Archivio mensile:gennaio 2012

UN ALTRO INCHINO DELLA CITTÀ ALLA CROCIERISTICA

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Lettera aperta alla cortese attenzione di
Corrado Clini Ministro all’ambiente
Corrado Passera Ministro ai Trasporti e infrastrutture
Renata Codello Sopr. BAPPSAE di Venezia e Laguna
Luca Zaia Presidente della Regione del Veneto
Francesca Zaccariotto Presidente della Provincia di Venezia
Giorgio Orsoni Sindaco del Comune di Venezia
Paolo Costa Presidente dell’Autorità Portuale di Venezia
Sandro Trevisanato Presidente Venezia Terminal Passeggeri
Tiberio Piattelli Comandante Capitaneria di Porto di Venezia
mezzo e-mail

CANALE CONTORTA S. ANGELO, un altro inchino della città alla croceristica.

Solo la tragedia del Giglio e il conseguente intervento di un ministro leggermente più coscienzioso hanno posto al centro della politica veneziana il problema di un traffico navale non più compatibile con la città e la laguna di Venezia.
La soluzione proposta dalle Autorità, con sospetta velocità, è quella di far entrare l’ormai imbarazzante ospite non dalla porta principale ma dal retro, senza ridurre i negativi effetti che le navi comportano per la salute dei cittadini e la salvaguardia della città ed aumentando quelli per l’ambiente lagunare. È dato unanimemente acquisito il fatto che la laguna centrale sia stata trasformata in braccio di mare dai fenomeni di erosione causati dal Canale dei Petroli; una pesante ripercussione di questi fatti è lo spostamento dello spartiacque della bocca di Malamocco fino ai margini stessi della città, con conseguenze ancora non del tutto chiare sulla fragile idrodinamica dei suoi canali. Altrettanto evidenti sono anche i danni provocati dallo scavo del canale Vittorio Emanuele. Ora, invece di provvedere alla difesa della laguna, si vuole scavare il Canale Contorta-S.Angelo che non fa che aggravarne il già compromesso equilibrio. Il Presidente dell’Autorità Portuale afferma poi che un simile lavoro potrebbe costare 30 milioni ed essere eseguito in pochi mesi. Una dubbia discrepanza tra questo preventivo e le tabelle sui costi dei dragaggi dei canali portuali forniti dalla stessa A.P. non ci permette di credere che questa realizzazione richieda così pochi soldi e tempo.

Il vero problema è la posizione della stazione marittima, troppo arretrata rispetto al mare ma anche troppo vicina al centro abitato. Si impone la creazione di nuovo terminal passeggeri sui margini esterni della laguna; esso dovrà permettere un semplice ormeggio ed essere anche raggiungibile, via terra, dai mezzi di rifornimento oltre che dai passeggeri, magari con treni di superficie veloci. Per questo anche l’idea di adattare la grande banchina realizzata a Santa Maria del Mare per il Mose non è accettabile. La soluzione tout court del porto off-shore spaventa per gli stessi motivi: l’imponente impiego di mezzi acquei di trasbordo merci e passeggeri che richiederebbe. Nel vivace dibattito cittadino si sono prospettate varie ipotesi alternative. Di queste siamo pronti a discutere con le autorità competenti. Ad ogni modo, siamo consapevoli del fatto che i tempi per una soluzione definitiva non possono essere che dell’ordine di alcuni anni, mentre i rischi che corriamo sono immediati e continui.

Nel frattempo, quindi chiediamo: al governo di intervenire con decreto per vietare, a titolo precauzionale e con effetto immediato, l’ingresso in laguna delle navi più grandi; alle autorità locali la revoca delle autorizzazioni in deroga accordate per l’ormeggio delle maxi-navi in riva dei sette martiri e un più puntuale monitoraggio degli effetti del traffico portuale, nel suo complesso, sulla salute dei cittadini e sul patrimonio monumentale; alla capitaneria di porto di intensificare la sua meritoria attività ispettiva e di vigilanza al fine di garantire la sicurezza della navigazione e il rispetto assoluto (verificando non solo i documenti sul combustibile) della normativa sull’utilizzo di combustibili meno inquinanti. Esigiamo che si inizi da subito un percorso condiviso con i cittadini, per arrivare a soluzioni realmente rispettose delle persone, della città e della sua laguna e perciò non si proceda allo scavo di qualsiasi nuovo canale, né alla realizzazione del nuovo terminal passeggeri così come proposto di recente.

Ringraziamo dell’attenzione, Emilio Ballarin, Gianni Darai, Alessandro Ervas, M. Gasparinetti, Saverio Pastor, Ugo Pizzarello, Michela Scibilia, Matteo Secchi, Alberto Toso Fei, Alfredo Zambon a nome di singoli ed associazioni aderenti anche al gruppo di discussione “Fuori le maxi-navi dal bacino San Marco”.
Per gradite risposte rivolgersi a: Saverio Pastor, Dorsoduro 341, Venezia, savepastor@libero.it, 329 0903528

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LAGUNA BENE COMUNE

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COMITATO NO GRANDI NAVI – LAGUNA BENE COMUNE

GIOVEDI’ 26 GENNAIO ORE 17

ASSEMBLEA PUBBLICA


AULA COLONNE

UNIVERSITA’ DI LETTERE E FILOSOFIA

SAN SEBASTIANO

(DORSODURO – vicino chiesa di San Sebastiano)


si parlerà di:

– PROSSIME INIZIATIVE

– ORGANIZZAZIONE INTERNA DEL COMITATO

– DISCUSSIONE ACCORDO INTERMINISTERIALE

DEL GOVERNO SULLE GRANDI NAVI


CONTATTACI:

FACEBOOK: COMITATO NO GRANDI NAVI

GOOGLE GROUPS: COMITATO NO GRANDI NAVI VENEZIA

E-MAIL: nograndinavivenezia@gmail.com

A CHIOGGIA?

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«Viste le preoccupazioni espresse sul traffico crocieristico sia dal sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, sia dal Ministro dell’ambiente, Corrado Clini, per la salvaguardia di Venezia e vista la volontà di ridisegnare le rotte di tali colossi nautici attraverso la laguna, invitiamo le autorità competenti a considerare Chioggia come potenziale scalo nel panorama lagunare, a sostegno della crocieristica veneziana. Grazie alla vicinanza alle bocche di porto, rispetto alle soluzioni finora prospettate, – aggiungono i due amministratori – risulterebbero infatti necessari investimenti modesti per l’escavo dei canali».

Sindaco e vicesindaco rilevano di essere «a disposizione del Sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, del Presidente dell’Autorità Portuale di Venezia, Paolo Costa, e del Ministro dell’ambiente, Corrado Clini, e di tutti i rappresentanti degli enti preposti, una volta valutati tutti gli aspetti inerenti la sicurezza, per verificare assieme la concreta fattibilità di tale proposta e l’ipotesi di un progetto strategico di porto lagunare unico».

(Da Gazzettino.it di oggi)

——

Da Silvio Testa:

“Ho inviato a tutti i consiglieri comunali la riflessione che segue per chiarire che le recenti intese maturate a Roma tra Governo, Autorità portuale, Comune, non toccano la sostanza dell’emendamento al Piano di assetto del territorio (Pat) che il Comitato No Grandi Navi – Laguna Bene Comune ha presentato chiedendo a tutti i partiti di sostenerlo

L’emendamento al Piano di assetto del territorio (Pat) che il Comitato No Grandi Navi – Laguna Bene Comune ha proposto a tutti i consiglieri comunali con la richiesta di sostenerlo mantiene tutta la sua validità anche dopo i recenti provvedimenti del Governo sul crocerismo e sulla portualità veneziana.
Esso nasce nel solco di quasi cinquant’anni di riflessioni dell’ambientalismo veneziano, sorto negli anni Sessanta col Fronte per la difesa di Venezia sull’onda delle lotte per impedire la trasformazione della laguna in un’unica zona industriale (battaglia vinta) e l’apertura del Canale dei Petroli (battaglia persa). E tali elaborazioni hanno trovato ampio riscontro nella legislazione speciale per Venezia.
Liberare San Marco dalle grandi navi è imprescindibile, ma ciò non può avvenire dissestando ulteriormente la laguna: non lo dice il Comitato ma appunto l’intero corpus dei provvedimenti straordinari che il Parlamento ha votato per Venezia, a partire dalla legge speciale 171 del 1973 che all’articolo 1 si pone come obiettivo “l’equilibrio idraulico della laguna di Venezia” e passando per l’altro cardine, la legge speciale 798 del 1984, che all’art. 3 destina gran parte dei suoi finanziamenti agli “studi, progettazioni, sperimentazioni e opere volte al riequilibrio idrogeologico della laguna, all’arresto e all’inversione del processo di degrado del bacino lagunare e all’eliminazione delle cause che lo hanno provocato”, e ciò nella esplicita convinzione che l’eliminazione dell’acqua alta non sia raggiungibile esclusivamnte regolando con barriere fisse o mobili il rapporto tra il mare e la laguna.
Le cause del degrado, quelle da eliminare per legge, sono diverse, quasi tutte provocate dall’uomo, ma la prima, la più devastante – e su ciò c’è il consenso unanime dell’intera collettività scientifica, Consorzio Venezia Nuova compreso – è il Canale dei Petroli. Al riguardo, si legga “Fatti e misfatti di idraulica lagunare” (Istituto Veneto, Memorie, 2010) di quel prof. Luigi D’Alpaos che davvero paradossalmente il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa, chiama sempre a testimone della sua idea di scavare il piccolo Contorta Sant’Angelo.
Sono passati quasi trent’anni dal 1984 e la laguna anzichè avviarsi alla rinascita è sulla soglia della morte: troppi gli interessi in gioco. Il Canale dei Petroli non è mai stato chiuso, il porto commerciale e le industrie hanno preteso il loro prezzo, ma oggi un modello economico è andato in crisi, Porto Marghera si sta spegnendo, la stessa Autorità Portuale ha avviato un percorso per creare fuori dalla laguna una piattaforma d’ormeggio per le petroliere, le portacontainer, le cerealicole. Non è certo un soprassalto di ambientalismo ma la consapevolezza che il Mose alle bocche di porto, nonostante la conca di navigazione, comprometterà la portualità, nonchè il tentativo di acquisire traffici ora impensabili per i massimi fondali ammissibili in laguna. Sia come sia, per la prima volta da un secolo a questa parte si apre la possibilità di iniziare a por mano davvero al riequilibrio della laguna, solo che si estromettano anche le grandi navi da crociera, che altrimenti imporrebbero il mantenimento degli attuali fondali, impedendone ogni ritocco al ribasso.
Queste sono le ragioni per le quali ci opponiamo allo scavo del Contorta Sant’Angelo, che significa solo due cose: mantenimento in eterno del Canale dei Petroli, e dunque del dissesto della laguna, e anzi suo ampliamento e allungamento fino al cuore della città, con tutti i rischi connessi. E’ la reiterazione ossessiva delle scelte che hanno sconvolto la laguna, contro la logica e il dettato delle leggi speciali.

Poi, sulla cosiddetta soluzione a breve termine:
– Non sarà questione di un anno, come dice il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa, commissari o non commissari, perchè i problemi idraulici e ambientali sono enormi e le opposizioni a tutti i livelli saranno fortissime; serve anche l’interramento dell’elettrodotto Fusina – Sacca Fisola.
– Tolto l’inquinamento visivo, chiamiamolo così, tutte le criticità (fumi inquinanti, rumori, vibrazioni, dislocamento di milioni di tonnellate d’acqua, perdita di sedimenti) restano in laguna e segnatamente in Marittima; e permane il rischio di incidenti, che in mare non vengono provocati solo dagli scogli, come strumentalmente vuol far credere chi ricorda sempre che la laguna ha fondali morbidi, affermando che la tragedia del Giglio a Venezia non può succedere. Statisticamente la maggior fonte di rischio per le navi sono le esplosioni a bordo, con spillamento di carburanti: le navi da crociera che entrano in laguna non hanno il doppio scafo.
– La Marittima continuerà per sempre ad accogliere navi: non le sei di ora ma le nove di domani, quando i traghetti si trasferiranno a Fusina, e il progetto di cold ironing, che comunque non è finanziato, riguarderà solo quattro bastimenti. Dunque cinque navi – praticamente come oggi – resteranno coi motori sempre accesi, e le grandi navi inquinano all’ormeggio il doppio di quando non facciano in navigazione.

Quanto al nuovo porto a Malamocco, ammesso che non sia una bufala:
– Esso è chiaramente aggiuntivo e non sostitutivo della permanenza del crocerismo in Marittima: domani le grandi navi in arrivo anche contemporaneamente a Venezia non saranno nove come spiegato poco sopra ma fino a quattordici (cioè cinque in più a Santa Maria del Mare).
– Non potrà essere iniziato nel 2014 come si sostiene, perchè per quella data, se non ci saranno intoppi, saranno forse realizzati solo i cassoni per la semi – bocca di Treporti;
– Pellestrina è un’isola, e dunque i passeggeri sbarcati dovranno essere portati a terra esattamente come se fossero stati sbarcati in una piattaforma in mare aperto; davvero qualcuno crede che il tunnel sotto la bocca di porto di Malamocco (se ne parla da circa un decennio) o addirittura la metropolitana sublagunare (Paolo Costa ha evocato anche questo) siano soluzioni credibili, e in ogni caso a breve – medio termine?
– La piastra logistica di Malamocco, a suo tempo contestata dal Comune e dalle associazioni ambientaliste, sorge in area Sic, ed è stata autorizzata dal Tar solo perchè il Consorzio Venezia Nuova aveva garantito che era temporanea e che sarebbe stata rimossa alla fine dei lavori: un nuovo ricorso avrebbe poche chance?
– Pellestrina e il Lido insorgeranno, questo è matematico, perchè la proposta stravolge il delicato equilibrio di Pellestrina, tramuta il Lido in un’autostrrada (ammesso che ci si arrivi), compromette la pesca. Già sono scoppiate le prime polemiche.
– Non si vede dunque logica, salvo il regalo di 200 milioni di euro al Consorzio Venezia Nuova, tanto costerebbe lo smantellamento della piattaforma.

Per tutte queste ragioni, il Comitato continua a credere che si possano trovare soluzioni più pratiche, veloci, ambientalmente sostenibili, e perfino tali da garantire anche l’indotto croceristico, se davvero esiste. Non pensiamo che come Comitato spetti a noi indicare quali: noi poniamo un problema politico, chiediamo l’estromissione delle grandi navi dalla laguna, e sul come aspettiamo le proposte del Governo e del Comune, che per le ragioni che abbiamo elencato non possono essere quelle sul tappeto in questi giorni. Ne aspettiamo altre, che giudicheremo.
Può sembrare una posizione ambigua, codina, incerta, ma invece è chiarissima: dietro, infatti, c’è da fare un ultimo ragionamento che fin qui è mancato, e che va in piena rotta di collisione con la posizione del ministro Corrado Clini, di Costa, del sindaco Giorgio Orsoni: e’ quello sul carico turistico complessivo che Venezia può sostenere mantenendo le caratteristiche di una città con residenti e servizi e non diventando un parco tematico, come ormai è quasi avvenuto. E’ chiaro che per costoro – questo è il senso della loro intesa – le navi dovranno comunque diventare sempre di più e sempre più grandi, mentre per noi (e non solo per noi) serve determinare una soglia complessiva di turismo massimo sostenibile e all’interno di questa soglia assegnare una quota invalicabile anche per le grandi navi. Non sarà la stessa cosa trovare collocazione per una nave o collocazione per dieci: cioè non è possibile stabilire alcuna soluzione per l’ormeggio del crocerismo se prima non si dice quante e che navi devono arrivare.
Oltretutto non è neppure detto che debbano arrivare, perchè molti studi dimostrano che si tratta di un turismo povero, o meglio di un turismo che lascia poco alla città (le navi sono macchine progettate per far spendere ai croceristi il massimo possibile al loro interno) e se esistesse un vero studio che analizza i costi e i benefici siamo certi che salterebbero fuori diverse sorprese, al di là di quello che dice pro domo sua il presidente della Venice Terminal Passeggeri, SandroTrevisanato. Noi uno studio così lo pretendiamo, proprio attraverso il Pat, mentre temiamo che avremo solo studi a tesi che confermeranno le scelte che sono già state prese sulla testa della città. Di tutto ciò il Pat tace, e solo il nostro emendamento avvia una necessaria riflessione.

Silvio Testa
portavoce del Comitato
No Grandi Navi – Laguna Bene Comune”

DUE NUOVI INTERVENTI DEL PORTAVOCE DI “NO GRANDI NAVI”

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1) Potremmo essere di fronte a una svolta epocale, solo che la Città e il Paese, visto che Venezia è pur sempre un problema di preminente interesse nazionale, la sappiano compiere: estromettere le grandi navi dalla laguna significa per la prima volta poter mettere mano al suo riequilibrio, invertendo davvero il degrado rimuovendone le cause, come da sempre chiedono inutilmente le leggi speciali.
Cent’anni di “moderna” portualità hanno devastato la laguna, cinicamente interrata, scavata, trattata non come un ambiente delicatissimo e unico al mondo ma come un contenitore buono per tutti gli usi, col risultato che velme e barene sono praticamente scomparse e il suo cuore è ridotto a un cratere profondo due metri. Il Canale dei Petroli è una ferita mai rimarginata, la laguna è un braccio di mare che espone Venezia a molti rischi.
L’incidente del Giglio ha portato sotto gli occhi del mondo il problema della compatibilità tra le grandi navi e la città, che i più avveduti denunciano da molti da anni, ma la soluzione che si sta profilando, a quel che si legge sui giornali, è davvero miope: sensi unici, scavo di nuovi canali altro non sono che la reiterazione degli stessi comportamenti che hanno condotto la laguna allo sfascio. Si punta a fare dell’intera laguna Sud un porto diffuso, affinché la giostra non si fermi mai. Le grandi navi devono invece restare fuori, perché solo così si può curare la laguna malata, e con essa la città.
Che sia il Governo, che ne ha gli strumenti anche conoscitivi, a stabilire il come, con il consenso della città, il che vuol dire in modo autorevole e partecipato e soprattutto sostenibile. Ciò significa che tutti gli aspetti della filiera devono rispettare questo assunto: dal numero delle navi e dei passeggeri ai sistemi d’ormeggio, al trasporto a Venezia dei croceristi. Non potranno certo essere i lancioni Gran Turismo a farlo, ma mezzi nuovi e idonei, attenti alla delicatezza della laguna che devono attraversare (e ciò vale anche per il trasporto dei container e dei petroli dalla piattaforma in mare che l’Autorità Portuale sta già progettando). Osservo appena che alcune soluzioni proposte, come i terminal croceristici incardinati sulle strutture del Mose, avranno lo stesso problema, visto che siamo sulle isole.
La soluzione che salvaguarda ambiente e quella quota di crocerismo che città e Paese eventualmente vorranno mantenere su Venezia, nell’ambito di un complessivo progetto di governo del turismo, è a portata di mano, purchè gli amministratori e i cittadini la chiedano a una sola voce. Si assiste, invece, a uno strano balletto, nel quale ai poteri forti delle compagnie di crociera e dell’Autorità portuale si contrappone (?) una politica divisa, e questo è fisiologico, ma anche un mondo ambientalista parolaio, salottiero, autoreferenziale, arroccato su posizioni autarchiche e senza visione d’assieme. E’ chiaro che per ottenere dei risultati ciascuno deve rinunciare a qualcosa, in vista di uno scopo più alto, altrimenti non si andrà da nessuna parte e Venezia con la laguna continueranno a essere maltrattate come avviene da sempre.
Silvio Testa
portavoce del Comitato
No Grandi Navi – Laguna Bene Comune

 

2)

Ho mandato questo intervento a “la Repubblica”

Leggo in ritardo l’ambigua precisazione che il Magistrato alle Acque di Venezia ha fatto rispetto all’autorevole intervento che Salvatore Settis ha pubblicato su “la Repubblica” di lunedì 16 gennaio (“Nuove regole per quei colossi”), dopo l’affondamento della Costa Concordia al Giglio, chiedendo l’estromissione delle navi da crociera dalla laguna, e …devo a mia volta, puntualmente citato da Settis, un commento. Il Magistrato sostiene che il Mose, in costruzione si dice per difendere Venezia dall’acqua alta, non aumenta la profondità delle bocche e non ne ingrandisce affatto la sezione ma, al contrario, riporta lo scambio tra mare e laguna alle condizioni precedenti la costruzione dei moli foranei. Ebbene, la prima parte della risposta è vera, ma va letta al contrario: il Mose fissa per l’eternità profondità e sezioni delle bocche, quali le ha determinate un secolo di “moderna” portualità, impedendo per sempre qualsiasi riduzione delle immense portate d’acqua che oggi a differenza di un tempo si riversano in laguna devastandone la morfologia. La seconda parte della risposta è stata ufficialmente smentita a suo tempo dal Comune di Venezia: intanto non il Mose ma le lunate a mare (immense dighe in pietrame rivolte a Scirocco davanti alle bocche) dovrebbero secondo i progettisti riportare gli scambi tra mare e laguna a livelli ottocenteschi, ma è stato dimostrato che esse danno un contributo ridicolo alla riduzione dei picchi di marea (1,3 centimetri) e si capisce che servono solo a creare un bacino di calma davanti al Mose e a impedire che i portelloni alzati vadano in risonanza tra di loro e con le onde, fino al collasso, come denunciato a suo tempo dai cinque saggi internazionali e dall’autorevole società francese Principia. Oggi l’Autorità portuale progetta di creare una piattaforma in mare aperto per le navi petrolifere e portacontainer, e noi chiediamo che si estromettano dalla laguna anche le navi da crociera: non fosse per il Mose, si creerebbero finalmente le condizioni per un vero riequilibrio morfologico della laguna, a cominciare dalle bocche di porto. Purtroppo, ci si dovrà in futuro limitare a mettere mano al solo Canale dei Petroli, altra causa del dissesto della laguna, riducendone sezioni, profondità, percorso, e sarebbe pur sempre una grande vittoria, sempre che il Governo e il Comune siano saggi e non decidano, come invece ci pare che stiano facendo, di tenere le grandi navi in laguna. Il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, esca dalla sue ondivaghe e fumose dichiarazioni e dica fino in fondo come la pensa.
Silvio Testa
Portavoce del Comitato
No Grandi Navi – Laguna Bene Comune

UN COMUNICATO DELL’ASSOCIAZIONE “AMICO ALBERO”

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IL PAT
 
Cari AmiciAlberi!
 
Quanta fatica per desiderare semplicemente ciò che è un diritto di tutti: un ambiente sano, libero dal cemento, ampi spazi verdi accessibili, acque pulite.
 
Però c’è chi le sta studiando tutte per andare incontro a chi porta solo una manciata di danari, che poi andranno sparsi tra pochissime mani, salvo non essere forieri, invece, di grandi disgrazie.
 
Noi continuiamo a chiedereci con quale faccia tosta, con quale assoluta mancanza di vergogna, ci sia chi ancora propone aeroporti, centri commerciali, case, alberghi, alveari che svettano nel cielo, ma che fanno ombra alla città sottostante, chi attua la distruzione sistematica e chirurgica di ogni angolo di verde rimasto. Ma cosa devono dimostrare costori?
 
Basta, questo stato di sudditanza deve finire, la Città inizia a dare segni di risveglio; succede di vedere anche che chi la pensa in modo totalmente diverso per altre cose, in questa invece si avvicina, e molto, a magari porta con se anche delle proposte sensate.
 
Sul Quadrante di Tessera bisogna fare….quadrato!
 
Ieri, per il consiglio comunale in Municipio, i giornali annunciavano scintille.
 
Ma chi se le aspettava, è rimasto deluso. I cittadini, i coordinatori, i sapienti studiosi che da due anni stanno lavorando per il bene della Città contro chi invece sta lavorando per questo malefico PAT, hanno saputo dire, davanti agli amministratori, come stanno realmente le cose.
 
Ma tutto è stato detto con la massima pacatezza, con grande signorilità. Chi ha parlato, volava alto, ben al di sopra di alcune teste che pretendono di governarci e di tiraneggiare, in cambio di cosa, poi, non si sa! Ah! poveri principini mancati!
 
Invece sta crescendo giorno dopo giorno il consenso della cittadinanza, contro queste follie.
 
C’è anche chi sta digiunando da ben 16 giorni, seguito da moltissimi altri cittadini, ecco i filmati del 15 e 16 gennaio 2012:
 
 
 
Speriamo che tutto questo serva, e che vinca l’intelligenza e la lungimiranza !
 
 
FORTE MARGHERA
 
Anche su questo fronte i cittadini pretendono di essere ascoltati. Il futuro del Forte, contro ogni velleità cementificatrice ed affaristica che vorrebbe metterci sopra le manacce deve essere deciso dai cittadini
 
Ed ecco allora che con grande fatica, senza le risorse che gli altri anno ma con il semplice autofinanziamento, abbiamo il piacere di annunciare il seguente 

COMUNICATO STAMPA: 

Il

Gruppo di lavoro per Forte Marghera 

con il patrocinio del Comune di Venezia e della Municipalità di Mestre-Carpenedo,

in collaborazione con il Corso post-lauream Azione locale partecipata e sviluppo urbano sostenibile dell’Università IUAV di Venezia 

INFORMA 

che giovedì 19 gennaio 2012 alle ore 16.00 nell’Aula Magna del Liceo Ginnasio “Raimondo Franchetti” di Mestre verrà presentato agli organi di informazione il suo programma di lavoro, che prevede per domenica 5 febbraio una giornata di progettazione partecipata con la tecnica dell’OST – Open Space Technology – finalizzata alla raccolta di idee e alla definizione di linee guida condivise per la fruizione e il futuro utilizzo di Forte Marghera.

La giornata sarà aperta a tutta la cittadinanza che vorrà intervenire e chiunque potrà proporre un tavolo di discussione, le cui conclusioni confluiranno nella costruzione finale delle linee guida.

Interverranno alla conferenza stampa

  • per il Liceo Franchetti: il Dirigente Scolastico prof. Roberto Gaudio, il presidente del Consiglio d’Istituto arch. Giovanni Leone, il prof. Umberto Daniele;
  • per il Gruppo di lavoro per Forte Marghera: il prof. Sergio Pratali Maffei, l’arch. Stefano Giorgetti, la prof. Alessandra Marin;
  • per il Comune di Venezia: gli Assessori prof. Gianfranco Bettin, dott. Andrea Ferrazzi e prof. Pier Francesco Ghetti;
  • per la Municipalità di Mestre Carpenedo: il Presidente dott. Massimo Venturini;
  • per il Centro Studi Storici di Mestre: il Presidente prof. Roberto Stevanato;
  • per Italia Nostra: il Consigliere del Direttivo arch. Cristiano Gasparetto.

A seguire, alle ore 17.00, l’iniziativa verrà presentata ai docenti e agli studenti delle Scuole Secondarie Superiori del Comune di Venezia, che verranno coinvolte nel processo di progettazione partecipata, promosso e interamente autofinanziato dal Gruppo di lavoro per Forte Marghera.

Si ricorda che il Gruppo è stato costituito da persone che non hanno interessi economici sul Forte e che hanno da tempo avviato un percorso decisionale partecipato sul futuro di quell’area, coinvolgendo già centinaia di altri cittadini nelle loro attività.

L’obiettivo è quello di definire delle linee guida e un progetto di fattibilità per il Forte in tempi compatibili con quelli indicati dalla stessa Amministrazione Comunale.

Il Gruppo formalizzerà quindi le linee guida che emergeranno dall’OST del 5 febbraio, dopo la loro verifica di fattibilità – sviluppata nei successivi tavoli tecnici aperti – in un incontro pubblico con il Consiglio Comunale previsto entro il mese di marzo.

Ciao a tutti!!!
 
Associazione AmicoAlbero – via Col Moschin,20 – Mestre

NO MAXI NAVI IN LAGUNA

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(Vero Candreva)

Da Il Manifesto di oggi (intervista al ministro per l’ambiente CLINI):

“… [cut]

Quali misure pensate di adottare, invece, per risolvere il problema delle rotte delle grandi navi che solcano mari protetti o si avvicinano alle coste?
Pensare ad una normativa nazionale per modificare le regole internazionali di navigazione sarebbe troppo problematico. Invece si può fin da subito intervenire nelle acque interne per regolamentare il traffico navale, in presenza di rischi ambientali. Le capitanerie di porto possono stabilire le rotte delle navi che solcano i loro mari. In particolare, per quanto riguarda le acque interne dell’Arcipelago toscano, abbiamo affidato ad un gruppo di lavoro la formulazione in tempi molto brevi di una proposta per regolamentare il traffico.
Navi come la Concordia entrano addirittura in città come Venezia, solcando più volte al giorno il canale della Giudecca.
So che a Venezia hanno già cominciato a lavorare. C’è un progetto in corso per un porto fuori dalla laguna e il problema di trovare itinerari diversi sarà affrontato anche tenendo conto delle limitazioni introdotte dal Mose. Sono convinto che il passaggio delle navi da crociera nel bacino di San Marco ha moltissime controindicazioni e pochissimi vantaggi, anche dal punto di vista turistico. 
Ma non c’è modo di fermare questi bisonti del mare, al di là della volontà delle autorità locali?
Il modo c’è, ed è uno dei temi a cui stiamo lavorando. La legge 51 del 2001 per il controllo del traffico marittimo prevede, all’articolo 5, che il ministro dei Trasporti possa limitare il transito e la sosta di navi mercantili nei mari territoriali, di concerto col ministro dell’Ambiente, per motivi di protezione del mare. Ecco, dopo quello che è successo, penso che questa norma si debba utilizzare e ne parlerò col ministro Passera. Vorrei però arrivare anche ad un accordo con le compagnie di navigazione, in modo da gestire in maniera sostenibile le rotte nelle zone di interesse ambientale.
Cosa chiederete loro?
I tagli delle risorse pubbliche a disposizione del ministero dell’Ambiente hanno limitato la nostra capacità di intervento. Sappiamo che nel Mediterraneo la densità media di catrame che tappezza i nostri fondali è di 38 milligrammi al metro quadro, mentre nel Mar dei Sargassi ce ne sono 10 e nel mare del Giappone ce ne sono 3,8. In Italia abbiamo una movimentazione annuale di circa 1,2 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi. Se le compagnie che li trasportano – non i consumatori finali – potessero versare un contributo di solidarietà per ogni tonnellata che movimentano, sarebbe un modo per poter applicare, in maniera volontaria, il principio di chi inquina paga. 
Volontaria? E perché non obbligarli?
Si potrebbe anche fare. Ma preferirei promuovere una responsabilizzazione delle compagnie.”

(Eleonora Martini, Un popolo di navigatori, Il Manifesto 17/1/12)

SILVIO TESTA SULLA TRAGEDIA DEL GIGLIO

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Ecco il comunicato stampa inviato da Silvio Testa a nome del Coordinamento contro le grandi navi:

Cari colleghi,
la tragedia del Giglio lascia tutti colpiti e attoniti e la coincidenza con la nostra manifestazione di oggi

 
 
 
per noi è molto triste: mai avremmo voluto avere una tale conferma dei rischi che paventiamo per la presenza in laguna e nel cuore della città delle grandi navi da crociera. Non possiamo che esprimere il nostro cordoglio per le vittime, per i feriti, per i dispersi, e dare la nostra solidarietà alla Costa Crociere, i cui dirigenti e i cui lavoratori, ne siamo certi, sono i primi a soffrire per quanto è successo.
Purtroppo, a dispetto di tutta la più raffinata tecnologia e della professionalità del personale, l’incidente, l’errore umano, perfino il sabotaggio sono sempre dietro l’angolo, e Dio non voglia che mai avvenga qualcosa di simile in laguna. Nessuno, però, lo può escludere, e dunque la nostra richiesta di estromettere le grandi navi trova una drammatica conferma in ciò che è avvenuto al Giglio. Invitiamo tutti a riflettere, e soprattutto coloro che governano la città in nome del mandato popolare: anche ammesso che il crocerismo porti ricchezza in città – ma noi non lo crediamo – non si può barattare il lavoro con i rischi per la salute e per la sicurezza. La storia di Porto Marghera, che dovrebbe stare scolpita nel nostro dna di veneziani, non ci ha insegnato nulla?
Proprio ieri sera avevamo inviato a tutti i consiglieri comunali una nostra proposta di emedamento al Piano di assetto del territorio (Pat) in discussione in questi giorni in consiglio comunale, con la richiesta di avviare una serie di studi che affrontino in maniera autorevole, indipendente, partecipata il tema dei rischi connessi al crocerismo in laguna, e di avviare altresì uno studio di fattibilità per l’estromissione delle grandi navi: ci auguriamo che venga preso in considerazione ridando così al Comune quella centralità nella programmazione dei destini del Porto alla quale ha finora abdicato.
Buon lavoro,
Silvio Testa
Portavoce del Comitato No Grandi Navi
Laguna Bene Comune

MICHELE BOATO: DECIMO GIORNO DI DIGIUNO CONTRO IL PAT

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RICEVO E DIFFONDO


 
DECIMO GIORNO DI DIGIUNO CONTRO IL PAT
 
 
Oggi, 11 gennaio 2012 nel tardo pomeriggio si è tenuta la riunione di AmicoAlbero, non nella solita sede di via Col Moschin, ma all’Ecoistituto, perchè Michele Boato era lì, e non ci sembrava il caso di farlo spostare.
 
Oggi è il decimo giorno del suo digiuno, e crediamo che un gesto così atipico e così potenzialmente pericoloso per la propria persona, un gesto dedicato a tutte le persone di buona volontà che si sono ormai stancate delle prepotenze votate solo al potere e al denaro, e che osano continuare a dire che ciò che sarà fatto, il PAT, è per il bene nostro e per chi verrà.
 
E intanto, questi signorotti amanti del cemento e degli affari (loro) e incuranti di cosa è veramente il Bene Comune continuano a tramare, a cercare di dare ordini ai propri soldatini su cosa e come dovranno decidere.
 
Ma noi leggiamo in questa tracotanza il loro canto del cigno. Questi qui dovranno andarsene, dovranno finire di fare del male all’ambiente, a quel poco ambiente rimasto ancora sano.
 
Perchè al digiuno di Michele, si sono aggiunte e si aggiungeranno tante altre persone: una virtuale catena umana che poi tanto virtuale non è, che stà dando dimostrazione che sono finiti i tempi in cui era d’obbligo subire tutto dal principino di turno.
 
Ed è così che ci stringiamo attorno, con affetto, a questo nostro amico che rischia per noi, per assicurare il futuro nostro e quello dei nostri figli all’insegna della vivibilità.
 
Grazie, Michele! e grazie a chi lo sostiene in questa staffetta ideale, di cui lui rappresenta il testimone.
 
Si allega il collegamento al breve video di questa mattina, e la rassegna stampa:
 
 
Ecco invece di seguito le prossime iniziative:
 
Giovedì 12 digiunano anche Maria Lanaro della Banca del Tempo, Giuliano Agostinetti, Toio de Savorgnani e Giancarlo Gazzola di MW (che fanno due giorni),
Presidio al Municipio di Mestre ore 12-13
Alle 21 al Candiani Michele Boato ci aspetta al suo spettacolo storico-musicale “Oltre un secolo – per andare oltre inutili stragi e buffi cavalieri” ; col quartetto jazz di David Boato, Francesco Socal, Rosa Brunello e Niccolò Romanin, le voci di Luisa Pasinetti e Giusi Forte, la chitarra di Mauro Stella, immagini di Angelo Favalli e Paolo Stevanato e le voci narranti di Enrico Corradini e la sua (se sarà stanco, tra una lettura e l’altra si metterà seduto..). Ingresso gratuito, ma bisogna ritirare il biglietto al Candiani ore 10.30 – 12.30 e 15 – 22. (200 posti poi basta)
 
Venerdì 13 digiunano anche Carolina Serena, Leda Cossu e forse altre donne.
Presidio al Municipio di Mestre 12-13
 
Sabato 14 digiuna anche Fabrizio Zabeo dei Comitati Allagati (anche domenica)
Non si fa il presidio al Municipio di Mestre perchè
dalle ore 10 alle 13 al Centro Civico di via Sernaglia (traversa di via Piave e via Cappuccina a 200 m dalla stazione)
le 42 associazioni (si sono aggiunte il Gruppo Destinazione Pace, Villaggio Laguna, Campalto e StoriaMestre) organizzano
il CONVEGNO “LA CITTA’ CHE VOGLIAMO” Idee molto concrete per una città a misura di persone, bambini e alberi.
Interventi introduttivi di MariaRosa Vittadini, Stefano Boato, interventi di una decina di associazioni attive nel nostro territorio; dibattito aperto.(il programma completo verrà diffuso domani).
 
Associazione AmicoAlbero
 
Via Col Moschin, 20 – Mestre
 

COMITATO NO GRANDI NAVI – LAGUNA BENE COMUNE

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(Comunicato n. 1 – 9 gennaio 2012)

La battaglia per l’estromissione delle grandi navi dal Bacino di San Marco e dalla laguna deve essere partecipata e coinvolgere quanti più movimenti e cittadini possibile, di Venezia e di Mestre. Per questo, il Coordinamento che in questi mesi ha riavviato la battaglia e le associazioni che negli anni trascorsi l’hanno combattuta hanno deciso di cambiare pelle, per dare un preciso segnale di novità e di discontinuità col passato. Il movimento cambia nome: ora si chiama “Comitato No Grandi Navi – Laguna Bene Comune”, dove il richiamo alla laguna è una precisa scelta di contenuto, perché non esiste Venezia senza una laguna risanata e in equilibrio che la difenda. Per questo non basta accontentarsi di non vedere le grandi navi in Bacino San Marco o di vederne la metà: il crocerismo deve essere estromesso dalla laguna per consentire l’avvio di veri interventi di recupero idrodinamico e morfologico;

Il movimento nasce su di una piattaforma comune di analisi e di richieste, contenuta in sintesi nel volantino allegato (che verrà distribuito in vista delle manifestazioni del 14 e del 16 gennaio prossimi). Per approfondimenti si suggerisce la lettura del dossier di “Ambiente Venezia” che può essere richiesto a: nograndinavivenezia@gmail.com. Ogni singolo componente del Comitato manterrà la propria autonomia di iniziative, purché non in contrasto con la piattaforma comune liberamente accettata;

Il movimento si è dato un logo provvisorio (lo si trova nel volantino) destinato a essere sostituito da un logo definitivo che uscirà da un concorso di idee che prossimamente verrà lanciato alla città. Il premio per il vincitore NON sarà una crociera;

Il movimento è aperto a chiunque – associazione o cittadino – che voglia farne parte: si sta creando un indirizzario (mailing list) il più ampio possibile, aperto. E’ questo: nograndinavivenezia@googlegroups.com, e per iscriversi basta andare sul sito web del comitato https://groups.google.com/group/nograndinavivenezia?hl=it e cliccare su “invita membri”;

Il movimento ha un nuovo portavoce, sempre nel segno della discontinuità: è Silvio Testa, giornalista professionista, autore del libretto “E le chiamano navi” (Corte del Fontego editore). Questi i suoi recapiti personali: 041.0994678 (fisso); 347.9727101 (cellulare); silvio.testa@fastwebnet.it(e mail).

Chiudiamo il comunicato con una breve replica all’intervista che l’assessore regionale alle Infrastrutture, Renato Chisso, ha rilasciato al Corriere del Veneto (8 gennaio 2012, pag. 8), sostenendo che senza il passaggio delle grandi navi in Bacino San Marco i passeggeri non avrebbero interesse a venire a Venezia e lo scalo lagunare avrebbe la stessa attrattiva di quelli di Catania o di Ravenna. Si tratta di due bellissime città, che un turismo colto e raffinato dovrebbe avere tutto l’interesse a visitare, come dovrebbe avere interesse a vedere Venezia immergendosi nelle sue bellezze e nella sua cultura e non guardandola dall’alto dei tredici ponti degli ecomostri del mare come se fosse un Lego. Si tranquillizzi l’assessore: anche con le navi all’ormeggio fuori dalla laguna, i croceristi avranno comunque modo di visitare la città. Chisso afferma che le grandi navi portano ricchezza, ma a parte il vezzo di non mettere mai nel conto i costi ambientali, sanitari, sociali di tanti progetti di “valorizzazione”, lo “sviluppo” turistico degli ultimi anni sta in realtà riducendo Venezia a una non città, povera di residenti e di servizi. Se questa è l’idea di turismo che ha Chisso, gli suggeriamo di proporre una fermata della metropolitana sublagunare, che egli caldeggia, proprio dentro il nartece della Basilica di San Marco: sarà senz’altro un’attrattiva senza pari!