Archivio mensile:maggio 2011

MERAVIGLIOSA E CRUDA LETTERA DI GIOVANNI BATTISTA VIANELLO SULLA DARSENA DEL LIDO

Standard

I GRANDI PROGETTI PER IL LIDO

Unica nota positiva è stato il taglio triste con cui il relatore del progetto prof. Magnani ha illustrato la mega struttura per conto di Est Capital. Egli e il suo staff di architetti a libro paga del prof. Mossetto& C. hanno indugiato alla noia sugli effetti benefici che il nuovo insediamento produrrà sull’area Sic di San Nicolò, senza convincere nessuno. Per sapere qualcosa di concreto sul reale impatto ambientale ed economico della nuova struttura marinaresca (piratesca per alcuni), sono occorse le proteste del pubblico spazientito. Un pubblico sin dalle prime battute delegittimato dal Commissario Spaziante a dire la sua perché non rappresentativo dei reali interessi della cittadinanza. Qualcuno ha chiesto allora di quali interessi fosse portatore il dott. Spaziante, visto che a tutt’oggi ha fallito tutti gli obiettivi. La risposta è stata che al Lido siamo seduti sopra una pattumiera e non è colpa sua se i lavori sono andati a rilento. Atmosfera tesa sull’orlo della rottura alla faccia della partecipazione! Fischiati i ben noti tromboni e violinisti di cui non vale pena fare menzione. Ma ritornando alla darsena, ovvero al porto turistico da 2000 posti barca, sì è capito che la riduzione a 900 cavane (così le chiamiamo noi) non è connessa ad una riduzione dello specchio d’acqua interno, ma alla dimensione delle imbarcazioni: dove ce ne stavano due, ora ne mettono una! Le 900 barche si muoveranno all’interno del bacino, naturalmente a motore e produrranno scarichi di combustione e di sentina che si depositeranno sull’acqua e rimarranno lì finché non saranno espulsi con sistema di turbine dall’unica strettoia di accesso. Una volta in mare troveranno la corrente antioraria e il blocco della nuova lunata (fatta a spese del Consorzio) a spingerla verso le spiagge centrali dell’isola. Fantasticherie? Loro dicono di sì sciorinando una marea di tabulati sul moto ondoso. La struttura consistente in una diga di 1800 metri alta 4 dal medio mare, aderente gratuitamente alla limitrofa diga foranea di proprietà pubblica. La nuova diga accoglierà 4-500 posti macchina e quant’altro servirà rendere felici gli ospiti. Non un centesimo uscirà dal villaggio- darsena. Tutto verrà consumato dentro lì, tra ristoranti, centri benessere, centri commerciali , piscine e via dicendo. Chi s’illudeva di beneficiare dell’indotto può orientarsi solo allo smaltimento dei rifiuti. Questo in buona sostanza il grande affare posto in atto in forma ricattatoria per realizzare un pazzesco nuovo palazzo del cinema che con un po’ di umiltà potrebbe già esser stato ultimato. Tristezza, rassegnazione e rabbia. Da in fondo alla sala si è udita una voce: potranno comperare anche tutto il Lido, ma mai la nostra anima.
Giovanni Battista Vianello

40 X VENEZIA. COMUNICATO NUMERO 40

Standard

Comunicato n. 40

Lo scorso ottobre (7 mesi fa) è stata presentata un’interrogazione di iniziativa popolare per chiedere al Sindaco i motivi per cui, proprio all’inizio dei lavori, si stava decidendo di abbandonare la realizzazione degli alloggi in social housing previsti all’ex caserma Manin.

Negli scorsi giorni è arrivata la risposta dell’assessore Filippini. Il lungo tempo necessario ad elaborare una risposta, e la sostanziale elusione di alcuni degli interrogativi formulati, non fanno che aprire nuovi interrogativi su come sia stata condotta la vicenda e su quali siano le responsabilità.

È finalmente assodato ed è sconcertante:

gli appartamenti in social housing non si faranno perché Immobiliare Veneziana (Ive) non è stata in grado di reperire i fondi necessari. Nonostante fosse questo il suo compito istituzionale, nonostante il mandato ricevuto e nonostante le risorse e il costo di questa macchina amministrativa, alla fine non si è riusciti a fare l’operazione minima di accedere ad un prestito o utilizzare risorse proprie. La banale operazione con la quale si è confrontata la gran parte delle famiglie normali e che sta riuscendo anche allo Iuav, è per Ive uno scoglio in cui far naufragare un progetto su cui sono state spese energie, tempo e credibilità dell’Amministrazione comunale.

 

Lunedì vi sarà un Consiglio comunale chiamato a ratificare la scelta di rinunciare definitivamente al progetto “Manin”, un voto di consiglio con il quale si chiede di affidare l’intero immobile a quella struttura Iuav che – come in una guerra tra poveri – già non è riuscita a realizzare quello che doveva essere un intervento di risonanza internazionale: l’ex magazzino frigorifero a Dorsoduro. Struttura a cui era già stato affidato l’intero progetto senza che vi fosse alcuna gara. A poco valgono le giustificazioni contenute nella risposta dell’assessore Filippini: viene detto che si rinuncia all’uovo oggi per avere (forse) la gallina domani, si rinuncia alla ex xaserma Manin per avventurarsi nell’operazione di nuovi alloggi alle ex Conterie di Murano; si assicura che gli alloggi a Murano saranno in numero maggiore, più ampi e, si presume, più belli. Ma, pur richiesto, si preferisce sorvolare sui costi che questo intervento avrà (cifre mai smentite parlano di oltre 6 mila euro al metro quadrato) o su quali siano i tempi per un cantiere su di un’area in cui gli interventi in corso si protraggono ormai da ben più di dieci anni. L’unico dato certo è che la giunta Orsoni rinuncia all’unico progetto di social housing che avrebbe potuto credibilmente realizzare in tempi ragionevoli.

Ci si chiede allora che senso abbia l’intera struttura Ive e ci si chiede che ne sarà dell’ambiziosissimo progetto per 5 mila alloggi in social housing che era alla base del programma del sindaco Orsoni. La confusa coltre stesa sul progetto “Manin”, le incognite che si apriranno da lunedì in poi non promettono nulla di buono. La residenza a Venezia smette le scarpine di cristallo della campagna elettorale e torna ad essere una cenerentola senza lieto fine.

 

Venezia, 29/03/2011

PG/2011/131178

Al Sindaco Giorgio Orsoni

Al Capo di Gabinetto Romano Morra

Al Direttore Direzione Affari Istituzionali Luigi Bassetto

Oggetto:

 

Risposta all’interrogazione art. 8/bis, c. 2 dello Statuto del Comune di Venezia con richiesta di risposta scritta in Consiglio Comunale ex art. 7, comma 2 del Regolamento Interno del Consiglio Comunale: “Caserma Manin, già Convento dei Crociferi, – realizzazione del programma di edilizia in social housing –“.

In riscontro all’Interrogazione specificata in oggetto, si premette quanto segue:

Il progetto relativo alla ex Caserma Manin, già Convento dei Crociferi, prevedeva all’origine la riqualificazione dello stesso con destinazione a residenza universitaria per mq 4.800, ad alloggi ad affitto sociale per mq. 2.300 e a spazi anche fruibili dalla pubblica collettività per mq 3.200.

Il Protocollo d’Intesa già sottoscritto tra Comune di Venezia, Università IUAV di Venezia, Università Ca’ Foscari di Venezia e Fondazione IUAV stabiliva che l’appalto sarebbe stato gestito dalla Fondazione IUAV per l’intero con apporto finanziario di IVE in ragione della quota destinata ad alloggi ad affitto sociale.

Ad oggi è stato perfezionato il contratto di cessione del diritto di superficie a favore della Fondazione IUAV per la porzione studentesca ed è in fase di istruttoria il provvedimento di competenza consiliare per l’assegnazione dell’ulteriore porzione su indirizzo di questa Amministrazione.

Nell’ambito dell’Accordo di Programma relativo all’area dell’ex Conterie a Murano, invece, era previsto il recupero dell’edificio B per la realizzazione di edilizia studentesca. Nell’aggiornamento della scelta sono stati valutati i tempi, la razionalità degli interventi e i finanziamenti a disposizione nonché i benefici di una destinazione d’uso unitaria del compendio a Cannaregio e relativa gestione.

La destinazione unitaria dell’immobile dei Gesuiti comporta la certezza dell’intervento in quanto la Fondazione IUAV ha ottenuto i finanziamenti previsti dal MIUR e dalla Regione Veneto ed è nelle possibilità di acquisire ulteriori risorse attraverso un finanziamento bancario; viceversa IVE presentava difficoltà nel reperire le necessarie risorse finanziarie di propria competenza.

L’intervento di riconversione della destinazione d’uso dell’immobile nell’area delle ex Conterie può fruire di risorse finanziarie certe e disponibili tramite l’utilizzo dei fondi di cui alla L. 457/78 tenuto altresì conto, che detti fondi non sarebbero attualmente sufficienti a coprire nella totalità il progetto originario di mini alloggi per studenti.

Diversamente dal progetto originario previsto all’interno del compendio dell’ex Caserma Manin che prevedeva esclusivamente alloggi di superficie ridotta, il progetto ad uso residenziale dell’edificio B delle ex Conterie prevede la realizzazione di n. 32 alloggi con diversa superficie, anche di dimensioni medio – grandi, che permetteranno di affidare gli stessi a nuclei familiari di varia composizione.

Il progetto relativo all’ex Caserma Manin è stato curato dall’Università IUAV che si è avvalsa della Società strumentale IUAV Studi e Progetti ottenendo, tra l’altro, i pareri tecnici degli organi statali, sanitari, regionali e comunali preposti.

Per l’appalto è stato siglato il contratto tra Fondazione IUAV e raggruppamento aggiudicatario RTI Sacaim spa, Cementi Armati e Costruzioni e Restauri srl a seguito di gara ad evidenza pubblica.

Il progetto risulta non subire alcuna variante non comportando pertanto alcun aumento dei costi; viene semplicemente offerta la disponibilità di maggiore residenzialità a studenti dotati di requisiti ESU, laureati, ricercatori in particolare lavoratori precari in ambito universitario.

La destinazione unitaria è coerente con la gestione unica che comunque era già stata prestabilita a cura della Fondazione IUAV al fine di ottenere economie di spesa, razionalità e organicità nell’uso del compendio in quanto risulta economicamente vantaggioso, sia da un punto di vista manutentivo per la conservazione del bene, che gestionale.

La condizione per dar corso a tale iniziativa è comunque quella per cui il numero degli alloggi da offrire alla cittadinanza in social housing nel Centro Storico dovrà essere superiore a quello precedentemente previsto.

(ASSESSORE BRUNO FILIPPINI)

 

VENEZIA E LA VELOCITÀ

Standard

Dal sito di Italia Nostra:
http://venezianostra.org/patrimoni-umanita-venezia-declassata

Patrimoni dell’umanità, Venezia bocciata

“Al primo posto, quale sito meglio gestito e meglio preservato, si trovano i meravigliosi Fiordi della Norvegia Occidentale (http://www.fjord-tours.com). Al secondo e al terzo, si sono classificati dei siti più vicini per natura a una città come Venezia: rispettivamente Vézelay in Francia e Granada in Spagna. Vézelay è a due ore da Parigi in Borgogna, regione di forte interesse turistico, e i veneziani che vorrebbero una metropolitana sublagunare saranno interessati a sapere che lo slogan della regione proclama: “Beati i lenti, perché di essi è la Borgogna”. A Venezia, invece, sembra che si cerchi in tutti i modi la velocità.

Su novantaquattro siti esaminati e valutati per conservazione e gestione del territorio, Venezia è risultata quartultima. Peggio di lei solo le isole Galapagos, Portobello ( Panama) e la valle di Kathmandu (Nepal).

La sezione di Venezia di Italia Nostra ritiene molto importante segnalare ai media e alla popolazione i risultati di questa ricerca, svoltasi in modo assolutamente indipendente e con tutti i crismi di scientificità e obiettività.

I siti dichiarati dall’Unesco Patrimonio dell’umanità sono in totale 830. Dopo circa quarant’anni dall’esistenza della denominazione, si è ritenuto opportuno eseguire un’ispezione per valutare i modi in cui essi vengono amministrati. L’idea è stata della rivista National Geographic Traveler, che si è unita al National Geographic Center for Sustainable Destinations e alla George Washington University per nominare un comitato di quattrocentodiciannove esperti ai quali è stato chiesto di stilare una classifica che includesse i 94 siti giudicati più importanti.

La classifica consiste in una scala da 1 a 100, accompagnata dalle osservazioni degli esperti, da essi presentate in modo anonimo. Nessun sito ha ottenuto un punteggio superiore a 90 e nessuno inferiore a 20.

Italia Nostra ritiene molto grave il fatto che alla città di Venezia sia andato un punteggio tra i più bassi: soltanto 46. Ecco come vanno interpretati i punteggi:

0-25: Catastrofico. Tutti i criteri molto negativi.
26-45: In grave difficoltà.
46-65: In moderata difficoltà: tutti i criteri o medio-negativi o mescolanza di negativi e positivi.
66-85: Difficoltà non importanti.
86-95: Autentici, non rovinati e probabilmente destinati a rimanere tali.
96-100: Ottimi in tutto e per tutto.

Si noti che per un solo punto Venezia ha evitato di essere inclusa nel gruppo dei malati ancora più gravi.

Le cause più importanti di preoccupazione per gli esperti (come da anni per Italia Nostra e per molti veneziani) sono il sovraffollamento dovuto alla cattiva gestione dei flussi turistici e la generale impressione che la città non abbia più una sua vita specifica, legata a caratteristiche locali, ma sia diventata solo un grande contenitore per visitatori di passaggio.

“Quasi ci si pente di esserci venuti,” arriva a scrivere uno degli autori del giudizio, “perché la nostra presenza aumenta l’affollamento e ci rende complici del deterioramento progressivo cui assistiamo.” “Non c’è una vita “vera” degli abitanti,” continua. Per un altro, Venezia è “un bel gioiello che sta scomparendo, che è diventata solo il museo di se stessa.” “Nessuno ci vive salvo i turisti.” lamenta un altro. “La visita, scrive un altro ancora, si limita alle calli, alle chiese e ai canali.” Solo la mattina presto un commentatore ha trovato un po’ di vera vita locale, prima che i turisti uscissero dagli alberghi o peggio ancora dagli autobus e dai lancioni gran turismo.

Italia Nostra giudica queste valutazioni un grave segnale d’allarme, che va ad aggiungersi alle forti preoccupazioni espresse molto recentemente dal “Rapporto su Venezia” pubblicato in inglese dal comitato privato “Venice in Peril”. Si tratta infatti di fonti di giudizio chiaramente non legate ad interessi specifici salvo quello di veder preservati una città e un modo di vivere che per secoli il mondo ha ammirato e che ora vede tristemente avviarsi per la strada del declino, forse nella fallace illusione di volersi adeguare a modi e ritmi di vita che sembrano più efficienti e più redditizi. Ma che in realtà, a chi sa ben guardare, non sono né l’una cosa né l’altra.”

Vd anche:

http://www.unfaropervenezia.eu/bognews/101-nessuno-ci-vive-tranne-i-turisti#jacommentid:4

VENEZIA: LA CITTÀ E IL TERRITORIO CHE VOGLIAMO

Standard

https://i0.wp.com/www.grillivenezia.org/wordpress/wp-content/uploads/2008/12/3-riva-7-martiri-cnr-08-12-2008-1-luciano-mazzolin.jpg

Sintesi di proposte per il dibattito sul Piano di Assetto Territoriale

e sulla  Nuova Legge Speciale per Venezia

Modelli di sviluppo scellerati hanno prodotto la devastazione ambientale e sociale

che è sotto gli occhi di tutti ! 

Solo la presa di coscienza e la mobilitazione dei cittadini può modificare e migliorare questa situazione.

ecco La Citta’ e il territorio che vogliamO

Le associazioni AmbienteVenezia – Assemblea Permanente NOMOSE -Coordinamento Cittadino contro le grandi navi – Medicina Democratica -Associazione Gabriele Bortolozzo  auspicano l’approvazione di un Piano di Assetto Territoriale  e di una nuova una legge  speciale per Venezia in grado di recepire le seguenti proposte: 

Venezia e la laguna sono un bene comune del mondo intero e non una merce e come tale va sottratto alla privatizzazione ed a ogni speculazione. Per la salvaguardia della laguna, oggi soggetta ad un drammatico processo erosivo, che le opere del MoSE rischiano di rendere irreversibile, va redatto un nuovo piano per un riequilibrio idrogeologico e morfologico che inverta i processi in atto che altrimenti a breve la trasformeranno in un braccio di mare.

Il Parco dell’intera laguna potrebbe esserne lo strumento di gestione attiva.

L’attività e lo sviluppo portuale, in un sistema di rete con gli altri porti dell’alto Adriatico  in virtù di una selezione dei traffici e delle carattersiche-dimensioni degli scafi, vanno sempre rapportati con il riequilibrio lagunare.  Navi crociera, petroliere, porta containers, molte delle quali  con stazze già incompatibili con la laguna, diventeranno sempre più grandi e  non possono più attraversarla perché richiedono lo scavo di canali che aumenteranno l’erosione e distruggono la morfologia dei fondali.

In un quadro di differenziazione portuale delle tre bocche ( Lido passeggeri, Malamocco commerciale , traghetti ,Chioggia pescherecci ) è auspicabile la realizzazione di un sistema di strutture a mare con basso impatto ambientale per quelle navi che richiederebbero profondità di canali incompatibile con l’equilibrio lagunare ( un apposito terminal passeggeri in prossimità della bocca di Lido e boe  galleggianti a mare con collegamento pipelines per petroliere e gasiere evitando così attraversamenti lagunari pericolosissimi ).

Il sistema  MoSE è inutile perché esistono efficienti alternative, pericoloso come dimostrano gli studi di “Principia” sul rischio di  tenuta delle paratoie in particolari condizioni di mare, (pericolo di collasso), dannoso e incompatibile con il sistema lagunare e le attività portuali per  le previsioni sul numero delle chiusure e sui danni alle attività portuali e sull’aumento dei livelli di inquinamento delle acque lagunari. Bisogna bloccare i lavori del MoSE, con varianti in corso d’opera, riconvertendo le opere marittime realizzate, attraverso soluzioni progettuali delle bocche sperimentali, graduali e reversibili.  Se il drammatico trend di aumento del livello medio marino risultasse confermato non c’è progetto alle bocche di porto e in laguna che tenga! Bisognerebbe chiudere le paratie quasi tutti i giorni (due volte al giorno d’inverno). Quindi per la riduzione dei livelli di marea in laguna vanno innalzati i fondali alle bocche (che possono ridurre tutte le maree fino a 28 centimetri) e perseguite quelle ricerche sulla iniezione di fluidi negli strati geologici profondi (insufflamento di acqua salata a 700-900 metri di profondità ) volti al sollevamento  di grandi porzioni di territorio. Queste tecniche vengono già utilizzate per immagazzinare ed estrarre gas nei depositi profondi con conseguenti innalzamenti e abbassamenti dei suoli come risulta da una ricerca del dipartimento di Geologia di Padova: con questa tecnica  si può, in 5 anni e in sicurezza, alzare tutta la città fino 35 centimetri.

Il turismo a Venezia da risorsa è divenuto, con i suoi 21 milioni e mezzo di turisti annui (in crescita) una distruzione, anche fisica, della città e l’espulsione continua degli abitanti. E’ necessario non solo un governo dei flussi ma la costruzione di una politica territoriale conseguente (PAT e nuovi strumenti urbanistici) e una revisione radicale della mobilità. Al fine di velocizzare il traffico locale e di decentrare quello turistico vanno ristrutturati in ragione degli utenti (turisti da un lato, residenti, pendolari per lavoro e studenti dall’altro) i punti di penetrazione, d’arrivo e di attraversamento: Fusina, Tessera e Punta Sabbioni per i turisti, metropolitana di superficie (SFRM) e riorganizzazione dei vettori acquei, ove serva con linee veloci con meno fermate, per tutti gli altri. Non é possibile alcuna metropolitana sotto la laguna o la città sia  per la pericolosità distruttiva del fondo (caranto), della morfologia lagunare e delle falde acquee sotterrane. Ma soprattutto perché, di fatto -come dimostrano ormai tutti gli studi- al solo servizio di un aumento turistico incontrollato collegato ad una fermata dell’alta velocità  a Tessera. Un attraversamento in galleria sotto tutta la gronda lagunare del treno per la TAV, è altrettanto distruttivo della metropolitana subacquea.

Una diversa politica territoriale deve innanzitutto bloccare ed invertire la trasformazione della città in un albergo diffuso (hotel, pensioni bed&breakfast) ripristinando le norme che governano i cambiamenti d’uso degli immobili. Debbono essere incentivata invece tutta la residenzialità, sociale e studentesca, con un governo del mercato immobiliare ora selvaggio e devono essere garantite le possibilità manutentive degli immobili di residenza locale con opportune agevolazioni.

E’ necessario  un welfare municipale fiscale che garantisca casa, reddito, cultura e servizi a tutti,  all’insegna di un nuovo patto solidale tra generazioni come il mantenimento e potenziamento delle strutture universitarie legandole alle funzioni della città e incentivandone la distribuzione in ogni sestiere. Venezia deve essere anche città per i giovani ed i bambini con gli opportuni servizi servizi scolastici e culturali: luoghi di aggregazione (non solo di consumo) in spazi (spesso ora dismessi) per il gioco, la musica, il teatro e i concerti e, in genere, le attività autoprodotte.

La democrazia partecipata da esigenza è divenuta una necessità: le decisioni importanti sulle scelte amministrative -soprattutto quelle problematiche- devono prevedere procedure informative fin dall’inizio e di consultazione popolare prima delle decisioni amministrative.

Federalismo solidale, anche fiscale, che non sia un nuovo centralismo delle Regioni, ma una democrazia partecipata a livello di municipi, con piena cittadinanza di tutti, compresi gli immigrati, a cui garantire il diritto di voto amministrativo.

Riconversione produttiva e bonifica dei suoli di Porto Marghera , per insediarvi attività veramente eco-compatibili.  Bisogna cambiare modelli e sistemi produttivi:

  • messa al bando dei cicli produttivi che utilizzano e producono prodotti cancerogeni e genotossici,
  • messa al bando dei cicli produttivi e stoccaggi rientranti nelle “Direttive Seveso”,
  • Incentivazioni ed agevolazioni per attività ecocompatibili rientranti nel settore della “Green Economy
  • Riduzione al minimo e superamento dell’incenerimento dei rifiuti; privilegiando azioni, metodologie e tecnologie miranti alla riduzione dei rifiuti e imballaggi all’origine e  potenziando al massimo la selezione, recupero e riutilizzo.
  • Riduzione al minimo e superamento del sistema di produzione di energia elettrica derivante da carbone e derivati del petrolio; privilegiando la produzione di energia veramente pulita derivante da: solare termico, fotovoltaico, geotermico, eolico e uso delle correnti e onde marine.
  • Incentivazione e agevolazioni per attività relative alle bonifiche, al restauro e difesa del territorio, della laguna e della città storica.
  • Tutti i lavoratori coinvolti nelle chiusure e ristrutturazioni di impianti e cicli produttivi dovranno avere massima garanzie sul mantenimento del  reddito fino al loro reinserimento in altre attività dell’area industriale.

L’area industriale di Porto Marghera bonificata avrà un ruolo strategico fondamentale  per ospitare nuove attività economiche ecocompatibili  e di ricerca per evitare e neutralizzare nuovo consumo di suolo con cementificazioni per progetti estremamente discutibili come:Veneto City, Marco Polo City, Città della Moda

 

AmbienteVenezia –  – Medicina Democratica -Associazione Gabriele Bortolozzo

Assemblea Permanente NOMOSE -Coordinamento Cittadino contro le grandi navi