Archivio mensile:dicembre 2011

UN VIDEO SULLA MANIFESTAZIONE DEL 27 DICEMBRE 2011

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http://www.youtube.com/watch?v=V-XABJwvI38
 
 
Il 27 dicembre al ponte lungo della Giudecca si è svolta una manifestazione contro l’ingresso delle grandi navi in laguna
 
 

www.youtube.com

INOLTRE

www.unaltrolido.com

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Il sito http://www.unaltrolido.com ha ripreso un paio di mie vecchie lettere. Questa del 23 giugno scorso:

https://salviamovenezia.wordpress.com/2011/06/23/supplica-agli-amministratori-veneziani/  

(SUPPLICA AGLI AMMINISTRATORI VENEZIANI)

«Dopo aver presenziato a un’infinità di convegni, confronti, assemblee sui
futuri progetti per Venezia e il Lido (buon ultimo quello di ieri pomeriggio
all’aeroporto Nicelli), sono giunto a una semplice conclusione: meglio sarebbe
per tutti i veneziani e per i lidensi in particolare che amministratori vecchi e
nuovi la smettessero di progettare alcunché e si occupassero della semplice
manutenzione dell’esistente. Dovunque mettano le mani, infatti, creano danni
irreversibili con ingente sperpero di danaro pubblico.
Ora cercano di far passare per RILANCIO DEL LIDO la mera svendita dell’isola
all’Est Capital, il cui solo scopo sarà massimizzare i profitti degli investitori
privati senza alcun riguardo per le esigenze dei residenti. Riassumo: al Lido si
viene soprattutto a fare il bagno d’estate. La nuova darsena e le dissennate
cementificazioni concepite dall’agenzia del nuovo Attila professor Mossetto
inquineranno inesorabilmente le acque di balneazione con reflui d’ogni sorta,
che il giro anti-orario delle correnti spingerà su tutto il litorale fino all’Excelsior
e oltre. A quel punto ciò che inizierà sarà non già il rilancio, bensì il progressivo
decadimento dell’isola, in cui nessuno verrà più a trascorrere alcuna vacanza.
L’assessore Micelli – specializzato nell’indorare qualsiasi tipo di pillola gli venga
impartito di far ingurgitare a chi lo va ad ascoltare – non ha mancato
nemmeno oggi di magnificare il progetto di un nuovo Palazzo del Cinema per
rilanciare la Mostra, come se in quattro anni non fossero già stati sperperati
quaranta milioni di denaro pubblico con il solo risultato di aver creato una
voragine.
Amministratori vecchi e nuovi, vi supplico: non progettate più nulla! Se vi resta
un po’ d’amore per Venezia, smettetela di aggiungere schifezza a schifezza
(nuovi imbarcaderi del Lido, Blue Moon, Grande Buco nel piazzale del Casinò),
limitatevi alla mera conservazione dell’esistente. Farete migliore figura e vi
risparmierete le maledizioni dei posteri.»
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… e questa del 21 ottobre scorso:

https://salviamovenezia.wordpress.com/2011/10/21/venice-ou-les-malheurs-de-la-vertu/

VENISE OU LES MALHEURS DE LA VERTU

«Se il marchese De Sade fosse un veneziano del nostro tempo, anziché
“JUSTINE OVVERO LE DISGRAZIE DELLA VIRTÙ” scriverebbe senz’altro
“VENEZIA OVVERO LE DISGRAZIE DELLA VIRTÙ”. Come Justine, infatti, anche Venezia è bella e virtuosa, ma fatta “zimbello della scelleratezza, bersaglio di tutte le depravazioni, in balia dei gusti più barbari e mostruosi”, costretta agli stupri più inverecondi da parte della cricca di amministratori e speculatori privati che la violano ogni giorno, unicamente interessati al proprio effimero piacere personale (= Profitto Immediato da ottenersi con cementificazioni, trasformazione della laguna in porto di mare e via discorrendo). Il progetto della sublagunare da infilare nelle viscere della laguna, poi, mi fa pensare al passo in cui l’avventuriero Roland, dotato di un membro di dimensioni ipertrofiche, pretende di introdurlo nel delicato altare posteriore della ragazza “dovessi squarciarti in due per questo”. Se penso che la nostra generazione ancora vive dei lasciti monumentali e urbanistici delle generazioni precedenti, non posso non inorridire all’idea che quelle future potranno solo maledirci per aver ucciso per ingordigia l’intera Gallina dalle Uova d’Oro (se posso passare da De Sade a La Fontaine) anziché accontentarci di un prezioso piccolo uovo al giorno. Venezia piace ed è celebrata in tutto il mondo per come è, non per come la si vorrebbe trasformare e snaturare. L’unica preoccupazione dei nostri amministratori dovrebbe essere quella di conservarne le caratteristiche e le tradizioni il più a lungo possibile, contrastando l’esodo della popolazione e praticando una seria politica della casa. Al diavolo le opere faraoniche: puntiamo piuttosto sulla manutenzione!»

QUANDO DUE ATTILA SONO PEGGIO DI UNO

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Un intervento di RENZO SCARPA sul Gazzettino di oggi:

Giovedì 22 Dicembre 2011,
“Trasferire il porto passeggeri, realizzando un nuovo waterfront di terraferma, pensando Porto Marghera come cuore della trasformazione della città dei prossimi decenni, costruendo qui un parte della new city del Veneto del direzionale, del terziario, del terminal crocieristico, della nautica diportistica.” Queste sono le testuali parole che si possono leggere nella sezione “Ambiente, Territorio, Qualità Urbana” delle Linee Programmatiche di mandato 2010-2015 presentate dal Sindaco Orsoni al Consiglio Comunale il 19 Luglio 2010. Il Consiglio ha recepito e approvato quegli impegni strategici che comportavano una visione finalmente innovativa dell’uso della Città e della sua Laguna. L’allontanamento delle navi turistiche dalla Città Storica, la destinazione del Canale dei Petroli a traffici che non necessitavano di ulteriori scavi, il ricupero, a nuove attività compatibili, di una parte della Città Nuova (Marghera) compromessa da decenni di sfruttamento intensivo e inquinamento spaventoso. Nessun accenno a nuovi canali, proprio perché non ce n’era bisogno. E’ passato meno di un anno e mezzo da quella data, ma quelle buone intenzioni si sono stemperate in un accordo tra Sindaco e Autorità Portuale che dice tutt’altra cosa e che parla di impossibilità, per ragioni di sicurezza, di mettere altro traffico nel canale Malamocco-Marghera, e di mantenimento del traffico passeggeri quale “ultima testimonianza, a Venezia, di quelle attività marittimo portuali costitutive della grandezza della Serenissima”. Ci sarebbe almeno da eccepire che all’epoca della Serenissima era la città ad essere più grande delle navi ed oggi l’esatto contrario. E tutto perché i turisti devono poter guardare dall’alto la Città e, assieme ai monumenti, anche i suoi abitanti, persino quando sono seduti al cesso. Il documento, parla anche di “realizzazione di un accesso agli accosti di San Basilio-Marittima che riduca la necessità di passaggio delle navi da crociera in bacino di San Marco”. Insomma, quel canale sul tracciato del Canale di S. Angelo che consentirebbe il “senso unico”: ingresso dagli Alberoni e uscita da S.Nicolò, o viceversa. Il medesimo canale che qualcuno dice sia stato studiato dal prof. Luigi D’Alpaos, anche se di questo lavoro, sembra si sia persa ogni traccia (un ordine, una fattura, un pagamento). Ma, al di là degli studi, veri o falsi che siano, si tratta del prolungare il Canale dei Petroli così da farlo arrivare direttamente nel cuore della Città e, conseguentemente, del definitivo affermare che è la Città ad essere di proprietà del Porto e non viceversa. Sono Venezia e la sua Laguna, ancora una volta, ad esser messe a disposizione degli interessi economici. Ancora una volta le ragioni di un territorio e di un popolo vengono tenute lontane dal momento e dal luogo del fare, di loro ci si preoccupa soltanto per “minimizzarne gli eventuali fastidi”. C’è da restarne sbigottiti. Certo, solo gli stupidi non cambiano mai idea, ma un minimo di coerenza con quanto dichiarato poco più di un anno fa lo si può legittimamente pretendere. Il Consiglio Comunale lo può legittimamente pretendere. La Città lo può legittimamente pretendere. Per il resto, quando succedono questi casi, per esprimere il massimo del danno ambientale, si usa il termine di Attila per individuare il presunto colpevole. Forse da oggi dovremo ricordare che due Attila sono peggio di uno.
      Renzo Scarpa
     
     
Consigliere Comunale
     
      Venezia
     

MANIFESTAZIONE A PUNTA DELLA DOGANA E TERZO INTERVENTO DI SILVIO TESTA

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(Riuscita manifestazione degli ambientalisti veneziani oggi pomeriggio a Punta della Dogana contro le maxinavi da crociera in laguna. E’ intervenuto anche ilgiornalista Silvio Testa, di cui riportiamo sotto un nuovo intervento)

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DAL GAZZETTINO DI DOMENICA 18 DICEMBRE

Alla luce del dibattito che si è acceso negli ultimi mesi in città sul crocerismo, l’intesa raggiunta mercoledì tra il sindaco, Giorgio Orsoni, e il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa, è la peggiore che si potesse immaginare. Il Comune, infatti, si è appiattito sulle posizioni del Porto, cedendo su tutto e rimandando a studi e a ambigue valutazioni future le contropartite che, nel caso del cosiddetto “senso unico” Malamocco – Marittima – Lido, di primo acchito appaiono perfino peggiori del male che si vorrebbe non eliminare ma ridurre, portando direttamente nel cuore della città il Canale dei Petroli, responsabile della devastazione del bacino centrale della laguna. Quello che i tecnici ormai chiamano “il cratere”. C’è però di peggio, ovvero il colpo di grazia alla laguna: è il punto tre dell’intesa. Non è un generico riferimento a futuri ormeggi diversi dalla Marittima “predisposti a rispondere alla evoluzione tecnologica e organizzativa della tipologia di navi”. Si tratta, invece, del precisissimo progetto inserito nel Piano di Sviluppo dell’Autorità portuale che la Venezia Terminal Passeggeri chiama Marittima 2: ovvero lo scavo di una enorme banchina a “U” in Cassa di Colmata A, a ridosso di Fusina, per l’ormeggio temporaneo di tre navi da crociera di nuova generazione. Quelle da 350 e forse più metri. L’attuazione del progetto è già prevista nel Piano territoriale regionale di coordinamento. O il sindaco non sa cosa ha firmato, ed è grave, oppure Costa e Orsoni non hanno neppure avuto il coraggio di chiamare le cose col loro nome, che è peggio. L’accordo ha riconfermato la destinazione della Marittima a attracco delle grandi navi, non sei come ora ma nove dato che una settima banchina è in allestimento e altre due verranno liberate nel 2013 per il trasferimento dei traghetti a Fusina. I condomini del mare continueranno a transitare in Bacino San Marco, riducendo, ma non eliminando quelli che Costa chiama i “fastidi” delle grandi navi: cioé inquinamento, problemi idrodinamici, rumori, vibrazioni, rischio di incidenti. Al riguardo, l’obiettivo dell’intesa è “emissioni zero”, con la valutazione in tre mesi dell’impatto croceristico: ma in tre mesi non si fa nessuno studio. Vuol dire che si rileggeranno solo gli studi già esistenti, che hanno dei buchi incredibili: non c’è nulla sulle pressioni subacquee sulle rive, nulla sugli idrocarburi policiclici aromatici, nessuna indagine epidemiologica sui tumori ai polmoni e alle alte vie di cui Venezia ha il primato, nulla sull’inquinamento elettromagnetico da radar. Senza contare che tutti gli studi hanno il “piccolo” difetto di essere di parte, commissionati dal Porto. Il Cnr ha prodotto due studi sul “moto ondoso”, uno su incarico dell’Autorità portuale, l’altro richiesto dal Comune, e i risultati divergenti la dicono lunga sul peso della committenza! Dell’ipotesi di un avamporto in mare per le navi da crociera, evocato anche dallo stesso ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, non si è neppure parlato, rinunciando così anche solo a valutare una soluzione che potrebbe dare una risposta radicale al pericolo delle grandi navi favorendo la possibile inversioone del degrado della laguna. Perché il Magistrato alle Acque non è stato incaricato anche di questo studio di fattibilità? Non si sa come portare a terra due milioni di passeggeri? Ma appunto lo si studi, vivaddio! Alla fine, nessuno si è posto una semplice domanda sulle crociere: davvero le vogliamo? La domanda sembra paradossale, ma la realtà è che nessuno ha mai fatto una vera analisi dei costi e dei benefici, e il risultato non sarebbe così scontato. E se sì, quante? Dobbiamo continuare ad accettare che se domani un tour operator cinese si sveglia male dopodomani ci arrivano in città dieci navi in più, oppure stabiliamo noi quante navi e soprattutto quanti turisti Venezia può sopportare? In altre parole, dobbiamo definire una soglia di sostenibilità turistica complessiva e all’interno di questa soglia assegnare una quota invalicabile anche alla portualità: non può essere che a Venezia arrivino sette o nove o domani dodici condomini galleggianti contemporaneamente e che in un giorno scarichino 35 – 40mila turisti in più rispetto alle migliaia che già ci sono, come è successo la scorsa estate, ma per Costa e Orsoni evidentemente sì.
    

  Silvio Testa
     
  

VENEZIA, PIANO DI ASSASSINIO TERRITORIALE?

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VENEZIA, 14 DICEMBRE 2011, presentazione in Consiglio Comunale del nuovo PAT (PIANO DI ASSASSINIO TERRITORIALE?)

Consiglio comunale movimentato, l’altro ieri pomeriggio, a Ca’ Farsetti. L’assessore Micelli ha illustrato con voce rotta il nuovo PAT-Bugiardino, tra cori di “MICELLI, MICELLI, NON PRENDERCI PER I FONDELLI!”, “PINOCCHIO! PINOCCHIO!” e “MICELLI, ORSONI, SPECULAZIONI!!!” da parte di un folto pubblico di ambientalisti intervenuti a protestare. Il nuovo Piano di Assetto Territoriale, infatti, parte da premesse condivisibilissime (NO ad ulteriore consumo di suolo) per poi articolarsi in dettagli che prevedono l’esatto contrario: cementificazioni a tutto spiano. Fra queste, quella degli attuali terreni agricoli alle spalle dell’aeroporto di Tessera per far nascere una città nuova zecca: Tessera City. Purtroppo non c’è nulla come il CEMENTO per consentire fortune rapide e colossali agli speculatori privati. Ma gli interessi e i profitti di pochi non dovrebero MAI prevalere sul diritto dei più alla tutela dell’ambiente e del territorio in cui vivono…

LE PROPOSTE DEGLI AMBIENTALISTI PER IL NUOVO PIANO DI ASSETTO TERRITORIALE

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 Sintesi di proposte per il dibattito sul Piano di Assetto Territoriale e sulla  Nuova Legge Speciale per Venezia

Modelli di sviluppo scellerati hanno prodotto la devastazione ambientale e sociale

che è sotto gli occhi di tutti ! 

Solo la presa di coscienza e la mobilitazione dei cittadini può modificare e migliorare questa situazione.

ecco La Citta’ e il territorio che vogliamO

Le associazioni AmbienteVenezia – Assemblea Permanente NOMOSE -Coordinamento Cittadino contro le grandi navi – Medicina Democratica -Associazione Gabriele Bortolozzo  auspicano l’approvazione di un Piano di Assetto Territoriale  e di una nuova una legge  speciale per Venezia in grado di recepire le seguenti proposte 

Venezia e la laguna sono un bene comune del mondo intero e non una merce e come tale va sottratto alla privatizzazione ed a ogni speculazione. Per la salvaguardia della laguna, oggi soggetta ad un drammatico processo erosivo, che le opere del MoSE rischiano di rendere irreversibile, va redatto un nuovo piano per un riequilibrio idrogeologico e morfologico che inverta i processi in atto che altrimenti a breve la trasformeranno in un braccio di mare.

Il Parco dell’intera laguna potrebbe esserne lo strumento di gestione attiva.  

L’attività e lo sviluppo portuale, in un sistema di rete con gli altri porti dell’alto Adriatico  in virtù di una selezione dei traffici e delle carattersiche-dimensioni degli scafi, vanno sempre rapportati con il riequilibrio lagunare.  Navi crociera, petroliere, porta containers, molte delle quali  con stazze già incompatibili con la laguna, diventeranno sempre più grandi e  non possono più attraversarla perché richiedono lo scavo di canali che aumenteranno l’erosione e distruggono la morfologia dei fondali.

In un quadro di differenziazione portuale delle tre bocche ( Lido passeggeri, Malamocco commerciale , traghetti ,Chioggia pescherecci ) è auspicabile la realizzazione di un sistema di strutture a mare con basso impatto ambientale per quelle navi che richiederebbero profondità di canali incompatibile con l’equilibrio lagunare ( un apposito terminal passeggeri in prossimità della bocca di Lido e boe  galleggianti a mare con collegamento pipelines per petroliere e gasiere evitando così attraversamenti lagunari pericolosissimi ). 

Il sistema  MoSE è inutile perché esistono efficienti alternative, pericoloso come dimostrano gli studi di “Principia” sul rischio di  tenuta delle paratoie in particolari condizioni di mare, (pericolo di collasso), dannoso e incompatibile con il sistema lagunare e le attività portuali per  le previsioni sul numero delle chiusure e sui danni alle attività portuali e sull’aumento dei livelli di inquinamento delle acque lagunari. Bisogna bloccare i lavori del MoSE, con varianti in corso d’opera, riconvertendo le opere marittime realizzate, attraverso soluzioni progettuali delle bocche sperimentali, graduali e reversibili.  Se il drammatico trend di aumento del livello medio marino risultasse confermato non c’è progetto alle bocche di porto e in laguna che tenga! Bisognerebbe chiudere le paratie quasi tutti i giorni (due volte al giorno d’inverno). Quindi per la riduzione dei livelli di marea in laguna vanno innalzati i fondali alle bocche (che possono ridurre tutte le maree fino a 28 centimetri) e perseguite quelle ricerche sulla iniezione di fluidi negli strati geologici profondi (insufflamento di acqua salata a 700-900 metri di profondità ) volti al sollevamento  di grandi porzioni di territorio. Queste tecniche vengono già utilizzate per immagazzinare ed estrarre gas nei depositi profondi con conseguenti innalzamenti e abbassamenti dei suoli come risulta da una ricerca del dipartimento di Geologia di Padova: con questa tecnica  si può, in 5 anni e in sicurezza, alzare tutta la città fino 35 centimetri. 

Il turismo a Venezia da risorsa è divenuto, con i suoi 21 milioni e mezzo di turisti annui (in crescita) una distruzione, anche fisica, della città e l’espulsione continua degli abitanti. E’ necessario non solo un governo dei flussi ma la costruzione di una politica territoriale conseguente (PAT e nuovi strumenti urbanistici) e una revisione radicale della mobilità. Al fine di velocizzare il traffico locale e di decentrare quello turistico vanno ristrutturati in ragione degli utenti (turisti da un lato, residenti, pendolari per lavoro e studenti dall’altro) i punti di penetrazione, d’arrivo e di attraversamento: Fusina, Tessera e Punta Sabbioni per i turisti, metropolitana di superficie (SFRM) e riorganizzazione dei vettori acquei, ove serva con linee veloci con meno fermate, per tutti gli altri. Non é possibile alcuna metropolitana sotto la laguna o la città sia  per la pericolosità distruttiva del fondo (caranto), della morfologia lagunare e delle falde acquee sotterrane. Ma soprattutto perché, di fatto -come dimostrano ormai tutti gli studi- al solo servizio di un aumento turistico incontrollato collegato ad una fermata dell’alta velocità  a Tessera. Un attraversamento in galleria sotto tutta la gronda lagunare del treno per la TAV, è altrettanto distruttivo della metropolitana subacquea

Una diversa politica territoriale deve innanzitutto bloccare ed invertire la trasformazione della città in un albergo diffuso (hotel, pensioni bed&breakfast) ripristinando le norme che governano i cambiamenti d’uso degli immobili. Debbono essere incentivata invece tutta la residenzialità, sociale e studentesca, con un governo del mercato immobiliare ora selvaggio e devono essere garantite le possibilità manutentive degli immobili di residenza locale con opportune agevolazioni. 

E’ necessario  un welfare municipale fiscale che garantisca casa, reddito, cultura e servizi a tutti,  all’insegna di un nuovo patto solidale tra generazioni come il mantenimento e potenziamento delle strutture universitarie legandole alle funzioni della città e incentivandone la distribuzione in ogni sestiere. Venezia deve essere anche città per i giovani ed i bambini con gli opportuni servizi servizi scolastici e culturali: luoghi di aggregazione (non solo di consumo) in spazi (spesso ora dismessi) per il gioco, la musica, il teatro e i concerti e, in genere, le attività autoprodotte. 

La democrazia partecipata da esigenza è divenuta una necessità: le decisioni importanti sulle scelte amministrative -soprattutto quelle problematiche- devono prevedere procedure informative fin dall’inizio e di consultazione popolare prima delle decisioni amministrative. 

Federalismo solidale, anche fiscale, che non sia un nuovo centralismo delle Regioni, ma una democrazia partecipata a livello di municipi, con piena cittadinanza di tutti, compresi gli immigrati, a cui garantire il diritto di voto amministrativo. 

Riconversione produttiva e bonifica dei suoli di Porto Marghera , per insediarvi attività veramente eco-compatibili.  Bisogna cambiare modelli e sistemi produttivi:

  • messa al bando dei cicli produttivi che utilizzano e producono prodotti cancerogeni e genotossici,
  • messa al bando dei cicli produttivi e stoccaggi rientranti nelle “Direttive Seveso”,
  • Incentivazioni ed agevolazioni per attività ecocompatibili rientranti nel settore della “Green Economy
  • Riduzione al minimo e superamento dell’incenerimento dei rifiuti; privilegiando azioni, metodologie e tecnologie miranti alla riduzione dei rifiuti e imballaggi all’origine e  potenziando al massimo la selezione, recupero e riutilizzo.
  • Riduzione al minimo e superamento del sistema di produzione di energia elettrica derivante da carbone e derivati del petrolio; privilegiando la produzione di energia veramente pulita derivante da: solare termico, fotovoltaico, geotermico, eolico e uso delle correnti e onde marine.
  • Incentivazione e agevolazioni per attività relative alle bonifiche, al restauro e difesa del territorio, della laguna e della città storica.
  • Tutti i lavoratori coinvolti nelle chiusure e ristrutturazioni di impianti e cicli produttivi dovranno avere massima garanzie sul mantenimento del  reddito fino al loro reinserimento in altre attività dell’area industriale.

L’area industriale di Porto Marghera bonificata avrà un ruolo strategico fondamentale  per ospitare nuove attività economiche ecocompatibili  e di ricerca per evitare e neutralizzare nuovo consumo di suolo con cementificazioni per progetti estremamente discutibili come:Veneto City, Marco Polo City, Città della Moda.   

AmbienteVenezia –  – Medicina Democratica -Associazione Gabriele Bortolozzo

Assemblea Permanente NOMOSE -Coordinamento Cittadino contro le grandi navi

NUOVO INTERVENTO DI SILVIO TESTA

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“Ogni ragionamento sulla portualità veneziana dovrebbe partire dalla risposta a una semplicissima domanda: è il Porto a servizio della comunità o è la comunità a servizio del Porto? La risposta sembrerebbe scontata ma non è così perché la storia degli ultimi anni dimostra che il Porto è sempre cresciuto secondo logiche autoreferenziali, facendo i suoi piani e i suoi progetti di sviluppo magnifico e progressivo senza mai tenere conto della città e della laguna. Oggi, col Pat (Piano di assetto del territorio) e con le osservazioni nell’ambito della procedura di Valutazione di impatto ambientale sul progetto del terminal delle autostrade del mare a Fusina, il Comune, cioé la collettività, può finalmente cominciare a mettere dei paletti.
Si parla degli avamporti in mare per i traffici petroliferi e commerciali e ora anche l’ipotesi di un avamporto per le navi da crociera è entrato nel dibattito cittadino, ma prima di tutto bisognerebbe definire che porto vogliamo. Il Comune, cioé, dovrebbe per prima cosa fare una vera e attenta analisi dei costi e dei benefici, finora mai affrontata, che tenga conto anche dei prezzi ambientali e sanitari che si pagano per la presenza del Porto. Secondo il presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa, essi non esistono, ma sarà bene che ce lo dica qualcuno super partes. E dopo si dovrà assolutamente definire una soglia di sostenibilità per i petroli, per le merci, per le crociere. Qualità e quantità.
Ma limitiamoci alle crociere: le vogliamo? Quante? Con che navi? Dobbiamo continuare ad accettare che se domani un tour operator cinese si sveglia male dopodomani ci arrivano in città dieci navi in più, oppure stabiliamo noi quante navi e soprattutto quanti turisti Venezia può sopportare? In altre parole, dobbiamo definire una soglia di sostenibilità turistica complessiva e all’interno di questa soglia assegnare una quota invalicabile anche alla portualità. Non può essere che a Venezia arrivino sette condomini galleggianti contemporaneamente e che in un giorno scarichino 35 – 40 mila turisti in più rispetto alle migliaia che già ci sono, come è successo la scorsa estate.
Qualcuno, però, dirà che la comunità che vive sul Porto è più ampia di quella veneziana. Bene: con questo si arriva al tema dei costi degli avamporti, compreso quello croceristico, che spinge il consigliere Beppe Caccia, con delle dichiarazioni incredibili in bocca a un consigliere comunale ambientalista, a continuare a sostenere la tesi dello spostamento del terminal crociere a Marghera. Evidentemente pensa che esso avvenga gratis, con uno schioccare di dita: banchine, accoglienza a terra, trasporti, scavo dei fondali avverranno da soli, in una notte! E’ evidente che i costi per attrezzare il Vega saranno tali che una volta affrontati (se affrontati!) non si parlerà più di avamporti croceristici in mare. Ma se davvero la comunità che vive sul porto è ampia, ai costi degli avamporti, unico modo per iniziare un percorso di riequilibrio della laguna, ci pensi lo Stato, oppure in progetto di finanza ci pensino tutti coloro che sulla portualità veneziana guadagnano, e lautamente.”

Silvio Testa
giornalista
autore di “E le chiamano navi” (Corte del Fontego ed.)

SILVIO TESTA SULLE GRANDI NAVI DA CROCIERA

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“Cari colleghi, vi invio questo intervento sulle proposte di trasferire dalla Marittima a Marghera il terminal d’ormeggio delle grandi navi da crociera. Vi prego caldamente di pubblicarlo per sostenere una posizione ampiamente diffusa in città (al centro, ad esempio, anche del dossier di Ambiente Venezia di cui tutti avete dato conto) ma che in Comune, dove vige una sorta di pensiero unico, non trova udienza neppure tra le forze ambientaliste. In ogni caso, buon lavoro Silvio L’ipotesi di estromettere le grandi navi da crociera dal Bacino di San Marco trasferendo gli approdi dalla Marittima alla Prima zona industriale di Marghera, lanciata dal sindaco Giorgio Orsoni e dal consigliere comunale ambientalista Beppe Caccia (lista “In Comune”), è altrettanto miope e autolesionista che continuare a lasciarle transitare nel cuore della città. Equivale a nascondere la polvere sotto il tappeto e a tenere pulito solo il salotto buono lasciando al degrado tutto il resto della casa. La laguna e Venezia sono un tutt’uno, la seconda non vive senza la prima, e i condomini galleggianti vanno fatti ormeggiare fuori, in mare aperto, come aveva proposto nel 2004 l’allora sottosegretario ai Trasporti del governo Prodi, Cesare De Piccoli, e come già oggi l’Autorità Portuale sta progettando di fare per il traffico petroli e per quello commerciale con una banchina off shore al largo di Malamocco. Il dissesto della laguna, infatti, è iniziato a fine Ottocento per adattarla alla “moderna” portualità con l’ampliamento e l’approfondimento delle bocche portuali ed è continuato di scelta deleteria in scelta deleteria fino ad oggi col contorno che ben conosciamo di acque alte e di perdita di sedimenti. Oggi la laguna è un braccio di mare e continuare a portare al suo interno le grandi navi significa perseverare in un disegno i cui frutti nefasti dovrebbero ormai essere ben chiari a tutti e soprattutto a chi ci governa. Significa rinunciare ad ogni possibile futura chiusura del Canale dei Petroli, la cui presenza ha trasformato la laguna centrale in un tavoliere profondo un metro e mezzo cancellando chilometri quadrati di velme e di barene e una rete secolare di canali e di ghebi che attenuavano l’onda di marea. E’ proprio il transito delle navi nel Canale dei Petroli a provocare la maggior perdita di sedimenti in mare, messi in sospensione dalle onde, e ora si propone non di ridurre i traffici ma di aumentarli coi traghetti destinati a Fusina al terminal delle Autostrade del Mare (almeno 800 passaggi all’anno)? Con le navi da crociera (almeno 1400 passaggi all’anno)? Con la Marittima 2 già progettata dal Porto in Cassa di Colmata A per i mastodonti di nuova generazione da 350 e più metri? Vogliamo davvero arrivare alla profondita media della laguna di due metri e cinquanta profetizzata con questo trend per il 2050 dal professor Luigi D’Alpaos? O vogliamo dividere in due la laguna arginando il Canale dei Petroli, perché questa sarà l’altra alternativa? Mi domando e domando: perché barattare un male (il passaggio delle navi a San Marco) con un altro male che non si sa se minore o maggiore (il mandarle a Marghera), quando c’è l’alternativa di tenerle fuori in mare? Il Principato di Monaco ha costruito in un anno nel 2002 davanti al Porto Hercule una diga semigalleggiante di 352 metri di lunghezza per 160 mila tonnellate di peso alla quale si ormeggiano proprio le grandi navi da crociera. Si è potuto fare a Montecarlo e a Venezia no? Oltretutto gli scenari più ottimistici di crescita del livello del mare nei prossimi 100 anni parlano di cifre tra i 50 e gli 80 centimetri ma le proiezioni dei rilievi reali, satellitari, portano la previsione a un metro e più, e dunque prima o poi la laguna dovrà venire fisicamente separata dal mare, estromettendo qualsiasi funzione portuale. Perché, dunque, non pensarci fin da oggi, invece di gettare via inutilmente risorse preziose danneggiando per soprammercato l’ambiente? ”

Silvio Testa [giornalista e autore del pamphlet “E le chiamano navi”]