Archivio mensile:ottobre 2015

SILVIO TESTA VERSUS FRANCO MIRACCO

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Si chiede Franco Miracco sul Gazzettino del 21 ottobre 2015: “… il sindaco Brugnaro si oppone all’allestimento della mostra [delle foto di Berengo Gardin sulle grandi navi] in Palazzo Ducale così come a suo tempo aveva deciso la Fondazione Musei Civici… e la Fondazione si adegua.. che cosa pensare dei vertici che oggi dirigono la Fondazione Musei Civici?”

Risponde Silvio Testa, già portavoce dei No Grandi Navi: “Leggo sul Gazzettino del 21 Ottobre una lettera del sig. Franco Miracco che, prendendo spunto dalla vicenda delle foto di Berengo Gardin sulle grandi navi ospitata nello Spazio Olivetti dal Fai dopo il gran rifiuto del sindaco, Luigi Brugnaro, fa delle polemiche considerazioni sulle istituzioni culturali cittadine. Non entro nel merito, ma ricordo che altre volte il sig. Miracco è intervenuto anche sulla Nuova Venezia e sul Corriere del Veneto ergendosi a difensore di Venezia contro i tanti e diversi mali che la affliggono. Penultima vicenda sulla quale si è esercitato, la ventilata vendita dei Klimt e dei Chagall per far quadrare i conti del Comune.

Il sig. Miracco, però, ha sempre evitato di interrogarsi sul come la città sia arrivata agli esiti nefasti che l’attanagliano, ma se lo avesse fatto forse avrebbe scoperto che molti dei gravissimi problemi di oggi hanno un minimo comun denominatore che si chiama Consorzio Venezia Nuova.

Mi limito a due esempi proprio sui temi recentemente toccati dal sig. Miracco.

Nel 1990 il Consiglio superiore dei Lavori pubblici bocciò il progetto “Rea” del Consorzio (il progetto preliminare di massima di ciò che oggi è in corso di realizzazione) perché ingessava per sempre quella “laguna – porto” che invece da anni le forze più avvertite del Paese volevano smontare sull’onda delle suggestioni del grande dibattito sul riassetto portuale dell’Alto Adriatico che aveva visto fronteggiarsi da un lato il Progetto 80 di Giorgio Ruffolo (le grandi navi a Trieste, a proposito dei corsi e dei ricorsi della storia…) e il modello “Benvenuti – Quaroni – Trevisan” (le grandi navi a Porto Caleri, nel Polesine).

Vinse ugualmente il Consorzio, perché l’allora ministro dei Lavori Pubblici, Gianni Prandini (poi coinvolto in pesanti ma diverse vicende giudiziarie) ridusse il voto negativo del massimo organismo tecnico italiano a “un parere interlocutorio e costruttivo” e mandò avanti il progetto. E’ grazie a quella scelta che oggi le grandi navi da crociera fotografate da Berengo Gardin continuano a entrare in laguna e a passare per San Marco.

Quanto alla vendita dei quadri di Klimt, spiega bene Claudia Fornasier sul Corriere del Veneto dell’11 Ottobre le premesse della vicenda quando scrive di “tradimento della legge speciale”. Non serve farla tanto lunga: Venezia è in braghe di tela e il Comune è costretto a vendere i gioielli di famiglia perché tutte le risorse disponibili per la città sono state drenate dal Mose, e il processo che si apre in questi giorni dovrebbe spiegare per filo e per segno il perché.

Poi mi viene un dubbio: ma il sig. Franco Miracco è un omonimo o è proprio quel Franco Miracco che dal 1987 al 2001 è stato capo ufficio stampa del Consorzio e braccio destro del grande corruttore Giovanni Mazzacurati? E che poi, dal 2001 al 2010 è stato portavoce e braccio destro del corrotto Giancarlo Galan?

Se così fosse, delle tre, l’una: o in tutti questi anni Miracco non si è accorto di nulla delle attività criminose che gli avvenivano attorno; o se n’è accorto e ha alzato le spalle; o se n’è accorto ed era complice. Io, naturalmente, sono certissimo della prima ipotesi, ma ciò non toglie che in qualsiasi caso Miracco, anziché ostinarsi ad avere un ruolo nel dibattito cittadino, farebbe bene invece a farsi dimenticare: se Venezia ha bisogno di difensori, è meglio che costoro abbiano occhi attenti per guardare e vedere e non siano neppure in piccola parte corresponsabili dello sfascio di oggi.

Silvio Testa

Ex cronista veneziano”

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[Visibile finalmente anche a Venezia l’osteggiatissima (anche dal sindaco Brugnaro) mostra di foto di Berengo Gardin sulle grandi navi. In coda davanti allo spazio Olivetti di piazza San Marco anche Ottavia Piccolo, particolarmente sensibile ai temi ambientali.]

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LETTERA AL MINISTRO DELRIO

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Graziano-Delrio

Al Dott. Graziano Delrio

Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti

Segreteria.ministro@pec.mit.gov.it

e p.c

al Dott. Gian Luca Galletti

Ministro dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare

segreteria.capogab@minambiente.it

al Dott. Dario  Franceschini

Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo

ministro.segreteria@beniculturali.it

Egregio Signor Ministro Delrio,

assistiamo oggi al riaprirsi di una discussione sul tema delle Grandi Navi da crociera a Venezia che ripropone le dispute partitiche e corporative che da anni inquinano il confronto, senza che a tutt’oggi vi sia stata quella seria analisi e comparazione dei progetti alternativi richiesta dall’odg del Senato del 6.2.2014,  con il quale si impegnava il Governo ad operare perché “tutte le soluzioni presentate dai vari soggetti, pubblici e privati- fossero preliminarmente e contemporaneamente comparate e considerate”.

Dalla primavera del 2013 il gruppo di lavoro (gdl) ha elaborato e presentato  un progetto di Avamporto Galleggiante collocato alla Bocca di Porto del Lido. Il gdl è formato da professori universitari ed esperti indipendenti che hanno messo volontariamente e gratuitamente a disposizione il loro tempo e il loro sapere al solo scopo di perseguire nel modo più efficace il primario interesse, nazionale e internazionale, di assicurare la vitalità di Venezia e la tutela ambientale della sua Laguna.  Il progetto è stato approfondito con specialisti di livello internazionale per gli aspetti  idraulici, ambientali, paesaggistici, funzionali e per la sicurezza strutturale. L’idea progettuale, accuratamente verificata nella sua fattibilità tecnica ed ambientale, è stata sviluppata fino al livello di progetto di massima.

Nella certezza che Lei vorrà dare concreta attuazione all’impegno posto dall’odg del Senato  crediamo necessario sottoporle due questioni da noi ritenute essenziali. Da un lato vogliamo sinteticamente riproporle le caratteristiche positive sulle quali poggia il nostro progetto di Avamporto galleggiante, che riteniamo davvero capaci di offrire una concreta soluzione ai problemi attuali. Dall’altro lato chiediamo a Lei di sapere se, date tali caratteristiche positive, il nostro progetto di massima riveste per il suo Ministero qualche interesse ai fini della promessa comparazione. Tale comparazione per essere efficace richiederebbe infatti  un disciplinare di progetto che fissasse i requisiti funzionali e le caratteristiche operative dell’opera, nonché le condizioni ambientali alle quali l’opera è tenuta a far fronte, in modo da poter confrontare, a parità di prestazioni, l’efficienza/efficacia delle diverse alternative. Un disciplinare che solo il suo Ministero ha l’autorità di fissare. Con molta probabilità ai fini di una vera comparazione occorrerebbero approfondimenti progettuali che vanno oltre il progetto di massima e che un gruppo di lavoro volontario non può evidentemente permettersi. Nell’ipotesi che le strutture tecniche Sue o di altre Autorità pubbliche potessero farsi carico di tali ulteriori attività progettuali ci dichiariamo fin d’ora disposti a cedere gratuitamente le elaborazioni ad oggi svolte, salvo un onorifico riconoscimento della paternità dell’idea.

Il progetto di Avamporto galleggiante alla bocca di Lido è stato presentato agli Enti competenti al termine di tre successive fasi di elaborazione, approfondimento e verifica (ott. 2013; maggio 2014; gennaio 2015). L’Avamporto presenta caratteristiche  in grado di contenere i costi, garantire la massima velocità di realizzazione, assicurare il minimo impatto ambientale ed obbedire alla Legge speciale per Venezia che impone agli interventi in Laguna di essere “sperimentali, graduali e reversibili”:

L’avamporto è formato da strutture modulari galleggianti, progettate da ingegneri specialisti dell’off-shore, che possono essere costruite in un anno a partire dal progetto definitivo, con un costo inferiore a quello di ogni altro progetto (c.a 130 mln di euro). Tali strutture sono realmente sperimentali, reversibili e graduali perché possono essere insediate, e in seguito rimosse, nel brevissimo tempo di una decina di giorni. Sono modificabili, ricollocabili e anche convertibili a diverso uso se nel tempo le Autorità competenti  decidessero di seguire strategie diverse. Le strutture si collegano all’isola artificiale del Mose lato mare (se ne è verificata la possibilità, compresa la disponibilità da parte del Consorzio Venezia Nuova) per garantire la sicurezza (Safety e Security), riducendo al minimo ogni impatto rispetto alla Laguna e anche rispetto al litorale del Cavallino (a nord) e al Lido di Venezia (a sud).

L’Avamporto, spostando in mare le grandi navi per il crocierismo di massa, così come hanno fatto molti altri grandi porti (ad esempio Amsterdam, Londra, New York), corrisponde alla esigenza strategica di non sottoporre la Laguna agli stravolgimenti morfologici necessari per far fronte ad un gigantismo navale già oggi  ambientalmente incompatibile e per di più destinato a crescere ulteriormente.  Un gigantismo tale da rendere inadeguata anche l’attuale Marittima. Di fronte alla attenzione internazionale su Venezia il nostro paese non può permettersi di ignorare prese di posizione come quella dell’UNESCO del 6/2014 nella quale si esprime “preoccupazione per gli impatti ambientali innescati, che hanno progressivamente provocato l’erosione dei fondali lagunari, delle velme e delle barene” L’Unesco chiede di “regolare il numero e il tipo di imbarcazioni … vietare il passaggio delle grandi navi e delle petroliere nella Laguna … garantire gli equilibri idrogeologici della Laguna di Venezia e dell’intero bacino scolante”. Ma anche a livello nazionale e locale la necessità di evitare tali stravolgimenti è ben avvertita:  la recente delibera del Consiglio Comunale ribadisce che “l’idrodinamica e la morfologia lagunare sono elementi di conservazione primari” (D.C.C. n.118 del 24.9.2015).

Il progetto di Avamporto mantiene e valorizza l’attuale stazione Marittima destinandola ad una crocieristica di qualità superiore per la quale si stanno attivando iniziative imprenditoriali, ad esempio da parte della Carnival Corporation, per la costruzione presso la Fincantieri di nuovi modelli navali di dimensione più ridotta, destinati ad un turismo molto più redditizio e compatibile anche con i delicati caratteri  della Laguna di Venezia. In tutte queste iniziative non si riduce ma si aumenta l’occupazione.

Le strutture galleggianti modulari (prefabbricate in cantiere) sono ancorate al fondo mediante un sistema di catene di ancoraggio ad alta tenuta, si adeguano automaticamente ai livelli di marea e al progressivo prevedibile aumento del livello del mare, sono allineate tra i due canali portuali esistenti evitando così di scavare ora e di dover mantenere continuamente in futuro la profondità dei fondali. Tali scelte di tecnologia e di collocazione differenziano l’Avamporto galleggiante dal progetto Venice Cruise2, che pure attesta positivamente le grandi navi fuori dalla Laguna, ma comporta impatti, tempi e costi sicuramente più elevati. Infine occorre notare che la collocazione e la tecnologia dell’Avamporto galleggiante permettono di non intaccare nel fondale lo strato più rigido e protettivo del Caranto (argilla compattata), consolidatosi nei millenni. Le dimensioni e i caratteri architettonici delle strutture funzionali sovrastanti i pontoni galleggianti sono progettate per ridurre al minimo l’impatto paesaggistico.

La realizzazione dell’Avamporto galleggiante consente di avviare a soluzione in breve tempo le problematiche della crocieristica in una prospettiva strategica sicuramente positiva, anche considerando che il progetto permette  comunque modifiche, completamenti e ripensamenti anche strutturali nel tempo. L’attestamento delle grandi navi fuori dalla Laguna realizzato in  tal modo porrebbe da subito un freno all’attuale progressivo aggravamento del dissesto morfologico, dando un decisivo contributo a quel “riequilibrio della laguna” prescritto dalle Leggi Speciali e dal Piano ambientale vigente (P.A.L.A.V.) ma fino ad oggi in gran parte eluso. Non da ultimo l’intervento permetterebbe anche un possibile rialzo dei fondali del canale di Lido, contribuendo a diminuire di molto l’impatto delle acque alte nelle parti basse della città storica (S. Marco e Rialto).

Come gruppo di lavoro volontario e no profit in un incontro abbiamo offerto gratuitamente il nostro progetto al Presidente dell’A.P.V. Paolo Costa, ma ci è stato detto che una proposta alla bocca di Lido non interessava, salvo prendere atto successivamente che la stessa A.P.V. ha presentato al Ministero dell’Ambiente una proposta alternativa in tale sito. Ma evidentemente l’Autorità Portuale non può occuparsi che degli interessi diretti del porto, con una visione troppo limitata rispetto alla dimensione culturale, economica ed ambientale strategica del problema.

Ci permettiamo quindi di sperare che Lei voglia, come titolare del Ministero competente, fare in modo che il nostro progetto di massima venga valutato e comparato con le altre proposte e se è necessario che venga ulteriormente elaborato. A questo fine le rinnoviamo l’offerta di cedere gratuitamente allo Stato e a tutte le Autorità competenti le elaborazioni sino ad oggi svolte (salvo il già ricordato riconoscimento onorifico della paternità dell’idea) e comunque di rimanere a disposizione per ogni chiarimento tecnico nello svolgimento della attesa comparazione sistematica delle alternative.

Confidando in una Sua cortese risposta Le porgiamo i nostri più cordiali e distinti saluti.

Prof. Stefano Boato

Prof. Carlo Giacomini

Prof. Mariarosa Vittadini

Ing. Vincenzo Di Tella

Ing. Raffaele Nicolosi

Ing. Paolo Vielmo

Arch. Dino Verlato

Arch. Michele Zordan

Prof. Giuseppe Tattara

Venezia 6 ottobre 2015

P.S. Il progetto nelle elaborazioni aggiornate al 2015 è stato inviato ai tre Ministeri in indirizzo, all’A.P.V., alla Capitaneria di Porto, al Provveditorato  Interregionale alle  Opere Pubbliche, ai Comuni dì Venezia e di Cavallino Treporti.

IL SINDACO BRUGNARO E L’EDITTO DI EGNAZIO

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Breve scambio con il sindaco Brugnaro durante la sua visita alla Mostra Fotografica sulle Grandi Navi a San Polo:
Angelini: “Sindaco, le ricordo l’editto di Egnazio”
Brugnaro: “Non ce l’ho presente, me lo ricordi lei.”
“Chiunque oserà arrecare danno in qualsiasi modo alle acque pubbliche sia condannato come nemico della Patria e sia punito non meno gravemente di colui che abbia violato le sante mura della Patria. Il diritto di questo Editto sia immutabile e perpetuo.” Sedicesimo secolo”.
Brugnaro: “Ah, sì, certo, infatti bisogna ripulire le acque dei canali dal fango e dai detriti.”

UNA TESTA MOZZA DI GALLINA AL CURATORE DI QUESTO BLOG…

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Di ritorno dagli Stati Uniti, dopo un viaggio di diverse settimane, ho trovato ad attendermi un bustone con dentro una testa mozza di gallina, che durante la mia assenza qualcuno mi ha infilato nella cassetta della posta. Naturalmente mi sono subito rivolto alle forze dell’ordine, formalizzando una querela-denuncia contro ignoti. Se si tratta di pratica di malocchio, non me ne può fregare di meno, non essendo minimamente superstizioso, ma apertamente progressista/illuminista. Se si tratta di altro, se ne occuperà la polizia. Nemici personali non mi pare di averne, a parte quelli che mi sono procurato con questo blog o attraverso certi scazzi in rete con interlocutori più o meno intolleranti delle mie idee. Chiedo comunque scusa per questo Off Topic. Riprenderò presto a pubblicare documenti in linea con gli intenti ambientalisti del blog.