro Italia Nostra proprio un legale di fiducia di quel Consorzio tanto contestato dagli ambientalisti? Lecito è lecito, ovvio. Ma opportuno? Di più: sapete chi firmò nel 2012 il ricorso di «Terminal Passeggeri» contro il decreto («penalizzante») del ministro dell’Ambiente sui rifiuti dei traghetti e delle navi da crociera? L’avvocato Francesco Curato. Marito della soprintendente che rivendica il diritto di non esprimersi su quelle navi perché, alla romana, «nun je spetta». Tutto lecito, ovvio. Ma opportuno?”

Si ricorda anche l’interrogazione a risposta in commissione 5/00521 presentata da Marco Villa del Movimento 5 stelle in data 03.07.2013, da cui:

“L’attuale «reggente» la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Venezia e della laguna, l’architetto Renata Codello, ha reso numerosi pareri favorevoli in questi ultimi anni che hanno suscitato notevoli polemiche in città, in ragione della dubbia tutela dei beni culturali e del paesaggio. Basti qui ricordare i seguenti casi, tenendo a mente che sussiste un vincolo paesaggistico sull’intero ecosistema lagunare (laguna, isole e fasce di gronda): a) le future villette che saranno costruite nell’oasi di Ca’ Roman (area SIC) al Lido; b) i maxi-imbarcaderi per vaporetti, di colore grigio, al Lido e in Riva degli Schiavoni che ostruiscono la vista della laguna; c) le maxi-pubblicità su edifici di rilevante pregio architettonico (Palazzo Ducale, Procuratie di San Marco e altro) apparentemente senza gara e, in parte, senza segnaletica di lavori in corso; d) il progetto dell’architetto Koolhaas sul Fontego dei Tedeschi (rivisto ma pur sempre impattante per le scale mobili che andranno a «bucare» i vari piani dell’immobile); e) il raddoppio dell’hotel Santa Chiara, prospiciente il Canal Grande; f) il via libera al progetto del nuovo ponte dell’Accademia, proposto dall’impresa Schiavina, poi bloccato dal Ministero; g) il via libera di massima al progetto di una mega villetta in vetro e cemento (di proprietà, a detta della stampa locale, di un deputato) nell’isola di Torcello, poi bloccata dal sindaco per le proteste a livello nazionale; h) approvazione del «gabbiotto» in Piazza San Marco ma anche di altre installazioni temporanee sempre impattanti per il paesaggio veneziano; i) parere favorevole a tutti i progetti presentati dal dottor Spaziante nell’isola del Lido, in qualità di «Commissario delegato per la realizzazione del Nuovo palazzo del cinema e dei congressi di Venezia», ottenendo peraltro magrissimi risultati (l’estinzione della sanità al Lido, creazione del «buco» da 37 milioni di euro al posto della splendida pineta preesistente e dell’immaginato Nuovo Palazzo del Cinema, distruzione della gradinata del Palazzo dell’ex Casinò, la non tutela dei resti del Forte austriaco rinvenuto) e con l’espropriazione di tutte le funzioni urbanistiche del comune; l) approvazione di villette ed albergo nel Forte Malamocco (vincolo monumentale) al Lido; m) demolizione di alcuni padiglioni dell’ex ospedale al mare nonché realizzazione di parcheggi a raso e maxi-darsena al Lido; n) costruzione di villette e torri (bloccate da ENAC) sul parco della Favorita al Lido; o) nuove costruzioni con garage sotterraneo e distruzione del patrimonio arboreo esistente al Parco delle Rose al Lido; p) trasformazione parziale dell’hotel Des Bains al Lido da albergo ad alloggi; q) autorizzazione della pulizia delle pietre del Ponte di Rialto con spazzole di ferro (notizia finita pure sul sito http://www.repubblica.it ); r) nessun intervento (pur possibile) in merito alle questioni del moto ondoso, della continua trasformazione di palazzi storici in hotel e centri commerciali nonché del passaggio delle Grandi Navi in laguna e bacino San Marco. Va segnalata, a tal proposito la video-intervista della signora Codello, rilasciata ad una emittente austriaca (su Youtube ), in cui minimizza l’impatto del passaggio delle grandi navi, giungendo a dichiarare che «…nessuna nave entra nel canale della Giudecca con i motori accesi, al contrario viene semplicemente trascinata da dei rimorchiatori e quindi la sua mole non crea autonomamente una serie di fenomeni meccanici in profondità …non hanno le eliche accese e non provocano grandi fenomeni di erosione…» e, ad avviso degli interroganti, rasentando il ridicolo, che le navi sarebbero «trainate» anche se i rimorchiatori, come accade spesso, sono posizionati posteriormente ad esse (qui, in realtà, i rimorchiatori frenano la nave che ha i motori accesi ma viaggia molto lentamente); a seguito del rilievo formale, fatto dalla sezione regionale di controllo della Corte dei conti per il Veneto, n.1722 del 18 marzo 2013, in merito ai vizi dell’attribuzione dell’incarico alla suddetta soprintendenza (e di molte altre), il Ministero per i beni e le attività culturali ha avviato il procedimento d’interpello per la riassegnazione della funzione con la circolare n.179 del 13 maggio 2013. In tale bando si specifica che, nella valutazione comparativa dei curricula presentati, «si dovrà tenere conto …delle attitudini e delle capacità professionali del singolo dirigente, dei risultati conseguiti in precedenza nell’amministrazione di appartenenza e della relativa valutazione…» e ancora, nell’allegata «scheda di valutazione» si rinviene tra gli obbiettivi la «tutela del paesaggio con particolare riferimento all’attività di co-pianificazione paesaggistica»–: se e quali iniziative il Governo intenda adottare al fine di garantire realmente la tutela dei beni culturali e del paesaggio in una città preziosissima ed unica come Venezia; se il Governo non ritenga opportuno e necessario revocare/riesaminare l’attribuzione dell’incarico all’attuale soprintendente, Renata Codello, alla luce del procedimento d’interpello in corso, dei numerosi casi di scarsa tutela dei beni culturali e paesaggistici sommariamente sopra ricordati ed infine delle dichiarazioni imbarazzanti rilasciate nell’intervista richiamata.”

Aggiungo un link:

http://www.eddyburg.it/2015/03/la-nuova-soprintendente-di-roma.html

Di recente la Codello è stata difesa da Massimo Cacciari, che invece ha rifilato un colpo basso di dubbio gusto al candidato sindaco FELICE CASSON. Vedi articolo qua sotto:

cacciari

FIRMA E FAI FIRMARE QUESTA PETIZIONE!

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Firma e fai firmare questa petizione per il ritiro del progetto Contorta e perché le grandi navi restino FUORI della Laguna di Venezia:

https://secure.avaaz.org/it/petition/Al_presidente_del_Consiglio_dei_ministri_del_Governo_italiano_Matteo_Renzi_Che_estrometta_le_grandi_navi_da_crociera_dal/?mGtrdcb

FUORI LE GRANDI NAVI DALLA LAGUNA – NO ALLO SCAVO DEL CANALE CONTORTA

Al presidente del Consiglio dei ministri

MATTEO RENZI

Per risolvere il problema del passaggio delle grandi navi da crociera nel Bacino di San Marco e nel Canale della Giudecca, a Venezia, i Governi che si sono succeduti dalla tragedia del Giglio (2012) a oggi, compreso il Suo, hanno puntato su di un unico progetto, sostenuto dall’Autorità Portuale: la creazione di un nuovo canale marittimo in Laguna rettificando, approfondendo a 10.50 metri, allargando fino a 200 metri il piccolissimo canale lagunare Contorta Sant’Angelo, una decina di metri di larghezza per un paio appena di profondità. In questo modo, le navi da crociera non entrerebbero più in Laguna dalla bocca di porto di Lido ma da quella di Malamocco, e di lì, attraverso il Canale Malamocco – Marghera e il nuovo canale che da esso si diramerebbe a circa due terzi della sua lunghezza, giungerebbero in Marittima, dove già ora si ormeggiano.

E’ la stessa logica del Mose: risposte affaristico-ingegneristiche ai problemi ambientali.

Questo vuol dire portare il Canale dei Petroli, come tutti chiamano il Canale Malamocco – Marghera, fin nel cuore della città, quel Canale dei Petroli che l’intera comunità scientifica addita come il principale responsabile della distruzione della Laguna che, lo ricordiamo, è l’unico presidio che Venezia ha per difendersi dalla furia del mare. A causa del Canale dei Petroli, infatti, la Laguna perde ogni anno circa un milione di metri cubi di sedimenti messi in sospensione dal passaggio delle navi, col risultato che laddove cent’anni fa il fondale medio era di 40 cm, ora è di quasi 2 metri e tra cinquant’anni sarà di 2 metri e mezzo. Cioè non ci sarà più una Laguna, che già oggi infatti si sta trasformando in un braccio di mare. Se si vogliono salvare Venezia e la Laguna senza perdere l’economia e il lavoro che si dicono connessi al crocerismo, le navi incompatibili con la salvaguardia di un ambiente e la sicurezza di una città unici al mondo devono dunque fermarsi fuori dalle bocche di porto, e progetti in tal senso sono già stati presentati da diversi soggetti alle Autorità competenti, realizzabili in tempi più rapidi rispetto allo scavo del nuovo canale marittimo e a costi inferiori. Stranamente, l’Autorità Portuale che sta caldeggiando il progetto di un attracco in mare aperto per le navi petroliere e porta container rifiuta di prendere in considerazione una soluzione analoga per le navi da crociera e l’unica ragione che spiega questa contraddizione sta nel fatto che ora il Porto e la Venezia Terminal Passeggeri, cioè la società del Porto che gestisce le banchine della Marittima, lucrano milioni di euro su aree demaniali avute in uso senza alcuna gara, mentre un domani dovrebbero affrontare i bandi europei e la libera concorrenza. Presidente Renzi, vuole davvero sacrificare la salvaguardia della Laguna e la sicurezza di Venezia sull’altare dei guadagni dell’Autorità Portuale e della Venezia Terminal Passeggeri, utili che non hanno alcuna ricaduta sulla città? Qualcuno, magari Lei, presidente Renzi, o i suoi ministri Gian Luca Galletti (Ambiente) e Maurizio Lupi (Infrastrutture), ci dirà di stare tranquilli, dato che lo scavo del Contorta è al vaglio della Commissione nazionale di Valutazione di impatto ambientale e che dunque il progetto verrà bocciato, se davvero è di tale distruttiva portata. Ma vede, presidente Renzi, il fatto è che le 27 pagine di integrazioni al progetto richieste recentemente dalla Commissione Via sono di tale gravità che già ora avrebbero dovuto comportare la sua bocciatura, mentre il termine di 30 giorni assegnato dalla stessa Commissione all’Autorità Portuale per fornire le sue risposte a richieste che richiederebbero anni di interventi preliminari può solo significare che la Commissione ha invece già deciso di approvare il progetto, limitandosi a subordinarne l’attuazione a una serie di prescrizioni. Una prassi quasi usuale per la Commissione. Per tutto quanto sopra, presidente Renzi, nel sottolinearLe che tutti e tre i candidati sindaco che partecipano alle primarie del Suo partito sono contrari allo scavo del Contorta, e facendo seguito ad analoghe petizioni che hanno già raccolto migliaia di firme (Comitato NO Grandi Navi – Laguna Bene Comune, Gruppo 25 Aprile, Gabriele Muccino), le chiediamo di disconoscere la valenza strategica di tale progetto e di imporre all’Autorità Portuale di Venezia il suo definitivo ritiro.

Silvio Testa – Comitato NO Grandi Navi Laguna Bene Comune; Lidia Fersuoch – Italia Nostra sezione di Venezia; Luciano Mazzolin – Associazione AmbienteVenezia; Salvatore Lihard – Comitato ambientalista AltroLido; Michele Boato – Ecoistituto Veneto Alex Langer; Cristiano Gasparetto – Movimento Venezia Cambia 2015; Giulio Labrofrancia – Movimento dei Consumatori; Luca Mamprin – Associazione Amico Albero; Claudio Piovesan – Gruppo La Salsola; Paolo Stevanato – Associazione Venezia Ambiente; Jane da Mosto – We are here Venice