Archivio mensile:giugno 2012

LETTERA AL PRESIDENTE NAPOLITANO

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Al Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano
Palazzo del Quirinale

00187 ROMA

Venezia, 27 giugno 2012

Gentile Presidente,
ci rivolgiamo a Lei, che è il garante di tutti gli italiani, dopo aver letto che l’8 giugno scorso, nell’occasione della Sua visita a Venezia, il sindaco, Giorgio Orsoni, Le ha spiegato il problema del passaggio delle grandi navi da crociera in Bacino San Marco, indicandone la soluzione nell’estendere alcuni dei suoi poteri alla laguna, il cui governo è ora in parte sottratto alla città in quanto frazionato tra molteplici enti e istituzioni e corpi dello Stato.
Chi Le scrive è il Comitato No Grandi Navi – Laguna Bene Comune che si è costituito in città proprio per affrontare i tanti problemi connessi col crocerismo. Del movimento fanno parte singoli cittadini come associazioni ambientaliste locali, tutti da molti anni attivi su questo fronte, perchè da molti anni a Venezia è maturata la consapevolezza dei veri e propri rischi per la sicurezza della città e la sua manutenzione, per la salute della popolazione, per la morfologia della laguna, connessi al passaggio delle grandi navi.
L’analisi del problema fatta dal sindaco a nostro giudizio è incompleta, così come insufficienti e anzi dannose risultano le soluzioni proposte, perchè il necessario divieto al transito delle grandi navi davanti a Piazza San Marco non può essere pagato al prezzo della definitiva devastazione della laguna, e dunque La preghiamo, prima di fare qualsivoglia passo Lei vorrà, di valutare le cose anche da un altro punto di vista. Nelle righe che seguono, cerchiamo di mettere in luce tutti i termini del problema, così come noi li vediamo: il testo è lungo, e ce ne scusiamo, ma la questione è molto complessa.
Negli ultimi 15 anni il traffico croceristico è cresciuto a Venezia in maniera esponenziale: i passeggeri sono aumentati del 439 per cento e il numero delle toccate (gli attracchi delle navi) è passato da 206 nel 1997 a 655 nel 2011. Senza contare i traghetti per la Grecia (351 toccate). Con un milione e 795 mila passeggeri imbarcati o sbarcati nel 2011, Venezia è diventata il primo “home port” croceristico del Mediterraneo.
Le navi da crociera attraccano in Marittima, cioè in città, entrando e uscendo dalla bocca di porto di Lido: ciò significa che a ogni toccata esse passano per due volte in Bacino di San Marco e nel Canale della Giudecca, nel cuore storico di Venezia, a 150 metri dal Palazzo Ducale. Il confronto è istruttivo: non si può dire che le navi siano grandi come palazzi, perché lo sono molto di più: 300 e più metri di lunghezza, 50 di larghezza, 60 d’altezza; stazzano migliaia di tonnellate. E aumenteranno ancora, di numero e di dimensioni. Il 2 giugno 2012 è arrivata in Marittima la Msc Divina, la nave più grande mai entrata in laguna: 333 metri di lunghezza per 139 mila tonnellate di stazza lorda.
L’impatto visivo delle navi in Bacino è impressionante: sono evidentemente fuori scala con la città. Ma a chi ha cominciato a temere per il numero e la mole crescenti delle navi è apparso chiaro che ci sono ben altri problemi di cui preoccuparsi, come ad esempio gli effetti idrodinamici provocati dal passaggio delle navi su un tessuto urbano antico, fragile e delicato, o sull’ambiente lagunare (dislocano migliaia di tonnellate, quando passano l’acqua nei rii cala d’un colpo di 20 e più centimetri per il risucchio).
Il rischio più grave, ma in genere poco valutato, è quello per la salute, dato che l’Arpav (l’Agenzia regionale per la protezione ambientale) ha dimostrato che il traffico croceristico è a Venezia la maggior fonte di inquinamento atmosferico: l’emissione di polveri sottili è praticamente pari a quella prodotta dal traffico automobilistico di Mestre, ogni nave inquina come 14 mila automobili, soprattutto quando è all’ormeggio.
Ricordiamo che il tenore di zolfo nel carburante di queste navi è dell’ 1,5% in navigazione (anche in laguna) e solo da poco dello 0,1% all’ormeggio, sulla carta. Poco si sa dei controlli, a campione e solo sui documenti di bunkeraggio. Tanto per capire, il tenore di zolfo nel diesel delle automobili è dello 0,001%, cioè 1500 volte inferiore. Il parlamento europeo, dopo aver valutato che almeno 50 mila persone muoiono ogni anno in Europa a causa dell’inquinamento delle navi, ha votato a fine maggio 2012 una direttiva che imporrà per tutte le navi il limite dello 0,5%, ma solo dal 2020. Già ora, nel Mar Baltico e nel Mare del Nord, tale limite è dello 0,1%: la laguna di Venezia è di minor pregio?
Il Porto garantisce che l’inquinamento verrà reso nullo all’ormeggio con l’alimentazione elettrica da terra (cold ironing). Al riguardo, sia chiaro, esiste solo uno studio di fattibilità dell’Enel, non finanziato, per alimentare solo 4 navi delle 9 che a breve la Marittima potrà ospitare, contro le 6 di oggi: ovvero, ammesso che il progetto sia realizzato, l’inquinamento prodotto domani sarà identico a quello prodotto oggi.
Ci sono poi l’inquinamento elettromagnetico per i radar sempre accesi (e ci si preoccupa per i telefonini) e quello marino per le pitture antivegetative delle carene; i rumori assordanti, giorno e notte, delle navi all’ormeggio praticamente a ridosso delle case; le vibrazioni che liquefano i leganti delle malte di case e monumenti; il rischio di incidenti o – perchè no? – di attentati in Bacino San Marco.
I cittadini hanno cominciato a mobilitarsi, e negli anni l’Autorità portuale ha cercato di rassicurare la gente con una serie di studi autoassolutori che hanno tutti il difetto di essere di parte. Ad analizzarli con attenzione, gli studi sono parziali, carenti, superficiali. Ad esempio, per quanto riguarda gli effetti idrodinamici, l’Autorità Portuale ha strumentalmente continuato ad affrontare solo il tema del moto ondoso di superficie, spacciandolo in tutti i suoi comunicati come l’unico problema, ma su quanto avviene su rive e fondali per il dislocamento non esiste nulla, anche se si sa che l’Ismar Cnr ha analizzato alcuni aspetti del problema, ma i risultati non sono noti.
C’è poi l’impatto turistico: nel luglio 2011 da sei navi ormeggiate contemporaneamente in Marittima sono sbarcati in città in un solo giorno 35 mila croceristi, che si sono aggiunti ai 60 – 70 mila ospiti presenti quotidianamente in una città il cui numero di abitanti è già sceso sotto la soglia dei 59 mila. Venezia si sta trasformando (se non lo è già) in un parco tematico, ma se il turismo è ricchezza, come dicono gli operatori, le compagnie di navigazione, l’Autorità portuale, non si capisce come mai la città in quanto tale si stia spegnendo e il Comune debba vendere i suoi più bei palazzi per garantire i servizi.
Lo stesso presidente dell’Autorità Portuale, Paolo Costa, in più occasioni (l’ultima sul Corriere della Sera del 4 giugno 2012) riconosce che il contributo economico dei croceristi alla città è modesto, mentre afferma che la vera ricchezza portata dal crocerismo sarebbe l’indotto. Ma quali sono le cifre? Chi ne guadagna? Quali sono le società? Dove sono localizzate? Quali ne sono i capitali? E dove vivono i lavoratori? Quanto lavorano? Con che contratti? Perché se le risposte a queste domande lasciassero capire che una parte o molto dell’indotto vanno altrove, Venezia farebbe (come al solito) solo la parte della mucca da mungere.
Cittadini e associazioni sono ormai sul piede di guerra, assemblee e comunicati si susseguono, si è appunto costituito il nostro Comitato No Grandi Navi – Laguna Bene Comune, ma anche la sezione veneziana di Italia Nostra è molto attiva su questo fronte, Ambiente Venezia ha prodotto un dossier assai documentato inviato a tutte le autorità, si è mobilitato il Fai (Fondo per l’Ambiente Italiano). A oggi, quasi 7.000 cittadini hanno firmato in soli 30 giorni una petizione che al primo punto chiede l’estromissione delle navi incompatibili dalla laguna.
Il sindaco, Giorgio Orsoni, aveva dapprima proposto di spostare il terminal croceristico dalla Marittima a Marghera, in gronda di laguna, e recentemente ha rilanciato questa sua idea. Nei fatti, e a oggi, assieme al presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa, ha raggiunto un accordo mai rinnegato incentrato praticamente sull’idea di una sorta di “senso unico”: le navi, cioé, entrerebbero dalla bocca di porto di Malamocco passando dal Canale dei Petroli e uscirebbero da quella di Lido, dimezzando il numero dei transiti in Bacino San Marco. E’ la proposta che i ministri Corrado Clini (Ambiente) e Corrado Passera (Infrastrutture) hanno tradotto nel decreto 2 marzo 2012 sulla protezione dei siti marini sensibili, all’interno dei quali è vietata la navigazione alle navi che superino le 500 tonnellate di stazza lorda: per Venezia, però, si prevede il divieto del passaggio in Bacino San Marco solo per le navi oltre le 40.000 tonnellate di stazza lorda.
Per capire, la corazzata Roma ne stazzava 46.000, e nessuno sa come sia stato determinato questo limite di “sicurezza”. Perchè, in ogni caso e invece, non si fa mai riferimento al dislocamento?
Questa alternativa, però, prevede per raggiungere la Marittima dal Canale dei Petroli lo scavo del piccolo canale Contorta Sant’Angelo che dalla profondità di 1,80 m. verrebbe portato a 10 m. e dalla larghezza di 6 m. verrebbe portato a 70. Gli oppositori giudicano dunque la proposta peggiore del male, dato che portare le navi in Marittima dalla porta di servizio manterrebbe tutte le criticità e in primis l’inquinamento devastando definitivamente la laguna. Ciò vale anche per l’idea di portare le navi a Marghera, dato che si tratterebbe solo dello spostamento dei problemi, mantenendoli comunque in laguna: erosione dei fondali e inquinamento soprattutto. Per gli oppositori, insomma, le grandi navi, quelle incompatibili con la città e con la laguna, vanno estromesse.
Al riguardo, serve una breve spiegazione. La laguna di Venezia è un ambiente artificiale nel quale, per un millennio, gli interventi del governo della Serenissima hanno sfruttato i fenomeni naturali per mantenerne l’equilibrio, garanzia di sopravvivenza della città. Il destino di ogni laguna, infatti, è interrarsi o divenire un braccio di mare, ma se oggi Venezia è ancora in parte protetta dalla sua laguna lo si deve appunto alle sagge politiche di conservazione attuate nei secoli passati dai suoi reggitori, che hanno sempre dimensionato le navi alla laguna e mai viceversa.
Caduta nel 1797 la Repubblica, saperi e attenzione ambientale si sono persi e si è iniziato un lungo percorso di adattamento della laguna alle esigenze di una moderna portualità che ha finito per rompere un delicato equilibrio e per devastarla. Le bocche di porto sono state allargate e approfondite, sono stati scavati canali artificiali profondi e rettilinei, sono stati interrati migliaia di ettari di “barena” col risultato che oggi, se non fosse per la sopravvivenza del catino fisico e dei cordoni dei lidi che la separano dal mare, non si potrebbe più parlare veramente di laguna dal punto di vista morfologico, biologico, idrodinamico.
Il Canale dei Petroli è un cancro che ogni giorno divora la laguna, e con la proposta di senso unico il sindaco e il presidente dell’Autorità Portuale lo vogliono portare in Piazza San Marco. Al riguardo, Le segnaliamo “Fatti e misfatti di idraulica lagunare”, del prof. Luigi D’Alpaos, docente di idraulica all’Università di Padova (Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti, Memorie, Venezia 2010). Cent’anni fa, la profondità media della laguna era di 40 cm., ora per la perdita di sedimenti è di 1,50 m. e tra cinquant’anni, se non si porrà mano per davvero al suo recupero morfologico, sarà di 2,50 m. Cioé non ci sarà più una laguna.
Le leggi speciali per Venezia prescrivono da quasi quarant’anni (legge n. 171 del 1973) l’estromissione almeno del traffico petrolifero dalla laguna, ma finora non vi si è ottemperato e solo oggi, non per ragioni ambientali ma per adeguare la portualità a nuovi traffici e per temperare gli intralci e i ritardi all’entrata delle navi in laguna che il “Mose” comporterà, l’Autorità portuale ha lanciato il progetto dell’avamporto in mare aperto per i petroli e per i container. Dunque, se si vuole si può. Se si estromettessero anche le navi da crociera, per la prima volta da duecento anni a questa parte si potrebbe cominciare a pensare di invertire davvero il degrado della laguna, arrivando forse in futuro alla chiusura del Canale dei Petroli, rimuovendo cioè le cause del dissesto morfologico così come prescritto dalle leggi speciali (legge n. 798 del 1984).
Chi si oppone alle soluzioni ad oggi sul tappeto, suggerisce un percorso che ha per obiettivo l’estromissione dalla laguna delle navi incompatibili col complessivo benessere della città e col recupero morfologico della laguna. La vera alternativa è cambiare modello, rifiutare la corsa al gigantismo che fa gli interessi solo delle compagnie da crociera ma non della città. Si facciano studi seri, autorevoli, non di parte per definire questa soglia di compatibilità, fondata su stazze, dislocamento, pescaggio, carburanti puliti, e poi si fissi un limite di sostenibilità turistica complessiva assegnandone una quota invalicabile al crocerismo: indicate queste due precondizioni – compatibilità fisica e sostenibilità turistica – si potrà decidere quali e quante navi potranno continuare a entrare in laguna e venire ad attraccare in Marittima e quali e quante saranno destinate all’estromissione, e solo allora sarà possibile, anche col sostegno di un attento studio costi – benefici, riempire di contenuto quel “fuori le navi dalla laguna”. Il range va dall’opzione zero (nessuna altra nave oltre a quelle che possono entrare), all’attracco in altri porti e il trasferimento con altri mezzi dei croceristi a Venezia, al terminale in mare aperto come per petroli, container e rinfuse.
Questo, secondo noi, deve fare il sindaco, promuovendo un percorso partecipato che ponga un argine ai disegni autoreferenziali dell’Autorità Portuale e della Venezia Terminal Passeggeri, che stanno immaginando una laguna trasformata in Rotterdam. Serve, insomma, un nuovo Piano Regolatore Portuale (l’attuale è del 1904!) costruito d’intesa con la città, come vuole la legge.
Abbiamo espresso queste considerazioni anche ai ministri competenti, senza ottenere alcuna risposta, e ci sovviene di quando, all’indomani degli ultimi scontri in Val di Susa, lo stesso ministro delle Infrastrutture, Corrado Passera, affermò pubblicamente che sui grandi problemi ambientali bisognava cambiare metodo, ascoltare le popolazioni locali, discutere fin dai primi passi i progetti di grande impatto sul territorio. Siamo certi, invece, che Lei terrà in debito conto le nostre osservazioni, che sono quelle di cittadini attenti, consapevoli della complessità dei problemi ma altrettanto convinti che non tutti i valori debbano andare subordinati a calcoli economici che oltretutto spesso si dimostrano miopi, se non erronei. La salute e l’ambiente non hanno prezzo.
Cordiali saluti

Comitato No Grandi Navi – Laguna Bene Comune

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LETTERA AL PRESIDENTE MONTI

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COMITATO NO GRANDI NAVI – LAGUNA BENE COMUNE

Al presidente del Consiglio dei ministri
Sen. Mario Monti

Gentile presidente,
chi Le scrive è il Comitato NO Grandi Navi – Laguna Bene Comune che si è costituito in Venezia per dare una voce unitaria alle tante persone e alle tante associazioni che da anni – da ben prima della tragedia del Giglio – si battono per dare un freno a un crocerismo la cui cifra principale è il crescente gigantismo, incompatibile con Venezia e con la sua laguna. Non ci dilunghiamo: crediamo che Lei conosca la questione e che sia al corrente della mobilitazione cittadina contro le grandi navi, delle manifestazioni che la scandiscono, delle proteste di tanti cittadini e delle associazioni ambientaliste, locali come la nostra o nazionali e di grande prestigio come Italia Nostra o il Fai. Grandi giornali nazionali e trasmissioni televisive ne hanno dato notizia; già quasi 5.000 cittadini hanno firmato in poco più di 20 giorni una petizione che al primo punto chiede l’estromissione delle navi incompatibili dalla laguna.
Il Suo Governo ha affrontato il problema in un modo che francamente non ci piace. Il decreto 2 marzo 2012 dei ministri Corrado Clini (Ambiente) e Corrado Passera (Infrastrutture) vieta il transito delle navi oltre le 40.000 tonnellate di stazza lorda in Bacino San Marco, ma ne rimanda l’applicazione al momento imprecisato dell’esistenza di un’alternativa al passaggio nel cuore della città. Al momento, l’unica alternativa nota è quella messa sul tappeto dall’Autorità Portuale, ovvero lo scavo del piccolo canale Contorta Sant’Angelo per permettere alle grandi navi di raggiungere comunque la Marittima passando alle spalle della città ed evitando il passaggio per il Bacino, ma molti cittadini (noi tra questi) e scienziati di chiara fama la ritengono un rimedio peggiore del male. La giudicano il colpo di grazia a una laguna dissestata da un secolo di pesanti interventi per adattarla alle esigenze di una portualità via via incompatibile nei numeri e nella dimensione delle navi. E’ solo su questa alternativa, però, che il Suo Governo sta lavorando.
La vera alternativa, signor presidente, è cambiare modello, smettere di devastare la laguna per piegarla a un gigantismo che serve solo alle compagnie da crociera ma non certo alla città, riportare il crocerismo a un livello di sostenibilità con navi che per stazza, dimensioni, dislocamento, pescaggio, siano compatibili con la città e con la laguna; che non inquinino, usando carburanti molto più puliti di quanto non avvenga ora (il Parlamento europeo nel varare a fine maggio l’ultima direttiva sui carburanti marittimi ha valutato che in Europa muoiano ogni anno 50.000 persone per l’inquinamento prodotto dalle navi).
Le navi compatibili potranno tranquillamente continuare ad arrivare in Marittima, nel numero che verrà definito da una seria valutazione sulla complessiva capacità di Venezia di reggere una pressione turistica forse già oltre il livello di guardia. Le altre, se altre se ne vorranno, dovranno restare fuori dalle bocche di porto, e su questo “fuori” ogni discorso è aperto. Solo così sarà possibile avviare davvero quel recupero morfologico della laguna che tutte le leggi speciali per Venezia inutilmente prescrivono da decine d’anni.
Signor presidente, ricordiamo che all’indomani dei gravi incidenti avvenuti in Val di Susa, il ministro Passera dichiarò che si doveva cambiare l’approccio al territorio, che sui grandi progetti bisognava coinvolgere fin dalle prime fasi le comunità locali, come avviene in Francia, ma i nostri appelli agli organi periferici dello Stato e agli stessi ministri sono rimasti inascoltati. Nessuno conosce le ragioni di quel limite “di sicurezza” delle 40.000 tonnellate, nessuno sa a quale stadio sia il progetto di scavare il piccolo canale Contorta Sant’Angelo.
Abbiamo fatto riferimento alla convenzione di Aahrus, ratificata dall’Italia con la legge n. 108 del 2001, ma inutilmente, ed ora se costretti andremo avanti in sede europea. Ci ascolti, signor presidente. Sappiamo che venerdì prossimo 8 giugno sarà a Venezia per un importante convegno su temi economici: ci conceda un incontro, un brevissimo scambio di idee e di informazioni. Quando vuole, dove vuole.
Un’ultima cosa. Sappiamo che la sera di venerdì sarà a cena all’Hotel Monaco, una cena offerta ai convegnisti dalla Costa Crociere. Non le sembra, signor presidente, inopportuno accettare un invito così strumentalmente incoerente con il sentire che migliaia di cittadini veneziani stanno manifestando? Non le sembra, signor presidente, quasi una scelta di campo che forse sarebbe meglio evitare?
In attesa di un cortese cenno di riscontro, Le porgiamo i nostri più cordiali saluti,

Comitato NO Grandi Navi – Laguna Bene Comune

Silvio Testa
Portavoce del Comitato

Gian Antonio Stella per il “Corriere della Sera

È lecito stuprare la fragile bellezza di Venezia lasciando che venga penetrata da immense navi Disneyland quattro volte più grandi del Palazzo Ducale?
È ora di fissare delle regole, contro questa violenza. Tanto più dopo aver visto l’arrivo, ieri, della gigantesca «Divina». Un lussuoso grand hotel viaggiante lungo 333 metri: il doppio di piazza San Marco.

LA PROTESTA DEI VENEZIANI CONTRO LINGRESSO IN PORTO DELLE NAVI DA CROCIERA

LA PROTESTA DEI VENEZIANI CONTRO LINGRESSO IN PORTO DELLE NAVI DA CROCIERA

Conosciamo l’obiezione: più le navi sono grandi, più passeggeri portano. E dunque più turisti fanno shopping in giro per la città lasciando giù soldi. Ossigeno, in questi anni di crisi. Vero. Nel 2009, spiega nel libro E le chiamano navi Silvio Testa, «i passeggeri che si sono imbarcati a Venezia per le crociere sono stati 1.420.490 e nel 2010 1.598.616 con un incremento del 12%». Saliti l’anno scorso a 1.786.416, con un altro 10,5% di aumento.

VENEZIA - PALAZZO BALBI SUL CANAL GRANDE

VENEZIA – PALAZZO BALBI SUL CANAL GRANDE

Fatti i conti, sono sfilate avanti e indietro di fronte a San Marco 654 grandi navi da crociera, cui vanno aggiunti 341 traghetti di collegamento con la Grecia per un totale di 995 bestioni. Pari a quasi sei passaggi al giorno nella media annuale, con impennate in certi weekend dalla primavera all’autunno da brivido.

Prendiamo il Gazzettino del 24 luglio 2011. Titolo: «Venezia, lo sbarco dei 35 mila». Occhiello: «Invasione. In un solo giorno da undici navi scesi tanti crocieristi come mezza città». Una sintesi addirittura meno terrificante della realtà: la serenissima città (il «pesce» senza Murano, il Lido, Burano e Mestre) è ormai scesa in realtà sotto i 59 mila abitanti. E l’orda allegra, chiassosa e accalcata di turisti che sbarcano dagli enormi «vacanzifici» galleggianti non si sparpaglia da Dorsoduro a Sant’Elena. Vanno tutti ad allagare in massa le calli fra Rialto e San Marco.

Portano soldi? Sicuro. Come racconta Testa, il presidente della Venezia Terminal Passeggeri Sandro Trevisanato sostiene «che le navi da crociera arricchiscono tutta la città, che il porto garantisce un indotto diretto (230 milioni di euro spesi in città dai passeggeri) e indiretto (il complesso delle attività economiche innescate dal crocierismo) di quasi 500 milioni di euro l’anno».

LA NAVE MSC DIVINA ENTRA NEL PORTO DI VENEZIA

LA NAVE MSC DIVINA ENTRA NEL PORTO DI VENEZIA

Denaro benedetto, con l’aria che tira. Va da sé che appena il consigliere comunale Beppe Caccia ha proposto di imporre una «city tax» sottolineando mesi fa che il passaggio di navi in un certo giorno di gran traffico aveva prodotto «l’equivalente in emissioni di 20 mila auto nel canale della Giudecca», il presidente di Vtp è scattato come una molla: «Non sono contrario in via di principio a un contributo anche per i passeggeri delle navi, ma il Comune deve agire con prudenza o invece di mungere la vacca, la ammazza».

Il fatto è che questa vacca spropositata, mentre offre qualche consolazione all’Italia in crisi che certo non ci sogniamo di mettere a rischio, sta diventando sempre più invadente in un ambiente fragile come la laguna dove l’acqua ha una profondità media di un metro e 10 centimetri.

VENEZIA BASILICA DI SAN MARCO FOTOCROMIA DEL

VENEZIA BASILICA DI SAN MARCO FOTOCROMIA DEL

Al punto che, siccome certi giorni gli immensi grand hotel galleggianti non riescono a starci tutti sulle banchine della «Marittima» alla fine delle Zattere, qualcuna è costretta ad attraccare in Riva dei Sette Martiri, «a un tiro di sasso dalle case, i motori accesi giorno e notte: vibrazione, fumi, un rumore incessante, inquinamento elettromagnetico che dirada sempre in funzione, televisioni oscurate, una delle passeggiate più belle del mondo chiusa da immense muraglie di ferro».

 

Di più: il business della crociera è talmente cresciuto negli anni che anche dopo il trasloco previsto nel 2013 dei traghetti in un nuovo terminal a Fusina, gli operatori chiedono ancora banchine e banchine e banchine. In un accumulo di progetti che prevede tra l’altro lo scavo di un nuovo canale, drittissimo, larghissimo, profondissimo, capace di accogliere quei bestioni sempre più grandi, più grandi, più grandi. A costo di creare un altro canalone che porterebbe dentro ancora più acqua dal mare.

Di più ancora: se anche i numeri restassero quelli di oggi (magari!) nei prossimi venti anni ci sarebbero nel bacino di San Marco 26.160 passaggi avanti e indietro di navi da crociera sempre più smisurate. Mettiamo anche che per 26.160 volte non ci sia mai un Francesco Schettino che voglia farsi bello sfiorando la riva più celebre del pianeta fino a schiantarsi. Mettiamo che per 26.160 volte non ci sia un errore di manovra come quello capitato alla nave passeggeri tedesca Mona Lisa (200 metri di lunghezza) che il 12 maggio 2004 si incagliò a pochi metri dalla Riva degli Schiavoni.

Mettiamo che per 26.160 volte non ci sia un’avaria ai motori come quella che il 23 giugno dell’anno scorso fece finire la nave granaria turca Haci Emine Ana contro i cantieri del Mose alla bocca di Malamocco. Mettiamo insomma che vada tutto sempre bene: ne vale la pena?

Per niente, risponde il comitato «No grandi navi» che contesta il peso schiacciante di un certo tipo di turismo sulla città del Canaletto e di Vivaldi. Per niente, concordano tutti gli ambientalisti. Per niente, accusa il Fai che per bocca di Giulia Maria Mozzoni Crespi ha pronunciato ieri parole durissime contro «un tale crescendo di devastazione, che sfida in modo protervo le sorti di Venezia e della sua laguna, quando si potrebbe mantenere un crocierismo che rispettasse livelli di sostenibilità con navi non inquinanti, dalle stazze, pescaggi e dislocamenti compatibili con la delicatezza dell’ambiente lagunare».

GIULIA MARIA MOZZONI CRESPI - copyright Pizzi

GIULIA MARIA MOZZONI CRESPI – copyright Pizzi

Parole di fuoco, parole d’oro: davvero «tutti» hanno il «diritto» di alluvionare Venezia? Senza alcun limite? Anche se sono troppi? Anche se arrivano su navi esageratamente grandi? La città che da sempre tocca il cuore di ogni ospite («Scivolammo dolcemente dentro il Canal Grande e sotto i morbidi raggi della luna la Venezia della poesia e dei tanti racconti riapparve e ne fummo ammaliati…», scrisse Goethe) è fragile e delicata come un merletto.

Che senso ha entrarci su terrificanti bestioni lunghi il doppio delle Procuratie Vecchie e più alti del Leone che svetta sulla colonna che domina il molo? Che senso ha per i visitatori guardare dai ponti più alti di quei bastimenti una città nata per andare a piedi o scivolando sull’acqua?

Nessuno al mondo si sogna di pretendere che centomila persone abbiano il «diritto», neppure pagando, di sedersi insieme per un concerto alla Scala: non ci stanno, punto. Né che un milione di tifosi abbiano il «diritto», neppure pagando, di assistere insieme dentro a uno stadio alla finale dei mondiali di calcio: non ci stanno, punto. Allora perché Venezia dovrebbe rassegnarsi a essere invasa, così, a capriccio, senza un tetto invalicabile, da milioni di turisti?

Quanto al terrore che «scappino da altre parti», ma per favore! Può andarsene in Cina un calzaturificio, andarsene in Romania una vetreria industriale, andarsene in India un’impresa metalmeccanica. Ma c’è una sola Venezia, al mondo. Una. E l’abbiamo noi. Anche se, forse, immeritatamente. 

LETTERA APERTA A SOFIA LOREN

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LETTERA APERTA A SOFIA LOREN

 

Buongiorno Sofia,
scriviamo il tuo nome così come si scriveva in Italia quando andavamo ad ammirarti al cinema.
Questa lettera te la inviamo a nome di tutte le persone che in Venezia combattono per salvare la città e la sua laguna da degrado, inquinamento e speculazione.
Siamo organizzati in un comitato – No Grandi Navi a Venezia – e ci stiamo impegnando perché siano estromesse dalla laguna le grandi navi da crociera che passano a pochi metri da Piazza San Marco, provocando danni alla città e al suo ecosistema,
Figurati che di questi mostri ne entrano in laguna oltre 700 ogni estate! La loro presenza genera in città un affollamento invivibile, provoca inquinamento atmosferico (i fumi di una sola nave equivalgono a quelli di 14.000 auto) e deteriora, con onde,vibrazioni e risucchi le fondazioni di Venezia e i fondali della laguna.
Come se non bastasse queste navi diventano ogni anno più grandi e con la loro stazza aumenta anche il danno per la fragile Venezia.

Sappiamo che tu sei la madrina di uno di questi mostri, la MSC Divina, la più grande di tutte, che ha in progetto di fare scalo a Venezia a partire da giugno.
Noi non possiamo credere che tu voglia associare il tuo nome, che in Italia e nel mondo è leggenda, con una nave che contribuisce alla distruzione di Venezia, patrimonio dell’umanità.

Ti chiediamo di rinunciare al tuo ruolo di madrina, e per questo gesto a Venezia e nel mondo sarai sempre considerata Divina. Venezia è di tutto il mondo, aiutaci a salvarla!

COMITATO NO GRANDI NAVI – LAGUNA BENE COMUNE – VENEZIA